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Diaz

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

    Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l'attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo.
    Alma è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha  assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Nick è un manager che si interessa di economia solidale, arrivato a Genova per seguire il seminario dell'economista Susan Gerge. Anselmo è un vecchio militante della CGIL e con i suoi compagni pensionati ha preso parte ai cortei contro il G8.
    Etienne e Cecile sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Bea e Ralf sono di passaggio e hanno deciso di riposarsi alla Diaz prima di partire.
    Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l'ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia.
    Luca, Alma, Nick, Anselmo, Etienne, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001.
    Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz‐Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l'occasione a dormitorio. In testa c'è il VII nucleo comandato da Max, seguono gli agenti della Digos e della mobile, mentre i carabinieri cinturano l'isolato. È un massacro in piena regola. Quando Max dà ordine ai suoi di fermarsi, è tardi. 93 persone presenti nella scuola, oltre ad essere in arresto, hanno subìto una violenza inaudita senza aver opposto alcuna resistenza.
    Luca e Anselmo finiscono in ospedale, Alma dopo essere stata medicata viene condotta alla caserma di Bolzaneto. All'alba Etienne e i suoi amici escono dal bar dove si sono rifugiati durante la notte. Tutto è silenzio, deserto. Si fanno strada verso la Diaz, ma una volta dentro trovano solo sangue e distruzione. Anche Marco non si trovava alla Diaz durante l'incursione. Ha passato la notte con Maria, una ragazza spagnola conosciuta in quei giorni. Quando la mattina, in una Genova devastata e irreale, raggiunge la scuola, la luce del sole mette ancor più in evidenza le proporzioni del massacro. Sconvolto raggiunge il suo ufficio, squilla il telefono: è la madre di Alma.
    Marco non sa cosa sia successo alla ragazza ma promette che farà di tutto per trovarla.
    A Bolzaneto, per Alma e decine di altri ragazzi, l'incubo non è ancora finito.
  • Genere: drammatico
  • Regia: Daniele Vicari
  • Titolo Originale: DIAZ
  • Distribuzione: Fandango
  • Produzione: Domenico Procacci
  • Data di uscita al cinema: 13 aprile 2012
  • Durata: 120'
  • Sceneggiatura: Daniele Vicari, Laura Paolucci
  • Direttore della Fotografia: Gherardo Gossi
  • Montaggio: Benni Atria
  • Scenografia: Marta Maffucci
  • Costumi: Roberta Vecchi, Francesca Vecchi
  • Attori: Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, David Iacopini, Ralph Amoussou, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Paolo Calabresi, Alessandro Roja, Rolando Ravello, Minca Birladeanu, Emilie De Preissac, Aylin Prandi
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    NOTE DI REGIA
    PREMESSA
    Il G8 di Genova svoltosi nel luglio 2001 è stato un evento enorme, ha coinvolto i capi di stato di tutto il mondo, ha visto l'arrivo di centinaia di migliaia di manifestanti anch'essi da tutto il mondo, ha visto la presenza di una quantità mai impiegata prima in Italia di forze dell'ordine. Migliaia di video attivisti, operatori televisivi, video operatori delle forze dell'ordine, fotografi e registi cinematografici hanno ripreso ogni cosa, ogni momento, ogni assemblea, ogni vetrina infranta, ogni carica della polizia. Nell'archivio del Genova Legal Forum sono conservate migliaia di ore di riprese video e fotografie. Tutto è stato documentato. Tutto, tranne ciò che è accaduto dentro la scuola Diaz e dentro la caserma di Bolzaneto.
    I fatti della Diaz e di Bolzaneto hanno dato luogo a due lunghi e drammatici processi che, mentre scrivo, non sono ancora conclusi. La lettura degli atti (www.processig8.org/) è sconvolgente, toglie letteralmente il sonno e getta un'ombra sinistra sulla nostra democrazia. E mette in discussione un luogo comune molto radicato, quello secondo cui certe cose possono accadere soltanto sotto regimi politici autoritari. È per questo che ho pensato, fin da subito che avrei voluto guardarle in faccia e comprenderle fino in fondo, perché mi riguardano, sono parte della mia vita di cittadino italiano ed europeo.
    E' un vero manipolo di cosiddetti Black Block ha devastato negozi e incendiato automobili provocando danni consistenti, ma in virtù di questo presupposto si è deciso che a pagare il prezzo di quelle devastazioni dovessero essere un centinaio di persone non identificate e quindi non automaticamente riconducibili ai devastatori, radunate in una scuola legalmente concessa al Genoa Social Forum, e si è deciso di procedere con metodi che fanno fare un passo indietro di 80 anni alla nostra democrazia. Ma anche supponendo che i presenti fossero stati tutti incalliti Black Block, in base a quali norme si è potuto prendere una simile iniziativa? E in base a quali principi democratici? Per perseguire reati contro le cose, uno Stato ha il diritto di commettere così gravi reati contro le persone? A posteriori mi chiedo anche: non è che per caso Genova 2001 abbia dato inizio ad una crisi sociale e istituzionale profondissima che in un decennio di "fantapolitica" ha portato l'Italia sull'orlo del baratro?

    IL FILM
    Già in fase di sceneggiatura abbiamo cercato di raccontare il senso di spaesamento che tutti coloro che hanno partecipato al G8 ricordano. Sia manifestanti che poliziotti, giornalisti e cittadini casualmente coinvolti negli eventi, una sorta di caos terrificante.
    Durante le riprese ho avuto vari momenti di difficoltà realizzando le scene più cruente, perché in quei momenti ho compreso fino in fondo l'inferno che si è sviluppato dentro quei luoghi. Mi sono chiesto in continuazione: fino a che punto posso spingermi nella rappresentazione di quella violenza? Che senso ha questa violenza estrema e da dove viene? Che democrazia è quella che mi spoglia, mi violenta, mi priva di identità e di diritti?
    Una delle cose che mi ha sempre colpito di più nei racconti delle persone che hanno partecipato a quel G8, è la sensazione di non poter sfuggire al proprio destino, come in un incubo. Questo elemento è filtrato prepotentemente nel film, l'ho capito mentre giravamo la scena difficilissima in cui Jennifer Ulrich (Alma) era costretta a spogliarsi davanti ai carcerieri. Lei si è voltata e ho letto sul collo un tatuaggio, la scritta: "Destiny". La cosa mi ha sorpreso, ho pensato a una decisione di trucco sfuggita al mio controllo e mi è sembrata una didascalia fuori luogo. Invece no, si tratta di un tatuaggio che Jennifer si è fatta chissà quando. Quel tatuaggio ha concretizzato in me un'altra domanda: qual è la misura oltre la quale non siamo più padroni della nostra vita?

    La struttura narrativa del film sollecita queste domande, la circolarità del racconto intorno ad un accadimento marginale della giornata del 21 luglio 2001, di qualche ora precedente all’irruzione, cioè il passaggio di un “pattuglione” della polizia davanti la scuola Diaz, mette contemporaneamente in campo diversi livelli narrativi si intrecciano con diversi punti di vista incarnati da alcuni personaggi che si muovono nei luoghi fondamentali della storia, inconsapevoli di ciò che sta per capitare loro. E io con loro mi chiedo cosa stia capitando, perdo ogni certezza, finisco in un labirinto senza via d’uscita.

    GLI ATTORI
    Ho scelto gli attori oltre che per la bravura, anche in base al loro coinvolgimento emotivo nel racconto. Avevo bisogno di persone capaci di inventare un personaggio coerente con la storia raccontata, avendo talvolta poche scene a disposizione, pochi gesti, uno sguardo, una battuta. Ho avuto la fortuna di avere attori di grande spessore anche in piccolissime parti e questo ha arricchito enormemente il film. I personaggi sono ispirati ai racconti di persone realmente coinvolte negli eventi, ma fin dalla fase di sceneggiatura, ho voluto creare caratteri e figure autonomi, lasciando poi completamente liberi gli attori, liberi anche di “imitare” qualche caratteristica delle persone reali, carpita magari dai repertori o da incontri che qualcuno ha voluto tenere, ma senza mai dimenticare di far parte di far parte di un gioco creativo, non di un tentativo di imitazione del reale. Gli attori hanno condiviso radicalmente questa impostazione e mi hanno regalato la loro enorme libertà espressiva. Il fatto poi che provenisse da varie parti d’Europa, ha fatto sì che sul set si respirasse un’aria effettivamente internazionale: tedeschi, francesi, belgi, italiani, spagnoli, rumeni, inglesi e americani tutti insieme esattamente come accadde nel Media Center di Via Battisti.

    LA LAVORAZIONE
    In Romania abbiamo ricostruito via Battisti, una scenografia lunga 250 mt. Una piccola grande impresa produttiva ed artistica. Vederla crescere durante le settimane di preparazione è stato impressionante: dal nulla di un gigantesco piazzale di cemento alla periferia di Bucarest è venuto su un intero quartiere di Genova!
    Le riprese sono state faticosissime ma molto coinvolgenti per tutti. Diaz è un po’ come un film di guerra, ha avuto bisogno di un grande lavoro di stuntman, effetti speciali, numerose auto di scena e mezzi tecnici abbondanti, una cosa inusuale per la nostra cinematografia.
    Per realizzare un film così impegnativo ci vuole certamente un produttore che creda nel progetto fino in fondo, ma crederci non basta: in questo caso Domenico Procacci non si è limitato infatti a  fare il produttore, è entrato nella material del film con tattoo e passion, fin dall’inizio, facendo con me e Laura Paolucci le ricerche, gli incontri, infinite discussioni sul senso di ogni scena, dando via via un apporto artistic ed umano fondamentale, fino all’ultima lavorazione.

    Daniele Vicari

    I LUOGHI DI GENOVA

    1. Palazzo Ducale --‐ sede del Vertice G8, zona rossa
    2. Questura
    3. Fiera – “cittadella” delle Forze dell’ordine di fronte a Piazzale Kennedy punto di raduno del Genoa Social Forum
    4. Punta Vagno - scontri manifestazione sabato 21 luglio
    5. Piazza Alimonda - uccisione Carlo Giuliani venerdì 20 luglio
    6. Scuola Diaz - sede del Media center
    7. Stadio Carlini - centro raccolta no global
    8. Caserma Bolzaneto

    QUALCHE NUMERO

    • 130 ATTORI
    • 250 STUNTS
    • 8000 COMPARSE
    • 35 AUTOMEZZI DELLA POLIZIA

    LOCATION
    BUCAREST--‐ ALTO ADIGE--‐ GENOVA

    RICOSTRUZIONI
    20.000 mq circa di superficie ricostruita
    scuola Diaz, via Battisti, piazzale Kennedy,
    caserma di Bolzaneto, banca Corso Italia

    COSTUMI
    450 divise complete:
    VII nucleo, mobile, carabinieri, polizia ordinaria,
    gom (corpo speciale della polizia penitenziaria), Croce Rossa.
    400 caschi, 150 scudi, 100 giubbotti antiproiettile,
    100 pettorine polizia, 400 tonfa e manganelli, 2000 mostrine e gradi
    10.000 magliette del Genoa Social Forum, 1.500 cambi completi di accessori,
    900 maschere antigas.

    I FATTI NARRATI IN QUESTO FILM SONO TRATTI DAGLI ATTI PROCESSUALI E DALLE SENTENZE

    I FATTI DI GENOVA

    Dal 20 al 22 luglio 2001 a Genova si riuniscono gli otto grandi della terra per affrontare temi come
    lo scudo spaziale, il protocollo di Kyoto, la crisi in Medio Oriente e nei Balcani.
    Da tutto il mondo arrivano circa 300mila persone per fare un contro vertice, con lo slogan: 
    “Un mondo diverso è possibile”

    Dopo le prime pacifiche manifestazioni del 19 luglio, i cortei del 20 e del 21 luglio danno luogo a una vera guerriglia urbana. Carlo Giuliani è ucciso da un proiettile sparato da una camionetta dei Carabinieri. Si contano circa 1000 feriti, 280 persone arrestate, circa 50 miliardi di lire di danni. Distrutti 41 negozi, 83 auto, 9 uffici postali, 6 supermercati, 34 banche, 16 pompe di benzina, 4 abitazioni private, 9 cabine telefoniche, 1 carro attrezzi.
    Alla mezzanotte del sabato 21 luglio, a manifestazioni finite, più di 300 operatori delle forze dell’ordine fanno irruzione nel complesso scolastico Diaz‐Pascoli, sede del Media Center del Genoa Social Forum. Vengono arrestate 93 persone: 40 tedeschi, 13 spagnoli, 16 italiani, 5 inglesi, 4 svedesi, 4 svizzeri, 3 polacchi, 3 americani, 2 canadesi, 1 turco, 1 neozelandese, 1 lituano. Si contano 87 feriti: giovani e vecchi, giornalisti e manifestanti. Molti degli arrestati alla Diaz vengono successivamente trasferiti a Bolzaneto, la caserma--‐carcere dove, senza ricevere spiegazioni né essere informati di cosa siano accusati, per tre giorni subiscono violenze di ogni genere.
    Nei giorni seguenti i fermati sono condotti in carcere dove ricevono assistenza e scoprono di essere accusati di “associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata e porto d’armi”. Il Giudice per le indagini preliminari scarcera tutti gli arrestati e gli stranieri vengono accompagnati alla frontiera ed espulsi dall’Italia. Nessun governo europeo ha mai chiesto spiegazioni.
    Dalle dichiarazioni rese dai 93 arrestati nasce il processo Diaz. Su più di 300 poliziotti che parteciparono al blitz della Diaz, soltanto 29 sono stati processati e nella Sentenza di Appello in 27 hanno riportato una condanna per lesioni, falso in atto pubblico e calunnia. Le condanne per lesioni e calunnia sono ormai prescritte, restano valide le condanne per falso in atto pubblico che andranno in prescrizione nel 2016.
    Nel processo relativo ai fatti accaduti nel carcere/caserma di Bolzaneto sono stati imputati 45 tra poliziotti, carabinieri, guardie penitenziarie, medici e infermieri. Per questo processo “la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto il tribunale a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)" [sentenza del tribunale di Genova del 14 luglio 2008]. Il giudizio di appello si conclude con 44 condanne per abuso di ufficio, abuso di autorità contro arrestati o detenuti, violenza privata.
    Il parlamento italiano ha respinto per due volte la proposta di legge di istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per i fatti di Genova.
    Il processo per l’uccisione di Carlo Giuliani non ha mai avuto luogo, è stata accolta l’archiviazione per legittima difesa. Secondo il pubblico ministero il proiettile fu sparato in aria dal carabiniere, e deviato nel suo percorso da un sasso.
  • Spunti di Riflessione:

    di Elena Mascioli 

    1. Dal 20 al 25 luglio 2001, si riunirono a Genova i rappresentanti di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti d’America per affrontare i problemi legati a: lo scudo spaziale; il protocollo di Kioto; la crisi in Medio Oriente e nei Balcani. Effettuate ricerche per rispondere alle seguenti domande: Dopo undici anni a quali accordi si è arrivati nei riguardi dello scudo spaziale?; Quale fu lo scopo del Protocollo di Kioto, nato nel 1997?; Quanti furono i paesi che, per primi sottoscrissero il protocollo?; Nel periodo che è andato dalla firma dell’accordo (1997) a oggi si sono aggiunti altri paesi tra  i firmatari?; Quali sono gli stati che non hanno ancora firmato e quali sono le motivazioni per cui non appongono la loro firma?; Perché il Protocollo è entrato in vigore solo nel 2005?; La crisi in Medio Oriente, penultimo tema del vertice, nel 2001, era soprattutto legata alla lotta continua tra Israele e Palestina. Dopo undici anni gli otto grandi riuniti a Genova, avrebbero mai immaginato lo scoppiare della primavera araba, ciò che è accaduto in Libia e ciò che sta succedendo, oggi, in Siria?; L’ultimo punto esaminato nel G8 fu tutta la serie di problemi legata alla crisi nei Balcani. Tanti anni prima Winston Churchill, nei riguardi nella penisola balcanica ebbe occasione di dire: “ I Balcani da sempre macinano più storia di quanta ne possano ingoiare”. Negli anni ’90, infatti, la penisola balcanica visse una delle più sanguinose cruente guerre del secolo passato tra croati, sloveni, serbi e bosniaci, incredulità anche dalle diverse religioni. Quale è ora la situazione odierna?
    2. Le 300 mila persone che arrivarono a Genova tra il 19 e il 23 luglio 2001 vennero, almeno in massima parte, per spingere il G8 ad agire nell’interesse della terra (Kioto) e delle popolazioni di ogni paese. L’intento era manifestare pacificamente. Chi trasformò la situazione pacifica in una guerriglia che il 20 luglio costò la vita a un giovane manifestante, Carlo Giuliani?
    3. In ogni manifestazione popolar-politica e, in ogni paese, compaiono i black block, giovani vestiti di nero e con il viso coperto che distruggono negozi, auto, pompe di benzina, abitazioni private e, dopo gli assalti, si ritirano e scompaiono tra la folla, togliendosi gli abiti che li connoterebbero. Ove questo non sia possibile, perché bloccati dalle forze dell’ordine, non temono lo scontro con polizia e carabinieri e con le forze dell’ordine di altri paesi. Ma chi sono questi black block? Chi li sostiene, anche economicamente, fornendo loro le armi e la possibilità di viaggiare da un capo all’altro del mondo? Sarebbe utile che i governanti cominciassero a porsi queste domande o, forse, già lo sanno?
    4. La notte del 21 luglio 2001, finita la manifestazione, più di 300 poliziotti fecero irruzione alla scuola Diaz, trasformata in dormitorio, dove tra coloro che non avevano potuto trovare un tetto sotto cui dormire c’erano non solo giovani manifestanti ma anche giornalisti e qualche persona anziana. La violenza con cui essi agirono, neanche rispettando coloro che con le braccia alzate erano in segno di resa, li trasformò in belve. Quando come se si resero conto di ciò che avevano fatto?
    5. C’è una scena del film in cui il comandante delle pattuglie della Squadra Mobile proveniente da Roma dice a un gruppo di uomini in borghese, (non sufficientemente connotati nel film), ai quali chiaramente spetta di dare l’ordine di invadere la Diaz che, in quel caso, non sarebbe in grado di rispondere dei comportamenti dei suoi sottoposti, proponendo il lancio di gas lacrimogeni per far uscire tutti coloro che sono nella scuola. Perché non gli è stato dato ascolto?
    6. E’ stato provato, nei due processi che sono seguiti ai fatti di Genova che, circa un’ora prima dell’irruzione, il capoufficio stampa del questore di Genova avesse telefonato ai giornali preannunciando cosa sarebbe avvenuto (probabilmente non come sarebbe avvenuto). Ancora non è chiaro da chi sia partito l’ordine di avvisare la stampa. Certo è che se si fosse accettato il consiglio del comandante della squadra mobile romana (lanciare i lacrimogeni) ci sarebbero stati moltissimi intossicati ma di sicuro pochi feriti perché la polizia, davanti ai giornalisti, non avrebbe potuto agire come ha fatto all’interno della scuola. Come commentate il concatenarsi di questi due fatti per cui l’uno, necessariamente, dovrebbe escludere l’altro?
    7. L’invasione alla Diaz avvenne in un memento di calma: la manifestazione era finita e tutti cercavano di partire o un posto dove dormire. E’ chiaro che, in questa situazione, qualcuno cui il film dà un volto ma non un nome, avesse interesse a “chiudere il conto” con coloro che avevano partecipato alla manifestazione. Occorreva anche agli occhi dell’opinione pubblica un pretesto. E quale pretesto venne trovato, non vero, minimo e ingiustificabile che determinò poi il massacro?
    8. La scuola Diaz come la scuola Pascoli davanti alla prima era stata data, per i giorni del G8, ai membri del Genova Social Forum  con cui la polizia era in contatto, per ospitare i manifestanti non ancora in condizioni di tornare a casa. Quale giustificazione potè essere data a chi ordinò il massacro il fatto che un non meglio identificato membro delle forze dell’ordine telefonasse a uno degli organizzatori del Genova Social Forum chiedendogli se fosse sicuro che nelle scuole, date in momentanea concessione dal comune, non ci fossero black block? Cosa avrebbe potuto rispondere il rappresentante del G.S.F.?
    9. A chiunque lo abbia criticato per non aver raccontato tutte le premesse degli episodi del 21 luglio e cioè le distruzioni avvenute a Genova nei giorni precedenti, il regista ha risposto di guardare al titolo del film. Cosa ci dice il titolo rispetto al registrimento di campo del racconto? Cosa significa il sottotitolo del film e da quale scena è tratto?
    10. Non vi è un vero e proprio protagonista ma diversi personaggi, ispirati a persone realmente coinvolte in quei fatti. Luca, Alma, Nick, Anselmo, Etienne, Marco. Quale delle storie vi ha maggiormente colpitI, con chi di loro vi siete identificati? E poi ci sono Max, i suoi uomini, la polizia, le autorità. Sono loro gli antagonisti? 
    11. Una città messa a fuoco, in uno stato di guerriglia urbana, come mostrano le prime immagini. Sapete dove sono state fatte in realtà le riprese, dove è stata ricostruita Via Battisti? Ma il luogo cardine è ovviamente la scuola DIAZ. Qual è la strana parola con cui il poliziotto la indica, dicendo: “Dobbiamo sgomberarla, è pieno di anarco-insurrezionalisti?”. Questo luogo assume connotazioni diverse a seconda dello sguardo che vi si posa: è una scuola, un dormitorio, un Media Center, un covo di black bloc. Cosa rappresenta per voi?
    12. Le forze dell'ordine sono, in questa storia, quelli che chiameremmo i “cattivi”, i cosiddetti antagonisti, in quanto responsabili di quanto accaduto nella Diaz. Ci sono correnti di opinioni che tendono a giustificare i comportamenti, anche quelli esasperati di violenza, dei poliziotti, tenendo in conto le provocazioni, i fatti antecedenti (le distruzioni dei giorni precedenti, gli insulti, l'assalto alle macchine della polizia etc). 
    13. Ma la violenza, la tortura, la sospensione dei diritti umani, può mai essere giustificata, e soprattutto avendo come soggetti coloro che sono chiamati, per la loro missione lavorativa, a difendere il cittadino e garantire la pubblica sicurezza? Dunque il fine giustifica I mezzi? Quale la vostra opinione in merito? Qual è il vostro rapporto con le forze dell'ordine, il vostro atteggiamento nei loro confronti? Ovviamente è altrettanto sbagliato generalizzare, e colpevolizzare “la polizia”, a prescindere, in qualunque contesto. Ma   quanto accaduto alla Diaz non è una generalizzazione, è un caso specifico, e va ricordato e raccontato per questo motivo. Siete d’accordo? Esprimete la vostra opinione in merito. / Come si legge nei titoli di coda del film e nel pressbook, nel nostro sistema penale non esiste uno specifico reato di tortura e questa mancanza ha costretto il tribunale a circoscrivere le condotte tenute contro i fermati come inumane e degradanti [sentenza del tribunale di Genova del 14 luglio 2008]. / Qual è la vostra opinione in merito a quanto accaduto, sia nella scuola che poi nella caserma di Bolzaneto? Anche se piccoli, all'epoca dei fatti, avete un ricordo personale degli avvenimenti di Genova? Cosa significa per voi il termine “tortura" quali gli estremi che possono qualificare un comportamento come tale? Qual è il valore che viene messo da parte quando si parla di tortura? Ci sono episodi della storia mondiale più recente balzati all'onore delle cronache per episodi di tortura? Quali? / Quando si studia la storia del passato si pensa che certe pratiche, come quella della tortura, siano legate ad una arretratezza culturale, a dei tempi antichi, epoche molto remote. Invece troviamo la tortura anche sulle pagine della storia contemporanea, anche la più recente. Esprimete le vostre riflessioni in merito. 
    14. L'uscita del film “Diaz”, poco tempo dopo quella di “Romanzo di una strage”, ha fatto scrivere di un ritorno del cinema italiano  di impegno “civile”, così come era accaduto nella storia del cinema italiano, con registi di punta del filone quali Rosi, Petri, per citarne alcuni. / Qual è la vostra opinione in merito al cinema quale strumento di espressione dell' impegno civile? Quale può essere il ruolo del cinema, in merito a questioni e racconti di momenti storici così delicati quali la strage di Piazza Fontana e i fatti della Diaz al G8 di Genova? È un cinema che vi interessa? Perchè questi film non hanno avuto i risultati sperati al botteghino? Forse perchè la gente non vuole vedere realtà così forti e così drammatiche per la nostra storia? Anche voi pensate che il cinema debba solo essere d’evasione?
    15. Dalle note di regia:”Mi sono chiesto in continuazione: fino a che punto posso spingermi nella rappresentazione di quella violenza? Che senso ha questa violenza estrema e da dove viene? Che democrazia è quella che mi spoglia, mi violenta, mi priva di identità e di diritti? (…) Qual è la misura oltre la quale non siamo più padroni della nostra vita? Provate a rispondere alle domande del regista con le vostre riflessioni.
    16. Segni particolari: La luce connota in maniera importante i diversi luoghi del film, e ciò che in essi  sta accadendo. Avete notato i cambi di colore delle immagini che si succedono? A quale luogo è associata la luce bianca, fredda, mischiata a quella blu? E quella gialla a quale luogo si può associare? C'è un solo un luogo e un momento in cui vediamo una luce verde: quale? Sapete a quale concetto si associa, in cinematografia, la luce verde? / Dal punto di vista narrativo, il film, per diverse volte, torna a riavvolgersi su se stesso, riprendendo il racconto da uno stesso punto. Qual è il punto di partenza a cui il film torna continuamente? Quali sono le diverse prospettive da cui il film viene raccontato ogni volta che riprende? Capiremo guardando il film che lo stesso episodio è anche quello dell'immagine di apertura del film, in cui vediamo una scena al rallentatore. Qual è l'oggetto che vediamo prima in pezzi e poi ricomposto, in questo viaggio a ritroso? Questa scena d'apertura ha anche una valenza simbolica, secondo voi? E quale sarebbe, ove rispondeste affermativamente alla domanda precedente sempre secondo voi, questa valenza simbolica?
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