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Terraferma

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

    Una storia sospesa tra realtà e mito, raccontata con il linguaggio lieve e potente delle fiabe. Non un film sull'immigrazione, ma su di noi. Su chi cerca la propria Terraferma.

    Due donne, un'isolana e una straniera: l'una sconvolge la vita dell'altra. Eppure hanno uno stesso sogno, un futuro diverso per i loro figli, la loro Terraferma.

    Terraferma è l'approdo a cui mira chi naviga, ma è anche un'isola saldamente ancorata a tradizioni ferme nel tempo.

    È con l'immobilità di questo tempo che la famiglia Pucillo deve confrontarsi.

    Ernesto ha 70 anni, vorrebbe fermare il tempo e non vorrebbe rottamare il suo peschereccio.

    Suo nipote Filippo ne ha 20, ha perso suo padre in mare ed è sospeso tra il tempo di suo nonno Ernesto e il tempo di suo zio Nino, che ha smesso di pescare pesci per catturare turisti.

    Sua madre Giulietta, giovane vedova, sente che il tempo immutabile di quest'isola li ha resi tutti stranieri e che non potrà mai esserci un futuro né per lei, né per suo figlio Filippo.

    Per vivere bisogna trovare il coraggio di andare.

    Un giorno il mare sospinge nelle loro vite altri viaggiatori, tra cui Sara e suo figlio. Ernesto li accoglie: è l'antica legge del mare. Ma la nuova legge dell'uomo non lo permette e la vita della famiglia Pucillo è destinata ad essere sconvolta e a dover scegliere una nuova rotta.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Emanuele Crialese
  • Titolo Originale: Terraferma
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
  • Data di uscita al cinema: 7 settembre 2011
  • Durata: 88’
  • Sceneggiatura: Emanuele Crialese e Vittorio Moroni
  • Direttore della Fotografia: Fabio Cianchetti
  • Montaggio: Simona Paggi
  • Scenografia: Paolo Bonfini
  • Costumi: Eva Coen
  • Attori: Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Giuseppe Fiorello
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:
    NOTE DI REGIA

    Tornare sull'isola di Respiro nell'estate del 2009...

    Ho trovato un luogo molto diverso da come lo ricordavo durante le riprese di Respiro... il mio scoglio sperduto in mezzo al mare è adesso terra di frontiera. Relitti di barche mezze affondate, in attesa di essere cancellate dal mare, motovedette con cannoni e mitragliatrici, confusione e disperazione. Rimango sull'isola ad aspettare...

    Dopo 21 giorni alla deriva, approda a Lampedusa un barcone carico di più di settanta persone. Sepolte dai cadaveri dei compagni di viaggio, soltanto cinque sono sopravvissute. Tra questi c'è un'unica donna: Timnit T.

    Vado a cercarla. La trovo sorridente, dice di essere nata una seconda volta.

    Sono anni ormai che osservo le immagini di questi barconi che approdano sulle nostre coste, che ascolto i racconti dei sopravvissuti, di coloro che sono riusciti a "rimanere a galla".

    La stampa parla di "esodo", "tsunami umano", "clandestinità", "immigrazione".

    Guardando Timnit mi sembrano parole vuote. Lei non porta quei nomi. Non corrisponde a quelle parole. Timnit ha lo sguardo di chi ha rischiato la vita per cambiare la sua storia, ha attraversato il mare, un'altra odissea, un altro viaggio verso l'evoluzione. Finché ci sarà vita sulla terra gli uomini partiranno per migliorare loro stessi.

    Il movimento è azione e l'azione è conoscenza.

    Come si può negare ad un uomo il diritto di andare, di cercare, di conoscere e quindi di evolversi?

    Come raccontare una storia ed uscire da parole come "clandestino" o " emigrato" o "extracomunitario"?

    Una mattina mi sveglio pensando ad una frase: "c'era una volta"...

    Comincio a scrivere come se mi rivolgessi ad un bambino, come se potessi raggiungere il bambino che è dentro di me. Ho cercato un linguaggio libero da pregiudizi e da paure.

    Provo un senso di ribellione all'idea di essere trattato come un bambino disubbidiente a cui si dice ancora " attento all'uomo nero che ti mangia tutto intero"... questa è la cantilena che ascoltiamo da anni, questo lo strumento usato per renderci più docili, più fragili, più bisognosi di protezione.

    Ritorno da Timnit e le domando di imbarcarsi con me, su una barca immaginaria, quella della rappresentazione. Le propongo di reinterpretare alcuni momenti della sua storia vera con l'intesa e l'intento di poter cambiare, di poterla riscrivere, ricreare. Le propongo l'incontro con un'altra donna, un'isolana, con la stessa voglia di andare, di ricostruire altrove, per migliorare se stessa per aiutare suo figlio a crescere senza paura.

    Emanuele Crialese

    Carta d'Identità di un film: Terraferma di Elena Mascioli

    Titolo

    La scelta di una sola parola per un titolo corrisponde normalmente all'intento di suggerire, di evocare, senza troppe spiegazioni e fronzoli, il nucleo centrale del film. Cosa evoca, di per sé, la parola terraferma? E cosa rappresenta nel contesto del film la terraferma? È una sola ? Chi la cerca, e perché?

    Protagonisti e affini

    Chi sono i veri protagonisti del film? I migranti o coloro che si trovano a dover fare una scelta di fronte al loro arrivo, cioè i pescatori, gli abitanti dell'isola, Filippo, Enzo, Giulietta, Nino? Su cosa è puntato l'obiettivo del regista?

    Uno dei grandi protagonisti del film, sia visivamente che concettualmente, è il mare, che nella sua grandezza riesce ad accogliere in sé, anche nello stesso piccolo tratto attorno ad un'isola, i tanti e diversi tipi di umanità che decidono di attraversarlo, con motivazioni diverse. Il mare che dà da vivere ai pescatori, ma che è anche causa di morte, il mare dei turisti, e di coloro che lo solcano alla ricerca delle terraferma. Scegliete uno dei protagonisti del film e raccontate la sua storia attraverso il rapporto che vive con il mare.

    Ambientazione

    Nel film il luogo in cui ci si trova non viene mai menzionato nello specifico, ma si parla genericamente dell'Isola. Il regista ha affermato che, pur essendo facile fare collegamenti ed identificarla con Lampedusa, perché spesso presente nelle recenti cronache giornalistiche, ha scelto deliberatamente di chiamarla Isola, perché non voleva raccontare uno specifico caso, ma una storia che accade a Lampedusa, a Linosa, e in qualsiasi altro posto, qualsiasi isola, dove arrivi qualcuno che cerca disperatamente la terraferma. Cosa significa vivere su un' Isola, quale la particolarità di vivere in un luogo che è separato dal mare da tutto il resto?

    Un luogo vive anche della rappresentazione che di esso abbiamo e che viene dal punto di osservazione in cui ci poniamo. Provate a descrivere le tre diverse Isole presenti nel film attraverso le sequenze più significative: l'Isola di chi la abita, l'Isola del turista che vi sbarca, l'Isola dei migranti che la vedono dai barconi.

    Segni particolari

    Dichiarazione del regista (come da nota di regia): "Come raccontare una storia ed uscire da parole come "clandestino" o " emigrato" o "extracomunitario"? Una mattina mi sveglio pensando ad una frase: "c'era una volta"... Comincio a scrivere come se mi rivolgessi ad un bambino, come se potessi raggiungere il bambino che è dentro di me. Ho cercato un linguaggio libero da pregiudizi e da paure."

    È riuscito il regista nel suo intento di raccontare una storia in maniera semplice, immaginando di avere come interlocutore un bambino? Qual è il senso di questa scelta stilistica, secondo voi, e soprattutto l'effetto che ha prodotto in voi, come spettatori? Quali le immagini, le sequenze, che meglio rappresentano la scelta stilistica del regista?

    L'angolo della critica

    Scrivete la recensione del film, cercando di convincere lo spettatore a vedere il film, se vi e' piaciuto, o dissuadendolo, ma esponendo le ragioni nell'uno e nell'altro caso.

    Oltre lo schermo di Elena Mascioli

    Timnit è il nome di colei che impersona Sara nel film, la donna incinta che viene salvata sul peschereccio di famiglia dei Puccillo. E Timnit ha vissuto davvero l'esperienza di essere una dei pochi sopravvissuti al naufragio di un gommone al largo delle coste di Lampedusa, raccontando al regista di essere nata, in quel momento, una seconda volta. Una nuova nascita che nel film viene evocata attraverso il parto della bambina che porterà il nome di colei che l'ha aiutata a nascere, Giulietta. E che viene ringraziata da Sara, mentre guarda diritto in camera, e in un sussurro, in un primo piano molto intenso, pronuncia le parole "Sei benedetta".

    Il regista ha voluto fortemente che il personaggio di Sara non fosse interpretato da un'attrice, ma fosse una vera testimone di ciò che ormai quotidianamente avviene al largo delle nostre isole nel Mediterraneo. E questo perché voleva raccontare una storia, e non parlare di un tema, cioè quello delle migrazioni. L'attenzione è dunque puntata sugli uomini. Chi sono quegli uomini e quelle donne che arrivano sui gommoni al largo di Lampedusa? Vi siete fatti un'idea dei paesi da cui vengono e dei motivi per cui affrontano un viaggio disperato come quello su un gommone? E chi sono e come vivono quegli uomini e quelle donne che abitano nelle terre di frontiera che sono ormai le isole degli sbarchi?

    Il viaggio come percorso di evoluzione. Crialese afferma: " Sara ha lo sguardo di chi ha rischiato la vita per cambiare la sua storia, ha attraversato il mare, un'altra odissea, un altro viaggio verso l'evoluzione. Finché ci sarà vita sulla terra gli uomini partiranno per migliorare loro stessi. Il movimento è azione e l'azione è conoscenza. Come si può negare ad un uomo il diritto di andare, di cercare, di conoscere e quindi di evolversi?"

    Commentate questa affermazione del regista.

    Ai drammi che i migranti portano con sé come bagaglio si aggiungono quelli dovuti alla frattura esistente tra le parole e i fatti, le leggi e le persone, tra le esigenze ed i diritti di chi arriva e quelli di chi c'è già, entrambi sacrosanti e da tutelare. Un conflitto che nel film viene esemplificato come scontro tra la legislazione e un sistema di valori non scritti, come la legge del mare, o tra le diverse disperazioni di chi sbarca e chi con la barca vorrebbe continuare a vivere, pescando pesce o turisti.

    Qual è la legge del mare? E sapreste dire con precisione quale la legge italiana sull'argomento? Come sono "classificati" i migranti che arrivano sui gommoni? Il film è stato realizzato con il Patrocinio dell' Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Sapete cosa significa e come si ottiene lo status di rifugiato? Qual è la differenza tra un "clandestino" ed un "rifugiato"?

    Al regista è stato contestato di essere stato ambiguo sul discorso dei salvataggi in mare e di aver lasciato intendere che sia vietato dalla legge italiana salvare uomini in mare: trovate sia una obiezione fondata? Cosa dice la legge in merito e cosa accade nella realtà delle cose? Qual è il motivo, il reato che viene contestato e per cui il peschereccio viene sequestrato alla famiglia Pucillo, nel film?

    Quella delle migrazioni, degli sbarchi sulle nostre isole, dei centri di permanenza temporanea, è diventata ormai un'emergenza, che riempie a giorni alterni le pagine delle cronache giornalistiche, ma che ultimamente ha anche occupato un posto preponderante sugli schermi dei cinema, ad esempio nelle tante declinazioni di storie di migranti che hanno caratterizzato la 68ma Mostra del cinema di Venezia (e dove anche il film Terraferma era presente, in concorso)

    È importante, secondo voi, che la riflessione su questi temi prenda tanto posto sui giornali, nei libri, al cinema, e nell'arte in genere? Avete una vostra opinione sull'argomento "migrazioni", e se si, in quale modo e attraverso quali canali vi siete formati un'opinione? Cosa significano per voi le parole "clandestino", "immigrato", "extracomunitario" da cui il regista ha tentato di uscire nel suo intento di raccontare le persone?

    Il film gioca spesso sulle contrapposizioni tra i diversi personaggi di fronte ad analoghe situazioni, il nonno e Filippo, Sara e Giulietta, Filippo e lo zio Nino, la legge del mare e l'autorità. Sono incontri e scontri di persone che hanno scelto una strada, che hanno i loro valori a guidarli, come il nonno, e di altre che invece sono ancora alla ricerca di uno sbocco, di uno spiraglio, di una terraferma a cui aggrapparsi per affermare la possibilità di vivere anziché sopravvivere. E che di fronte alla tragedia di altri uomini disperati scelgono di chiudere gli occhi, di ballare e tuffarsi nello stesso mare da un altro tipo di barcone, o di oscillare tra la paura ed il desiderio di aiutare chi è in difficoltà, spingendosi in mare con la barca, alla ricerca di una rotta, una rotta morale, che sembra non esserci più e che lascia dunque aperto il finale del film e della storia, in balia delle onde.

    Il regista ha affermato che lo sbandamento, la confusione, la mancanza di una rotta morale, sono anche causati dall'assenza di unasocietà, di una comunità che circondi e sostenga l'individuo e non lo faccia sentire solo di fronte alla scelta della propria rotta di fronte a simili drammi. Sentite di avere attorno a voi una comunità che vi sostiene e vi guida nel vostro percorso di formazione,di studenti, di ragazzi e ragazze, soprattutto a confronto con le grandi questioni che il nostro tempo porta sulla ribalta delle vostre giornate, o il vostro approccio è, giocoforza, di tipo individualistico? Provate a scrivere il vostro finale del film.

  • Spunti di Riflessione:
    di Claudia Tiano
    1. Che cosa rappresenta la "Terraferma" per ognuno dei componenti della famiglia Pucillo?
    2. "L'antica legge del mare" è incarnata nel personaggio di Ernesto, mentre il Comandante della finanza, interpretato da Claudio Santamaria, rappresenta lo Stato. Qual è la causa dello scontro dei due personaggi? E in che modo le due visioni sono antitetiche?
    3. Il film mostra due tipologie diverse di sbarco di stranieri sull'isola. Quali sono i diversi atteggiamenti degli abitanti dell'isola nei confronti dello straniero come turista e dello straniero come immigrato?
    4. Durante tutta la storia, il mare si presenta come il protagonista principale. Scegli tre immagini, dove il mare incarna un significato particolare, e spiegane il significato rappresentato.
    5. Quali sono le caratteristiche principali del personaggio di Ernesto?
    6. Descrivi le due figure femminili principali, Giulietta e Sara, la donna clandestina che Giulia ospita in casa.
    7. Descrivi i tratti principali del carattere di Filippo, e prova a confrontarlo con il nonno e con la mamma.
    8. Prova a confrontare l'atteggiamento di Filippo, in barca con il nonno, quando salva i clandestini e quando invece si ritrova, in barca, con la turista.
    9. E' corretto dire che Filippo non ha ancora superato la morte del padre?
    10. Fate una ricerca e provate ad indicare le maggiori problematiche, legate all'immigrazione clandestine nel nostro Paese
    11. Filippo ha un rapporto speciale e molto ben delineato coi componenti della sua famiglia, descrivetene le principali caratteristiche.
    12. Dove è stato girato il film? Effettuate una ricerca in merito.
    13. Qual è il punto di vista, rispetto all'arrivo, degli immigrati, dei tre ragazzi, ospitati in casa di Giulietta?
    14. Nino vive il presente, Giulietta spera nel futuro mentre Ernesto è ancora legato al passato. Qual è il "tempo" di Filippo?
    15. Quali sono i sentimenti comuni che legano Giulietta e Sara?
    16. Durante la fuga in barca con la turista, Filippo ha un atteggiamento diverso verso i clandestini; sareste in grado di evidenziare il perché del cambiamento del ragazzo?
    17. Il conflitto tra tradizione e modernità: scegliete un'immagine del film per descrivere questa contrapposizione.
    18. Tutti i personaggi principali si ritrovano a dover prendere decisioni: siete in grado di dire quali effettivamente siano le motivazioni per ognuno di loro?
    19. Il personaggio di Ernesto è interpretato da Mimmo Cuticchio, una figura particolare nel mondo dello spettacolo per la sua multiforme attività ma, soprattutto, per aver tenuta viva una forma di teatro che si perde nella notte dei tempi. Informatevi, perché Cuticchio appartiene alla storia dello spettacolo tutto.
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