Non ho nessuna intenzione, morattianamente, di associarmi al grido "il dibattito no!", non tanto perché non sono la casalinga di Voghera né di Treviso, ma perché sono convinta che il dibattito (qualsiasi dibattito) abbia una sua validità a patto, però, che non abbia una tesi eterodiretta ma derivi dall'improvvisazione di più voci abilmente coordinate.
Frequento da tre anni gli incontri pomeridiani per l'apprendimento del linguaggio filmico, ma sarebbe riduttivo parlare di un corso d'aggiornamento: si tratta piuttosto di un incontro-proiezione qualificato dall'accostamento con i registi, gli attori, gli scrittori di cinema.
Da tempo sto conducendo, per così dire, due vite parallele, quella di insegnante e quella di cinefila, intenta a condire quella dualità con la stessa passione per la lingua inglese, come materia d'insegnamento ma anche come sfida nel visionare film in originale. In altre occasioni ho avuto modo di dialogare con cineasti, ma l'approccio a questo corso mi ha portato per la prima volta ad ascoltare non soltanto gli addetti ai lavori, bensì altri insegnanti, ovvero, quel che più conta, altri spettatori.
Questa è per me la novità piacevole, giacché alla fin fine non sono costretta a dividere gli spazi con quelli che sono ormai i frequentatori distratti delle sale cinematografiche, lì catapultati direttamente dal divano di casa, i "televisionari" abituati a sedersi a spettacolo iniziato e a fare commenti ad alta voce su ovvietà ("Secondo me andrà in chiesa" : osservazione paradossale alla vista di un'attrice in abito da sposa...). Ho sentito spesso dire che, quando si spengono le luci in sala, degli sconosciuti vengono accomunati, nel buio, dal momento magico del cinema....Macché!
Io spero solo di riuscire a trovar posto nell'ultima fila, in modo da non rischiare che dietro di me ci siano persone immerse nel loro chiacchiericcio o, peggio, vocalmente attrezzate a coprire le battute degli attori come in un qualsiasi talk-show televisivo, strabordante di politici e opinionisti che si interrompono e si parlano sopra l'un l'altro.
Invece, finalmente, in questo corso so che ci sono individui con le mie stesse esigenze, che gustano il film senza fiatare (sporadicamente si sente una voce sottotraccia, ma pare sia colpa del suo timbro...).E poi si discute senza andare fuori tema e senza sovrapporsi, e si dibatte con gli invitati, dai quali spesso si apprendono retroscena o fasi preparatorie delle storie visionate, dettagli su alcune scelte tecniche o sulla selezione delle colonne sonore. Il confronto diretto con i creatori di cinema è particolarmente interessante perché non è inquinato dalla patina sovrastrutturale, quella specie di domopak in cui i critici avvolgono le vicende cinematografiche, dimenticando di essere anch'essi spettatori con gusti personali, non degli oracoli. E, siccome, per fortuna, uno dei pregi principali del corso è l'offerta di anteprime, solo in seguito la critica scodellerà i suoi "giudizi di dio"!
E' di Luciana Della Fornace, il direttore dei corsi, il merito della valenza di questi incontri. E' vero, capita che non si riesca a cominciare all'ora convenuta, ma questo piccolo intoppo viene perdonato perché non ritarda il meccanismo dell'ingranaggio, il cui funzionamento è assicurato dalla di lei capacità di condurre il dibattito in maniera impeccabile. Ma la sua non è una conduzione ordinaria, perché Luciana ama fare la burbera, per cui è divertente quando esterna la sua confidenza con gli ospiti: interloquisce e compete con loro, a volte addirittura li bacchetta amorevolmente o li sprona a seguirla nel tragitto da lei prospettato per dare organicità ai temi da dibattere. Di tanto in tanto rimprovera alcuni degli insegnanti come una professoressa severa, che viene però accettata proprio perché è brava a riportare tutto nei binari giusti, senza inutili deragliamenti. Perciò, lo spessore (e lo spasso) è garantito anche al di là dell'eventuale medietà del film visto.
Insomma, ci ho messo un po' a trovare un contesto conforme alla mia passione per il cinema, ma adesso sono contenta dei miei lunedì e di poter abbandonare il mio quotidiano per due o tre ore. Del resto, tutti aspireremmo ad una second life, ognuno vorrebbe cercare il suo avatar....... Quale occasione può essere migliore di quella che consente per un po' lo straniamento per lasciarsi intrappolare in un intrico di avvenimenti diversi (o persino simili) rispetto a quelli della nostra esistenza reale?
MIRELLA ALFARANO








