Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 63

Venuto al mondo

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Carica di ricordi degli anni di guerra, Gemma si reca a Sarajevo con suo figlio Pietro per assistere a una mostra in memoria delle vittime dell’assedio, che include le fotografie del padre del ragazzo. 
    Diciannove anni prima, Gemma lasciò la città in pieno conflitto con Pietro appena nato, lasciandosi alle spalle suo marito Diego, che non avrebbe mai più rivisto, e l’improvvisata famiglia sopravvissuta all’assedio: Gojko, l’irriverente poeta bosniaco, Aska, la ribelle ragazza musulmana e la piccola Sebina.  
    L’intenso amore e la felicità tra Diego e Gemma non erano abbastanza per colmare  l’impossibilità di Gemma a concepire figli. Nella Sarajevo distrutta dalla guerra, i due trovarono una possibile surrogata, Aska. Gemma spinse Diego tra le sue braccia per poi essere sopraffatta dal senso di colpa e dalla gelosia.
    Ora una verità attende Gemma a Sarajevo, che la costringe ad affrontare la profondità della sua perdita, il vero orrore della guerra e il potere di redenzione dell’amore.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Sergio Castellitto
  • Titolo Originale: Venuto al mondo
  • Distribuzione: Medusa
  • Produzione: Sergio Castellitto, Roberto Sessa
  • Data di uscita al cinema: 8 novembre 2012
  • Durata: 127’
  • Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
  • Direttore della Fotografia: Gianfilippo Corticelli
  • Montaggio: Patrizio Marone
  • Scenografia: Francesco Frigeri
  • Costumi: Sonu Mishra
  • Attori: Penélope Cruz, Emile Hirsch, Adnan Haskovic, Pietro Castellitto, Saadet Aksoy, Luca De Filippo, Sergio Castellitto, Jane Birkin, Mira Furlan, Jovan Divjak
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    NOTE DI REGIA

    Questa è una storia inventata, creata dall’immaginazione di uno scrittore, elaborata successivamente come sceneggiatura per il film. I personaggi, i confitti tra di loro, le pulsioni, le frustrazioni, i desideri,  sono inventati. Eppure questa è una storia vera. Perché dannatamente vera è stata la guerra nella ex-Jugoslavia,  vero l’assedio di Sarajevo, veri gli stupri, vera la memoria che ancora oggi si legge negli occhi di molti che hanno vissuto quegli anni. Il viaggio della protagonista Gemma nell’inferno della sua maternità mancata e poi dentro il ventre scuro della guerra e dell’assedio di Sarajevo, diventa il viaggio alla ricerca della risposta che più conta: perché tutta questa violenza? Venuto al mondo è un lungo viaggio verso la maternità e la paternità, un tema universale. Abbiamo  ricostruito tre periodi storici: gli anni 80 delle olimpiadi invernali di Sarajevo, gli anni 90 della guerra e dell’assedio, e l’oggi, periodo in cui Gemma compie il viaggio. Abbiamo girato nei luoghi “veri” della guerra, a Sarajevo, a Korcula, in Croazia. Le lingue del film, l’inglese, il bosniaco, l’italiano, s’intrecciano, si mischiano, per diventare il cemento di quella verità che andavo cercando.

    Sergio Castellitto

    Margaret Mazzantini - Autrice e sceneggiatrice

    Margaret Mazzantini è nata a Dublino e si è diplomata all’ Accademia D'Arte Drammatica ‘Silvio D'Amico’ a Roma. Dopo una fortunata carriera teatrale durante la quale ha lavorato con i più importanti registi europei (compresi Aldo Trionfo, Otomar Krejca, Walter Pagliaro, Marco Sciaccaluga e Giancarlo Sbragia) pubblica nel 1994 il suo primo romanzo Catino Di Zinco, vincendo la Selezione Campiello e il premio Rapallo Carige.
    Nel 1995 il testo Manola, scritto e interpretato da Margaret stessa diretta dal marito Sergio Castellitto, le apre le porte del successo di pubblico e critica, rimanendo in scena per due anni. Il romanzo omonimo è stato pubblicato da Mondadori nel 1998, seguito tre anni dopo da Non ti muovere. Un incredibile successo, rieditato più volte da Mondadori, Non ti muovere ha ottenuto vari premi letterari tra cui lo Strega, il Grinzane Cavour e il francese Zepter Prize. Pubblicato in più di 30 paesi, il romanzo ha venduto più di un milione e mezzo di copie.
    Nel 2002 il monologo teatrale Zorro è portato in scena da Sergio Castellitto e pubblicato da Mondadori.
    Nel 2004 Margaret lavora sulla sceneggiatura di Non ti muovere, che vede come protagonisti Penélope Cruz e Sergio Castellitto, che ne cura la regia. La sceneggiatura vince il Nastro d’Argento e il film raggiunge una grandissima affermazione al box office. Penélope Cruz e Sergio Castellitto vincono il David di Donatello come Miglior Interprete Femminile e Maschile.
    Venuto al mondo, il terzo romanzo, è stato pubblicato nel 2008 e ha vinto il Premio Campiello l’anno successivo.
    I suoi lavori più recenti sono Nessuno di salva da solo (Mondadori, 2011) e Mare al mattino (Einaudi, 2011).


    “Nel corso dei secoli la penisola balcanica ha macinato più guerre
     di quante ne potesse ingoiare” (Winston Churchill)


    Le guerre balcaniche degli anni ’90 del ventesimo secolo
    di L.D.F.

    La guerra tra Slovenia e Serbia (1990)
    Dopo la morte di Tito (1980), la federazione jugoslava da lui creata, visse un periodo di relativa calma, fino al 1987, quando scoppiò un grave scandalo che coinvolse oltre a industriali anche importanti membri del governo. Nello stesso anno, venne eletto Slobodan Milosevic, presidente della Repubblica socialista di Serbia. I rapporti tra le varie etnie e i relativi governi che formavano la Jugoslavia continuarono, nonostante lo scandalo, abbastanza tranquillamente, pur con varie istanze socio-politiche da parte delle popolazioni. La Slovenia, ad esempio, era un paese, culturalmente legato alla Mitteleuropa, soprattutto all’Austria, mentre, in Kosovo, cominciavano apparire i prodromi di quella situazione che portò in seguito alla guerra tra serbi e albanesi e alla scomparsa della federazione jugoslava.
    Milosevic si rese subito conto della situazione e cominciò a cavalcare la tigre dell’antisecessionismo, proclamando che “La Serbia è là dove c’è un serbo” ma non riuscì a bloccare la secessione. Nel 1990, venne convocato l’ultimo congresso della federazione per trattare il problema del Kosovo e la situazione economica che, con la continua svalutazione del dinaro, diveniva sempre più pesante.
    La Slovenia e la Croazia, in disaccordo con quanto proponeva (o imponeva?) la Serbia, abbandonarono i lavori del congresso.
    Il 23 novembre 1990, in Slovenia si tenne un referendum sull’indipendenza che ebbe una grandissima partecipazione di votanti che espressero il loro voto a favore della sovranità slovena. Il 27 giugno 1990, l’esercito serbo entrò in Slovenia. I soldati sloveni difesero e contrattaccarono vittoriosamente e, in soli dieci giorni, costrinsero l’esercito nemico a ritirarsi. L’8 luglio 1990, furono firmati gli Accordi di Brioni che stabilivano la cessazione dell’ostilità da parte dei serbi e, momentaneamente, il congelamento di tre mesi della dichiarazione di indipendenza slovena.
    La Slovenia non faceva più parte della federazione jugoslava.

    La guerra in Croazia (1991-1995)
    Nel 1990, le elezioni in Croazia erano state vinte dai nazionalisti, guidati da Tudman. I serbi, contrari al partito di Tudman, convinsero la Kraijna, regione ai confini della Bosnia che era maggioranza serba, a distaccarsi dal governo centrale e a proclamare la “Regione autonoma serba della Kraijna”. La situazione politica tra serbi e croati era divenuta una polveriera, pronta ad esplodere.
    Nel 1991, in Croazia, venne indetto un referendum che sancì la secessione della Croazia dalla federazione jugoslava.
    La votazione venne boicottata in Kraijna, i cui abitanti si rifiutarono di riconoscere il distacco dalla Serbia. E fu la guerra. L’esercito serbo intervenne, non potendo la Serbia permettere che zone, ove vivevano genti della propria etnia, fossero staccate dalla madrepatria.
    L’attacco iniziò nel luglio del 1991 e coinvolse molte città tra cui Dubrovnik, Srebrenica, Zara, Karlovac e Vukovar.
    L’assedio serbo e la conquista di Vukovar (25 agosto-18 novembre 1991 fu la dimostrazione della ferocia dei serbi nel preservare quelli che ritenevano dovessero essere “loro” territori e nel perseguire una violenta pulizia etnica che non risparmiò malati, donne (stuprate e poi uccise) e bambini.
    I croati reagirono proclamando l’8 ottobre 1991 l’indipendenza e, meno di due mesi dopo, la Kraijna si proclamava repubblica indipendente. Il conflitto intanto, continuava mentre buona parte dell’esercito croato entrava in Bosnia. Presto la Croazia venne coinvolta nel conflitto e, nel 1993, scoppiò la guerra tra croati di Bosnia e bosgnacchi (cittadini bosniaci di religione musulmana). I croati, appena passato il confine, imitando ciò che avevano fatto i serbi con la Kraijna, proclamarono la repubblica indipendente di Hercer Bosna, con capitale Mostar, impadronendosi di un vasto territorio.
    La Croazia, forte di una parziale ritirata dell’esercito serbo, nel 1995, lanciò due operazioni militari “Lampo” e “Tempesta” che, con i loro successi e con il martellante metodo della pulizia etnica, costrinsero, all’esodo oltre 200.000 serbi che, da secoli, si erano stanziati in Bosnia.
    La guerra si concluse con la vittoria croata e, alla fine del 1995, vennero firmati gli accordi di Dayton che prevedevano che la Slovenia, la Baranja e la Sirmia, a forte presenza serba, rimanessero sotto il controllo dell’ONU mentre la Kraijna trattò, direttamente col governo della Croazia la sua reintegrazione in territorio croato.

    La guerra si diffonde in Bosnia Erzegovina (1992-1995)
    Mentre tra il 1990 e il 1991 ai suoi confini la guerra esplodeva in tutta la sua violenza, in Bosnia Erzegovina, le tre diverse etnie che vi abitavano (bosniaci, serbi e croati) vivevano abbastanza tranquille e sembravano (a torto) spettatrici di una guerra che non le coinvolgesse.
    Alcuni movimenti dell’esercito serbo, intorno alla città di Mostar, agitarono la Croazia e convinsero i bosniaci che la Serbia volesse perseguire l’idea della “grande nazione”, invadendo le loro terre.
    Agli inizi del 1992, si svolse il referendum per la secessione della Bosnia Erzegovina dalla Jugoslavia. Le votazioni avvennero in un clima di violenza. Il presidente Izetbegovic, bosniaco musulmano, chiese l’intervento dell’esercito mentre il partito serbo agli ordini di Radovan Karadzic si oppose, bloccando con barricate, Sarajevo.
    Scoppiò la guerra più sanguinosa che la penisola balcanica ricordi: tutti contro tutti e tutti intervennero mentre il territorio bosniaco diveniva terra di conquista.
    Nella situazione complessa, comparvero anche revanscismi religiosi tra croati cattolici, bosniaci di religione musulmana e serbi greco-ortodossi. Assedi come quello di Sarajevo e massacri come quello perpetrato dai serbo-bosniaci a Srebrenica furono la dimostrazione della ferocia e della violenza dei contendenti.
    La guerra si concluse nel 1995 con la firma degli accordi di Dayton che prevedeva l’intangibilità delle frontiere di Serbia e Croazia e la creazione di due entità scociopolitiche in Bosnia: la federazione croato-musulmana e la repubblica serba. E fu “pace armata”.
    Nel 2008, il Kosovo, regione a sud ovest della Bosnia Erzegovina, con popolazione di maggioranza albanese e una minoranza serba, sotto il controllo delle truppe Nato, è stato riconosciuto indipendente dall’Occidente, provocando violente reazioni, per ora solo verbali, in Serbia e in Russia.
    Il tribunale internazionale dell’Aia ha considerato colpevoli di reati contro l’umanità, tra i numerosi altri, il presidente serbo Slobodan Milosevic (morto in stato di detenzione), il presidente (prima degli accordi di Dayton) della repubblica serbo-bosniaca, Radovan Karadzic e il generale Ratko Mladic, responsabile del massacro di Srebrenica, questi ultimi due ancora sotto processo nel 2012. Lo stesso tribunale ha assolto, sempre nel 2012 in appello, due generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markac che erano stati condannati nel 2011 in prima istanza a 25 e a 24 anni per crimini di guerra e contro l’umanità. E’ indubbio che anche Gotovina e Markac avessero compiuto o ordinato violenze contro le popolazioni indifese non della loro stessa etnia. Forse, dopo tanti anni dal sanguinoso conflitto si cerca finalmente una pacificazione? Ma se fosse così allora Karadzic e Mladic che sono ancora sotto processo? E’ possibile perdonarli? E’ possibile dimenticare?

    L’assedio di Sarajevo
    L'assedio di Sarajevo è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.
    Vide scontrarsi, durante la guerra di Bosnia, le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l'indipendenza dalla Jugoslavia, contro l'Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.
    Si stima che, durante l'assedio, le vittime siano state più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l'85% dei quali tra i civili. A causa dell'elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si ridusse a 334.664 unità, il 64% della popolazione pre-bellica.
    La prima vittima della guerra è motivo di contenziosi tra serbi e bosniaci. I primi sostengono che la prima morte sia stata quella di un serbo, Nikola Gardović, padre di uno sposo durante una processione nuziale nel primo giorno del referendum, il 1º marzo 1992. I bosniaci sostengono invece che questa era una delle morti progettate politicamente nel primo quarto dell'anno, e considerano come prime vittime (sia della guerra in Bosnia che dell'assedio di Sarajevo) Suada Dilberović e Olga Sučić, uccisi dai soldati serbi il 5 aprile nel corso di una manifestazione contro la guerra.
    In quello stesso 5 aprile, i paramilitari serbi attaccarono l'Accademia di Polizia di Sarajevo, posizione di comando strategica a Vraca, nella parte alta della città.
    Nei mesi che precedettero la guerra, le forze della JNA iniziarono a schierarsi sulle colline che circondano la città: tutta l'artiglieria e gli altri equipaggiamenti essenziali per la prosecuzione dell'assedio furono accumulati proprio in questo periodo. Nell'aprile 1992 il governo bosniaco chiese formalmente al governo della Serbia di ritirare questo contingente, ma Milošević acconsentì solamente a ritirare i soldati che non erano di nazionalità bosniaca (in numero insignificante). Queste forze serbo-bosniache dell'esercito furono trasferite al VRS, che aveva dichiarato l'indipendenza dalla Bosnia, pochi giorni dopo che la Bosnia stessa si era separata dalla Jugoslavia.
    Il 2 maggio 1992 Sarajevo fu completamente isolata dalle forze serbo-bosniache. Le principali strade che conducevano in città furono bloccate, così come anche i rifornimenti di viveri e medicine. I servizi come l'acqua, l'elettricità e il riscaldamento furono tagliati. Sebbene inferiori di numero ai difensori bosniaci nella città, i soldati serbi intorno a Sarajevo erano meglio armati. Dopo il fallimento dei tentativi iniziali di assaltare la città con le colonne corazzate della JNA, le forze di assedio cannoneggiarono Sarajevo da almeno duecento bunker situati nelle montagne.
    Nella seconda metà del 1992 e nella prima metà del 1993 l'assedio raggiunse il suo apice per la violenza dei combattimenti. Furono commesse gravi atrocità, con i bombardamenti di artiglieria che continuavano a colpire i difensori. Gran parte delle principali posizioni militari e le riserve di armi all'interno della città erano sotto il controllo dei serbi, che impedivano i rifornimenti ai difensori. I serbi erano ovunque in città e il grido “Pazite, Snajper!” ("attenzione, cecchino!") divenne molto comune. Alcuni quartieri della città, come Novo Sarajevo, furono conquistati dagli attaccanti. Per aiutare la popolazione assediata, l'aeroporto di Sarajevo fu aperto agli aerei delle Nazioni Unite alla fine del giugno 1992. La sopravvivenza da allora dipese in larga parte proprio dai rifornimenti ONU.
    Alcuni contrabbandieri bosniaci che si erano uniti all'esercito all'inizio della guerra portarono illegalmente le armi in città attraverso le linee serbe e i raid sulle posizioni serbe all'interno della città li aiutarono nei loro intenti. Il Tunnel di Sarajevo, principale via per aggirare l'embargo internazionale di armi e per rifornire di munizioni i combattenti, venne completato a metà del 1993, e permise anche alla popolazione di scappare: per questo si disse che il tunnel aveva salvato Sarajevo. Tuttavia, nell'aprile 1995 vi erano solo 20 pezzi di artiglieria e cinque carri armati in difesa della città. La forza del Primo Corpo stave nei considerevoli riforimenti di granate, missili anti-aereo e missili anti-carro, che non potevano però essere utilizzate nelle azioni offensive necessarie.
    I rapporti indicano una media di circa 329 bombardamenti al giorno durante il corso dell'assedio, con un massimo di 3.777 bombe sganciate il 22 luglio 1993. Gli incendi causati dai proiettili danneggiarono seriamente le strutture della città, inclusi gli edifici civili (comprese le strutture sanitarie, di comunicazione e ONU) e culturali. Dal settembre 1993, i rapporti sottolineano il fatto che tutti gli edifici di Sarajevo erano stati danneggiati, e 35.000 completamente distrutti. Tra i danneggiamenti più rilevanti ci furono quelli della Presidenza della Bosnia Erzegovina e della Biblioteca Nazionale, che bruciò completamente insieme a migliaia di testi non più recuperabili.
    I bombardamenti della città contribuirono significativamente all'aumento del numero delle vittime. Le uccisioni di massa dovute all'esplosione di ordigni fece molto scalpore in Occidente. Il 1º giugno 1993 15 persone rimasero uccise e 80 ferite durante una partita di calcio. Il 12 giugno dello stesso anno 12 persone furono uccise mentre facevano la fila per l'acqua. La più grande di queste stragi fu comunque il massacro di Markale, avvenuto il 5 febbraio 1994, in cui morirono 68 civili e 200 furono feriti.
    In risposta al massacro di Markale, l'ONU impose un ultimatum per le forze serbe affinché ritirassero le armi pesanti oltre un certo punto in un certo periodo di tempo, pena l'inizio di attacchi aerei. Quando si avvicinava la scadenza, le forze serbe accondiscesero. Il bombardamento della città calò d'intensità lasciando intravedere la fine dell'assedio.
    Nel 1995, dopo un secondo massacro di Markale nel quale persero la vita 37 persone e 90 ne restarono ferite, le forze internazionali iniziarono a criticare fermamente gli assedianti. Quando i serbi effettuarono un raid contro un sito di raccolta delle armi dell'ONU, i jet della NATO attaccarono depositi di munizioni dei serbi e altri obiettivi militari strategici. Gli scontri sul campo aumentarono di intensità, con l'intervento di forze armate bosniache e croate. Dopodiché i combattimenti diminuirono e i serbi persero via via sempre più terreno nell'area di Sarajevo. Il riscaldamento, l'elettricità e l'acqua poterono tornare in città.
    Fu raggiunto l'accordo del "cessate il fuoco" nell'ottobre 1995, e l'Accordo di Dayton fu siglato, sempre nello stesso anno, per ristabilire la pace. Seguì un periodo di stabilizzazione e di ritorno alla normalità, con il governo bosniaco che non dichiarò la fine dell'assedio di Sarajevo fino al 29 febbraio 1996.

    Olimpiadi di Sarajevo (1984)
    Per le Olimpiadi del 1984 viene scelto un paese nuovo nel panorama degli sport invernali, la Jugoslavia con la città di Sarajevo. Un paese che si presenta senza grande storia (nessuna medaglia mai conquistata ai Giochi Invernali) ma con l'entusiasmo e l'ospitalità della sua gente.
    Un entusiasmo che accresce con l'impresa di Jure Franko, slalomista di casa che rompe il tabù e porta il suo paese per la prima volta sul podio con l'argento conquistato nel gigante.
    Purtroppo il futuro per Sarajevo negli anni Novanta sarà quanto mai atroce: devastata dalle guerre seguite alla disgregazione della Jugoslavia, posta sotto il tiro dei cecchini e con un lento ritorno alla normalità tra morte e distruzione. Nel 1984 per fortuna si parla ancora di sport.
    Oltre a Franko nello sci alpino sono i fratelli Phil e Steve Mahre ad imporsi con l'oro e l'argento dello slalom. Sono americani così come il vincitore della discesa, William Johnson, ed aprono la via agli sciatori a stelle e strisce verso le vette dominate dai paesi alpini.
    Grande successo lo raccolgono Jane Torvill e Christopher Dean con la loro interpretazione del Bolero che strappa un successo mai visto a pubblico e giuria, consegnando ai due britannici l'oro del pattinaggio artistico a coppie. Anche la tedesca orientale Katarina Witt diventa una stella, sia per la bravura che la porta all'oro del pattinaggio artistico individuale sia per la sua bellezza.
    Nello sci di fondo femminile l'ingresso di una nuova gara nel programma consente alla finlandese Marja Liisa Kirvesniemi-Hamalainen, nettamente la più forte, di portarsi a casa tre medaglie d'oro. Per la campionessa finlandese non è questo l'unico motivo per figurare negli albi olimpici: partecipando a 6 edizioni dei Giochi (dal 1976 al 1994) segnerà un record di eccezionale longevità.
    L'Italia riesce a conquistare due medaglie, entrambe d'oro: il veterano Paul Hildgartner si conferma tra i grandi dello slittino, mentre a sorpresa Paoletta Magoni raccoglie il suo giorno di gloria nello slalom.


  • Spunti di Riflessione:

    di Piero Papale:
    1. Tutti i paesi della penisola balcanica, alla fine della seconda guerra mondiale, con l’appoggio della Russia e con il “silenzio assenzo” degli Stati occidentali, si unirono, grazie al capo partigiano Josip Broz, conosciuto con il nome di Tito, nella Federazione yugoslava. Tito, divenuto presidente della federazione governò con pugno di ferro fino alla sua morte nel 1980. Cosa accadde dopo ?
    2. La Bosnia Erzegovina venne coinvolta nel più ampio conflitto jugoslavo combattuto tra Slovenia, Croazia e Serbia, nel 1992. Quale fu il fatto che scatenò la guerra bosniaca?
    3. La Croazia e la Serbia, al contrario della Slovenia, intervennero in Bosnia Erzegovina; la prima per forti legami con le popolazioni e per impedire l’ampliamento del potere serbo e la seconda perché, dopo la scomparsa della federazione jugoslava (con l’indipendenza della Slovenia e della Croazia) e, perseguendo l’ideale della “grande Serbia”, non poteva permettere la scissione della Bosnia Erzegovina da una federazione di stati, come la Jugoslavia, voluta e retta da Tito finché egli visse, legati l’uno all’altro, dagli ideali socio-comunisti anche se ormai in fase di scomparsa. Effettuate ricerche in merito.
    4. Tutti gli eserciti (serbo, croato, bosniaco, serbo-bosniaco) si macchiarono, durante il conflitto in Bosnia, di gravissimi reati contro l’umanità, perseguendo, anche se con modalità qualitativamente e quantitativamente varie e dissimili, la realizzazione di una pulizia etnica che distruggesse popolazioni diverse dalle loro. Approfondite il concetto di pulizia etnica.
    5. Roma, nel suo periodo di maggior gloria, si impadronì di buona parte del mondo conosciuto, mai applicando, sulle popolazioni vinte, la “pulizia etnica” ma:
      a) Portando tra quei popoli usi e costumi romani.
      b) Permettendo ai suoi veterani di stanziarsi nei territori conquistati, mischiandosi alle popolazioni, per formare così un unico popolo
      c) Coinvolgendo “barbari” nel proprio esercito.
      d) Non imponendo la religione romana.
      Nessuno di questi principi venne applicato dai contendenti del conflitto balcanico degli anni ’90. Secondo voi quali ne furono i motivi? Diversi tra Sovenia e Croazia appartenenti, fino al 1918,  all’impero austro-ungarico, Serbia  in prevalenza di religione greco-ortodossa dal 1459 sotto il dominio turco e Bosnia Erzegovina prevalentemente mussulmana oppure simili?
    6. Nel momento storico in cui la guerra tra i vari ex stati, appartenenti alla federazione jugoslava, si estese alla Bosnia Erzegovina, assunse massima importanza il fattore religioso. Perché, quando lo scontro era avvenuto tra Croazia e Serbia tale fattore non era stato considerato mentre quando vennero coinvolti i bosniaci divenne prevalente? Era solo una pretestuosa giustificazione per sanguinosi massacri, oppure….?
    7. I due maggiori responsabili di stragi, stupri, violenze e omicidi collettivi, durante il conflitto bosniaco, furono Radovan Karadzic , presidente, fino agli accordi di Dayton, della repubblica serbo-bosniaca, proclamata illegalmente e il generale Ratko Mladic responsabile di tanti massacri fra cui quello di Srebrenica. Entrambi sono considerati criminali di guerra e sottoprocesso per delitti contro l’umanità al tribunale internazionale dell’Aia. Approfondite l’argomento.
    8. Nel film “Venuto al mondo” di Sergio Castellitto, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, a venire al mondo è Pietro, un ragazzo cresciuto a Roma (con la madre Gemma) e con il padre adottivo Giuliano, ma che ignora la verità sulla sua nascita.
      La storia inizia con Gemma che si reca a Sarajevo con il figlio Pietro per assistere a una mostra in memoria delle vittime dell’assedio che include le fotografie del padre del ragazzo.
      Tra flashback e ricordi la trama si svolge in tre periodi storici particolari: gli anni ‘80 delle olimpiadi invernali di Sarajevo, gli anni ‘90 della guerra e dell’assedio e la Sarajevo di oggi, idealmente collegata, tramite Giuliano con la vita di tutti i giorni di Roma.
      Ogni periodo storico ed ogni luogo rappresentato è strettamente legato alle caratteristiche dei personaggi, quasi specchio del proprio animo e delle proprie sensazioni, mutanti parallelamente al compiersi dei fatti storici.
      Approfondite il contesto storico e la rappresentazione dei luoghi riportati nel film, evidenziando i parallelismi con i personaggi e lo svolgersi delle loro storie private.
    9. In particolare:
      a) La storia d'amore tra Gemma e Diego, una studentessa universitaria italiana e un estroverso fotografo americano che inizia nella città bosniaca durante i Giochi Olimpici invernali del 1984.
      Come era il loro rapporto iniziale?
      b) Quali erano i loro sogni e le loro ambizioni?
      c)Quale vita futura sognavano, uniti per sempre nel loro amore che pensavano eterno?
      d) Parallelamente come era la Sarajevo del 1984?
      e) Perché la scelta del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) di assegnare le Olimpiadi a Sarajevo fu certamente sorprendente?
      f)Passo fondamentale, nell’ambito di questo evento mondiale, fu la creazione di una Commissione per la Solidarietà Olimpica, con lo scopo di gestire i proventi dei diritti televisivi. Solidarietà che coinvolgeva anche Sarajevo?
      g) Come fu accolta dai cittadini di Sarajevo la rivoluzionaria scelta di ospitare i Giochi Olimpici invernali?
      h) Come, per il futuro rapporto di Gemma e Diego, si sarebbe potuto immaginare che quella città festante, che, per dodici giorni, fu la capitale del mondo e lo scenario della breve riappacificazione sportiva tra Usa e Urss, dopo pochi anni, sarebbe stata martirizzata da una devastante guerra civile?
    10. Gemma desidera immensamente avere un figlio da Diego, è una necessità, per lei o lo vuole per lui, per renderlo felice? Che cosa intende dire Gemma con la frase "voglio un lucchetto di carne" ?
      Ma la sterilità di Gemma non permette alla coppia di diventare genitori: ecco così che si alterna il dramma esistenziale di una donna alla disperata ricerca di diventare madre, con quello più ampio di un popolo in guerra. Come afferma il regista, è un viaggio della protagonista nell’inferno della sua maternità mancata e poi dentro il ventre scuro della guerra e dell’assedio di Sarajevo. Approfondite il contesto storico, evidenziando, anche in questo caso, il parallelismo tra gli eventi privati narrati nel film e gli avvenimenti storici della guerra bosniaca.
      In particolare:
      a) Quali sono state le cause che hanno determinato la guerra in Bosnia?
      b) Quali forze e quali etnie vide scontrarsi?
      c) Chi sono stati i protagonisti e fautori del conflitto?
      d) In che anni e per quanto tempo si è protrasse l'assedio di Sarajevo, il più lungo assedio nella storia bellica moderna?
    11. I serbi erano ovunque in città e il grido “Pazite, Snajper!” ("attenzione, cecchino!") divenne molto comune. Perché?
    12. Approfondite ulteriormente le vicende belliche di Sarajevo, città modello di integrazione multietnica, il cui assedio spinse le popolazioni a drammatiche divisioni e tragici scontri in una crudele e devastante guerra civile.
    13. Ne “Il Ponte Tradito: Religione e Genocidio in Bosnia”, Michael A. Sells scrisse:
      « I serbi che rifiutarono di partecipare alle persecuzioni dei musulmani furono uccisi. In un reggimento serbo che occupava l'area di Sarajevo, i militanti serbi uccisero un ufficiale serbo che era contrario alle atrocità contro i civili; lasciarono il suo corpo sulla strada per più di una settimana, per mostrare ciò di cui erano capaci. Durante una delle "selezioni" condotte dai militanti serbi a Sarajevo, un vecchio serbo di nome Ljubo si rifiutò di lasciarsi separare dai suoi amici e vicini musulmani; fu picchiato fino alla morte sul posto. »
      Analizzate la campagna di “pulizia etnica” condotta dalle forze serbe nelle parti della città da loro occupate durante l'assedio, cercando di ricordare e commentare le informazioni in merito “della grande stampa e dei grandi network internazionali” dell’epoca, sin dall'inizio schieratisi sul fronte antiserbo.
    14. Nella Sarajevo, distrutta dalla guerra, si compiono gli eventi dei nostri personaggi: abbiamo il desiderio morboso e il diritto primordiale ad essere madre di Gemma che spinge Diego tra le braccia di una possibile surrogata Aska, per poi essere sopraffatta dal senso di colpa e dalla gelosia; abbiamo Diego  in continuo conflitto con la sua anima; abbiamo il poeta bosniaco Gojko, guida attraverso gli anni dell’amore tra Gemma e Diego, la cui madre e la sorella muoiono tragicamente; ed infine Aska, utero in affitto, vera madre naturale di Pietro, il cui gesto di solidarietà rimette in moto la vita di Gemma, dopo la morte dell'uomo amato e dopo aver visto da vicino gli orrori del sanguinoso conflitto nella ex Jugoslavia.
    15. Quali sono invece gli eventi storici dell’assedio di Sarajevo che si svolgono parallelamente alle vicende dei personaggi del film? Lasciandosi alle spalle per sempre il marito Diego, Gemma fugge con il figlio acquisito, da una Sarajevo in piena guerra, raggiungendo l'aeroporto di Sarajevo, aperto agli aerei delle Nazioni Unite e dove incontra per la prima volta Giuliano, il suo futuro marito.
    16. Nella realtà in che modo si riuscì a salvare dall'embargo internazionale la città di Sarajevo, interamente isolata dalle forze serbe, permettendo alla popolazione assediata di fuggire e/o di ricevere le riserve alimentari e gli aiuti umanitari?
    17. Approfondire storicamente la vicenda del “Tunnel di Sarajevo”, il tunnel che, a detta di molti, ha salvato la città bosniaca dall’assedio.
    18. Ed ecco poi la Sarajevo di oggi, nell’iniziale viaggio di Gemma con il figlio Pietro, ormai grande e ”pronto alla verità”. Ad accompagnare Gemma nella moderna Sarajevo non è solo il vecchio amico Gojko, ma anche il ricordo di un amore finito tragicamente e tutto l’orrore di una guerra che ha segnato drammaticamente la città ed i suoi sopravvissuti. Quale è la verità che attende Gemma a Sarajevo, che la costringe ad affrontare la profondità della sua perdita, il vero orrore delle atrocità perpetrate nella guerra e il potere di redenzione dell’amore per un uomo e per un figlio?
    19. Il drammatico racconto di Aska, vittima delle sistematiche violenze delle forze serbe sulle donne bosniache musulmane, e la rivelazione del vero padre naturale di Pietro, hanno in qualche modo scalfito l’equilibrio, seppur labile, di Gemma, faticosamente ricostruito con “suo” figlio e con Giuliano
    20. E Pietro, inquadrato in primo piano nella scena finale del film, è consapevole dell’atroce verità rivelata a Gemma? Se per Voi è un “sì”, tale verità sarà accettata o gli stravolgerà l’attuale vita familiare?
    21. Come fa notare il regista Sergio Castellitto, l’attuale Sarajevo è una città ancora ferita e segnata dalla guerra, una città in cui vittime e carnefici passeggiano insieme senza sapere con esattezza il perché, il passato doloroso è solo interrotto e il dolore è ancora acceso.
      Nonostante tutto la Sarajevo d’oggi è ancora viva, ancora conserva sogni, memorie, orrori e paure di un popolo che non può e non vuole dimenticare.
      Anche in questo caso sono parole che si adattano allo stato d’animo dei personaggi del film, rappresentati nell’attuale epoca?
    22. In conclusione come valutate e considerate il personaggio di Gemma? Come afferma Penelope Cruz che la interpreta, in una intervista, non è “politicallycorrect”. Ha molti difetti che però la rendono unica. E' inizialmente glaciale e fredda, ma, pian piano, si apre e diventa carnale ed irruenta come un animale primitivo. Sa essere miserabile e grande al tempo stesso. Non ha paura di essere antipatica o scomoda, lei ha un cuore buono ma è una donna complicata, talvolta autodistruttiva perché i suoi istinti sono più forti della ragione. E voi, come la giudicate?
    23. Un cast di grande livello, oltre agli interpreti principali, valorizzano il film e ci danno ulteriori momenti veramente commoventi: avete riconosciuto chi interpreta il padre di Gemma e quale attrice recita nei panni della psicologa?
    24. Dalla visione del film e dalla lettura del libro della moglie del regista, Margaret Mazzantini, si percepisce chiaramente come i due siano rimasti profondamente coinvolti a livello emotivo da una storia, è vero, di guerra, ma anche piena di dinamiche amorose e familiari che vanno forse oltre l'esperienza del set.
      E' sempre difficile trasporre in immagini un romanzo, ma l'impresa diviene ardua quando ad essere trasformato in un film è un racconto che tratta tanti temi e tutti di straordinaria rilevanza come la guerra, la maternità e la paternità, l'amore e l'amicizia.
      Secondo Voi, la trasposizione cinematografica, di cui la stessa Mazzantini  ha lavorato alla sceneggiatura, è stata in grado di mantenere un buon livello di rispondenza all’opera letteraria, conservandone l'essenza e le emozioni ?
    25. Antonio Maria Abate, in una sua recensione sul film, osserva che il film si apre con una “plongée” che ritrae il mare aperto da un lato e la piattaforma di una nave dall’altro. Che tipo di inquadratura è la “plongée” e che significato vuole trasmettere, nel nostro caso?
    26. Nel ripercorrere alcune frasi più belle del libro “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini identificare e commentare le corrispondenti scene del film:
      • Il viaggio della speranza. Penso di nuovo a quelle parole che mi sono cadute negli occhi, per caso. Penso a Pietro. La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.
      • Pesci, pensai, non siamo altro che pesci… branchie che si gonfiano e si chiudono… poi viene un gabbiano che dall’alto ci prende e mentre ci smembra ci fa volare, forse questo è l’amore.
      • Non so dire da che parte dentro di noi cola l’amore prima di fermarsi nella pancia.
      La guerra mi colava dentro dalle stesse fessure dove un tempo era passato l’amore, e adesso si era depositata nelle mie viscere, in profondità.
      • È vero sono uno stupido! I poeti sono stupidi come mosche contro un vetro! Sbattono contro l'invisibile per arraffare un po' di cielo.
      • Dove mi porterà questo pazzo? In quale inferno? In quale paradiso? Intanto non voglio scollarmi dalle sue labbra.
      • C'è un angelo che ogni tanto si posa perché ha pena di noi, di tutte le cose che ci sfuggono dalle mani che non resteranno nei nostri occhi.
      • Tieni un capo del filo, con l'altro capo in mano io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi, tu, mammina mia, tira.
Letto 10913 volte

Video

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Has no content to show!