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Il piccolo Nicolas e i suoi Genitori

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Nicolas conduce una vita serena. Ha due genitori che gli vogliono bene, un gruppo di amici simpatici con cui si diverte e non ha per niente voglia che qualcosa cambi… Ma un giorno Nicolas ascolta una conversazione tra i suoi genitori che lo induce a credere che sua madre sia incinta. In preda al panico, immagina il peggio: presto arriverà un fratellino che occuperà così tanto spazio che la sua mamma e il suo papà non si occuperanno più di lui e arriveranno persino ad abbandonarlo nel bosco come Pollicino…

    Il suo timore aumenta quando, incontrando un compagno, questi che da poco ha avuto un fratello gli conferma che vivere così è proprio una tragedia! A questo punto Nicolas prende una decisione, bisogna trovare qualcuno che uccida il piccolo appena nato. Ma … è necessario anche trovare i soldi per pagare questo presunto killer. E qui la situazione si ingarbuglia. Nicolas, con l’aiuto dei suoi amici, Alceste, Geoffroy, Clotaire, Eudes e Rufus, si inventa di aver preparato una miscela per aumentare le forze e comincia a venderla ad un gruppo di ragazzi.

    Vi risparmio i particolari, l’inganno che mette in moto affinché i compratori credano agli effetti del mefitico miscuglio e la sua fuga per i campi, inseguito da un padre inferocito. Intanto, anche i genitori di Nicolas che non sospettano la macchinazione del figlio e tanto meno aspettano un bambino, sono in crisi. Il papà di Nicolas che attende una promozione sul lavoro che il suo direttore sembra non abbia intenzione di dargli, pensa di organizzare una cena a casa sua invitando sia lui che la moglie e mettendo in crisi la mamma di Nicolas al punto che ella sbatte la porta in faccia alla sua ospite scambiandola per … la donna delle pulizie!

    Finalmente arriva il momento in cui Nicolas sa che non c’è alcun fratellino in arrivo, il papà riesce ad ottenere l’ambita promozione, insomma … ricomincia ad andare tutto bene … quando …

  • Genere: Commedia
  • Regia: LAURENT TIRARD
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE
  • Produzione: Fidélité e IMAV in associazione con Wild Bunch
  • Data di uscita al cinema: 2010
  • Durata: 90 minuti
  • Sceneggiatura: Laurent Tirard e Grégoire Vigneron
  • Direttore della Fotografia: Denis Rouden, AFC
  • Montaggio: Valérie Deseine
  • Scenografia: Françoise Dupertuis
  • Costumi: Pierre-Jean Larroque
  • Attori: Valérie LEMERCIER , Kad MERAD , Sandrine KIBERLAIN , Maxime GODART , François-Xavier DEMAISON , Michel DUCHAUSSOY, Daniel PRÉVOST, Michel GALABRU, François DAMIENS, Louise BOURGOIN, Vincent CLAUDE, Charles VAILLANT, Victor CARLES, Benjamin AVERTY, Germain PETIT DAMICO, Damien FERDEL, Virgile TIRARD
  • Approfondimenti:

    La nascita del Piccolo Nicolas

    Il Piccolo Nicolas nasce nel 1959. Muove i primi passi in Sud-Ouest Dimanche e nei primi numeri di Pilote. È circondato da una banda di amici: Alceste, il ciccione che mangia in continuazione, Geoffroy che ha un padre che gli compra tutto quello che vuole, Agnan, sicuro che nessuno oserà mai picchiarlo perché porta gli occhiali, Marie-Edwige, l'unica bambina, etc. Nel suo universo ci sono anche gli adulti: i suoi genitori, la sua maestra «che è graziosa», il Brodo, il simpatico sorvegliante e altri ancora. Un po' maldestro, un po' chiassoso, ma con un cuore grande, nel film Nicolas spiega perché non sa ancora cosa farà più avanti: «perché la mia vita è bella». Nel 2009, festeggiamo il cinquantesimo anniversario della sua creazione, ma lui resta lo stesso bambino un po' turbolento che si fa voler bene.

    Biografia di JEAN-JACQUES SEMPÉ

    «Quando ero bambino, la cagnara era la mia unica distrazione». Sempé nasce il 17 agosto 1932 a Bordeaux. Studente tutt'altro che modello, espulso per indisciplina dal Collegio moderno di Bordeaux, si lancia nella vita lavorativa: tuttofare da un sensale di vini, animatore nelle colonie estive, fattorino d'ufficio… A diciotto anni, anticipa la chiamata alla leva e va a Parigi. Setaccia le redazioni e nel 1951 vende a Sud-Ouest la sua prima vignetta. Il suo incontro con Goscinny coincide con gli esordi di una folgorante carriera come «disegnatore per la stampa». Con Il Piccolo Nicolas, realizza un'indimenticabile galleria di ritratti di bambini e adulti che fanno parte della nostra storia, collettiva e individuale. Pur continuando a illustrare le avventure del piccolo scolaro, nel 1956 debutta su Paris Match e inizia a collaborare con numerose riviste. Il suo primo album di disegni, Rien n’est simple, viene pubblicato nel 1962. Ne seguiranno una trentina (pubblicati da Denoël e Gallimard), capolavori di umorismo che parlano di noi e del mondo con tenerezza e ironia. Creatore di Marcellin Caillou, di Raoul Taburin e anche di Monsieur Lambert, grazie al suo talento di osservatore, è considerato da quarant'anni uno dei più grandi disegnatori francesi. Oltre ai suoi album, ha illustrato Catherine Certitude di Patrick Modiano e L’histoire de Monsieur Sommer di Patrick Süskind. Sempé è uno dei rari disegnatori francesi che illustrano le copertine del prestigiosissimo New Yorker e, oggi, fa sorridere migliaia di lettori ogni settimana su Paris Match.

    Biografia di RENÉ GOSCINNY

    «Sono nato il 14 agosto 1926 a Parigi e mi sono messo a crescere subito dopo. Il giorno dopo era il 15 agosto e non siamo usciti». La famiglia Goscinny emigra in Argentina. Il giovane René frequenterà tutte le scuole dell'obbligo al Collège Français di Buenos Aires. «In classe, ero un vero pagliaccio. Ma poiché ero un allievo piuttosto bravo, non mi espellevano». Ma è a New York che esordisce la sua carriera. Rientrato in Francia agli inizi degli anni '50, crea tutta una serie di eroi di cui la maggior parte diventeranno delle vere icone. Con Jean-Jacques Sempé, Goscinny immagina le avventure del Piccolo Nicolas. Poi, con Albert Uderzo, crea Asterix. Il successo del piccolo gallo sarà fenomenale. Tradotte in 130 langue e dialetti, le avventure di Asterix fanno parte dei racconti più letti al mondo. Autore prolifico, realizza contemporaneamente Lucky Luke con Morris, Iznogoud con Tabary, les Dingodossiers con Gotlib… Alla direzione del giornale Pilote, rivoluziona il fumetto erigendolo al rango di «Nona Arte». Il 5 novembre 1977, René Goscinny muore all'età di 51 anni. Hergé dichiara: «Tintin si inchina davanti ad Asterix». I suoi eroi sono sopravvissuti a lui e molte delle sue espressioni sono entrate nel nostro linguaggio quotidiano: «sparare più in fretta della propria ombra», «essere califfo al posto del califfo», «esserci caduto dentro da piccolo», «trovare la pozione magica», «sono pazzi questi romani», etc. Ma è con Il Piccolo Nicolas che Goscinny dà tutta la misura del suo talento di scrittore. Forse è per questo che dirà, «provo una tenerezza molto particolare per questo personaggio.»

    Incontro con JEAN-JACQUES SEMPE Creatore e disegnatore del «Piccolo Nicolas»

    Come le è venuta l'idea del personaggio del Piccolo Nicolas e come ne ha parlato a Goscinny ?

    Un settimanale belga, Le Moustique, che credo esista ancora, mi aveva commissionato una vignetta umoristica per ciascuno dei suoi numeri. Un giorno mi chiesero di dare un nome al bambino che disegnavo. Mentre stavo andando in autobus a un appuntamento con il direttore della rivista, vidi una pubblicità dei vini Nicolas e decisi di chiamare il mio personaggio Nicolas. Il direttore mi diede il suo accordo e mi domandò di fare non più una vignetta alla settimana, ma una fumetto, cosa che non ero assolutamente capace di fare! Poiché conoscevo René Goscinny, che lavorava per l'agenzia di stampa a cui io portavo i miei disegni, gli chiesi di fare quel lavoro con me. Continuammo così per qualche tempo. Poi René lasciò l'agenzia e abbandonammo entrambi il progetto. In seguito lo riprendemmo con l'idea che lui scrivesse i racconti e io li illustrassi.

    Cosa le ha ispirato questo piccolo personaggio? Da dove è venuto quel tratto così particolare, così caratteristico?

    È venuto in modo molto naturale, è la mia mano che disegna un bambino. Il suo carattere è già un po' definito dal tratto ed è per questa ragione che ne facevo una vignetta umoristica. A quell'epoca i bambini erano il mio soggetto preferito. Ma nella vita non ci sono solo i bambini, ci sono anche gli adulti ed è a loro che mi sono rivolto negli ultimi vent'anni.  

    Come gli ha dato vita e lo ha fatto crescere?

    Quando René e io ci siamo conosciuti, eravamo entrambi abbastanza giovani. Io avevo circa ventidue anni e lui ventotto. Ci siamo raccontati i nostri ricordi d'infanzia come fanno tutte le persone che si incontrano. Ovviamente alcune situazioni sono in parte ispirate al mio vissuto, più a livello di atmosfera che di eventi particolari. René e io ne parlavamo molto. Io avevo voglia di raccontare le avventure di un gruppo di bambini chiassosi a scuola.

    Il Piccolo Nicolas rappresenta un filo rosso nella sua carriera?

    Stranamente, ritorna a intervalli regolari. Per forza di cose e dal momento che ho iniziato a lavorare presto, è il personaggio che ho disegnato di più. Con il passare del tempo, i disegni e i libri si sono accumulati. Non ho la minima idea di quante situazioni ho creato per lui. Per ogni disegno che viene scelto e pubblicato, ce ne sono molti altri che vengono purtroppo scartati e distrutti. Quando sbagli, sbagli! Questo non significa che quando un disegno viene pubblicato è riuscito, ma solo che il disegno scartato è peggiore!

    Tra lei e Goscinny c'era uno scambio. Le indicava le situazioni da disegnare, o, al contrario, era lei a suggerirgli le situazioni da narrare con i suoi disegni?

    A parte il calcio e forse la scuola, faceva tutto René! Ho lavorato con altri autori, ma la mia collaborazione più lunga è stata quella con lui. È durata una trentina d'anni, ma non ho mai calcato di preciso. Eravamo molto amici e avevamo esordito insieme.

    Quando le hanno proposto di fare un film tratto dalla serie, qual è stata la sua reazione?

     Io utilizzo sempre un tratto estremamente preciso, ma nel cinema il tratto non esiste. Per questo mi è sembrato meglio che fosse una storia con personaggi in carne ed ossa e non un adattamento dei disegni, a mio giudizio impossibile. Ed è anche per questo che ho lasciato carta bianca al regista e a tutti colori che hanno collaborato alla realizzazione. È un'opera che appartiene a loro, non a me. Si tratta di un lavoro molto diverso. Mi ha divertito vedere l'universo dei miei fumetti trasposto nella realtà e sono stato felice di scoprire il film. Vi ho ritrovato lo sguardo di un bambino sul mondo degli adulti. Il film è stato realizzato a partire dal testo e dai miei disegni, ma per me è un'opera a parte, che ha una sua vita, e non cerco di fare paragoni. Mi ha fatto piacere vedere il film e, tra l'altro, è stata la prima volta in cui sono stato interamente spettatore del Piccolo Nicolas. Sono stato contento di fare questa scoperta e tentare un confronto con il libro è inutile.

    Come ha reagito vedendo l'interprete del Piccolo Nicolas?

    Prima di vedere il film, avevo visto solo delle fotografie di questo straordinario bambino. Mi ha molto colpito, è perfetto! Ha la stessa effervescenza. È adorabile e incarna splendidamente il Piccolo Nicolas.

    Cosa rappresenta per lei questo film?

    René e io non avremmo mai immaginato che Il Piccolo Nicolas sarebbe diventato quello che è oggi. Quest'anno festeggiamo il cinquantennio con tantissime iniziative. Questo film è un po' la candela più bella sulla torta di compleanno! Personalmente, provo anche un po' di nostalgia perché rimpiango i tempi in cui René e io lavoravamo insieme. Dal punto di vista cinematografico, credo che questo film rappresenti un momento perfetto, fuori dal tempo, fuori da tutto, rispetto alle tante cose che nella vita ci opprimono e ci schiacciano.

    Lei è un nostalgico?

    Quando hai perso tanti amici e parenti e hai vissuto dei momenti che non torneranno più, come fai a non esserlo? La nostalgia è parte integrante della vita. Nicolas, che permette a ognuno di noi di rivivere molti momenti dell'infanzia, è un antidoto a questa nostalgia.

    Come spiega il fatto che Il Piccolo Nicolas sia così conosciuto nel mondo, che sia così universale sul piano sociale e così radicato nella sfera affettiva di tante persone di tutte le età?

    René Goscinny e io non avevamo previsto nulla di simile. Ci frequentavamo spesso e ci conoscevamo bene. Lui scriveva i testi e io li illustravo. Non mi è mai venuto in mente di chiedermi perché avesse descritto una determinata situazione e sono certo che neanche lui lo ha mai fatto con me. La nostra interazione avveniva in funzione delle nostre personalità, ma prima di ogni altra cosa, eravamo amici. Pensavamo più al nostro rapporto di amicizia che all'impatto del nostro lavoro. Quando l'abbiamo creato e sviluppato, eravamo giovani, ma si può essere nostalgici anche da giovani. Le persone che amano profondamente la vita, provano sempre un sentimento di nostalgia, anche solo per il minuto che è appena trascorso. Fin da giovane, mi piacevano già le cose che erano desuete o che non erano più come quando erano state create. I bambini di oggi si riconoscono nel Piccolo Nicolas. Anche se non hai conosciuto un certo contesto, puoi lo stesso identificarti in esso. È una cosa che mi ha sempre stupito!

    Quale pensa sarà il futuro del Piccolo Nicolas?

    Non riesco a immaginare il futuro del Piccolo Nicolas, ma so che, tra tantissimi anni, la gente lo comprerà ancora. I bambini continueranno ad andare a scuola. Ha in sé una componente dell'infanzia che a mio giudizio è eterna, o, quanto meno, non è passeggera, non è «di moda». Ricordo una riflessione di un'amica che un giorno mi ha detto che non capiva il motivo del successo del Piccolo Nicolas. Era già fuori moda quando l'abbiamo creato ed è probabilmente questo che gli ha permesso di durare così a lungo!

    Tra tutti le illustrazioni, tra tutte le storie del Piccolo Nicolas, ce n'è una che preferisce? O magari un periodo, una situazione?

    La storia che preferisco è quella della banda di piccoli amici sempre insieme, che bisticciano, si rappacificano e ricominciano a darsele di santa ragione, senza mai farsi del male. Si prendono dei cazzotti in piena faccia, ma non soffrono. Avendone presi anch'io, vi garantisco che i cazzotti fanno male! È un'infanzia sognata.

    All'interno di questa banda, lei chi sarebbe stato?

    All'interno della banda, René Goscinny e io saremmo stati il Piccolo Nicolas! Ogni persona a cui si racconta la storia del Piccolo Nicolas s’identifica in lui.

     

    Incontro con ANNE GOSCINNY

    Come è nato il progetto dell'adattamento?

    Fin dalla loro prima pubblicazione, i libri hanno riscosso elogi e consensi e sono stati un successo editoriale. Hanno avuto una vita intensa, sono stati consigliati nelle scuole e hanno goduto di una vera fama intellettuale. Poi, nel 2004, sono state vendute seicentomila copie del primo volume degli inediti, che contava ottanta storie. Pubblicare quel libro voluminoso destinato ai bambini è stata una specie di scommessa. E i giovani lettori si sono probabilmente sentiti valorizzati dal fatto di tenere nelle loro manine un grosso libro che per loro era perfettamente accessibile, pur divertendo anche i loro genitori. A quel punto i più grandi produttori hanno iniziato a interessarsi a quello strano personaggio diventato un vero e proprio fenomeno editoriale. All'epoca avevo molta paura che volessero cavalcare l'onda del successo di Les choristes – I ragazzi del coro. Non volevo che il desiderio di adattare Il Piccolo Nicolas per il cinema fosse motivato da altro che la qualità dell'opera stessa. Ho aspettato che mi proponessero una storia con un intreccio centrale. Infatti, Il Piccolo Nicolas è una raccolta di racconti brevi e fare un adattamento accostandoli uno all'altro avrebbe prodotto un patchwork senza interesse cinematografico. Poi ho conosciuto Marc Missonnier e Olivier Delbosc, che mi hanno presentato Laurent Tirard e Grégoire Vigneron. E loro mi hanno raccontato uno storia. Sono stata conquistata dal loro modo di raccontarla, quasi interpretandola. Ne ho parlato con Sempé che ha trovato buona l'idea e la macchina si è messa in marcia!

    Come spiega l'affetto particolare che la gente nutre per Il Piccolo Nicolas?

    Sono possibili molte spiegazioni, più o meno semplici, più o meno scontate. Il mondo del Piccolo Nicolas, benché racchiuso su se tesso, non è sclerotizzante o angosciante. Non c'è quasi alcuna intrusione da parte della televisione o della radio e praticamente non esiste il telefono. È un mondo che basta a se stesso. I personaggi vivono nell'autarchia affettiva e sociale! Si passa dalla casa alla scuola, dalla scuola al campetto, dal campetto alla casa. I rapporti che i personaggi intrattengono tra loro sono molto rassicuranti. Per esempio, quando i genitori litigano, non finiscono col divorziare. Basterà una torta di mele a suggellare la riconciliazione. Il bambino, che sia lettore, spettatore o persino personaggio, non ha alcun motivo di angosciarsi. L’altra spiegazione, forse più letteraria, sta nel vocabolario e nel linguaggio. Nel Piccolo Nicolas, il linguaggio è quasi un personaggio a pieno titolo. Ha un ruolo principale. Peraltro questo fatto rendeva l'adattamento particolarmente difficile. Il linguaggio non è mai volgare. Certo, il lessico è un po' fuori moda e desueto; per esempio, i bambini di oggi non dicono più «graziosa»! Ma in fondo questo dimostra che le avventure di Nicolas, l’interesse che provano per esse i lettori giovani e meno giovani e l'umorismo prevalgono sulle tendenze lessicali.

    Le parole lasciano spazio all'immaginazione del lettore e il tratto di Sempé è tanto preciso quanto minimalista. Nel cinema, lo schermo mostra tutto. Ha avuto paura che il film tradisse i racconti?

    In effetti, il tratto di Sempé è minimalista e consente all'immaginazione di chi gira le pagine di espandersi. Ma guardando i disegni da vicino e osservando i bambini, ci rendiamo conto che è impossibile dissociare il Piccolo Nicolas dagli altri. E scopriamo che il Piccolo Nicolas e i suoi amici possono essere letti e recepiti come un solo identico bambino. Gli unici personaggi che riusciamo a distinguere sono Alceste perché è cicciottello e Agnan perché porta gli occhiali. Sul grande schermo, la sfida è stata quindi differenziare i bambini. Come estrarli da quel disegno, al tempo stesso poetico e spazioso, per trasformarli in personaggi singoli? Per me, era difficile da immaginare. Se è vero che Il Piccolo Nicolas non è ansiogeno, condividerne la responsabilità è molto angosciante! Un giorno, Laurent Tirard mi ha invitata ad assistere alla prima riunione di tutti i bambini selezionati. Ci sono andata molto rilassata, con le mani in tasca. Quando ho aperto la porta di quello studio nel 17° arrondissement, ho scoperto tutti i bambini, con le loro polacchine e i loro grembiuli da scolari. E sono rimasta davvero scioccata: sembravano essere letteralmente usciti dai racconti. Ancora oggi, sento quell'emozione, un'emozione mista a tristezza: in quel momento avrei tanto desiderato che ci fosse lì mio padre, in mezzo ai suoi personaggi divenuti reali. Per me, il bambino che interpreta Nicolas è perfetto perché è in qualche modo l'essenza del bambino piccolo. È al tempo stesso luminoso e bello, ha un corpo abbastanza tradizionale e classico, a cui nessuno farebbe particolarmente caso per la strada. In questo è la sua riuscita, perché non bisogna voltarsi a guardare il Piccolo Nicolas, anzi, ci si deve potere identificare in lui senza sforzo. Il Piccolo Nicolas è Laurent Tirard, è Olivier Delbosc, è Simon, è mio padre, siete voi…

    Aveva delle aspettative per alcune scene e delle paure per altre?

    Ho dovuto contenere la mia voglia di andare immediatamente sul set. La mia posizione di avente diritto implica uno sguardo esigente che può essere percepito come pesante e non volevo essere troppo presente. Non volevo certo aggiungere altre pressioni alle tensioni che già regnano su un set cinematografico. Ma i miei figli hanno fatto entrambi le comparse. Salomé, che ha sei anni, ha partecipato alla sequenza del compleanno di Marie-Edwige. Simon, che ha otto anni, è nella scena della visita medica. Il giorno in cui ho accompagnato Salomé, ho pranzato con gli attori. Durante il pranzo, ho pensato che Kad Merad mi avrebbe preso per pazza perché ho continuato a fissarlo senza riuscire a distogliere lo sguardo da sul volto. Poiché interpreta il padre del Piccolo Nicolas e poiché credo che nel Piccolo Nicolas mio padre abbia inserito molti suoi ricordi d'infanzia, per me lui era diventato mio nonno! Ed era lì, bonario, gentile, spiritoso, felice. Una sensazione surreale! Non posso parlare di incontro, perché dubito che lui si ricordi di me, ma io ricordo di aver cercato sul suo volto i tratti di un uomo che si chiamava Stanislas Goscinny e che io non ho conosciuto perché è morto nel 1942. È stato commovente vedere i miei figli partecipare, anche se in modo molto furtivo, a questo film che è, a mio giudizio, una delle opere più importanti del loro nonno.

    Cos'ha pensato della scelta degli attori che interpretano gli adulti?

    Per me, i ruoli più importanti erano quelli dei genitori e della maestra. Non avrei necessariamente pensato Kad Merad e Valérie Lemercier per interpretare i genitori, ma quando li ho visti insieme, li ho trovati perfetti. C'è una coerenza, un'alchimia anche rispetto ai racconti, una coincidenza tra l'idea che ci siamo fatti dei personaggi di carta e quello che vediamo sul grande schermo. Per quanto riguarda Sandrine Kiberlain, avrebbe potuto ispirare mio padre e Sempé! È la maestra. Adesso, quando rileggo Il Piccolo Nicolas, immagino la maestra con il volto di Sandrine Kiberlain. È incredibile. Il Brodo, il direttore e il ministro, interpretato da un meraviglioso Galabru, sono straordinari. Magistralmente diretti, li trovo tutti molto giusti. Anémone ha una sola scena. Era da tempo che non la vedevamo al cinema ed è fantastica! Per me, Daniel Prévost è uno dei più grandi attori del nostro panorama cinematografico e in questo film è, come sempre, eccezionale. Non conoscevo François Damiens, che interpreta Blédurt, ma anche lui è molto giusto. Insomma, sono entusiasta!

    Che sentimenti prova verso quest'opera con cui è cresciuta? Cosa rappresenta per lei?

    Per ognuna delle opere di mio padre, Asterix, Lucky Luke, Iznogoud e Il Piccolo Nicolas, provo una tenerezza diversa, ma equivalente. Chiedermi di dire qual è la mia preferita è come chiedermi di scegliere tra mio figlio e mia figlia! Quando si realizza un adattamento di Asterix, mi fa piacere. Ma Il Piccolo Nicolas occupa una posizione particolare nella mia vita per due motivi. Innanzitutto, non tutti siamo stati galli o cowboy o visir, ma tutti siamo stati bambini. Questa constatazione, al tempo stesso scontata e insolita, mi spinge a pensare che probabilmente in questo personaggio c'è molto di mio padre. È morto quando io avevo nove anni e quindi non ha avuto il tempo di raccontarmi la sua infanzia. Per me, Il Piccolo Nicolas è l'unica porta, l'unica via d'accesso verso quell'infanzia. Probabilmente è anche, o soprattutto, per questa chiave di lettura che sono così affezionata e attenta a questo testo. Inoltre, sulla tomba di mio padre, mia madre ha voluto che fosse inciso «Scrittore». Ed è proprio con Il Piccolo Nicolas che mio padre ha dato prova del suo grande talento di scrittore. Quindi Il Piccolo Nicolas sintetizza contemporaneamente la vocazione intima e profonda di mio padre e i suoi ricordi d'infanzia.

  • Spunti di Riflessione:

      
    di L.D.F.

    1) Jean Jacques Sempé, creatore e disegnatore del piccolo Nicolas, inizialmente, era stato incaricato di creare per un settimanale belga, “le Moustique”, una vignetta alla settimana, avente come protagonista un bambino. Secondo Voi quali caratteristiche aveva questo personaggio iniziale (poi chiamato Nicolas) da spingere il direttore di “Le Moustique” di chiedere a Sempé di creare, non più una sola vignetta ma un fumetto intero?

    2) Sempé era essenzialmente un vignettista: creava cioè una sola scena cui nel fumetto (la nuvoletta sopra) o nella didascalia sotto poneva le parole. E’ per questo motivo che non si sentì di creare da solo un fumetto (cioè continuativo nelle immagini) e si rivolse a René Goscinny, un disegnatore molto più esperto di lui? Esprimete la vostra opinione in merito.

    3) Dopo aver risposto alle due domande precedenti, scrivete una definizione di ciò che, per voi, sia un vignetta e di ciò che sia un fumetto.

    4) La prima proposta che è giunta a Sempé dall’industria cinematografica fu di realizzare la storia di Nicolas, in un film a cartoni animati, dando vita ai disegni suoi e di Goscinny. Sempé ha rifiutato, rispondendo: “Io utilizzo nei miei disegni, sempre, un tratto estremamente preciso ma, nel cinema, il tratto preciso non esiste perciò preferisco che la storia sia realizzata con personaggi reali”. Secondo voi ha ragione? Qual è la vostra opinione in merito?

    5) Il piccolo Nicolas ha ormai ben cinquant’anni sulla carta stampata. Cosa pensate abbiano provato Sempé e Anne Goscinny, la figlia dell’altro disegnatore scomparso nel vedere il loro personaggio prendere una vita autonoma?

    6) Nella prima scena del film domandano a Nicolas cosa voglia fare da grande ed egli non sa rispondere. Ma lo scoprirà nell’ultima scena. Qual è la sua aspirazione divenuto adulto? E perché lo scopre proprio all’ultima scena?

    7) Quali sono i rapporti tra Nicolas e i compagni di scuola che sono per lui i suoi amici più intimi?

    8) Descrivete, a parole vostre, gli amici di Nicolas, chiarendo quale tra questi vi è più simpatico e perché?

     9) E secondo voi quale e perché tra loro è il più buffo?

    10) Al di fuori del gruppo, c’è un piccolino con gli occhiali, il più bravo della classe, piuttosto antipatico e che non può essere malmenato in quanto … ha gli occhiali sul naso. Cosa si inventano, allora, Nicolas e i suoi? E in che occasione?

    11) Secondo la Vostra opinione, è vero che la nascita di un fratellino metta in apprensione un fratello maggiore? A Voi è successo? E quali sensazioni avete provato?

    12) Quale decisione prende Nicolas nei riguardi del fratello che dovrebbe arrivare?

    13) Per attuare la decisione presa nei riguardi del nascituro, per Nicolas e i suoi amici occorrono soldi. E allora cosa si inventano, dopo aver preparato una disgustosa miscela, per convincere altri ragazzi che quel miscuglio dice una forza enorme a chi la beva?

    14) Perché il papà di Nicolas pur essendo una persona dolcissima, è sempre agitato quando torna dal lavoro?

    15) Perché la mamma di Nicolas entra in apprensione quando il papà le dice di aver invitato a cena il suo direttore con la moglie? Una delle scene più buffe del film descrive il primo incontro, la sera della famosa cena, tra la mamma di Nicolas e la moglie del direttore. Narratela a parole vostre.

    16) La maestra del film è definita dagli autori come il prototipo di maestra ideale. Hanno ragione secondo voi? E perché?

    17) Cosa accade nella classe di Nicolas (soprattutto per uno) quando arriva una supplente?

    18) Il bidello della scuola sembra strapazzare tutti ma, in fondo in fondo, è buono. Ve ne siete accorti? E in che occasione?

    19) Perché durante la visita ufficiale del Ministro alla classe di Nicolas, la parola “Senna” porta tutti un applauso travolgente?

    20) Il piccolo Nicolas è stato creato 50 ani fa e gli autori del film hanno voluto narrare la sua storia, lasciandola nello stesso periodo; il 1960. Secondo voi hanno fatto bene?

    21) E certo che i bambini di oggi hanno una miriade di giocattoli in più rispetto a quelli del 1960. Hanno i videogiochi, il computer, la televisione ecc. Ma rispetto a Nicolas e ai suoi amici stanno a casa per sicurezza e quindi non possono correre dove vogliono, divertirsi andando per i prati, giocare ovunque, vivere insomma all’aria aperta. Secondo voi chi dei due gruppi è più fortunato?

     
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