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In Darkness

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    In Darkness” racconta la storia vera di Leopold Socha, operaio del sistema fognario e ladruncolo a Lvov, nella Polonia occupata dai Nazisti. Dopo essersi imbattuto in un gruppo di ebrei nelle fogne della città, Socha accetta di nasconderli per denaro. Quello che inizia come un mero accordo “economico” prende, però, una piega inaspettata. Tutti dovranno trovare un modo per scampare alla morte nei 14 mesi vissuti in un continuo stato di allerta.

    Polonia, Lvov nel 1943, sotto l’occupazione nazista: il debole opprime il più debole, il povero ruba al meno povero. Non ci si può fidare di nessuno.
    Leopold Socha, operaio nelle fognature e ladruncolo, si industria per sbarcare il lunario e mantenere moglie e figlia. Il suo amico Bortnik, un alto ufficiale ucraino, avanza la promessa di una vita migliore: tutto quello che Socha deve fare è trovare gli ebrei nascosti nelle fogne. Dopotutto, nessuno conosce il sistema meglio di lui che lo utilizza per nascondere la refurtiva.
    Ben presto Socha si imbatte in un gruppo di ebrei che vuole nascondersi nelle fognature per tentare di fuggire all’imminente rastrellamento del ghetto. I fuggiaschi gli offrono denaro in cambio di protezione. Sebbene Socha sia pienamente consapevole che aiutare un ebreo potrebbe voler dire fucilazione immediata per lui e la sua famiglia, considera la proposta come un modo per ottenere soldi facili, così stringe un accordo.
    Nel gruppo Mundek Margulies non si fida per niente di lui. Ciononostante, quando i Nazisti battono in perlustrazione, Socha aiuta gli ebrei, tra cui due bambini, a rifugiarsi nelle fogne.
    Iniziano le difficoltà per Socha, che deve fugare i sospetti di Bortnik sempre più convinto che l’amico abbia un segreto. Socha valuta la situazione: da una parte il denaro (non sufficiente) che riceve, dall’altra la minaccia di morte certa per lui e la sua famiglia. Sopraffatto dalla pressione, decide di abbandonare il gruppo al suo destino.
    Tuttavia, capita qualcosa di assolutamente imprevisto. Socha salva la vita di Mundek aiutandolo a uccidere un miliziano ucraino e, imbattutosi nei due bambini che vagano senza meta nelle fogne, sconvolti, si rende conto che non può abbandonare queste persone.
    Le prove per Socha e il gruppo sono incessanti. Una donna è costretta a partorire lì nelle fogne con conseguenze tragiche. Mundek si innamora della giovane e risoluta Klara e decide di cimentarsi in una missione disperata: penetrare nell’orrore, nel cuore di tenebra di Janowska, il campo di concentramento dove si trova la sorella dell’amata, e liberarla. Convince Socha ad aiutarlo, salvo poi scappare dal campo costringendolo ad affrontare rischi ancora peggiori.
    Inevitabilmente, i soldi degli ebrei finiscono, ma a questo punto non è possibile tornare indietro. Socha acquista loro del cibo con i propri risparmi, li sposta da un condotto all’altro, li protegge mentre fuori la guerra si trascina e Bortnik è vicino come non mai a smascherarlo. E poi, la catastrofe. Un’alluvione improvvisa e devastante inonda le fognature. Bortnik scopre l’effettivo tradimento del suo amico e Socha è costretto a un ultimo, disperato atto di coraggio.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Agnieszka Holland
  • Titolo Originale: In darkness
  • Distribuzione: Good Films
  • Produzione: Wojciech Danowski, David F. Shamoon, Dr. Carl Woebken, Christoph Fisser
  • Data di uscita al cinema: 24 gennaio 2013
  • Durata: 145'
  • Sceneggiatura: Erwin Prib
  • Direttore della Fotografia: Jolanta Dylewska
  • Montaggio: Michal Czarnecki
  • Scenografia: Erwin Prib
  • Costumi: Katarzyna Lewinska, Jagna Janicka
  • Attori: Robert Wieckiewicz, Benno Furmann, Agnieszka Grochowska
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    L'Agiscuola comunica che, in occasione  del 27 gennaio 2013, la "Giornata della memoria" in cui si ricorda, in tutto il mondo, la tragedia della Shoah, il film di Agnieszka Holland “In Darkness” è stato posto a disposizione delle scuole dalla Good Film anche prima dell'uscita nelle sale.

    Per informazioni e per prenotazioni:
    Antonella Montesi
    cell. 349/77.67.796
    E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Numero Verde per proiezioni scolastiche 800038461

     

    Note di regia

    Il 2009 ha portato una quantità di storie nuove sull’Olocausto attraverso libri e film. Viene da chiedersi se non sia stato detto tutto sull’argomento. Eppure, secondo me, il mistero principale non è stato ancora rivelato e nemmeno analizzato completamente. Com’è stato possibile questo crimine (l’eco del quale risuona ancora in diverse parti del mondo, dal Ruanda alla Bosnia)? Dove si trovava l’Uomo in quel periodo critico? Dov’era Dio? Tali vicende e azioni rappresentano l’eccezione nella storia umana o rivelano piuttosto una verità oscura, intima sulla nostra natura?
    Esaminare le molte storie di questo periodo mostra un’incredibile varietà di destini e vicissitudini, spiegate in un ricco tessuto di trame e drammi, con personaggi che affrontano scelte morali e umane difficili dando prova sia del meglio che del peggio della nostra natura.
    Tra le varie storie c’è quella di Leopold Socha che nasconde il gruppo di ebrei del ghetto nelle fognature di Lvov. Il protagonista è ambiguo: apparentemente un brav’uomo di famiglia, però anche un ladruncolo e un truffatore, religioso e immorale allo stesso tempo, forse solo un uomo qualunque, che vive tempi terribili. Nel corso della narrazione, Socha cresce in diversi modi come essere umano. Non c’è nulla di semplice o sentimentale nel suo percorso. È questa la cosa affascinante, il motivo per cui facciamo questo viaggio insieme con lui.
    Le persone che Leopold salva non sono angeli. La paura, le condizioni terribili, l’innato egoismo le rendono complesse e difficili, a tratti sono esseri umani insopportabili, ma sono reali e vivi, e le imperfezioni avvalorano la loro rivendicazione per il diritto alla vita più di quanto farebbe una qualsiasi versione idealizzata delle vittime.
    La storia mi è piaciuta da subito, ne ho apprezzato il potenziale, i personaggi e la sceneggiatura.
    La sfida più grande, ma anche la più eccitante per me come regista era l’oscurità (darkness). Vivono al buio, nel fetore e nell’umidità, in isolamento per oltre un anno. Sapevamo di dover esplorare il mondo sotterrano in una maniera molto speciale, realistica, umana. Volevamo che il pubblico avesse una percezione sensoriale dello stare lì, per mantenere viva la tensione, man mano che lo spettatore si concentra sulla storia. La dinamica del film è costruita alternando il mondo dei due leader, Socha e Mundek. I due universi si uniscono e diventano uno, il mondo nel quale devono collaborare per sopravvivere.
                                                                                                   Agnieszka Holland


    La “soluzione finale”: cenni storici
    di L.D.F.

    Nel 1933, Adolph Hitler divenne padrone della Germania e nonostante che i tedeschi, alla fine della I Guerra Mondiale, fossero stati ridotti sul lastrico dalle decisioni prese dai paesi vincitori nel trattato di Versailles, ritornò in loro una sorta di revanscismo.
    L’avvento di Hitler e la presa di potere del partito nazista sostenuti dal popolo tedesco che troppo aveva patito dal 1919, determinò, nei paesi europei, una sorta di timore nei riguardi di questa "nuova" Germania che non li fece intervenire quando Hitler si impadronì di Danzica togliendola alla Polonia e annesse al proprio paese i Sudeti (dove la maggioranza della popolazione era di lingua tedesca) e l'Austria.
    Nel 1938 a Monaco ci fu una conferenza internazionale dove vennero firmati patti in cui Hitler, su specifica richiesta di Francia e Inghilterra, annettendo alla Germania, il cosiddetto corridoio di Danzica, i Sudeti e l'Austria dichiarava che non avrebbe più invaso o annesso altri paesi. Specificatamente, anche se non ufficialmente, si parlava della Polonia.
    Il 23 agosto 1939, la Germania firmava un accordo segreto con la Russia la cui base era l'invasione e la spartizione della Polonia.
    Il 1° settembre 1939 l'esercito tedesco entrava nel territorio da ovest e il 17 settembre la Russia invadeva la Polonia da est. Nonostante la strenua difesa, l'esercito polacco fu costretto ad arrendersi e a Katyn veniva privato dei suoi ufficiali con un tremendo eccidio la cui responsabilità venne palleggiata, per anni, tra Germania e Russia. Il territorio polacco rimase suddiviso tra i due paesi fino a che, il 22 giugno 1941, Hitler ruppe l'accordo e invase la Polonia, in mano ai russi, costringendoli alla ritirata.
    Fino a quel momento gli ebrei polacchi anche se in condizioni miserevoli erano in parte sopravvissuti; con l'arrivo dei tedeschi si applicò anche contro di loro la "soluzione finale" nazista che mirava alla scomparsa al popolo ebraico.


    Il Ghetto di Lvov  (1939-1943)

    La città di Lvov (in polacco Lwow, in tedesco Lemberg) che oggi si trova in Ucraina fu parte dell'Impero Austroungarico sino al 1918. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale entrò a far parte della Polonia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale contava 340.000 abitanti di cui ben 110.000 di fede ebraica. I sovietici entrarono nella città tre settimane dopo l'inizio della guerra. Nell'accordo tra nazisti e sovietici per la spartizione della Polonia infatti Lvov ricadeva nella sfera di influenza sovietica. I sovietici avviarono immediatamente una azione di immediata e brutale comunistizzazione della vita economica e sociale della città. Contemporaneamente affluivano in città più di 100.000 ebrei in fuga dalla Polonia occupata dalla Germania. I Sovietici reagirono a questa "invasione" espellendo un notevole numero di ebrei in Siberia. Quando, il 22 giugno 1941, i tedeschi attaccarono l'Unione Sovietica circa 10.000 ebrei fuggirono insieme con le truppe russe in ritirata. Il 30 giugno i tedeschi entravano in città. L'Einsatzgruppe C organizzò immediatamente un pogrom. Gli ebrei vennero accusati di aver collaborato con i russi nell'uccisione di alcuni prigionieri politici ucraini. Si realizzò una spaventosa caccia all'ebreo. Per quattro giorni gli ebrei vennero massacrati dagli ucraini e dai tedeschi, morirono 4.000 ebrei. Dopo che l'8 luglio venne imposto agli ebrei di portare un bracciale con la stella di David la situazione diventò ancora peggiore. Tra il 25 ed il 27 luglio 1941 scoppiò un secondo pogrom nel quale vennero uccisi altri 2.000 ebrei. Nell'agosto 1941 i tedeschi ordinarono la costituzione di uno Judenrat e la consegna di 20 milioni di rubli, una cifra enorme. Vennero presi ostaggi che furono uccisi perché il pagamento non fu puntuale. Per tutta l'estate del 1941 le proprietà ebraiche vennero saccheggiate e confiscate, le sinagoghe incendiate, i cimiteri distrutti. A settembre venne creata una polizia ebraica destinata ad eseguire gli ordini dei tedeschi. Il presidente dello Judenrat Joseph Parnes venne assassinato alla fine di ottobre perché si era rifiutato di collaborare alla evacuazione degli ebrei trasferiti nel campo di concentramento di Janowska. Al suo posto venne nominato Abraham Rotfeld. L'8 novembre 1941 venne istituito il ghetto e gli ebrei vennero spostati in quest'area entro il 15 dicembre successivo. Lo spostamento ebbe luogo tra inenarrabili violenze: 5.000 ebrei vecchi o malati vennero uccisi. Durante l'inverno i tedeschi organizzarono squadre di lavoro ebraiche che cominciarono ad essere inviate in campi di lavoro coatto. Nel febbraio 1942 il capo del ghetto Rotfeld morì e i tedeschi nominarono Henry Landsberg al suo posto. Nel marzo 1942 venne ordinato allo Judenrat di preparare una lista di ebrei da inviare all'est. Benché una delegazione di rabbini chiedesse che fosse rifiutata ogni forma di collaborazione Landsberg sostenne che se non si fosse collaborato i tedeschi avrebbero fatto da soli causando per di più altri lutti. Così vennero consegnati 15.000 ebrei che vennero immediatamente deportati verso il campo di concentramento di Belzec. Alcuni mesi dopo, con il pretesto di non avere permessi di lavoro, altri 8.000 ebrei vennero deportati nel campo di concentramento di Janowska dove vennero uccisi. Il 10 agosto 1942 venne lanciata una seconda Aktion di rastrellamento che proseguì sino al 23: altri 50.000 ebrei vennero inviati a Belzec. Nel settembre 1942 tutti gli ebrei vennero concentrati in un'area più piccola, Landsberg e altri impiegati dello Judenrat vennero impiccati. I tedeschi nominarono capo del ghetto Eduard Eberson. A novembre si svolse un'altra Aktion: circa 6.000 ebrei "inabili al lavoro" vennero inviati ai campi di sterminio. Nel gennaio del 1943 il ghetto venne ufficialmente trasformato in Julag (Judenlager, "campo di lavoro ebraico") e altri 10.000 ebrei vennero uccisi perché privi di permessi di lavoro. Alla fine di gennaio venne sciolto lo Judenrat e numerosi componenti furono assassinati. Il 17 marzo altri 15.000 ebrei vennero uccisi sul posto e 8.000 inviati ad Auschwitz. Il 1° giugno 1943 i nazisti decisero di liquidare definitivamente il ghetto. Quando le SS e i collaborazionisti ucraini entrarono nel ghetto furono accolti dal lancio di bottiglie incendiarie. Nove tra ucraini e tedeschi vennero uccisi. I tedeschi reagirono incendiando uno ad uno i palazzi del ghetto. Nel corso dell'operazione vennero catturati 7.000 ebrei ed altri 3.000 furono uccisi sul posto. Il 2 giugno l'operazione era già terminata ed il ghetto era stato distrutto.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Elena Mascioli
    1. Il titolo è rimasto quello originale, in inglese, cioè “In darkness”. Quale è il significato letterale di queste due parole, traducendole in italiano? Si riferiscono, ovviamente, alla specificità della vicenda raccontata nel film, ma c'è anche un significato metaforico rispetto alla vicenda raccontata e alla sua epoca? Secondo voi è giusta la scelta di non tradurre il titolo? Provate a scegliere un titolo, in italiano, per il film.
    2. Il protagonista del film è sicuramente Leopold Socha che nasconde il gruppo di ebrei del ghetto nelle fognature di Lvov, ma l'aspetto che lo caratterizza, per buona parte del film, è l'ambiguità. Non è infatti un buono senza macchia e senza paura, nettamente definito come possono esserlo, a volte, i protagonisti dei film. La sua ambiguità si manifesta solo nella vicenda raccontata o è qualcosa che lo caratterizzava anche nella vita precedente al racconto che vediamo? Da quali elementi della narrazione deduciamo che tipo di uomo fosse e quale vita conducesse? Potremmo dire che il suo personaggio rappresenti “l'uomo qualunque”, che si trova a vivere tempi terribili? Quale la sua evoluzione nel film, come personaggio nella narrazione e come uomo? Trovate che il suo sia un percorso semplice, scontato, sentimentale? Seguire la sua vicenda vi ha coinvolto?
    3. L'ambiguità del protagonista è confermata dal fatto che il suo antagonista, nel film, non è, come potremmo immaginare, uno dei persecutori, ma Mundek, uno degli ebrei nelle fogne, con cui Socha si trova a scontrarsi per il ruolo di leader del gruppo.  Vi siete schierati, almeno da un punto di vista emozionale, assistendo ai loro scontri? Dalla parte di chi e perché, se è successo? Cos'è che li divide? Quali le ragioni dell'uno e dell'altro?
    4. Anche gli altri personaggi messi in scena, soprattutto quelli del gruppo di ebrei che Leopold nasconde nelle fogne, non sono angeli, e il film ce li mostra con tutte le loro paure, gli egoismi, i difetti che le condizioni di vita oppressive rendono ancora più esasperati. Cosa pensate della scelta di raccontare questi personaggi senza nasconderne i difetti, le piccolezze, gli egoismi? Trovate che raccontare la storia di “vittime” senza per questo farne degli angeli sia più rispondente al vero?
    5. Il gruppo di ebrei rifugiato nelle fogne prega, ma uno di loro, Janek, in quel momento ha una crisi isterica, prende una pistola e urla: “Basta con queste preghiere, Dio non esiste.”  La domanda che echeggia su tutta la vicenda dell'Olocausto, dal suo interno, dalle sue vittime, o da osservatori esterni, da coloro che hanno cercato di raccontare, come la regista Holland, queste vicende è la seguente: “ Dove si trovava l'uomo in quel periodo critico? Dov'era Dio?”. È una domanda che secondo voi può trovare risposta?
    6. La maggior parte del film, ed il centro cruciale della storia, è rappresentano dalle fogne di Lvov (Leopoli)  “Le fogne non sono un posto buono per vivere.” - “Nessun posto è buono per noi” è un dialogo che ascoltiamo all'inizio del film. Così come i protagonisti, anche l'ambiente è ambiguo: le fogne sono un luogo infimo, sporco, buio, rappresentano il punto più basso di una città, in questo caso, anche il luogo più in basso, nel senso fisico e non, in cui vivere. Ma, contemporaneamente, con tutta la sua negatività, rappresenta, in questo caso, anche il luogo che permette la salvezza.  Come ha esplorato, la regista, questo mondo sotterrano? Ne ha dato, secondo voi, una rappresentazione realistica?
    7. Quale episodio, tra quelli ambientanti nelle fogne, vi ha maggiormente colpito? La regista ha dichiarato di aver effettuato le riprese nelle fogne con l'intento che  “il pubblico avesse una percezione sensoriale dello stare lì, per mantenere viva la tensione, man mano che lo spettatore si concentra sulla storia.”  È riuscita nel suo intento?  Quali aspetti tecnici del film contribuiscono a rendere questa percezione sensoriale, e a mantenere viva la tensione?
    8. Certamente l'alternanza della luce e del buio sono una delle caratteristiche fondamentali del film. Ma se il buio delle fogne ha un immediata rispondenza con la vicenda che avvolge e ci immerge, immediatamente, nel clima dell'epoca e di ciò che si stava vivendo, la luce della superficie, nel suo essere così accecante, con la neve nella scena al cimitero, o nella piazza nelle scena dell'impiccagione, potrebbe sembrare stridente con l'oscurità delle vicende umane che racconta. Qual è l'effetto che una luce così bianca, così accecante, e dei colori così netti, restituiscono al pubblico?
    9. Non vi sembra che tanto è realistica l'oscurità sotto le fogne quanto irrealistico, nei colori, ciò che accade in superficie? E quale è il messaggio dietro una tale scelta stilistica, secondo voi? Quale l'effetto di un simile contrasto? Potremmo dire che l'irrealtà di una simile luce testimonia l'assurdità di una vicenda che la mente umana non dovrebbe arrivare a concepire ma che, purtroppo, è accaduta, rivelando “piuttosto una verità oscura, intima sulla nostra natura di uomini?”
    10. Un contrasto che trova riscontro anche in altri aspetti di questi due mondi a confronto: il ghetto vuoto, le fogne piene, la chiesa, piena di fedeli in preghiera, la fogna piena di ebrei che si hanno difficoltà a fare i conti con il loro Dio.  Provate a rintracciare altri elementi, mettendoli a confronto, che rappresentino la dualità di questi mondi, quello della superficie, della luce, della persecuzione e della morte,  e quello delle fogne, dell'oscurità, ma anche della crescita, della nascita, della salvezza.
    11. Un altro particolare: la presenza della musica nel film. Non è una presenza costante, ma particolare la scelta dei momenti in cui, sia nella forma diegetica che extradiegetica, si inserisce nel film. Se non ne conoscete il significato, fate una ricerca sulla differenza tra musica diegetica ed extradiegetica. Qual è il filo rosso che  accomuna questi momenti di apparizione della musica?  Perché tale scelta?
    12. Dalle note di regia: “Il 2009 ha portato una quantità di storie nuove sull’Olocausto attraverso libri e film. Viene da chiedersi se non sia stato detto tutto sull’argomento. Eppure, secondo me, il mistero principale non è stato ancora rivelato e nemmeno analizzato completamente. Com’è stato possibile questo crimine (l’eco del quale risuona ancora in diverse parti del mondo, dal Ruanda alla Bosnia)?”
    13. Il film è uscito nelle sale il 24 gennaio, pochi giorni prima del 27 Gennaio, data in cui ricorre la Giornata della memoria. Come detto dalla regista, molti i libri e i film che vengono pubblicati e realizzati per raccontare l'Olocausto.  Quali  i testi e i film che vi hanno fatto conoscere l'Olocausto, le tante storie? Pensate davvero che è stato già detto tutto sull'argomento? Se così fosse, sapreste spiegare perché accadono ancora episodi come quello del 26 gennaio 2013, in cui scritte antisemite quali “Shoa menzogna” sono apparse sul muro del Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma? Sapete chi ospitavano i locali del museo durante l'occupazione tedesca a Roma? Scrivete la vostra riflessione sul senso e sul perchè del “far memoria” e provate a rispondere alla domanda, posta dalla regista: “Com'è stato possibile questo crimine?”.
    14. Nel film viene raccontato un aspetto che difficilmente compare nei film sull'Olocausto, cioè quello della vita sessuale, anche nelle condizioni di vita più estreme.  Non è un caso che il  film, in apertura, sia dedicato a Marek Edelman. Il ventenne Edelman guidò la rivolta del ghetto di Varsavia, tenendo in scacco, con pochi mezzi, la strapotenza nazista, per circa un mese, nella primavera del 1943, e in un bellissimo libro, intitolato “C'era l'amore nel ghetto” (ed. Sellerio), raccontava proprio del fatto che, anche in condizioni disumane, dove c'era la vita c'era anche l'amore.  Dopo aver incontrato persone per raccontare la sua testimonianza, Edelamn diceva spesso : “ Ma perché nessuno mi chiede se nel ghetto c'era l'amore? Perché questo non interessa a nessuno? Sull'amore nel ghetto qualcuno dovrebbe fare un film. È l'amore che permetteva di sopravvivere.” Provate a rispondere alle domande di Edelman...ed esprimete le vostre considerazioni in merito a questo particolarissimo aspetto, che ha trovato una sua narrazione nel film della Holland.
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