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La fisica dell'acqua

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Ale ha sette anni e ha perso il padre quando cominciava a muovere i primi passi. Dopo molti anni e in modo improvviso nella vita del bambino riappare Claudio, lo zio, un uomo inafferrabile, testardo e deciso a vendere la villetta sul lago dove il piccolo vive con la mamma.

    Visioni surreali tormentano Ale che prova un rancore incomprensibile e violento nei confronti dell’uomo.

    Una sera il piccolo, preso dalla follia, opera maldestramente sui freni dell’auto di Claudio su cui a sorpresa all’indomani sale anche la mamma, una meravigliosa Paola Cortellesi.

    Ale si lancia in un disperato inseguimento, invano. L’auto non risponde ai comandi, i due hanno un incidente.

    Il Commissario di polizia si prende cura del piccolo per cercare la verità e aiutarlo a districarsi nel buio dei ricordi.

    Un thriller psicologico di grande qualità.

    Un film avvincente, il cui ritmo si orchestra sulle maglie di una trama fitta e trascinante.

    Farina ci introduce in modo abile nell’inconscio di un bambino con l’ausilio di un cast che incarna in modo impeccabile la bellezza e l’indecenza umana.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Felice Farina
  • Titolo Originale: La fisica dell’acqua
  • Distribuzione: Iris Film
  • Produzione: Nina Film
  • Data di uscita al cinema: 30 aprile 2010
  • Durata: 76’
  • Sceneggiatura: Eleonora Fiorini, Mauro Casiraghi
  • Direttore della Fotografia: Pietro Sciortino
  • Montaggio: Esmeralda Calabria
  • Scenografia: Paolo Innocenzi
  • Costumi: Grazia Colombini
  • Attori: Claudio Amendola, Paola Cortellesi, Stefano Dionisi, Lorenzo Valvassori, Lorenzo Pavanello, Samuele Longhi, Francesca Brizzolara, Fabio Ferrari, Anita Zagaria
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    NOTE DI REGIA

    La verità è rivoluzionaria e lo sarà sempre. Ma da sempre, dagli albori della storia sociale dell’uomo, essa viene e manipolata e sottratta, spesso seminando un’amara rassegnazione all’infelicità.

    A un certo punto della mia vita ho cominciato a essere molto sensibile alla sottrazione della verità che gli adulti fanno ai bambini: infatti, è da quel gesto così pieno di significato, fatto per lo più con sistematica incoscienza, che ha origine il perpetuarsi del mondo deprivato della verità.

    Ecco come sono arrivato all’idea di questo film, del contatto con la verità più pura, quella cercata da un bambino.

    Una verità personale, non ideologica, che ha il sapore di una piccola rivoluzione, perché ad affermarla è un bambino che non si arrende, che ha il coraggio di ribellarsi agli adulti. Ma la rivoluzione - o cambiamento - determinato dalla verità porta in sé un elemento tragico: ecco perché ho scelto ed elaborato assieme agli sceneggiatori una storia che tenesse insieme l’istinto di ribellione con il nucleo della tragedia classica.

    Ho collocato – non senza difficoltà – il cuore della storia in una zona posta simbolicamente al confine con la cosci¬enza; perché la verità non si manifesta mai a mezzogiorno, ma nelle ombre dell’alba o del tramonto; in questo caso, nell’acqua di notte.

    Lì, portando con l’istinto la coscienza ai suoi limiti, il bambino coglie la verità, nell’attimo in cui si rivela; da lì può scendere nel pozzo della memoria.

    Che si possano trattenere i ricordi di pochi mesi di vita è stato per molto tempo dubbio; io lo credo possibile (in ogni caso sono riportate diverse evidenze cliniche), e l’ho utilizzato nel film per indicare il percorso verso la riappropriazione di sé fatto da Alessandro.

    E la verità voglio dirla ora, qui, evitando di occultare la difficile storia produttiva di questo film, che lo ha visto interrompersi alla fine delle riprese alcuni anni fa, per il fallimento della casa di produzione. Preferisco rischiare il patetico piuttosto che proporre brodini riscaldati: il suo recupero è stato un percorso difficile, ma questa piccola opera si ostinava così caparbiamente a vivere da sorprendermi a volte, portandomi a pensare che la travagliata storia produttiva in qualche modo ricapitolasse il film stesso, e non potesse essere altra.

    Essa comunque si è ripagata col calore e l’aiuto di molti amici che hanno creduto nel film, con molte intelligenze che ci hanno lavorato, e con incontri importanti come quello con Esmeralda Calabria, che ha trovato la strada - per me misteriosa - per mettere l’intero film al livello degli occhi del piccolo protagonista; e con Renzo Rossellini, che si sta occupando del mio film con quel suo confortevole bagaglio antico e forte di tanti film prodotti, di tanti profondi insegnamenti lasciati da Roberto e ancora vivissimi, a cui mi sento inesorabilmente legato.

    Passando dai contenuti alla forma, alla regia e allo stile del film, beh, mi sento figlio più di Georges Méliès che dei Lumière, (che considero ben rappresentare la parte affaristica del cinema, sempre così problematica...) ed è da artigiano che ho lavorato fin dall’inizio, provandone un’intrinseca soddisfazione. Ho cercato di farlo con pazienza e meticolosità, progettando le sequenze, le immagini una a una. Molte parti del film poggiano sulla rappre¬sentazione dello stato alterato della coscienza del bimbo. Facendo tesoro di molta passione ed esperienza nel campo, ho inoltre realizzato personalmente i visual effects in 2k assieme a Matteo Marson, con un’esperienza di controllo diretto e completo dell’immagine che mi ha riavvicinato all’essenza del cinema; che continua, credo, oltre la morte della pellicola, oltre i rivolgimenti di mezzi e sistemi.

    GLI SCENEGGIATORI

    Eleonora Fiorini

    Per me scrivere significa organizzare un’intuizione, metter¬la a posto, dargli una forma. Finché non trovo la struttura giusta di una sceneggiatura non ho pace (e di conseguenza tutti miei familiari). Per me la forma è il vero contenuto di una storia, lo ammetto.

    Non a caso l’arte che amo di più in questo campo è il montaggio. Credo che i montatori siano potenzialmente i veri creatori della storia. In questo senso, La fisica dell’acqua è stato l’esperimento in cui ho potuto maggiormente lavorare sulla struttura visto che la prima intuizione è stata quella di raccontare la storia su diversi piani spazio temporali. Il film non è solo la vicenda di un bambino che, incontrando un fantasma, scopre un terribile segreto familiare. Quello è l’archetipo universale, una base da cui partire.

    Ciò che mi interessava era raccontare come il bambino raggiunge la verità. E per fare questo bisognava entrare nella sua mente. Il film non è che un viaggio nel suo cervello mentre il piccolo protagonista, pieno di sensi di colpa per aver causato un incidente in cui è stata vittima la madre, sta correndo verso l’ospedale.

    E’ in quel lasso di tempo e dentro di lui che si svolge il film. Immaginate quei documentari sul corpo umano in cui una sonda entra nelle vene di un essere umano e viaggia insieme al sangue.

    Ecco il film è un po’ questo, solo che il viaggio accade nel cervello ed è lo stesso bam¬bino a compierlo per noi. Dopo aver esordito nel 1995 con la sceneggiatura di Bidoni, film di felice Farina, ed essersi cimentata nella regia e sceneggiatura di un episodio del film Degenerazione, lavora dal 1996 per la televisione come autrice e sceneggiatrice.

    E’ stata sceneggiatrice del film tv Il caso Bozano Sutter per RAI tre, head script editor della soap opera Un posto al sole, head writer della soap opera Centovetrine, autrice e sceneggiatrice della prima e seconda se¬rie Questa è la mia terra. Da alcuni anni lavora in es¬clusiva per la società Mediavivere.

    Mauro Casiraghi

    Sceneggiatore per cinema e TV è autore del romanzo La camera viola (Fazi 2007). Ha ricevuto il Premio Na¬zionale “Città di Trieste” 2008 sezione cinema per il soggetto Mani di vetro e il Premio Sacher 2003 per soggetti cinematografici (con Lorenzo Favella) per il soggetto 3645 giorni dopo.

    Rendere visibile l’invisibile: questo per me è lo scopo del racconto cinematografico.

    Scandagliare un mistero celato sotto la superficie, riconoscerne la forma e portarlo alla luce per mostrarlo a chi sa guardare. Nel film La fisica dell’acqua questo mistero passa attraverso lo sguardo di un bambino, custode inconsapevole di un dramma sproporzionato alla sua statura, poche decine di centimetri che lo separano dalla terra sotto cui è sepolto suo padre.

    E’ uno svelamento difficile, per un terzo indagine poliziesca, un terzo ricerca scientifica, un terzo esorcismo pagano della memoria. Un azzardo della scrittura, prima ancora che della messa in scena, carico di rischi.

    E’ la prima sceneggiatura che ho scritto ed è stata da subito una lama su cui scivolare in equilibrio, a piedi scalzi, con gioia. Ma che altro dovrebbe essere il cinema?

    A cosa servirebbe rifugiarci nella rappresentazione di un mondo irreale in cui gli incubi e i ricordi non esistono e dove tutto rimane congelato sulla superficie dello schermo? Cercare l’essenziale e renderlo visibile agli occhi, oltre che essere un riferimento al Piccolo Principe, è uno dei rischi che il cinema deve continuare a prendere.

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1) Come e quando Ale scopre un terribile segreto, nascosto dalla sua famiglia?

    2) Quali sono i rapporti tra Ale e Giulia, sua madre?

    3) Perché quando arriva Claudio, uno zio che egli appena conosceva, Alessandro prova verso di lui un sentimento di ripulsa? Secondo voi è legato esclusivamente al fatto che lo zio voglia vendere la villa ove abitano lui e la mamma oppure… ? Esprimete la vostra opinione in merito.

    4) Quanto Ale è responsabile dell’incidente accaduto a Giulia nell’auto guidata da Claudio?

    5) Eleonora Fiorini, una degli sceneggiatori, afferma che il film non è altro che un viaggio nel cervello di Ale mentre egli, pieno di sensi di colpa per aver causato l’incidente in cui è stata coinvolta la madre, sta correndo verso l’ospedale. Siete d’accordo su questa interpretazione della Fiorini? Commentate.

    6) Per Mauro Casiraghi, l’altro sceneggiatore lo scopo che egli si prefiggeva nello scrivere il racconto cinematografico era “di rendere visibile l’invisibile”. Secondo voi c’è riuscito?

    7) Perché, sempre secondo Casiraghi, Ale è “custode inconsapevole di un dramma sproporzionato alla sua statura, poche decine di centimetri dalla terra in cui è sepolto suo padre”. Quando e come l’inconsapevolezza di Alessandro diventa consapevolezza? Ma consapevolezza di che?

    8) Quanto per Ale conta la figura del padre scomparso? Lo ricorda oppure, per lui, è una sorta di fantasma che si perde in una nebbia che diventa sempre più impalpabile e in cui tutto si perde e diventa confuso?

    9) Per Mauro Casiraghi la storia del film è per un terzo “indagine poliziesca, un terzo ricerca scientifica e un terzo un esorcismo pagano della memoria”. Siete d’accordo su questa suddivisione? E qual è il significato che voi date alle ultime parole della frase dello sceneggiatore: “esorcismo pagano della memoria”?

    10) Felice Farina, il regista del film afferma che gli adulti, in ogni epoca, hanno attuato (e attuano) una “sottrazione della verità ai bambini”? Qual è la vostra opinione in merito?

    11) Siete d’accordo, riguardo alla domanda precedente che sia ingiusto nascondere la verità ai più piccoli oppure pensate che il non raccontare “tutto” sia una forma di difesa che l’adulto costruisca intorno al fanciullo?

    12) Quando Ale, per usare le parole del regista, scende “nel pozzo della memoria” perché la verità gli si riveli? E l’acqua? Quale importanza ha l’acqua nel momento in cui il bambino inizia a ricordare?

    13) Farina sostiene che “la verità non si manifesta mai a mezzogiorno ma nelle ombre dell’alba o del tramonto”. Vuole dirci forse che la verità vive, comunque, dentro di noi e non ha bisogno di una luce per appalesarsi?

    14) Cosa farà Ale della “sua” verità? Il regista parla di “riappropriazione di se” da parte del bambino. Secondo voi non è troppo piccolo Alessandro (ha solo 7 anni) per giungere attraverso il dolore e la tragica scoperta a un inizio di maturazione della sua coscienza? Commentate.

    15) La fisica dell’acqua. Quale significato hanno inteso dare gli autori al titolo del film?

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