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Io, loro & Lara

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Padre Carlo Mascolo è un missionario che vive in un villaggio nel cuore dell'Africa dove - parole sue - fa " il medico, il preside, l'agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno". Da qualche tempo avverte i sintomi di una crisi spirituale che lo angoscia sempre di più. Dunque decide di tornare a Roma per parlarne ai suoi superiori. Il suo padre spirituale lo tranquillizza, a volte è necessaria una pausa di riflessione. Lo esorta a trascorrere un po' di tempo in famiglia per ritrovare se stesso attraverso il calore dei propri cari.

    Intanto da un'altra parte della città, in un minuscolo appartamentino di periferia, una misteriosa ragazza fa dei colloqui con un assistente sociale. Sembra che la ragazza, Lara, abbia avuto dei seri problemi in passato che adesso sta cercando di risolvere. Ma nonostante l'aria da educanda che ostenta con l'assistente sociale, Lara conduce una doppia vita. Di notte, di fronte ad una web cam si trasforma in una sensualissima modella in latex e tacchi a spillo.

    Nel frattempo, Carlo si presenta a casa di suo padre Alberto, nel grande appartamento dove è cresciuto insieme ai due fratelli Luigi e Bea. Qui cominciano le prime sorprese. Suo padre ha un aspetto decisamente ringiovanito e arzillo. Infatti Alberto ha dato una sterzata alla sua vita di vedovo in pensione e ha appena sposato Olga, la prosperosa badante ucraina. Carlo trasecola. Ora Alberto e Olga frequentano lezioni di danza latino americana, in casa non vi è più traccia della presenza della madre, il passato sembra spazzato via per sempre.

    Carlo corre dalla sorella e dal fratello per chiedere spiegazioni di questa trasformazione. Li trova imbestialiti e decisi a sferrare guerra all'ucraina usurpatrice. Senza mezzi termini Bea e Luigi gli espongono le loro ragioni: quella donna sta sifonando tutti i risparmi del padre dal suo conto in banca e finirà per prendersi anche l'appartamento. Per accelerare i tempi, Olga ha un piano diabolico: sfiancare il padre con le lezioni di ballo, sottrargli le medicine per il cuore e farlo fuori in tempi brevissimi. Carlo tenta debolmente di ridimensionare la situazione e calmare i fratelli. Ma quelli insistono : bisogna sferrare un attacco durissimo prima che sia troppo tardi altrimenti Carlo si troverà a dover celebrare il funerale di Alberto.

    Se, rientrando in famiglia, Carlo sperava di trovare conforto, parole che potessero aiutarlo a superare la sua crisi spirituale, si trova invece costretto a fronteggiare rancori, dirimere questioni di denaro, placare furori razzisti. E non c'è nessuno assolutamente interessato ad ascoltarlo.

    Una notte squilla il telefono, è un vicino di casa del padre che li avvisa di venire subito. E' successa una disgrazia. Ma le cose non sono andate come i fratelli avevano pronosticato. Il destino a volte gioca brutti scherzi. Infatti, da questo momento, i destini della famiglia Mascolo cominciano ad intrecciarsi con quello di Lara, il personaggio enigmatico e sorprendente che nessuno si aspettava di dover fronteggiare. Sarà lei a portare il vero scompiglio nella vita dei tre fratelli e in quella di Carlo in particolare.

  • Genere: Commedia
  • Regia: CARLO VERDONE
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Produzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data di uscita al cinema: 2010
  • Durata: 115 minuti
  • Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino
  • Direttore della Fotografia: Danilo Desideri
  • Montaggio: Claudio Di Mauro
  • Scenografia: Luigi Marchione
  • Costumi: Tatiana Romanoff
  • Attori: CARLO VERDONE, LAURA CHIATTI, ANNA BONAIUTO, MARCO GIALLINI, SERGIO FIORENTINI, Angela Finocchiaro, Olga Balan, Agnese Claisse, Tamara di Giulio, Cristina Odasso, Giorgia Cardaci, Marco Guadagno, Roberto Sbaratto, Loukoula Letizia Sedrick Boupkouele, Antoinette Kapinga Mingu, Nimata Carla Akakpo, Gianfranco Mazzoni, Valeria Ceci, Marco Minetti
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    Note del regista

    L'idea di Io, Loro e Lara si concretizza nel settembre 2008 dopo aver passato quasi due mesi a costruire un soggetto, poi messo nel cassetto, sulla storia di una grande famiglia. Era questo un film molto complesso ed ambizioso e il motivo dell'abbandono risiedeva nei tempi molto lunghi che richiedeva la stesura della sceneggiatura. In poche parole non avremmo consegnato in tempo il copione alla Warner per metà Gennaio 2009. Ma spesso da una crisi nasce, quasi per miracolo, un'altra intuizione folgorante.

    Quando Pasquale Plastino mi chiese di riflettere sulla figura di un "prete moderno" e Francesca Marciano aggiunse "missionario" ed io replicai "in crisi con la fede", rimanemmo per molti minuti in silenzio ad elaborare velocemente in che modo un prete potesse entrare in un racconto di commedia. Volevo evitare assolutamente gli stereotipi visti e stravisti nelle precedenti commedie italiane degli ultimi quarant'anni. E, pur nella comicità di un racconto brillante, mi appassionava molto l'idea di interpretare un ruolo molto delicato, assolutamente agli antipodi dalle figure clericali, presenti come "macchiette perfette", in Un Sacco Bello, Acqua e Sapone e Viaggi di Nozze. No, qui si trattava di entrare perfettamente nella psiche di un sacerdote dei giorni d'oggi, rendendolo "vero" con le sue fragilità, i suoi momentanei tormenti, la sua disciplina interiore e il suo grande buon senso. Di aiuto mi sono stati alcuni miei amici sacerdoti, ben distanti da una vecchia impostazione clericale. Amici con i quali parlo di tutto, mi confido, polemizzo e condivido interessi culturali. E non ultimo l'aver constatato che mentre le chiese del centro storico sono poco frequentate, quelle di alcune periferie, seguite da preti giovani e molto preparati, sono affollate e piene di ragazzi. E il successo di queste parrocchie decentrate risiede proprio in un approccio molto diretto, in colloqui senza tabù, nella personalità non solo autorevole, ma semplice e abbordabile di giovani preti che hanno saputo stendere un formidabile filo comunicativo con i fedeli.

    L'amico Filippo Di Giacomo, ex missionario, ci è stato molto d'aiuto nell'indicarci la personalità del mio Don Carlo, al fine di evitare quelle figure clericali stereotipate, spesso edulcorate, che la tv ci presenta in sceneggiati su personaggi della Chiesa.

    L'idea quindi di un sacerdote missionario, da dieci anni in Africa, che è costretto a rientrare a Roma in seguito ad una lenta ed inesorabile perdita della fede, mi sembrava un ottimo tema anche se delicatissimo. E se il consiglio che riceve, con buon senso dai suoi superiori, è quello di prendersi una "pausa di riflessione" tornando a vivere per un mese dalla sua famiglia vera, ecco che il soggetto comincia a delinearsi più chiaramente facendo presagire colpi di scena e forti contrasti.

    Si, perché Don Carlo entrerà nel vortice nevrastenico, confuso e aggressivo di una famiglia che non ritrova più come quella che ha lasciato. Un padre che si è sposato la badante moldava, un fratello cocainomane, una sorella psicanalista che necessiterebbe lei stessa della cura di un neurologo, la nipote depressa che ha abbracciato la moda "emo", è per lui un tragico ritorno in un mondo "occidentale" i cui problemi, in confronto a quelli che ha visto in Africa, sono il frutto di una società miserabile alla canna del gas. Nessuno gli chiede niente del suo ritorno, non una domanda e neanche il tempo, per lui, di esporre le sue crisi. Tutti a coinvolgerlo, violentemente e comicamente, in fatti e situazioni imbarazzanti per un sacerdote. Carlo è un pugile stremato all'angolo che subisce con pazienza e resistenza incredibili le sollecitazioni di una famiglia in pieno esaurimento nervoso.

    Se a loro aggiungiamo "l'ingresso a sorpresa", nella trama, di Lara (Laura Chiatti), le cose per Carlo si fanno molto, molto complicate. Chi è la "mina vagante" Lara? Una prostituta professionista che lavora in una chat erotica? Una tossicodipendente? Una sbandata dalla mentalità bipolare? Il colloquio iniziale fra lei  e un'assistente sociale (Angela Finocchiaro) ci confonde molto le idee e non ci fornisce un quadro chiaro della ragazza. Ma fa intuire che di problemi Lara ne ha veramente parecchi.

    E' un bel personaggio questo di Lara: misterioso, inafferrabile, sbandato, tenero, seducente. Ed era l'elemento dinamitardo ideale per farla vivere per più di metà del film accanto ad un prete che ne subirà violentemente la personalità forte e tormentata. Sul personaggio di Lara e su come entrerà con prepotenza nel nucleo famigliare è meglio non spiegare troppo, perché si svelerebbero alcuni colpi di scena che sono il punto di forza della struttura del film. Che un leggero ed inevitabile turbamento si insinui in Carlo è più che naturale, ma il mio sforzo è stato quello di evitare la trama più banale e sfruttata del mondo: l'innamoramento di un prete per una seducente ragazza.

    Credo che la forza del film risieda nel far entrare un sacerdote "moderno" all'interno dei problemi attuali di una famiglia e di coinvolgerlo fino alle estreme conseguenze che lo porteranno ad agire in situazioni veramente imbarazzanti con fatica improba. E alla fine fargli compiere una specie di "miracolo": quello di creare un clima di tolleranza, di buon senso e di concordia in tutti. Il messaggio finale del film è chiaro, commovente ma liberatorio. Perché è un'immagine che tutti noi vorremmo vedere nel nostro nucleo famigliare e nella società d'oggi. E sicuramente in Carlo, dopo essersi imbattuto nelle nevrosi del mondo "occidentale", così sbandato ed effimero, la voglia di tornare da dove è partito, dove i problemi sono veri e pesanti, si fa sempre più pressante.

    La cura degli ambienti interni (quasi tutti a Cinecittà), della fotografia (ben studiata con Danilo Desideri), nei costumi di Tatiana Romanoff, mi hanno spronato a realizzare una commedia che spero possa apparire di grande eleganza e rigore al fine di renderla più europea.

    E' stato sicuramente uno dei migliori cast che abbia mai avuto. Ho sempre creduto in Laura Chiatti, nella sua forte personalità e nel suo potenziale enorme non solo sul versante brillante ma anche in quello più complesso di una ragazza dei giorni d'oggi, piena di insicurezze, tormenti, sbagli, follie e seduzioni involontarie. Ho sempre pensato che Anna Bonaiuto ed Angela Finocchiaro fossero tra le nostre migliori attrici anche nel versante teatrale, dotate di tempi recitativi sublimi e rara ironia. E che Marco Giallini, dotato di una mimica personalissima e rapidità di esecuzione della battuta comica, avesse di fronte a sé una carriera aperta alla commedia. Dall'esperienza di Sergio Fiorentini (che interpreta mio padre) a tutto il resto del cast, la storia del film è stata irrobustita da tutti gli attori, anche da coloro che hanno avuto dei ruoli più piccoli.

    E a tutto il mio cast dico grazie per avermi fatto realizzare un film al quale sarò legato per tutta la mia vita.

    Carlo Verdone

  • Spunti di Riflessione:


    di Annamaria Bellucci
    1. Da un'intervista di Carlo Verdone: " Viviamo in un momento in cui sentiamo di aver perso non solo il senso etico delle cose, ma anche la civiltà. Avevo voglia di raccontare la storia di una persona per bene, non il solito cialtrone borghese a caccia di donne e di corna. La figura di un sacerdote poteva essere interessante, uno di quelli moderni che stanno a contatto con i fedeli nelle periferie difficili e che hanno un rapporto molto importante con la gente, quelli che non parlano dal pulpito, ma in mezzo alla strada; molti di loro vengono da esperienze missionarie e non sono solo predicatori o crociati dell'etica". Commentate.
    2. Don Carlo Mascolo è un sacerdote missionario che da più di dieci anni ha lasciato la sua diocesi e la sua famiglia per andare a vivere come missionario in un villaggio in Africa e dedicare la sua vita ai poveri. In quei posti dimenticati da tutto e da tutti, Carlo lavora e vive in condizioni precarie facendo oggi il medico, domani l'insegnante, ma anche il contadino, il meccanico e perfino lo sceriffo. Ma tutto quello che fa sembra non bastare mai: nuovi problemi, nuove malattie, nuovi bisogni e una guerra sanguinosa affliggono quelle tribù. Il difficile momento che egli sta attraversando è causato dalla perdita di fiducia per i pochi risultati che sta ottenendo in quel mare di necessità primarie dei suoi poveri assistiti od è una vera e propria crisi di fede?
    3. Un prete contemporaneo e impegnato nelle missioni umanitarie è una persona che ha scelto di lasciarsi alle spalle la vita della grande metropoli per dedicarsi alle popolazioni più povere ed affamate del mondo. Molte sono le missioni umanitarie che vanno in aiuto per migliorare le condizioni di esistenza di questi popoli, ne conosci alcune? Sai come operano?
    4. In preda ad una profonda crisi esistenziale, Don Carlo lascia la giungla vera per tornare in un'altra giungla: la psicotica società italiana rappresentata in scala dalla sua dissestata e caotica famiglia. Qual è secondo voi la giungla più pericolosa ed impenetrabile?
    5. Nel film si affronta anche il tema dell'immigrazione e del difficile rapporto tra immigrati ed italiani. L'Italia di oggi è un paese diffidente, forse dire razzista è esagerato, ma a volte quello che accade è così crudo che può degenerare in una forma velata di razzismo. Il paese è diviso, c'è un contrasto molto forte tra gli schieramenti politici. Non ci sono strutture di accoglienza che funzionino decentemente; non c'è quella cultura europea dell'accoglienza che hanno altri paesi. Qual è la tua personale idea sulle relazioni tra italiani ed immigrati?
    6. Nel film è rappresentato uno spaccato della nostra società. Tutto sembra chiaro, distinto, nulla è negato allo sguardo e nulla è lasciato all'immaginazione. Ogni personaggio è ben definito; sono rappresentate tipologie degli uomini e delle donne di oggi ed il regista si è impegnato a fotografare senza interpretare . Secondo te la realtà è questa o viene manipolata da Verdone e presentata in modo catastrofico?
    7. Dal vostro punto di vista, far provare ai ragazzi quel sano fastidio che si prova davanti al cinismo, alla pochezza, all'incapacità di godere della vita può essere una spinta a pensare diversamente, a farsi domande, a trovare modi di vivere differenti, ad acquisire una giusta consapevolezza attraverso le emozioni?
    8. Una commedia in cui la figura del prete è resa con profondo senso di equilibrio, invita alla comprensione, alla tolleranza, alla concordia e al buon senso. Anche se confuso, disperato, un po' vigliacco Don Carlo riesce però a resistere alle tentazioni e ad aiutare tutti senza dare giudizi, ma accettando, perdonando, come fa un vero prete. Siete d'accordo su questa osservazione? Esprimete la vostra opinione.
    9. Don Carlo accoglie anche coloro che non comprende. Forse dovrà proprio a loro l'aver ritrovato la sua fede che,  anche se sopita, confusa, è ancora lì a sostenerlo, ad indicargli la strada. Ma da dove gli viene questa forza? Forse proprio dall'avere accettato di essere umano e quindi fragile; ma grazie a questa consapevolezza, può comprendere che avere la fede significa accettare l'imperfezione degli altri e non arrendersi nel cercare di trascenderla, e risceglierla, giorno per giorno, anche attraverso la comprensione dell'altro da accogliere con generosità.
    10. Nel 1985, La messa è finita di Nanni Moretti raccontava di Don Giulio, parroco che, tornato a Roma dopo anni di assenza, si trovava di fronte ad un mondo completamente cambiato, in cui non riusciva più ad identificarsi e trovarsi a proprio agio. Il film raccontava in modo feroce e non conciliatorio lo spaesamento di un uomo di fede di fronte ad un panorama umano, abbrutito, reso isterico dalla perdita di valori etici. Verdone parte da un tema molto simile, ma con una impostazione diversa, senza diventare spietato ed autoriale: il malcostume è visto con occhio lucido attraverso l'integrità morale di un uomo di fede. Conosci altri film  o opere di narrativa che presentino figure di religiosi?
    11. Rispetto al cinema più commerciale di Verdone in questo film è sviluppata maggiormente l'indagine psicologica dei personaggi con una notevole introspezione e con un'impostazione corale come se ogni personaggio fosse un comprimario rappresentante della tipologia umana. Qual è la vostra opinione in merito?
    12. Severo è stato il giudizio di Vittorio Messori, scrittore e giornalista cattolico, Corriere della sera, 8 gennaio 2019, che ha titolato il suo articolo " Quel film di Verdone, troppo nichilista per essere cattolico". Ecco alcune frasi: "La rimpatriata del missionario è disastrosa, al punto da costringerlo a rientrare subito in Africa...La "cura" per la sua crisi si è dimostrata ben peggiore del male. Restano intatti, dunque, anzi rafforzati, i suoi problemi che mettono in discussione la fede stessa...La crisi del missionario in Africa nasce da motivazioni scontate, da cose dei tempi della bagarre postconciliare... C'è realismo, ma che slitta verso lo scetticismo, se non il nichilismo. Problematico definire "cattolica" una prospettiva dove c'è posto solo per il sorriso rassegnato di chi è ormai convinto che nulla cambierà mai, che ogni attesa di un mondo più umano è cosa da riderci sopra". Condividete questa opinione? Io, loro e Lara non è un film privo di speranza, ma pur nel deserto morale dei nostri tempi, c'è ancora spazio, nonostante tutto, per provare a costruire qualcosa di positivo. La speranza non deve essere una semplice virtù astratta, ma deve trovare alimento, paradossalmente, proprio nella tanta negatività presente in genere negli esseri umani. Siete d'accordo? Commentate.

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