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Into the Wild

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Fresco di laurea e con un promettente futuro di fronte a sé, il ventiduenne Christopher McCandless sceglie di abbandonare la sua vita agiata e di partire alla ventura, verso l’ignoto. Le esperienze del suo viaggio trasformeranno questo giovane girovago in un simbolo per moltissime persone.

    Ma chi è Christopher McCandless? Un eroico avventuriero o un idealista ingenuo, un Thoreau ribelle degli anni ’90 o uno dei tanti ragazzi perduti americani, un giovane coraggioso che non teme il rischio o una figura tragica che ha sfidato il precario equilibrio tra uomo e natura?

    Sean Penn ripercorre tutte le tappe del viaggio di Christopher in questo suo adattamento del bestseller di Jon Krakauer Nelle terre estreme - un libro che racconta l’umano desiderio di famiglia e di comunione, ma anche della ricerca della felicità e della verità.

    Questa ricerca porterà Christopher dai campi di grano del South Dakota a un viaggio avventuroso e ‘controcorrente’ lungo il fiume Colorado, fino alla comune alternativa di Slab City, in California, e oltre. Strada facendo, incontrerà una serie di personaggi pittoreschi che vivono ai margini della società americana – uomini e donne che cambieranno la sua visione della vita, e che saranno a loro volta cambiati dall’incontro con lui. Alla fine, si metterà alla prova partendo da solo per le terre selvagge del grande nord, dove tutto quello che ha visto, imparato e vissuto lo condurrà verso un epilogo inatteso.

    Si troverà da solo in un selvaggio, disabitato territorio dell’Alaska, dove, non avendo una mappa e una radio, non poté tornare indietro per lo scioglimento dei ghiacci che gli hanno impedito di attraversare i fiumi ormai in piena che circondano la zona, scompare per sempre lasciando in tutti coloro che hanno letto il libro, da cui l’opera filmica è tratta, e hanno visto il film l’aspirazione alla libertà anche se a una libertà perduta.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Sean Penn
  • Distribuzione: BIM FILM
  • Produzione: Focus Features International, River Road Entertainment, Paramount Vantage
  • Data di uscita al cinema: 2007
  • Durata: 140 minuti
  • Sceneggiatura: Sean Penn
  • Direttore della Fotografia: Eric Gautier
  • Montaggio: Jay Cassidy A.C.E
  • Scenografia: Domenic Silvestri
  • Costumi: Mary Claire Hannan
  • Attori: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener Vince Vaughn Kristen Stewart Hal Holbrook
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado
  • Approfondimenti:


    Nel corso di un viaggio durato due anni, per capire se stesso e il suo posto nel mondo, Chris McCandless vive le esperienze di una vita intera: l’abbandono della sua vecchia identità per crearsene un nuova all’inizio del viaggio, la dichiarazione di indipendenza dalla famiglia incredula, l’intenso percorso che lo vede attingere conoscenza e saggezza dalle persone e dai posti straordinari incontrati, la calamità che lo porta alla sua stessa imprevista scomparsa al culmine del viaggio che doveva cambiare per sempre la sua visione del mondo - tutti questi frammenti formano il mosaico emotivo al centro del film che Sean Penn ha tratto dal bestseller di Jon Krakauer, Nelle terre estreme.

    Pubblicato per la prima volta nel 1998, il libro di Krakauer è diventato una cosa rara nel nostro moderno mondo urbanizzato – un ‘instant classic’ della letteratura degli spazi selvaggi. Il libro ha conquistato lettori di ogni estrazione e provenienza indagando sulla vita e la morte del ventiquattrenne Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia ai suoi soldi e abbandona la sua identità per cercare il vero significato della libertà e della natura selvaggia, scomparendo all’interno di una terra estrema da cui non farà più ritorno.

    Chi era McCandless, quali luoghi ha visitato e come ha trascorso quei memorabili 113 giorni nel territorio selvaggio dell’Alaska e con poche provviste – ecco la storia indimenticabile raccontata da Krakauer nel suo libro – estensione di un suo articolo per la rivista Outside Magazine. Alpinista e amante dell’avventura, attratto lui stesso dall’altitudine e dal rischio, Krakauer ha affrontato la storia di McCandless con piglio molto personale, quasi maniacale. Ha cominciato col chiedersi come mai tanti giovani americani fossero così attratti dal rischio, e in che modo i problemi familiari e la ricerca di una vita autentica e piena di significato si intrecciassero nelle loro storie. Denso di mistero e di cruda intimità, il libro è avvincente anche se affronta temi impegnativi: il ruolo della natura selvaggia nell’immaginario americano, i legami e la schiavitù dei rapporti familiari, il conflitto fra un rozzo individualismo e il bisogno di amore e vicinanza, e le contraddizioni dell’idealismo con la sua miscela di spinte egualitarie e arroganza. Il risultato è un bestseller esploso ben oltre i confini del suo genere, e apprezzato non solo come opera letteraria ma anche per i temi sollevati che sono subito stati al centro di un vivace dibattito. Il critico letterario Christopher Lehmann-Haupt ha scritto sul New York Times che Krakauer ha preso gli elementi controversi della storia di McCandless e ne ha fatto “un dramma struggente sul tema del desiderio umano”.

    Oggi, lo stesso Krakauer crede che, indipendentemente dalla riuscita del suo libro, Chris McCandless resta certamente un emblema dei grandi quesiti irrisolti della vita moderna. “Uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere il libro è che mi sono identificato con Chris e mi sono sforzato di capirlo – anche se non pretendo di esserci riuscito fino in fondo” spiega Krakauer. “Chris non era un ragazzo come gli altri. Era molto egocentrico. Era ostinato. Era impetuoso. Ma era anche un puro di cuore. E la cosa straordinaria, di lui, è che non accettava compromessi. Aveva grandi ideali, un forte senso di rettitudine morale. Credeva che la sua missione nella vita fosse quella di abbandonare la via più facile. Molti lo hanno giudicato semplicemente un pazzo incompetente e irresponsabile – perché, si sono chiesti, non si è portato un’accetta e una radio, andando in Alaska? Ma a loro, Chris avrebbe risposto: non sarebbe più stata un’avventura. In un mondo come quello di oggi, dove su una mappa non ci sono più spazi vuoti, Chris ha lasciato a casa tutte le mappe.” Quando Sean Penn ha visto l’edizione rilegata del libro di Krakauer in una libreria di Brentwood ha avuto una reazione viscerale immediata.

    Ricorda di essere stato attratto come una calamita dalla foto della copertina - un autobus abbandonato nella neve - e di essere tornato di corsa a casa col libro sotto braccio: “L’ho letto dalla prima parola all’ultima d’un fiato, due volte, prima di andare a letto. Poi mi sono alzato, il giorno dopo, non ricordo che ora fosse, e mi sono messo subito al lavoro per cercare di ottenerne i diritti. Mi sembrava una storia indimenticabile e profondamente cinematografica, sia per i personaggi che per le ambientazioni, in tutti i sensi. Ha toccato, in me, le stesse corde che credo abbia toccato in quasi tutte le persone che lo hanno letto.” Alla fine, Penn è riuscito a ottenerne i diritti, ma dopo quasi dieci anni. Aveva fatto parte della folta schiera di coloro che si erano messi in fila per avvicinare la famiglia McCandless.

    Affranti e sconvolti per la perdita del loro unico figlio maschio, i McCandless avevano parlato con diversi cineasti, all’epoca, tra cui anche Penn, ma senza giungere a una decisione. “La famiglia non era ancora pronta a consentire la realizzazione di questo film, ma Sean si è mantenuto in contatto con loro perché il progetto gli stava molto a cuore”, ricorda il produttore Bill Pohlad, che ha anche prodotto il film premio Oscar I segreti di Brokeback Mountain - altro progetto che ha avuto una lunga gestazione. A un certo punto, proprio quando sembrava che il film si potesse finalmente fare, Billie McCandless (madre di Christopher) ha detto a Penn di avere fatto un sogno in cui suo figlio le diceva di non autorizzare il film. Ma Penn non si è lasciato scoraggiare, ed è rimasto fermo nel suo proposito, pur senza mai pressare la famiglia: “Era una storia nata per diventare un film e ho sempre pensato che, in un modo o nell’altro, quel film si sarebbe fatto”, spiega il regista. Dieci anni dopo, finalmente il telefono di Penn ha squillato. “Un bel giorno, all’improvviso, mi hanno chiamato e mi hanno detto di essere pronti a fare il film. Onestamente, non so perché abbiamo cambiato idea, ma è andata così”, racconta Penn. Jon Krakauer, che in tutto questo tempo si era rimesso alla volontà della famiglia, ritiene di sapere perché la famiglia ha scelto Penn. “C’è qualcosa di così diretto e autentico in Sean, che devi credergli, perché capisci subito che è uno che ti dice le cose come stanno”, osserva. “I McCandless non potevano essere più diversi da Sean, ma si sono fidati di qualcosa che hanno visto in lui.” Anni prima Penn aveva già scritto la sceneggiatura, anche se solo nella sua testa – ora non doveva fare altro che mettere tutto nero su bianco. Come ha detto il produttore Art Linson, che conosce Penn fin dagli inizi della sua carriera: “Era come se Sean, in quei dieci anni, non avesse fatto altro che pensare a questo film. Ha scritto la sceneggiatura di getto, perché aveva già dentro il film, prima ancora di scrivere una sola pagina.” Dall’esterno, può sembrare che portare sul grande schermo il libro di Krakauer, così pieno di citazioni e poesie e documenti, sia stata un’impresa difficile, quasi impossibile. Dopo tutto, la storia non racconta solo la parte più esteriore di un uomo, la sua avventura nel mondo, ma anche la sua vicenda interiore, il desiderio di cose intangibili e l’acquisizione di una saggezza avvenuta quasi per osmosi, attraverso momenti e incontri spontanei. Una storia così vicina alla sensibilità e all’esperienza di Sean Penn che il regista non ha avuto difficoltà a trasferirla con rapidità e immediatezza in un copione. “Quando mi sono seduto a scrivere la prima stesura erano passati 10 anni da quando avevo letto il libro, e non l’ho neanche riletto”, racconta.

    Dopo averla scritta, ho letto il libro un’altra volta e ho scoperto che Jon aveva fatto un lavoro molto accurato – perché c’era tutto. Dopodiché, c’è voluta un’ultima rilettura, per individuare meglio la direzione in cui procedere. Prima della seconda stesura, ho voluto ripercorrere le tappe del viaggio di Chris, incontrando le persone che aveva conosciuto e che arricchivano la storia in vario modo. A quel punto, ho cominciato anche a comprimere la storia, per contenerla in tempi compatibili con la narrazione cinematografica.” Andando a ritroso nel tempo, e attraversando le zone grigie del rimorso e dei ricordi, Penn ha avuto conversazioni molto intime e dolorose con la famiglia McCandless, soprattutto con la sorella di Chris, Carine – che gli ha messo a disposizione i propri diari, le lettere, i ricordi più privati del fratello, aiutandolo a dare ancora maggiore spessore al personaggio. Inoltre, ha parlato con molte persone che avevano conosciuto Chris in quel periodo dei primi anni ’90. “Ognuno di loro mi ha detto qualcosa di utile”, ricorda il regista. In seguito, ha perfino scritturato Wayne Westerberg, con cui Chris aveva fatto amicizia nel South Dakota e che nel film è interpretato da Vince Vaughn, come consulente e autista di camion durante le riprese. Fin dall’inizio, Penn ha avuto una visione molto chiara, e fortemente istintiva, di quella che doveva essere la struttura della sceneggiatura, dividendo i 2 anni di viaggio di Chris - dalla sua casa di Atlanta all’autobus abbandonato in Alaska – in capitoli che, come spiega il regista, “dovevano raccontare l’intero arco di una vita, dalla nascita alla morte, compressi in quei 2 anni.” Il risultato è stato un ritratto molto vivo e dinamico di un percorso umano messo a nudo. “Credo che Sean abbia aggiunto qualcosa di originale, alla storia”, osserva Linson. “Il film non è una semplice trasposizione del libro di Krakauer. Hai davvero la sensazione di essere ‘dentro’ qualcuno, e alla fine, fra tutta l’arroganza e tutta l’umanità di Chris McCandless, sei costretto ad ammettere che è una persona vera e che gli vuoi bene. Sean ha preso quella che poteva essere solo una storia di avventura e ribellione, e l’ha trasformata in una analisi di quello che una persona è, crede di essere e vorrebbe essere, rappresentando questa confusione in un modo molto efficace e toccante.” Aggiunge Pohlad: “Trovo straordinario il modo in cui Sean è riuscito a entrare nel personaggio di Chris e ad esprimere quello che aveva dentro, anche se non sapremo mai con esattezza che cosa gli è successo. Chris ha avuto una profonda influenza sulle persone che ha conosciuto, anche senza fare niente di eclatante, semplicemente per il suo modo di essere.

    Ha cambiato la vita di persone, che a loro volta hanno cambiato la sua.” Fin dall’inizio, l’impostazione di Penn è stata quella di restare il più possibile fedele a quello che Chris McCandless ha fatto, visto e pensato – impostazione che ha anche influenzato lo stile del film, che mescola immagini di grande bellezza, spettacolari, con un realismo più crudo, quasi documentaristico. “Sean voleva dare al film un tono e un’atmosfera che lo rendessero il più vero possibile, e c’è riuscito mescolando attori e non-attori, e utilizzando per gli esterni i luoghi autentici del viaggio di Chris”, spiega Pohlad. “Ma, come qualsiasi vera opera d’arte, il film lascia che sia lo spettatore a dare un giudizio e una interpretazione degli eventi.” Questo approccio ha convinto anche Jon Krakauer, che ammette di essere stato scettico, all’inizio, sugli esiti di una trasposizione cinematografica del libro. “Sean ha fatto un film che, secondo me, lascerà un segno negli spettatori” sintetizza lo scrittore. “Non propone facili soluzioni, non è didascalico - è un fiume intenso che ti fa riflettere”.

  • Spunti di Riflessione:

    1.  Perché il viaggio di Chris McCandelss iniziò come un gesto di ribellione contro il modo di vivere dei genitori? Quali comportamenti egli contestava a Walt e Billie McCandless?
    2.  Chris non era d’accordo, soprattutto con Walt, suo padre, ingegnere spaziale della NASA, uomo brillante e gran lavoratore. Aveva, verso di lui, un complesso di inferiorità oppure erano l’ordine e le regole della sua vita che egli non voleva seguire?
    3.  Chris era molto legato a Carine, sua sorella. Eppure, quando se ne andò da casa, non le lasciò neanche un biglietto. Perché, secondo la vostra opinione?
    4. Come definireste l’allontanamento di Chris dalla sua casa e dalla sua famiglia? Un’aspirazione alla libertà, oppure una fuga, oppure…?
    5.  Il peregrinare di Chris, senza una meta, lo portò da Pierre, capitale del South Dakota, al fiume Colorado in Arizona, dalla California allo Stato di Washington, dal Nebraska all’Oregon, dal Canada in Alaska. Durante il suo vagare, egli incontrò varie persone con cui instaurò amichevoli rapporti ma non seppe (o non volle) fermarsi in alcun posto. Perché?
    6.  Perché Chris, durante il suo viaggio, cambiò persino identità? Con questo negare se stesso, per ciò che era stato, voleva dimenticare o dimenticarsi?
    7. E chi era e cosa rappresentava per lui Alexander Supertramp, il suo alter ego?
    8.  Perché Chris, quando decide di partire per il suo viaggio, donò tutti i suoi risparmi a un’associazione benefica?
    9. L’autosufficienza che Chris cercava è un modo per contestare la vita che egli aveva condotto fino a quel momento, oppure un mettersi alla prova in un confronto, esclusivamente con se stesso?
    10.  Ogni uomo e donna che Chris incontrò nel suo viaggio, gli lasciò qualcosa ma nessuno mai il desiderio di fermarsi. Perché? A questi probabili amici mancò quel “qualcosa” di cui Chris era alla ricerca oppure…?
    11.  Quali rapporti e poi quali ricordi legarono Chris a a) Rainey e a Jan che egli incontrò nel Grand Canyon? b) Tracy, la ragazzina cresciuta nella comune di Slab City, in California? c) Ron Franz, l’anziano vedovo che vedeva in lui il figlio che avrebbe sempre voluto?
    12.  In ognuno dei personaggi citati nella domanda precedente, prevale, in comune con Chris, il senso di disperata solitudine in cui vivevano. Anche per Rainey e Jan che, pur stando insieme, aveva un tragico ricordo. Perché Chris, quando si trovava solo con i suoi ricordi, è soprattutto a loro cui egli penserà con affetto?
    13.  C’è, secondo voi, anche un solo attimo, nel peregrinare di Chris che egli abbia pensato al dolore che dava alla sua famiglia?
    14.  Chris era affascinato dall’idea dell’avventura e del rischio ma era anche un ragazzo intelligente che, nel suo viaggio, si era imposto una ferrea disciplina. Come allora poté commettere l’errore che gli costò la vita?
    15.  Shakespeare fa dire a Macbeth: “La sicurezza è il peggior pericolo”. Sean Penn, l’autore del film, è convinto che Chris non avesse scelto di morire ma, nel silenzio della natura materna e matrigna dell’Alaska, cercasse una sua completa purificazione spirituale. Qual è la vostra opinione in merito?
    16.  Nel momento in cui Chris assunse lo pseudonimo di Alexander Supertramp, una sorta di Indiana Jones, in grado di vivere tutte le avventure e di sopravvivere ad ogni difficoltà, quanto diminuì la sua prudenza e quanto aumentò la sua incoscienza di fronte al pericolo?
    17.  Jon Krakauer, l’autore del libro da cui è stato tratto il film, sostiene (avendo vissuto la stessa esperienza), che Chris si avventurò tra i ghiacci dell’Alaska con “un misto di paura e di euforia”. Esprimete la vostra opinione in merito.
    18.  Emile Hirsch, l’attore cui nel film è stata affidata la parte del protagonista, afferma che, nel girare le scene in cui Chris trascorse i suoi ultimi giorni, nell’autobus che fu la sua casa fino a che non chiuse gli occhi per sempre, visse anche se circondato da una natura tanto fredda e spietata, “momenti di straordinaria pace”. Qual è la vostra opinione in merito?
    19. Chris morì perché: - Non ebbe consapevolezza del pericolo? - Come Alexander Supertramp si sentiva invincibile e immortale nei riguardi di tutto e tutti? - Con la “beata incoscienza della giovinezza” non pensò di tutelarsi di fronte a situazioni che avrebbero potuto presentarsi insormontabili?
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