Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 63

La Fine è il mio Inizio

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Al termine della sua vita densa di avvenimenti, il grande viaggiatore, appassionato giornalista e autore di libri di successo, Tiziano Terzani, si ritira a vivere con sua moglie nell’appartata casa di famiglia in Toscana. Vede chiaro in se stesso, è preparato a chiudere il cerchio della sua vita. Convoca a sé il figlio Folco, che vive a New York.

    Gli vuole raccontare la storia della propria vita, l’infanzia e la giovinezza a Firenze, i tre decenni trascorsi come corrispondente dall’Asia per il Corriere della Sera e Repubblica, e infine lo sconvolgente viaggio dentro sé stesso, quando a causa del cancro si congeda dal giornalismo e si apre a esperienze spirituali in Asia.

    Tre anni presso un grande saggio nell’isolamento dell’Himalaya diventano per lui l’esperienza decisiva.

    Gli rendono possibile guardare alla morte pacatamente. Ora Tiziano vorrebbe trasmettere queste esperienze al figlio Folco. Attraverso i dialoghi tra i due nascono momenti di grande intimità e si possono sciogliere vecchie tensioni tra padre e figlio.

    Dopo la morte del padre, Folco sparge le sue ceneri al vento dei monti della Toscana settentrionale. E pubblicherà il libro come suo padre gli aveva chiesto: “La fine è il mio inizio”.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Jo Baier
  • Titolo Originale: La fine è il mio inizio
  • Distribuzione: Fandango
  • Produzione: Ulrich Limmer Production per Collina Film Production e B.A. Production
  • Data di uscita al cinema: 1 aprile 2011
  • Durata: 98’
  • Sceneggiatura: Folco Terzani e Ulrich Limmer
  • Direttore della Fotografia: Judith Kaufmann
  • Montaggio: Claus Wehlisch
  • Scenografia: Eckart Friz
  • Costumi: Gerhard Gollnhofer
  • Attori: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, andrea Osvàrt, Nicolò Fitz-William Lay
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    NOTE DI PRODUZIONE

    L’unico momento che conta veramente è adesso “Quando impari qualcosa da un uomo anziano, afferri ciò che sa, così ne hai già conoscenza da giovane.”

    Folco Terzani Erano soprattutto tre i punti che destavano l’interesse di Ulrich Limmer per il libro di Tiziano Terzani: il forte legame padre-figlio, la riflessione sulla morte, uno dei grandi tabù del nostro tempo e il messaggio che trasmette: un uomo può cambiare se stesso.

    E se fa questo, allora può cambiare anche il mondo.

    Lo ha impressionato anche il fatto che la riflessione di Tiziano Terzani sulla morte non lo spinge a un irrigidimento, bensì a portare avanti la propria vita. “Puoi fare qualcosa, puoi cambiare qualcosa. Così si chiude il cerchio, per Tiziano Terzani, ma anche per lo spettatore - dice Limmer - che esce dal cinema con una conoscenza”. “Tiziano era un contemporaneo affascinante, il suo impulso era di voler mettere in movimento qualcosa. Ed era un formidabile interprete di se stesso, uno che sapeva mettersi in scena in maniera eccellente“.

    Il suo modo di apparire – abiti bianchi, baffi neri e, al termine della sua vita, capelli e barba lunghi e bianchi – è rimasto imponente fino alla fine, dice Limmer.

    Fin dal principio il produttore Ulrich Limmer e il regista Jo Baier avevano in mente un solo interprete: Bruno Ganz. Il regista e il produttore si sono incontrati con Bruno Ganz, che già apprezzava i film di Jo Baier, e che da tempo voleva lavorare con lui.

    Quando ha sentito che il film si sarebbe dovuto realizzare senza nessun flashback né visite in Asia e che avrebbe ruotato solamente intorno al padre e al figlio in un unico luogo, la casa dei Terzani, “i suoi occhi sono diventati grandi così”, racconta Limmer. Ha detto soltanto “davvero?” – ed è stato conquistato.

    Effettivamente ruoli simili, così ricchi di testo e monologhi sono rari nei film, una grossa sfida, anche per un attore con tanta esperienza e talento come Bruno Ganz. Jo Baier: “Lui fa delle cose grandissime, il film in gran parte poggia sulle sue spalle. Occorre essere eccellenti attori per non far diventare i testi monotoni”.

    La sceneggiatura è stata scritta da Ulrich Limmer insieme a Folco Terzani. Limmer: “Fin dal principio mi era chiaro che avremmo scritto una sceneggiatura non drammatica.

    Un grosso rischio. Ma effettivamente anche nella vita reale non c’erano grandi conflitti tra le persone chiamate in causa, nessuna tragedia.

    Persino il fatto che Tiziano muoia, egli non lo intende come un dramma. L’unico dramma, se poi si vuole parlare di dramma, è l’esistenza stessa della morte”. Il film nasce perché le emozioni tra i personaggi sono molto forti e assolutamente credibili: un uomo, che presto morirà, racconta la sua vita e le sue esperienze.

    Limmer: “è un’idea folle fare un film simile. Ma lo stimolo era proprio questo: abbandonare i sentieri già battuti dalla drammaturgia tradizionale, e al posto dei conflitti mettere al centro la parola, la narrazione”. Folco Terzani ne è stato subito affascinato. “Fare la riduzione cinematografica di un dialogo, dove tutto dipende solo dalla bravura degli attori, dove le parole fanno nascere immagini nella mente, immagini che non sono mostrate. E’ davvero una “grande” storia, che effettivamente richiede una “grande” produzione. La nostra scelta era girare un film assolutamente semplice. In questa semplicità tu puoi quindi ritrovare la grandezza della storia”.

    Un compito affatto facile, tanto più se si dovevano ridurre le vaste memorie di Terzani per la trasposizione cinematografica e concentrarle sui punti essenziali e decisivi. La parte del figlio Folco Terzani è interpretata da Elio Germano.

    Il produttore Ulrich Limmer ne era entusiasta da quando lo aveva visto nel film MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO.

    Ha dovuto gestire un ruolo difficile, una parte che richiede un “ascolto attivo”. Dato che non parla tedesco, ha imparato a memoria le parole chiave nei monologhi di Bruno Ganz, per poter reagire nel modo appropriato. Lui ha una forte presenza scenica, le sue emozioni si sviluppano sul suo viso.

    La moglie di Tiziano, Angela, è interpretata dall’austriaca Erika Pluhar. Nel suo libro, Terzani caratterizza il rapporto con sua moglie in una semplice frase: “Lei è stata tutto per me”.

    Nel corso degli anni la donna, due volte madre, che ha sempre seguito suo marito nei più svariati angoli del mondo, si è avvicinata lei stessa alla scrittura. Si è fatta conoscere come autrice con le sue annotazioni sul periodo che ha trascorso in Cina e in Giappone.

    Descrive suo marito come qualcuno che aveva una grande curiosità verso gli uomini e le loro condizioni di vita, verso la politica e l’arte. “ Più vedeva, più era affascinato dalla vita. Era uno scopritore, sempre a caccia, finché non comprendeva di cosa si trattava. Era questa la sua grande passione. Fondamentalmente lui era molto semplice. Possedeva un forte senso etico ed estetico. Gli stava estremamente a cuore- dice Angela Terzani- il messaggio: “ Prenditi cura tu stesso della tua vita, prendila in mano e non delegarla. Questo rende sovrani, e allora non siamo più povere vittime. Così è vissuto, con la schiena dritta e un bell’aspetto, fino all’ultimo giorno”.

    Forse è questo che quando era in vita attirava fortemente le persone verso di lui – lui che non orientava mai la sua vita verso nessuna tendenza, ma coltivava valori che sembravano così fuori moda come la famiglia, la libertà e l’indipendenza del pensiero.

    Angela Terzani sa usare bene questa popolarità: “Ora non è più qui per se stesso, ma per gli altri. Desiderava che il suo messaggio diventasse di tutti. Questo non ha più nulla a che fare con me e con i figli”.

    Per questo motivo la famiglia ha deciso che le riprese si sarebbero potute svolgere nella loro casa. Angela Terzani: “Il modo in cui ha vissuto, ha il suo posto qui, qui è più vero che da qualsiasi altra parte, e questa è la cosa più importante: che sia vero.”

    Bruno Ganz è d’accordo: “All’inizio era sconcertante. Tutto appartiene a questa persona, che però non è qui, c’è sua moglie, suo figlio, e poi sua figlia. All’inizio il grado di difficoltà era alto. Ma poi nel corso del tempo si è verificato il contrario. Si è iniziato a pensare che fosse una cosa fantastica, girare esattamente nel posto dove si è svolta la fine della sua vita.”

    Angela Terzani ha ammirato il modo in cui Bruno Ganz ha riportato in vita le parole di suo marito. Una delle scene più autentiche e cruciali è per lei il racconto che descrive la sua esperienza sull’Himalaya. Una scena chiave per Bruno Ganz, per così dire la vetta che doveva scalare per interpretare questo personaggio.

    La scena, di quasi 10 minuti, è molto lunga, e Ganz l’ha recitata per intero senza interruzioni. L’operatrice delle riprese Judith Kaufmann, premiata quest’anno per il film “Die Fremde (When we leave)” con il “Deutscher Kamerapreis”, ha trovato per il film immagini suggestive e ricche di sfumature. Per lei era importante che si restasse ad ascoltare, che si entrasse dentro la storia. La Kaufmann: “Uno non sta automaticamente ad ascoltare quando vede il viso di chi parla.

    Abbiamo ricercato immagini che non illustrano il testo, ma che gli aggiungono qualcosa. Immagini della natura. Il crepuscolo e l’atmosfera di luce naturalmente erano molto importanti nel tema della caducità”. Per Judith Kaufmann è il tema centrale del film: rimanere fedeli a se stessi, cercare la propria via, non lasciarsi impaurire.

    Le riprese si sono svolte nella Toscana settentrionale, sulla scena originale nella casa dei Terzani.

    A lungo lo staff della produzione era andato in cerca di un’altra casa – tre membri dell’troupe hanno viaggiato attraverso l’Italia per sei settimane, ma non hanno trovato nulla di paragonabile. O erano case coloniche ancora in esercizio, nelle quali le condizioni per le riprese sarebbero state difficili, oppure erano case per le vacanze con la piscina in giardino, il che sarebbe stato inappropriato, visto che nella casa dei Terzani non c’è piscina.

    In realtà non si voleva neppure invadere troppo la sfera intima della famiglia – dopotutto si trattava di far salire su per la montagna un grosso apparato di oltre 40 persone. Ma visto che non si trovava nessun altro luogo, si è ritornati in Toscana. Una decisione che si è rivelata giusta perché quel posto era un’incredibile fonte di ispirazione.

    Limmer: “Là ho compreso moltissimo di questa famiglia e della costellazione tra padre e figlio.”

    Quest’atmosfera particolare ha influenzato anche lo troupe. Si lavorava con molta concentrazione, e nonostante ovviamente la sera si mangiava tutti insieme, si beveva e discuteva animatamente, ognuno cercava anche il silenzio. Prima che il piccolo paese conseguisse una certa notorietà attraverso i Terzani, era un luogo dimenticato dal mondo. La vallata si trova al confine con l’Emilia Romagna.

    Il padre di Tiziano, un semplice operaio, lì aveva iniziato a sciare, su degli sci che si era costruito da solo con pezzi dello steccato del giardino. Tiziano veniva qui fin da quando era bambino, e nel corso della sua vita il paesino di montagna, con i suoi pastori e i castagni, sono rimasti il suo rifugio.

    Quanto più lontano era attirato nel mondo, tanto più questo nascondiglio tra i monti diveniva importante.

    Al Tiziano più attempato piaceva soprattutto il fatto che la tecnologia e l’industrializzazione non erano mai arrivati nella “sua” valle, che conservava la sua quiete. La particolarità di questo luogo influisce anche sull’autenticità del film – LA FINE E’ IL MIO INIZIO non è un prodotto di fantasia, ma la trasposizione cinematografica di una reale storia di famiglia e di vita.

    INTERVISTA CON FOLCO TERZANI

    Come mai Lei e Sua madre avete preso la decisione di concedere al team del film l’accesso alla dimora di famiglia?

    All’inizio non volevamo che si girasse qui. Ma alla fine abbiamo accettato in modo che l’idea di questo progetto potesse essere trasposta nel miglior modo possibile. Non è stato facile, questo posto è la nostra casa e non voglio darla in pasto al pubblico, sotto la luce dei riflettori. Qui non c’è ancora turismo. E così deve rimanere.

    Lei ha collaborato alla sceneggiatura e poi ha sperimentato come dalla Sua storia è stato tratto un film. Come è stato questo per Lei?

    Una ricostruzione storica non mi interessa. Certo erano belle storie, quelle che mio padre ha vissuto, ma ognuno ha storie del genere. Ciò che mi interessava erano le conclusioni che ne traeva. Se lui avesse trascorso la sua vita qui, se mi avesse raccontato come aveva cercato funghi o come aveva portato le pecore ai pascoli tra i monti, e da queste storie avesse tratto quelle sue conclusioni, per me sarebbe stato lo stesso. Saigon o le pecore, non fa alcuna differenza. Importanti sono le conclusioni. Certo, a volte mi sono commosso. Mi ha sorpreso vedere il modo in cui Bruno Ganz parlava, come raccontava. Stranamente non mi sono mai commosso quando mio padre raccontava le sue storie. Se era mio padre a raccontare, non avevo mai le lacrime agli occhi. Ero sempre sereno, rilassato. Ma c’è qualcosa che è nato con il film: ho capito più attraverso la realtà cinematografica che non nella realtà vera. La carriera giornalistica di mio padre non mi interessava, tuttavia i suoi ultimi anni mi hanno affascinato. Quando lui ha semplicemente abbandonato il suo lavoro, è salito sull’Himalaya e ha iniziato a meditare sul mondo. Ero curioso dei suoi pensieri…anche perché negli ultimi anni l’avevo visto poco.

    Come era Suo padre prima di questo grande cambiamento?

    Prima era giornalista. In realtà io sono venuto al mondo in una valigia. A due settimane di età ero già su una nave diretta dall’America verso l’Italia, poi ancora a Singapore e in seguito siamo sempre stati costantemente in viaggio attraverso l’Asia. Fin quando non ho iniziato gli studi non siamo mai rimasti a lungo in un posto. Lui era in viaggio e se tornava a casa, allora raccontava. Gli altri lo conoscevano come scrittore, ma lui era ancora meglio come narratore. Era leggendario. Anche in famiglia. Se parlava, parlava solo lui. E quel che diceva era interessante. Se veniva a casa di ritorno da un viaggio, allora sedevamo tutti intorno a un tavolo e lui iniziava…

    Ci piaceva in modo pazzesco. Di quando in quando la gente chiedeva: “Ma non vi dispiace che lui sia sempre via?” Certamente, era via spesso. Ma se c’era, era talmente presente, aveva così tanto da raccontare e poi ci coinvolgeva in discussioni senza fine. Di scarpe nuove non ne potevi certo parlare. Cose simili a casa erano impossibili. Si doveva discutere del partito comunista della Cina…all’epoca io avevo 10 o 12 anni. A un certo punto ha smesso di riflettere sulla Cina e sui problemi del partito comunista. Anche per la sua malattia.

    La chiamava l’opportunità che il tumore gli aveva dato. E’ stato un colpo violento, la paura che ti sveglia. Sai che non hai più tempo – allora ha cambiato radicalmente la sua vita. Questo è stato il motivo per cui si è ritirato dal mondo frenetico e ha iniziato ad osservare il mondo dall’alto delle montagne…in senso fisico e metaforico. E’ un’immagine assolutamente forte: l’Himalaya, le montagne più alte del mondo. Sale a capodanno del 2000, e là trova un anziano. Vanno d’accordo l’uno con l’altro e l’anziano inizia a spiegargli le cose. Diventano amici. Si intendono bene e allora mio padre lascia stare tutto, lascia perdere tutto e va a vivere lassù tra le montagne.

    Da allora in poi non ci siamo più visti spesso. Aveva deciso di abbandonare la sua vita normale, il suo lavoro, il giornalismo, i suoi amici, le feste. Non potevamo neppure telefonargli. Non aveva telefono, niente luce elettrica e niente internet. Né c’era nessuna strada che portasse a casa sua. L’ultimo tratto si doveva farlo a piedi. Viveva isolato. In quel periodo non abbiamo avuto molti contatti. Qualche volta scendeva giù dalla sua montagna e ci mandava un’e-mail. Così comunicavamo con lui. Non sapevo che cosa ne stesse venendo fuori, cosa si stesse sviluppando là. Mi piaceva il fatto che fosse andato dietro a un sogno folle, ma io non sapevo cosa facesse veramente là. Quando in seguito lessi i suoi libri, come “Lettere contro la guerra”, allora avvertii: fermo un momento, questa è un’altra persona. Cosa è successo là?

    Si è trasformato, ha cambiato totalmente la sua prospettiva. Il suo modo di vedere la guerra non è più unilaterale, non si tratta più del “male” o del “bene”, dei deboli o dei forti, del “dobbiamo fare una rivoluzione, oppure non farne nessuna”.

    Ora il suo punto di vista era quello di qualcuno che contempla “qualcosa” a distanza, qualcosa che si ripete sempre in continuazione, come una lunga serie di guerre che vanno sempre avanti e che in realtà sono sempre la stessa guerra. Guerre alle quali non si può mettere fine con una rivoluzione, perché in questo modo i problemi non sono mai stati risolti. Allora lui inizia a meditare, a risolvere i problemi nel suo intimo. Vale a dire, se tu non puoi influire sui grandi problemi, allora inizia a risolverli nel tuo piccolo.

    Questo è il punto dal quale qualcuno inizia a cambiare sé stesso. A quell’epoca scrisse la meravigliosa lettera a Oriana Fallaci. Semplicemente fantastica….e mi domandavo, chi è costui che scrive simili lettere? E’ mio padre e tuttavia non lo conosco. C’è qualcosa di nuovo in lui. Da allora in poi l’ho visto in modo diverso.

    Da allora in poi io, suo figlio, ero affascinato da lui come persona. E quando poi mi scrisse che presto sarebbe morto, allora iniziai a diventare assolutamente curioso di quello che aveva da dire. Volevo parlare con lui, venire a casa e parlare con lui…non sapevamo affatto per quanto a lungo…Avrebbe potuto essere soltanto per una settimana…abbiamo avuto fortuna, è durato tre mesi. Ha avuto il tempo di dire tutto quel che voleva dire.

    Dopo è morto.

    Gli ho domandato tutto quello che mi interessava. L’ho interrogato anche dopo la sua morte. Non è rimasto niente di irrisolto nella mia mente. Mi ha risposto su tutto e io rifletto volentieri su questo. Mi ha fatto un grande regalo.

  • Spunti di Riflessione:

    di Piero Papale

    1) Già nella scena iniziale, in cui Tiziano Terzani disegna con un pennello un simbolo cinese (un cerchio), viene anticipato il significato del film: che cosa simboleggia quel cerchio e perché rappresenta il significato finale di “La fine è il mio inizio”?

    2) Anche nella frase iniziale “La mia mente è libera, il mio corpo no” viene anticipato quello che sarà il conflitto di Tiziano, rappresentato nel film: quale è questo conflitto?

    3) Perché Tiziano vuole che sia il figlio Folco a raccogliere la storia e la conclusione della sua vita, pubblicando quel libro che sarà il suo testamento esistenziale? Nel rispondere, pensate alla affermazione di Tiziano che “un figlio deve crescere con la vita del padre”.

    4) Tiziano considera il libro sulla sua vita come un modo di prepararsi alla morte: ha veramente accettato il fatto di morire?

    5) “La morte è l’unica cosa nuova che mi può succedere” “Morire è l’unica cosa che ci accomuna tutti! Tanti l’hanno fatto prima di me” Nello sdrammatizzare Tiziano, in fondo, ha paura di morire?

    6) Nel raccontare la sua vita e le sue scelte ideologiche, Tiziano inizia con il dire che era nato povero (i genitori lo portavano la domenica a vedere i ricchi che mangiavano il gelato), poi l’ideologia (il comunismo di Mao) è diventata il suo motivo di vita ed essere giornalista, lavorare e vivere in Cina il suo ideale. Tale scelta non è forse motivata da una esigenza di riscatto da quella povertà iniziale?

    7) Tiziano, per seguire i propri ideali, intraprende i suoi viaggi attraverso l’Asia e poi la Cina, il Vietnam, sempre accompagnato dalla moglie Angela e dai figli, obbligando la sua famiglia a continui trasferimenti e a lunghe attese del suo ritorno. E’ giusto, secondo voi, “imporre” tale scelta di vita a tutta la famiglia? Per la moglie Angela, che lo ama veramente e che sarà sempre al suo fianco, forse, non è una imposizione ma per il figlio Folco?

    8) Oltre al modo di vita, Tiziano impone i propri ideali al figlio? Folco li accetta o è in conflitto con il padre?

    9) Le scelte di vita e gli ideali di Folco (volontariato con Madre Teresa di Calcutta, vita in India, studio di Gandhi…) sono veramente differenti ed in contrasto con quelli del padre?

    10) Nel descrivere il carattere e l’amore della moglie Angela, Tiziano la paragona ad un elefante, legato, con una esile fune ad un palo: con la forza che ha potrebbe liberarsi, molto semplicemente ma non lo fa per amore, per fedeltà. Condividete il comportamento di Angela nei confronti del marito? Dalla descrizione di Tiziano, Angela è’ una moglie “sottomessa” o una donna di grande carattere?

    11) Tiziano continua a raccontare al figlio la sua esperienza in Vietnam, la sua vita da giornalista e la dura guerra combattuta. La fine della guerra ed i drammatici giorni dell’arrivo dei Vietcong sono vissuti da Tiziano come un atto di giustizia, come la liberazione di un popolo dalla dittatura capitalista? Approfondite l’argomento ed esprimete la vostra opinione in merito.

    12) Per i più giovani, che idea vi siete fatta in merito alle vittorie dei Viet Cong e all’abbandono in massa del paese da parte degli americani attraverso le immagini dei numerosi film girati sulla guerra del Vietnam e sulle relative conseguenze (un film per tutti: “Le urla del silenzio” di Roland Joffé)?

    13) I racconti di vita di Tiziano vengono presentati al pubblico solo con le sue parole, senza flashback od immagini dei luoghi vissuti: condividete tale scelta di regia? Il racconto verbale è sufficiente per ricreare nella mente dei spettatori tali immagini?

    14) Tiziano racconta la caduta dei propri ideali comunisti, la distruzione degli usi e costumi cinesi, fatta dalla rivoluzione maoista, le tragedie dei campi di lavoro, dei gulag sovietici, delle inutili morti per il comunismo, quando poi la Russia, la Cina sono approdate al consumismo capitalistico, alla corsa per i soldi. Dà ragione al figlio che, nel non accettare i suoi ideali imposti, vedeva la realtà e non una visione della vita, travisata e offuscata dall’idealismo? Come giudicate voi questo cambiamento di Tiziano?

    15) L’idealismo, qualunque esso sia, offusca veramente la visione della vita reale o la nobilita?

    16) Come interpretate il concetto che l’unica vera rivoluzione è dentro di noi, è nell’animo degli uomini e non nella società, è nelle piccole cose e non nei grandi ideali?

    17) Commentate inoltre: - La libertà è apparente, la vera libertà è essere chi veramente sei. - Dobbiamo combattere il consumismo e l’economia arrivista di oggi, rinunciare ai troppi desideri; la vera rivoluzione è ritrovare la propria spiritualità. - Non esistono guerre giuste o guerre che fanno terminare altre guerre. - Le dittature cadono quando smetti di obbedire (Gandhi). Questi sono concetti che il padre ha acquisito dal figlio?

    18) Folco, parlando con la madre, si meraviglia del cambiamento del padre e delle “cose nuove” che gli ha detto. La risposta di Angela è che “non ha detto cose nuove, forse sei tu che prima non hai ascoltato”. Quanto è importante tale affermazione nel rapporto padre e figlio e nella decisione di Tiziano nel voler dettare i suoi ultimi pensieri proprio al figlio Folco?

    19) Lo scoprire di essere malato di cancro, porta Tiziano ad abbandonare il mondo professionale e la frenetica vita di tutti i giorni e a ritirarsi sulle montagne dell’Himalaya, per meditare e scoprire se stesso. Altra scelta coraggiosa ed importantissima per riproporsi i problemi esistenziali della vita e della morte. Per voi è una fuga dal mondo e dalla realtà o un atto necessario per affrontare e combattere la paura di morire?

    20) Tale scelta del padre è accettata dal figlio Folco? Quando Folco, dopo aver litigato con il padre, si arrampica su un albero per isolarsi da tutto e da tutti, non fa forse la stessa cosa di suo padre?

    21) Pensate all’orgoglio del padre quando, dopo il litigio con Folco e la risolutezza del figlio nel dialogo con l’editore del libro, capisce che il proprio figlio ormai è maturo, sicuro di sé e non più bisognoso di aiuto paterno. (per Tiziano un problema è risolto con Folco, mancano da risolvere altri due problemi: sua moglie e la sua figliola).

    22) Il periodo di isolamento sull’Himalaya ha portato Tiziano ad essere totalmente assorbito dal mondo della natura, senza più nome né riferimenti del vecchio mondo, essere fisico facente parte totale della natura, un tutt’uno con il mondo metafisico che lo circonda. La vera illuminazione è vedere il mondo come è veramente. Sente la presenza di un Essere cosmico, fautore di tutto questo. Annullando il proprio “IO” forse nasce in lui il bisogno di soprannaturale, il bisogno di un Dio, anche se non pronuncia mai questo nome?

    23) Bellissima scena è la passeggiata sui monti fatta con il figlio: quali altre problematiche sulla morte vengono affrontate? Meditate sulle frasi: - Con la morte tutto quello che hai costruito si annulla. - Il mio cammino non è unico, ci sono altri cammini fatti da altri uomini. - Importante è l’universalità del cammino. - Vivere è fattibile.

    24) Altra scena emozionante è l’arrivo dei nipoti: cosa rappresentano per Tiziano i nipoti? Cosa rappresenta l’albero con gli “occhi” fatto per loro?

    25) Tiziano sta per morire e detta la sue ultime volontà: ha accanto tutta la sua famiglia e la scena è vista da lontano dal nipote che, apparentemente distratto, fa i compiti, non mancando di inviare degli sguardi intimoriti al nonno. Tiziano invita i familiari, alla sua morte, di farsi una bella risata: non c’è motivo per piangere. La figlia non capisce, voi invece come interpretate questa raccomandazione?

    26) La morte è vicina: Tiziano si sente ormai un tutt’uno con la natura, non c’è più separazione con il mondo, non c’è più conflitto con la vita. Queste ultime sensazioni si percepiscono emotivamente e non soltanto dalle parole di Tiziano? E’ per voi emozionante, nella sua semplicità ed essenzialità, la scena della sua morte? Pensate alla dolcezza di Angela ed al suo modo di darne notizia ai figli con un triste sorriso. Pensate a quando Folco disperde le ceneri del padre al vento, all’immagine delle ceneri che, volando, si compenetrano con il paesaggio, rendendo visivo il suo concetto di “tutt’uno” con la natura.

    27) Fabio Ferzetti, nella sua recensione del film sul “Messaggero”, afferma che l’opera è “fatalmente prevedibile e priva di emozione”. Siete d’accordo con questo parere? Enunciate le scene che vi hanno emozionato, se per voi ci sono state.

    28) Condividete la scelta di regia di girare il film nei reali luoghi dove si è svolta la vicenda? Per voi il vedere nel film gli stessi paesaggi ed immagini dei reali protagonisti vi ha emozionato o non ha aggiunto alcun valore al film?

    29) Per chi avesse letto il libro omonimo “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani (edito in Italia da Longanesi), il film è una fedele trasposizione del libro? E’ riuscito a mantenerne i messaggi e le emozioni del testo scritto?

    30) In conclusione, il film riesce a trasmettere il grande messaggio di Terzani: “Un uomo può cambiare se stesso. E se fa questo, allora può cambiare il mondo”?

    31) Risulta chiaro allo spettatore il concetto di Terzani di “chiusura del cerchio della vita”?

Letto 29781 volte

Video

Altro in questa categoria: « Figli delle Stelle I fiori di Kirkuk »

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Has no content to show!