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Il treno per il Darjeeling

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Nel film del regista Wes Anderson IL TRENO PER IL DARJEELING, tre fratelli americani che, non si parlano tra loro da un anno, pianificano un viaggio in treno in India, con lo scopo di ritrovare se stessi e il legame reciproco che avevano un tempo. I fratelli, pur essendo molto diversi tra loro, hanno in comune una buona dose di arroganza, di fragilità e di superficialità.

    E’ Francis, il maggiore, reduce da un terribile incidente motociclistico e ancora tutto coperto di bende, che offre l’opportunità di riunirsi. Lo scopo di Francis, nel pianificare il viaggio in India per sé e i fratelli, è portare tutti a una rinascita spirituale, che egli considera fondamentale per le loro relazioni familiari. In India, poi, pare che la madre, scomparsa dalla morte del padre, si sia rifugiata in qualche convento. Il secondo fratello Peter accetta volentieri l’invito di Francis anche perché fugge dalla sua donna in attesa di un bambino, non volendo prendersene la responsabilità.

    Pure il terzo, Jack, parte volentieri perché, ossessionato dal ricordo della sua ex spera così di dimenticarla. Giunti in India, prendono il treno per il Darjeeling, ed entrando a poco a poco in un territorio e in una cultura estremamente diversa dai loro canoni.

    La loro ‘ricerca spirituale’, tuttavia, rapidamente sfocia nel caos (a causa di eventi legati agli antidolorifici senza prescrizione, allo sciroppo per la tosse indiano e allo spray al peperoncino) a tal punto che vengono abbandonati nel bel mezzo del deserto del Rajasthan con le loro undici valigie, una stampante e una macchina rilegatrice. In quel momento, inizia un nuovo viaggio non programmato, durante il quale, a prezzo di inenarrabili avventure, raggiungeranno il convento dove si è rifugiata la madre e …

    Pure il terzo, Jack, parte volentieri perché, ossessionato dal ricordo della sua ex spera così di dimenticarla.

     Giunti in India, prendono il treno per il Darjeeling, ed entrando a poco a poco in un territorio e in una cultura estremamente diversa dai loro canoni. La loro ‘ricerca spirituale’, tuttavia, rapidamente sfocia nel caos (a causa di eventi legati agli antidolorifici senza prescrizione, allo sciroppo per la tosse indiano e allo spray al peperoncino) a tal punto che vengono abbandonati nel bel mezzo del deserto del Rajasthan con le loro undici valigie, una stampante e una macchina rilegatrice.

    In quel momento, inizia un nuovo viaggio non programmato, durante il quale, a prezzo di inenarrabili avventure, raggiungeranno il convento dove si è rifugiata la madre e …

  • Genere: Commedia
  • Regia: Wes Anderson
  • Titolo Originale: The Darjeeling Limited
  • Distribuzione: 20th Century Fox Italia
  • Produzione: Fox Searchlight Pictures - Collage American - Empirical Pictures
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 91 minuti
  • Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
  • Direttore della Fotografia: Robert Yeoman, asc
  • Montaggio: Andrew Weisblum
  • Scenografia: Mark Friedberg
  • Costumi: Milena Canonero
  • Attori: Owen Wilson (Francis), Adrien Brody (Peter), Jason Schwartzman (Jack), Amara Karan (Rita), Anjelica Huston (Patricia
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    TUTTI A BORDO DEL DARJEELING LIMITED: LA STORIA

    “Mi chiedo se noi tre saremmo stati amici nella vita reale. Non come fratelli, ma come persone normali”. -- Jack Whitman IL TRENO PER IL DARJEELING nasce da tre interessi personali di Wes Anderson: i treni, l’India e i fratelli. Anderson aveva già descritto le vicissitudini (spesso divertenti e tragiche al tempo stesso) dell’amore e delle relazioni familiari nell’ambiente della scuola superiore in Rushmore, in una famiglia di ex geni ne I Tenenbaum e sotto il ponte di una nave specializzata in esplorazioni marine ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou.

    Ora, per IL TRENO PER IL DARJEELING ambienta la storia dell’incontro di tre fratelli divisi in quella che è forse la località più affascinante che abbia mai sfruttato: a bordo di un treno che si dirige verso il deserto del Rajasthan, portando gli stravolti personaggi in territori stranieri, sia dal punto di vista fisico che emotivo. “Io ho sempre voluto realizzare un film su un treno, perché mi piace l’idea di una location in movimento, che procede in parallelo con la storia”, rivela Anderson. “D’altronde, avevo già ambientato un film su una nave”. I treni hanno ispirato i registi fin dagli albori del cinema. Nel 1895, il secondo pionieristico film dei fratelli Lumière, L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, della durata di cinquanta secondi, terrorizzò il pubblico, che non aveva mai visto un’immagine che si muoveva verso di loro. Nel 1903, Edwin S. Porter creò la prima opera narrativa con Assalto al treno. Da allora (basti pensare alla sofisticata eleganza di Assassinio sull’Orient Express o al caos di Tutti per uno), i treni sono stati un mezzo per dar vita in maniera dinamica a ogni genere di personaggi in tanti diversi tipi di viaggi.

    I treni che interessavano ad Anderson, tuttavia, non erano delle locomotive qualsiasi, ma quelli che attraversano la nazione che più utilizza questo mezzo di trasporto nel mondo, un Paese molto esteso e in grande crescita: l’India, con il suo rutilante caleidoscopio di colori e culture diverse, bellezza e assurdità, povertà e spiritualità.

    Anderson non era mai stato in India prima di concepire il film, ma era da lungo tempo innamorato di un territorio che spiccava in alcuni dei suoi film preferiti, in particolare nella pellicola, visivamente affascinante, Il fiume di Jean Renoir, una storia di formazione ambientata sulle rive del Gange, così come negli imponenti ed emozionanti film del grande maestro indiano Satyajit Ray. L’idea di utilizzare la sua sensibilità comica, diciamo agrodolce, in un mondo così decisamente differente dal suo, lo attraeva molto.

    Quindi, tutti gli elementi portanti della storia hanno iniziato a fondersi insieme e Anderson si è ritrovato ad organizzare questa ricerca personale in India con protagonisti tre uomini. “Ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare un film in India, ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare un film su un treno e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare un film su tre fratelli”, rivela Anderson. “Allora, ho chiesto ai miei amici Jason Schwartzman e Roman Coppola di unirsi a me nello scrivere il film e così siamo andati in India tutti assieme”.

    Prima di recarsi in India, Anderson, Schwartzman e Coppola hanno incominciato a scrivere la storia mentre si trovavano temporaneamente a Parigi. Jason Schwartzman ricorda che questo processo è iniziato casualmente, ma rapidamente è diventato un’odissea. “So che questo suonerà melenso e pittoresco, ma noi abbiamo iniziato a scrivere buona parte del film in dei piccoli café francesi di notte. Poi, ad un certo punto, Wes ha detto ‘forse sarebbe una buona idea recarci in India’. Così, nel marzo del 2006, ci siamo andati ed è stato allora che abbiamo iniziato a vivere veramente le cose di cui parlavamo”.

    Buona parte dell’ispirazione iniziale per i personaggi derivava dai rapporti personali e dalle esperienze di viaggio di Anderson, Schwartzman e Coppola, come fa notare quest’ultimo. “Ognuno di noi ha finito per condividere le proprie esperienze personali e sviluppare alcune delle idee che sono poi confluite nella storia”, spiega Roman.

    In questo modo sono nati i tre fratelli Whitman, che si ritrovano in India un anno dopo aver seppellito insieme il padre e dopo che, apparentemente, hanno deciso di non comunicare più tra loro. E’ Francis, il maggiore, che riunisce i diversi fratelli dopo un incidente motociclistico quasi mortale, che lo ha lasciato avvolto da una maschera di bende e con un copricapo che lo rende simile ad una mummia. Sostenendo che i suoi fratelli sono stati la prima cosa a cui ha pensato quando è tornato cosciente dopo l’incidente, Francis ha organizzato un itinerario accurato e pianificato rigidamente, ideato appositamente per provocare nei fratelli una rinascita spirituale che li unisse in questa antica terra illuminata o che almeno li avvicinasse maggiormente.

    Nel frattempo Peter, il fratello di mezzo, arriva pieno d’ansia perché sta per avere un figlio da una donna dalla quale ha sempre pensato che avrebbe divorziato, mentre il piccolo Jack, il minore della famiglia e scrittore che basa i suoi personaggi ‘inventati’ su tutto quello che gli capita realmente, giunge in India ancora ossessionato dalla sua ex che ha lasciato a Parigi, tanto che non può smettere di ascoltare di nascosto la sua segreteria telefonica, di cui ha ancora il codice. Anderson, Schwartzman e Coppola hanno portato questi personaggi con loro durante il viaggio in India che ha cambiato tutto, a causa dell’atmosfera elegiaca, dell’energia movimentata e del clima vivace della nazione, tutti elementi che sono filtrati nelle svolte esilaranti e nei cambiamenti significativi del racconto dei fratelli.

    “Decisamente non è un posto come gli altri”, rivela Anderson parlando dell’India. “E’ un luogo dove tanti aspetti della vita quotidiana sono così radicalmente diversi dai nostri e questo ha influenzato notevolmente la sceneggiatura. Anche se il 90% della storia parla di Francis, Peter e Jack che trattano, discutono e provano a capirsi l’uno con l’altro, noi sentivamo che fosse molto importante che queste conversazioni si svolgessero sui tragitti ferroviari che li facevano veramente viaggiare attraverso questa nazione antica”. Mentre i tre sceneggiatori visitavano per la prima volta il Paese, iniziavano a delinearsi un gran numero di disavventure comiche, dall’affollamento sul treno in stile Una notte all’Opera, allo scontro tra culture che avviene quando i turisti vengono a contatto con le antiche tradizioni spirituali.

    “In India ci sono venute molte idee che non sarebbe assolutamente stato possibile creare o immaginare dal nulla. Erano dei momenti magnifici che valeva proprio la pena di catturare in un modo o nell’altro”, sostiene Schwartzman. “Il treno e l’India sono diventati dei veri personaggi. L’interazione è interessante, perché all’inizio l’India rimane decisamente sullo sfondo, in quanto questi tre uomini rimangono nel loro mondo, anche se si trovano in una nazione straniera. Ma poi l’India e i fratelli sono costretti a trovare un punto d’incontro e così loro si avvicinano sempre di più all’autentica esperienza che stavano cercando”.

    Coppola aggiunge che “tutti speriamo che lo spirito vibrante e caotico che noi e i fratelli Whitman abbiamo trovato in India emerga chiaramente nel film”.

    Quando la produttrice Lydia Dean Pilcher, che in precedenza si è occupata anche dell fortunato film ambientato in India Il destino nel nome - The namesake della regista Mira Nair, ha ricevuto la sceneggiatura, è rimasta sconcertata, ma in senso positivo. “Avevo sentito che Wes strava realizzando un film su un viaggio in treno attraverso l’India e il mio primo pensiero è stato ‘si tratta di un documentario?’”, ricorda la Pilcher. “Ero molto curiosa a riguardo e quando ho letto la sceneggiatura ho scoperto questa storia favolosa di tre fratelli che avevano preso delle strade diverse quando il padre è morto e che non avevano risolto i problemi tra loro, mentre ora, improvvisamente, arrivano insieme in India”.

    La Pilcher amava la storia, ma è rimasta ancora più eccitata quando ha scoperto come il regista aveva previsto di affrontarla. “Wes mi ha detto che voleva realizzare questo film in maniera completamente diversa da tutto quello che aveva fatto in precedenza”, spiega la produttrice. “Voleva evitare le tradizionali trappole che incombono quando si realizza un film e ridurre il processo creativo necessario. Così, desiderava che gli attori si occupassero del loro makeup, che al mattino scegliessero da soli i loro vestiti e cercassero veramente di dar vita ad un ambiente in cui i personaggi stanno vivendo in questo mondo inventato come se fossero persone vere che compiono questo viaggio. Era un’idea molto affascinante”.

    Quest’idea affascinante è diventata parte integrante dello stile particolare del film, che fonde insieme cultura orientale ed occidentale. “Una volta che siamo stati impegnati nelle riprese, abbiamo capito che il processo faceva parte della nostra narrazione, che questo genere di energia dinamica e questo ambiente dove nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto in seguito erano parte integrante della visione creativa del film”, sostiene la Pilcher. “Questo ha fornito il tono giusto alla pellicola”.

    In effetti, Anderson ha dato vita ad uno yin e uno yang nel corso della produzione, preservando le coreografie e la vivacità che aveva pianificato, ma rimanendo completamente aperto al caos spontaneo, alla commedia e alla bellezza che l’India è in grado di esprimere. Questo, sostiene Roman Coppola, è quello che conferisce veramente alla storia il suo potere particolare e che le permette di insinuarsi profondamente nelle persone, lasciando nello spettatore un’impressione duratura delle esperienze interiori dei personaggi.

    Coppola riassume tutto così: “lo spirito che sta dietro al film era di mettere questi personaggi sul treno e poi muoversi rapidamente verso il caos, per lanciare i propri colpi e lasciare sempre che avvenisse l’inaspettato”.

  • Spunti di Riflessione:

     

    1) Francis, Peter e Jack sono tre fratelli che sembra abbiano tutto dalla vita, eppure… C’è qualcosa di estremamente importante che non hanno e non hanno mai avuto?

    2) Francis, Peter e Jack sono sparsi per il mondo:

    a) Francis è in California dove ha un terribile incidente con la moto.
    b) Peter è in crisi e fugge da New York perché la sua compagna aspetta un bambino.
    c) Jack vive una storia con una giovane che lo usa e lo tradisce: vorrebbe avere il coraggio di    abbandonarla ma non ne ha la forza.
    Sono giuste queste definizioni. Esprimete la vostra opinione in merito.

    3) Tutti fuggono davanti a qualcosa:

    a) Francis perché non sa cosa fare della sua vita.
    b) Peter perché ha paura di prendersi responsabilità che, pensa, siano più grandi di lui.
    c) Jack perché non è capace di troncare un rapporto.
    Fanno tenerezza oppure li si giudica negativamente in quanto cresciuti essi nell’opulenza, si è dell’opinione che la loro immaturità sia data dal fatto che non abbiano dovuto affrontare le più basilari e importanti difficoltà della vita?

    4) Eppure sia Francis che Peter che Jack hanno vissuto e vivono, fin da piccoli, una grave carenza affettiva a causa dei genitori. Perché?

    5) E’ la carenza di cui si parla nella domanda precedente che ha determinato, nei tre fratelli, una forte competizione, soprattutto fra Francis e Peter? Oppure è il doversi confrontare con una figura estremamente ingombrante come quella del padre? Oppure è l’andare alla ricerca di una madre mai presente nella loro vita?

    6) Chi tra i due fratelli maggiori vive più legato alla figura paterna? Peter che ha sempre con sé, come feticci, alcuni oggetti del padre (le chiavi, gli occhiali) e che afferma di essere stato il suo preferito o Francis che, alla fine della storia filmica, confessa che…?

    7) Perché Francis convoca i fratelli in India? E’ vero che vuole condurli con sé in un viaggio di purificazione, oppure vuole ritrovarli, oppure…?

    8) Quando Francis, Peter e Jack si incontrano sul treno per Darjeeling appare evidente che non hanno nulla in comune. Non sanno neanche cosa dirsi. Quando cominciano veramente a “parlare” tra loro?

    9) Francis, convinto che i fratelli quanto prima se ne sarebbero andati, nasconde i loro passaporti. E sono proprio questi documenti che, in una delle scene finali della vicenda filmica, dimostrano quanto i rapporti tra i tre siano cambiati. Quando e come ciò accade?

    10) Sul treno per Darjeeling da ragazzini viziati ed egoisti quali sono, i fratelli si comportano come se gli altri non contassero.
    a) Francis, prendendo decisioni per tutti;
    b) Peter, comprando, durante una sosta, un cobra e portandolo nello scompartimento;
    c) Jack, giocando con la bella hostess, Rita che, pur cedendo alle sue lusinghe, rimane legata al capotreno il suo fidanzato.
    Chi secondo voi durante il viaggio è il più irresponsabile e perché?

    11) Un litigio tra Francis e Peter, legato al fatto che si accusano l’un l’altro di non volersi bene (sic!) e uno spray al peperoncino, usato da Jack, fanno sì che i tre fratelli vengano fatti scendere dal treno in una zona isolata con tutte le loro numerose valige. La causa scatenate il litigio, non vi fa pensare a quanto i due fratelli maggiori abbiano bisogno di affetto?

    12) A proposito delle numerose valigie: su ognuna di esse sono stampigliate in oro alcune iniziali, diverse dai nomi di battesimo di Francis, Peter e Jack. Perché, pur in mezzo a tante difficoltà, i tre si ostinano a portarle dietro e quale significato ha il fatto che, compiuto il viaggio e correndo dietro al treno di ritorno, essi le abbandonano quasi liberandosene e liberandosi?

    13) Francis, Peter e Jack, abbandonati dal capotreno, durante il loro faticoso cammino alla ricerca di un centro abitato, vedono tre ragazzini in difficoltà, in un torrente impetuoso che termina con una chiusa e corrono a salvarli. Francis e Jack ci riescono, Peter no. E quanto porge il corpicino ai fratelli dice: “Il mio non sono riuscito a salvarlo”. Pur nel coraggio di lanciarsi, in Peter sussiste un minimo di competizione con Francis e Jack. Siete d’accordo? Esprimete la vostra opinione in merito.

    14) I fratelli vengono condotti al villaggio dove i ragazzi abitano e invitati ad assistere al funerale del bambino. Accettano. Quante cose, tutti e tre, imparano, in mezzo a quella povera gente, ricca di umanità?

    15) Durante la cerimonia funebre del ragazzo, intrisa di dolore e di pace, a Francis, a Peter e a Jack appare come in un flashback (e ciò avviene realmente nel film) il funerale del loro padre. Per il bambino tutto è quasi sereno, luminoso e bianco; per il genitore i tre sono vestiti di nero e in stato di grande agitazione. Quale significato ha per voi questa discrasia tra le due situazioni?

    16) Quando Francis rivela a Peter e a Jack che il viaggio ha per scopo la ricerca della loro madre, scomparsa da tempo e che non è intervenuta, un anno prima, ai funerali del loro padre?

    17) Brendon è una figura tenerissima: è lo “schiavetto” di Francis che ne usa perché pianifichi, attentamente, il viaggio e che egli strapazza e offende fino a che, in un sussulto di dignità, Brendan li abbandona. Perché solo dopo, Francis si rende conto che il giovane potrebbe essere suo amico vero e decide, al ritorno, di ricercarlo?

    18) Francis, Peter e Jack trovano finalmente in un monastero sperduto, Patricia, la loro madre. L’incontro è affettuoso, nonostante le difficoltà della situazione. Tutti e tre i figli comunicano alla mamma di avere bisogno di lei: ella sembra comprendere ma… Sapreste spiegare il perché del comportamento di Patricia? E qual è la reazione dei figli?

    19) Alla fine del viaggio, Francis, Peter e Jack si sono ritrovati come fratelli e amici e cominciano, per la prima volta, a condividere le gioie e le preoccupazioni, gli uni degli altri. Quanto conta, per loro, l’essere riusciti a ricondurre le pesanti figure genitoriali che avevano, fino a quel momento, condizionato la loro vita, in un giusto alveo?

    20) La vicenda filmica si svolge in India, un paese strano e magnifico, rutilante di colori e pregno di dolore diffuso: eppure negli occhi dei molti suoi abitanti si legge un’accettazione e una serenità che sarebbe impossibile per noi occidentali se vivessimo la stessa situazione. Per chi di voi avesse visitato quella terra, parlate dei suoi colori, dei suoi odori e della sua gente. Per chi di voi non ci fosse ancora stato chiedete notizie a chi, al suo ritorno, si è portato l’India nel cuore.

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