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Il Bambino con il Pigiama a Righe

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Berlino, anni quaranta. Bruno, otto anni, torna dai giochi con gli amici di scuola per trovare la sua casa in preda a un gran fermento. Il padre, un ufficiale nazista, è appena stato promosso, così la madre sta progettando una festa. Bruno non vede ragioni di celebrare, perché il nuovo incarico del padre è situato fuori Berlino e l'intera famiglia dovrà trasferirsi in campagna, obbligandolo a lasciare la casa e gli amici che adora. Le sue paure di ritrovarsi solo vengono confermate quando la famiglia arriva in questa inquietante e isolata abitazione.

    Bruno trova difficile calarsi in questa nuova vita e inizia presto ad annoiarsi. Non ci sono altri ragazzi con cui giocare e la madre gli proibisce di esplorare le zone dietro alla casa. La sorella maggiore Gretel non ha più interesse a comunicare con lui, essendo troppo impegnata a gestire le sue bambole o a parlare con uno degli uomini del padre, il giovane tenente Kotler, affascinante e minaccioso. Bruno è incuriosito dall'esistenza di una strana fattoria che si può vedere dalla finestra della sua stanza, in cui tutti i residenti sembrano indossare un pigiama a strisce. Quando cerca di saperne di più sulla ‘fattoria', gli viene detto che non sono affari suoi e che non deve avvicinarsi. Noi sappiamo quello che Bruno ignora, ossia che la ‘fattoria' è in realtà un campo di sterminio. Anche sua madre non conosce la verità, perché crede che loro stiano vivendo accanto ad un campo di internamento o di lavoro. Infatti, suo marito ha giurato di non rivelare mai i veri scopi del luogo, che è una fabbrica della morte ideata per attuare la ‘Soluzione finale', l'eliminazione sistematica degli ebrei.

    Bruno fa amicizia con un addetto alle cucine chiamato Pavel, un uomo pieno di acciacchi e che si muove con difficoltà, indossando un pigiama a strisce sotto il grembiule. Quando Bruno cade da un'altalena in giardino e si taglia il ginocchio mentre la madre non c'è, è Pavel che si prende cura di lui e che si occupa della ferita. Pavel dice a Bruno che un tempo faceva pratica come dottore e sorride quando il ragazzo gli risponde che non doveva essere molto bravo se aveva bisogno di fare pratica.

    Dopo settimane in cui gira intorno alla casa, Bruno ad un certo punto sfida l'autorità materna e si dirige di nascosto nel giardino in cerca di avventura. Vagando nei boschi, arriva a un recinto col filo spinato. Dalla parte opposta, un ragazzino col pigiama a strisce sta svuotando dei detriti da una carriola. Eccitato per aver finalmente trovato qualcuno della sua età con cui giocare, Bruno inizia a visitare quotidianamente il suo nuovo amico Shmuel, mantenendo comunque il segreto su questi incontri con i genitori e la sorella.

    Nel corso delle settimane successive, Bruno ha sempre maggiori problemi con quello che vede e sente a casa, così come con quello che apprende nella sua vita segreta con Shmuel. Mentre il suo tutore gli racconta che tutti gli ebrei sono malvagi, il suo legame con Shmuel diventa più forte. Inoltre, è testimone del pestaggio brutale di Pavel, l'aiutante alle cucine, per mano dell'irascibile tenente Kotler. Intanto, sua madre ha iniziato ad aprire gli occhi dopo una barzelletta ripugnante fatta dal giovane tenente, che involontariamente rivela la vera causa del fumo proveniente dalle ciminiere del campo. Bruno è anche infastidito dai cambiamenti di sua sorella, che, indottrinata dalle lezioni del loro tutore e dalla sua infatuazione per il tenente Kotler, ha iniziato a riempire le pareti della sua stanza con della propaganda nazista. L'atmosfera familiare peggiora sempre di più e anche a causa delle storie che Shmuel gli racconta, Bruno teme che stia avvenendo qualcosa di inquietante dall'altra parte del recinto. Forse, suo padre non è veramente un uomo buono come lui ha sempre ritenuto.

    Un giorno, Bruno rimane stupito di trovare Shmuel che pulisce la cristalleria della casa e gli offre un pezzo di torta, ma i due vengono sorpresi insieme dal tenente Kotler, che accusa Shmuel di aver rubato del cibo. Invece di difendere il suo piccolo amico dal soldato che lo tormenta, Bruno racconta al tenente Kotler di non aver mai visto prima Shmuel. In seguito, pieno di rimorsi, Bruno va ripetutamente al recinto per scusarsi col suo amico, ma il ragazzo col pigiama a strisce non c'è mai. Quando alla fine Shmuel ritorna, il suo volto mostra una brutta ferita per un pugno del tenente Kotler, cosa della quale Bruno si vergogna profondamente. Tuttavia, Shmuel lo perdona e la loro amicizia può riprendere.

    Nel frattempo, il rapporto tra i genitori di Bruno è diventato molto teso, tanto che suo padre decide di mandare la famiglia da una zia a Heidelberg. Il trasferimento, che Bruno desiderava ardentemente quando è arrivato, rappresenta ora un brutto colpo, perché significa che verrà separato dal suo nuovo migliore amico.

    In uno dei loro ultimi incontri, Bruno apprende che il padre di Shmuel manca da tre giorni. Bruno promette di aiutare l'amico a cercare il genitore, vedendola come un'opportunità di farsi perdonare il suo vergognoso tradimento precedente. Il giorno in cui la famiglia dovrebbe trasferirsi a Heigelberg, Bruno di nascosto si reca ad incontrare Shmuel, armato di una pala e pronto ad imbarcarsi in un'ultima avventura. Ma una volta che è arrivato dall'altra parte, Bruno viene rapidamente catturato da un meccanismo mostruoso, che segna il suo destino assieme all'amico e a un numero infinito di altri innocenti che si trovano all'interno del recinto.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Mark Herman
  • Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
  • Produzione: Heyday Films
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 100 minuti
  • Sceneggiatura: Mark Herman
  • Direttore della Fotografia: Benoit Delhomme
  • Montaggio: Michael Ellis
  • Scenografia: Martin Childs
  • Costumi: Natalie Ward
  • Attori: Asa Butterfield, Jack Scanlon, Amber Beattie, David Thewils, Vera Farmiga
  • Destinatari: Scuole Primarie
  • Approfondimenti:


    LA PRODUZIONE

    LA GENESI DEL FILM

    IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE è una favola che vuole offrire una prospettiva unica sugli effetti del pregiudizio, dell'odio e della violenza sulle persone innocenti, in particolare i ragazzi, durante il tempo di guerra. Attraverso gli occhi di un fantasioso ragazzo tedesco di otto anni, che viene tenuto all'oscuro della realtà bellica, noi siamo testimoni di un'amicizia proibita che si sviluppa tra Bruno, figlio di un comandante nazista, e Shmuel, un ragazzo ebreo imprigionato in un campo di concentramento. Sebbene i due siano divisi fisicamente da un recinto di filo spinato, le loro vite diventano inesorabilmente collegate.

    "E' inutile dire che un lavoro di immaginazione ambientato nel periodo e nei territori in cui è avvenuto l'Olocausto è controverso e qualsiasi sceneggiatore che affronta delle storie di questo tipo deve essere ben consapevole delle sue intenzioni prima di iniziare. Questo è particolarmente importante nel caso di un libro per ragazzi", sostiene John Boyne, autore del fortunato romanzo Il ragazzo col pigiama a strisce. "Per me, uno scrittore irlandese di 34 anni, l'unico modo rispettoso di affrontare questo argomento era attraverso l'innocenza, grazie ad una favola raccontata dal punto di vista di un bambino decisamente ingenuo, che ovviamente non può comprendere pienamente gli orrori che lo circondano. Credo che questa ingenuità sia molto simile a quella che altre persone della mia generazione possono nutrire per l'oscurità di quel periodo".

    Boyne prosegue dicendo "'cosa succede in questo posto?' Si chiede Bruno. Perché ci sono così tante persone dall'altra parte del recinto? Sono delle domande semplici, ma in forma elementare non sono le stesse che continuiamo a porci ancora adesso? Forse il compito di uno scrittore o di un artista è di continuare a cercare delle risposte, per assicurarci che queste domande continuino ad essere poste, in modo che nessuno dimentichi perché devono essere fatte".

    David Heyman, il produttore che si occupa della serie di "Harry Potter", era interessato al romanzo IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE, sebbene sia stato lo sceneggiatore e regista Mark Herman ad aver opzionato il libro. Quando lui e Herman si sono incontrati hanno scoperto di avere delle idee e una sensibilità simili a proposito del progetto, decidendo quindi di lavorare insieme. Entrambi sapevano che un'opera di fiction incentrata sull'Olocausto rappresenta un lavoro controverso, ma i due avvertivano una forte passione nella loro reazione alla storia, che vedevano come un dramma umano affascinante ed accessibile, dotato di un messaggio che rimaneva sempre importante. Loro erano d'accordo con Boyne che ogni tentativo di esplorare il cuore oscuro dell'epoca nazista nel tentativo di illuminare delle nuove generazioni, in modo da non dimenticare o ripetere quello che è accaduto, non è soltanto una buona idea ma è anche necessario.

    "Quando ho letto il libro, mi sono subito immaginato un film", rivela Mark Herman. "Ma sapevo anche che sarebbe stato molto difficile realizzarlo, a causa della natura estremamente delicata del soggetto".

    "Uno dei personaggi di Graham Greene sostiene che l'odio è il fallimento dell'immaginazione", sostiene David Heyman. "Io ci credo fermamente, così come ritengo che l'enormità dell'Olocausto, le dimensione di questa barbarie, il numero dei morti e dei rifugiati, oltre che, a livello esponenziale, delle vite distrutte, lo renda impossibile da concepire, perché le cifre ti lasciano esterrefatto. Se si tenta di presentare ad un bambino questo periodo non troppo distante nel tempo, queste cifre lo spaventano. Penso che John Boyne abbia trovato un modo decisamente emozionante ed efficace di approcciare questo tema, concentrando la sua storia su due ragazzi e una famiglia".

    Heyman prosegue dicendo di "essere attirato dalle storie umane e questo è soprattutto un racconto umano. Anche se si tratta di una storia sull'Olocausto, ambientata nella Germania del 1940, per me non ha tempo. Con tutti i conflitti che ci sono attualmente, in Ruanda, Somalia, Palestina, Israele, nel Darfur o in Zimbabwe, questa storia mi sembra attuale ancora oggi, così come in qualsiasi periodo storico. Mi parla direttamente e ha toccato migliaia di lettori nel mondo. I ragazzi hanno le potenzialità e le capacità di superare le differenze culturali e di identità, mentre le persone possono andare d'accordo se non vengono incoraggiate a odiare, anche se i governi, le istituzioni e i mass media possono (e in effetti lo fanno) coltivare il conflitto e la sfiducia. Sono delle idee senza tempo con una rilevanza universale e quindi credo che questa storia le renda accessibili a tutti".

    "Il premio Nobel Elie Wiesel sostiene che se non c'eri, non ne dovresti parlare", dice l'autore John Boyne. "In un certo senso, io sono d'accordo, ma allo stesso tempo, ci viene detto di non dimenticare mai. Quindi, sono convinto che, mentre passano i decenni, gli artisti hanno il compito di trovare nuovi modi di raccontare questa storia e di ricordare al mondo i morti. Se si affronta il soggetto senza volerlo sfruttare, cercando di non banalizzarlo, ma di raccontare la storia in un modo diverso per trovare un nuovo pubblico, allora hai raggiunto il tuo obiettivo. Io dico sempre ai ragazzi che hanno letto il mio libro ‘se vi ha emozionato, se la storia di questi due ragazzi è interessante per voi, ecco una lista di titoli che dovreste leggere'. Sono stati scritti da persone come Wiesel, Primo Levi e Anne Frank, scrittori che hanno vissuto l'Olocausto e hanno una forte autorità morale. Spero che gli artisti di oggi possano fare proprio questo: interessare i ragazzi e portarli a conoscere dei libri che dovrebbero leggere".

    Ogni membro della squadra di produzione dietro a IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE sapeva bene che loro stavano girando un'opera di fiction e non un documentario. Tuttavia, considerando che la vicenda dipende dalla Storia reale, è stata posta una grande cura per mantenersi fedeli al contesto.

    "Noi eravamo molto attenti al realismo", sostiene Mark Herman. "Quando abbiamo svolto delle ricerche sull'adattamento, ho appreso che i comandanti del campo erano vincolati al segreto, con la minaccia di una morte sicura in caso di tradimento, in modo da mantenere la massima riservatezza sulle loro attività. Era proibito dire a chiunque altro, comprese le loro famiglie, in cosa consisteva esattamente il lavoro. Questo mi ha aiutato molto quando stavo scrivendo la sceneggiatura, soprattutto per spiegare le ragioni che portano il comandante a non rivelare alla moglie il programma di sterminio, tanto che lei ritiene che sia un campo di lavoro, per poi scoprire la verità soltanto accidentalmente. Il pubblico contemporaneo ha il beneficio di una prospettiva storica completa e ritiene ovvie certe cose. Lo spettatore odierno penserà che la moglie deve per forza sapere, considerando che vive accanto a un campo di concentramento. Ma alcune di loro non conoscevano la realtà. La moglie del comandante di Auschwitz, per esempio, ha vissuto praticamente in cima al campo senza sapere cosa avveniva per due anni. Il fascino della storia è che questi due ragazzi, da parti opposte del recinto, non sanno veramente cosa sta succedendo".

    "Mark ha intensificato il dramma della famiglia e inserito questo punto di vista adulto della madre, che piano piano scopre cosa sta avvenendo al campo, un aspetto poco sviluppato nel libro", sostiene il coproduttore Rosie Alison della Heyday Films che ha coordinato le ricerche storiche per il film. "Inoltre, ha anche aggiunto un filmato di propaganda nazista che è emerso dalle nostre ricerche, un disgustoso cortometraggio di 14 minuti che mostra la vita nei campi, con delle attività ricreative, dei pasti conviviali e dei volti sorridenti. Mark ha deciso di girarne una nuova versione per la nostra pellicola, in modo che Bruno ne veda alcuni frammenti e pensi di sapere com'è il campo grazie a questo materiale, tanto da pensare che la situazione sia piacevole. Questo fatto gli permette di ritrovare la fiducia in suo padre, anche se solo per un breve periodo".

    La Alison prosegue sostenendo che "questa vicenda si basa sulla realtà storica e noi siamo stati attenti a trattare tutto con il dovuto rispetto", rivela la produttrice. "E' un dramma molto particolare, in cui ogni cosa è vista dall'altra parte del recinto, almeno fino alla conclusione, quando la realtà del campo ci viene mostrata nelle scene conclusive. L'aspetto più controverso della storia, in cui forse ci prendiamo la maggiore licenza poetica, è la presenza di Shmuel nel campo di concentramento. Probabilmente, è l'aspetto in cui la fiction e la realtà si distanziano maggiormente nel nostro film, perché il fatto inimmaginabile e orribile è che la maggior parte dei bambini che arrivavano nei campi venivano immediatamente mandati a morire. Tuttavia, nel 1944, in particolare ad Auschwitz, c'erano ancora dei bambini sopravvissuti, così come dei casi singoli di ragazzi ancora vivi, per degli esperimenti medici o per dei compiti particolari (come la situazione documentata di due ragazzi tenuti a Treblinka per nutrire le anatre nello stagno). Ci sono delle celebri fotografie di sopravvissuti bambini alla liberazione dei campi, ma in realtà loro di solito venivano portati direttamente dai mezzi di trasporto alle camere a gas, quindi la storia di Shmuel richiede una certa sospensione dell'incredulità".

    "La storia tende a ripetersi e penso che sia importante che queste vicende vengano raccontate, in qualsiasi forma e da chiunque, fin quando i contenuti emotivi siano reali e fedeli", sostiene il produttore David Heyman. "Questa è la storia di una famiglia comune, delle persone normali che, attraverso l'ignoranza, l'innocenza o un'obbedienza cieca all'autorità in qualsiasi cosa venisse richiesto loro, incarnano decisamente quello che Hannah Arendt definiva la ‘banalità del male'. Spero che i giovani e altri membri del pubblico saranno emozionati da IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE e usciranno dalle sale con una comprensione maggiore dei costi personali di queste tragedie e avendo stretto un forte legame con i partecipanti, sia le vittime che i carnefici".

    "Il film è stato realizzato in maniera onesta, appassionata e convinta da persone che hanno un grande rispetto e ammirazione sia per i sopravvissuti, che per quelli che non ce l'hanno fatta. Ritengo che sia molto importante mantenere viva la storia in modo da non ripeterla, quindi credo che sia importante tutto quello che facciamo con questo obiettivo e ogni passo che compiamo per far sì che anche una sola persona veda il mondo con occhi differenti".

     

    L'AUTORE DE "IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE"

    John Boyne è nato a Dublino, in Irlanda, nel 1971. Ha studiato letteratura inglese al Trinity College di Dublino e scrittura creativa alla University of East Anglia di Norwich, dove ha ottenuto il premio Curtis Brown per il miglior scrittore studente dell'anno.

    Ha iniziato la sua carriera con dei racconti, il primo dei quali, pubblicato per il New Irish Writing, è stato in lizza in Irlanda per l'Hennessy Literary Award. In seguito, ha pubblicato cinque romanzi. "The Thief of Time" (2000) racconta la storia di Matthieu Zela, un uomo che non invecchia. "The Congress of Rough Riders" (2001) è il racconto della vita di Buffalo Bill Cody, narrato dal punto di vista del suo pronipote di fantasia William. "Crippen" (2004) è la ricostruzione di un celebre caso di omicidio del 1910 ed è stata la scelta del Borders New Voices negli USA. "Next of Kin" (2006) è un dramma psicologico sulla scia di Patricia Highsmith, basato sulla crisi del 1936 in Inghilterra legata all'abdicazione. "Mutiny on the Bounty" (2008) è una versione originale della storia del Bounty mostrata attraverso gli occhi di un mozzo quattordicenne.

    Il suo romanzo "Il bambino con il pigiama a righe" (THE BOY IN THE STRIPED PYJAMAS) è stato pubblicato all'inizio del 2006 e ha rapidamente conquistato un pubblico internazionale fatto sia di ragazzi che di adulti. In Irlanda, si è aggiudicato due Irish Book Awards, come libro per ragazzi dell'anno e come romanzo preferito dal pubblico, mentre è anche stato in lizza per il miglior libro dell'anno in assoluto. Inoltre, è stato candidato a diversi riconoscimenti internazionali, come l'Ottakar's Children's Book Prize (UK), il British Book Award (UK), il premio Paolo Ungari (Italia) e il Borders' Original Voices Award (USA). Nell'aprile del 2007, aveva passato 66 settimane in testa nelle classifiche di vendita irlandesi. Il libro è entrato tra i dieci romanzi più venduti nel Regno Unito e in molti Paesi europei, raggiungendo il primo posto in Australia e divenendo un bestseller per il New York Times.

    Scrive regolarmente per l'Irish Times e per il Sunday Tribune in Irlanda, oltre ad aver fornito tanti articoli a molti altri giornali e riviste. I suoi romanzi vengono pubblicati in 35 lingue. Vive a Dublino, dove sta attualmente lavorando al suo settimo romanzo.

  • Spunti di Riflessione:

     

    1. La diaspora degli ebrei avvenne nel 70 d.C. con la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, imperatore romano. Approfondite l'argomento.

    2. Dati storicamente esatti danno per certa la presenza degli ebrei in Roma già dall'epoca del primo Triumvirato (Cesare, Marco Antonio e Lepido). Effettuate ricerche in merito.

    3. Gli ebrei, nel corso della storia, furono sempre perseguitati. In Spagna, all'epoca di Isabella la cattolica, spregiativamente, coloro che si convertivano alla religione cristiana venivano chiamati "marranos"; all'epoca di Filippo II, vennero scacciati dal territorio spagnolo perché tutta la corte si era indebitata con loro. Questi due esempi fanno sorgere un pensiero. Quanto le loro persecuzioni, nel corso dei secoli, sono state legate al desiderio di impadronirsi delle loro ricchezze, quanto alla religione giudaica che professavano e quanto al fatto che si riteneva appartenessero ad una razza diversa?

    4. La Germania nazista e il concetto di superiorità della razza ariana.

    5. L'espansionismo nazista e la teoria dello "spazio vitale" del Ratzel.

    6. La persecuzione contro gli ebrei in Germania iniziò ufficialmente, nel 1938 con la notte dei cristalli. Cosa accadde?

    7. In un bellissimo film di Sideny Lumet del 1965, L'uomo del banco dei pegni, il protagonista, un usuraio ebreo che ha visto la sua famiglia sterminata ad Auschwitz, dice: "Noi siamo così ricchi perché abbiamo solo dovuto lavorare. Nessuno ci ha mai permesso di alzare gli occhi per guardare il cielo".

    8. Auschwitz, Dachau, Treblinka, Buchenwald, Belsen sono nomi che, ancora oggi, fanno rabbrividire chi "ricorda". E chi non li conosce, deve conoscerli per non dimenticare. Commentate.

    9. Perché lo sterminio nazista del popolo ebraico, dagli anni '30 al 1945, viene ricordato come una delle pagine più buie della storia dell'umanità? Eppure, nel corso dei secoli, tremendi fatti analoghi sono accaduti e purtroppo succedono ancora. Perché allora?

    10. Per i nazisti, gli uomini, le donne e i bambini che arrivavano ai campi di concentramento non erano più esseri umani e non erano bestie ma numeri di cui disporre a piacimento. Qual era il primo obbrobrioso atto che i custodi dei campi commettevano non appena i treni blindati venivano aperti?

    11. La disperata sopravvivenza, nelle condizioni in cui vivevano i prigionieri, giustifica il loro scendere a compromessi fisici, umani e religiosi? Se sì o se no, chiarite le vostre opinioni in merito.

    12. Si può pensare che le popolazioni tedesche delle piccole città che vivevano accanto ai campi potessero ignorare (come hanno detto poi quando sono state messe di fronte alla realtà) quanto succedeva in quei luoghi di morte?

    13. Le camere a gas vennero impiegate per un motivo di ordine pratico, neanche in minima parte con qualche intento pseudo-umanitario come per la ghigliottina di monsieur Guillotin. Quale fu il fine che portò ad usare il gas nello sterminio dei deportati?

    14. Heinrich Himmler, il gerarca che creò i campi di deportazione sfuggì alla legge degli uomini e pertanto non era tra gli altri nazisti che vennero condannati al processo di Norimberga. Perché? Approfondite l'argomento.

    15. Nei campi di deportazione non c'erano solo ebrei ma tra gli altri, anche religiosi cattolici, rom ed individui con handicap fisici e psichici anche tedeschi che dovevano morire per non inficiare la purezza della razza ariana predicata dal nazismo. Secondo voi perché si parla quasi sempre solo del popolo ebraico?

    16. Il credo della purezza ariana fece giungere il nazismo a creare, attraverso l'operazione Lebensborn, una situazione di riproduzione umana, tremenda negli intenti, nelle realizzazioni e nei risultati. Effettuate ricerche in merito.

    17. C'è una profonda differenza tra campi di concentramento e campi di deportazione. Quale?

    18. Lo scrittore Graham Grene sostiene che "l'odio è il fallimento dell'immaginazione". Siete d'accordo? Se sì o se no chiarite il vostro pensiero.

    19. La perdita dell'immaginazione porta alla perdita dell'entusiasmo e ad una vita piatta e noiosa. E' la vita di Bruno, quando abbandonato Berlino per seguire suo padre, si trova in un luogo freddo e inospitale che ispira solo malinconia? Come reagisce il ragazzo?

    20. Perché il padre di Bruno impedisce a lui, a Elsa sua moglie e all'altra figliola Gretel di andare nella parte posteriore della loro casa dove, secondo le sue parole, si vede solo "un'azienda agricola?

    21. Perché il padre di Bruno, ufficiale delle SS, trasferito da Berlino, perché nominato comandante della pseudo azienda agricola che poi è un campo di sterminio, nasconde la realtà ai suoi familiari?

    22. All'inizio della storia l'immagine che si ha del padre di Bruno è quella di un genitore buono e adorabile. Eppure quest'uomo giunge, per una promozione, a comandare un campo dove la fame, la crudeltà, la malattia e la morte sono compagni di tutti i prigionieri di qualsiasi età. Perché egli può avere due facce così diverse l'una dall'altra senza soffrirne, pur vergognandosene nel celare ai suoi familiari la realtà?

    23. In Elsa, la madre di Bruno, vive un'ambiguità morale, legata all'accettazione di una realtà orribile di cui comunque è al corrente oppure ella la ignora almeno all'inizio oppure chiude gli occhi per non vedere e le orecchie per non sentire?

    24. Dopo la seconda guerra mondiale molti storici si sono posti la domanda che, nel punto precedente viene posta a voi nei riguardi della madre di Bruno. Possibile che tutti coloro che avevano rapporti familiari e amicali con chi (come le SS) lavoravano nei campi di sterminio, non si rendevano conto dell'immane tragedia di cui i parenti e gli amici erano responsabili?

    25. Qual è il comportamento di Elsa quando Bruno scopre l'orrenda realtà dell'"azienda agricola"? Agisce nell'affrontare il problema per preservare il figlio oppure...?

    26. Gretel, la sorella di Bruno, è la classica incarnazione di chi vive egoisticamente nel proprio mondo, ignorando la realtà che lo circonda. Sono molte le persone che, anche oggi, scelgono questo tipo di comportamento. Perché? Solo per egoismo o anche per paura oppure per superficialità? Esprimete la vostra opinion e in merito chiarendo il vostro pensiero in relazione al caso di Gretel.

    27. Il tenente Kotler è il classico esempio del giovane tedesco che vive in nome degli spregevoli ideali del nazismo e che considera l'uccisione di tanti esseri umani nel campo, la degna conclusione di vite inutili, fastidiose e pericolose per la razza ariana di cui è "degno" rappresentante. Oggi sembra impossibile che siano esistite tali persone ma ieri... Effettuate ricerche in merito al condizionamento che il nazismo esercitò sui membri più giovani della popolazione tedesca.

    28. Come e perché Kotler fa comprendere pienamente ad Elsa che il fumo che fuoriesce da alcuni casermoni dell' "azienda agricola", non sia altro che il fumo delle camere a gas in cui muoiono tanti innocenti?

    29. Il comandante del campo, padre di Bruno, e il tenente Kotler sono entrambi SS, consapevoli del compito loro affidato. Eppure tra i due c'è una profonda differenza. Quale?

    30. Quando avviene il primo incontro tra Bruno e Shmuel, il piccolo internato, il ragazzo tedesco comprende perché una rete e un filo spinato li separino?

    31. L'amicizia che sorge tra i due ragazzi è per Bruno solo un'alternativa alla solitudine oppure egli si affeziona veramente al piccolo ebreo?

    32. Quando Bruno trova, nella sua casa, Shmuel che pulisce la cristalleria e gli offre un pezzo di torta perché mente al tenente Kotler quando questi accusa il ragazzo ebreo di averla rubata?

    33. Pavel è l'altro internato con cui Bruno ha rapporti. Perché quando si ferisce e viene curato da lui non si rende conto che Pavel, in un'altra vita, era stato un medico?

    34. Il padre di Shmuel sparisce dal campo (probabilmente ucciso nelle camere a gas) e il ragazzo che non vuole accettare la sua perdita chiede a Bruno di aiutarlo a ritrovarlo. Perché Bruno accetta?

    35. C'è una scena nel film che si può considerare la nemesi storica di tutto il nazismo. Quando Shmuel porta una divisa da internato a Bruno ed egli, levandosi i suoi abiti li posa ordinatamente vicino a un buco nella rete di filo spinato e l'attraversa. Commentate.

    36. Gli anni passano e il padre di Bruno non si rassegna alla scomparsa del figlio: torna al campo, gira intorno alla recinzione vede un buco nella rete e un mucchietto di abiti e comprende quanto "la violenza dell'uomo si scontri, alla fine e sempre, con la giustizia di Dio". Commentate.

     

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