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L'anno mille

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Il film vive, intrecciandole, storie parallele in due epoche diverse, il mille e il duemila. Come se le diverse dimensioni del tempo fossero contemporanee, e attraverso la porta magica … comunicanti. La magia dunque! Nella sua forma più misteriosa, “L’Alchimia”. E la storia d’amore dei principi che, interrotta dalla perfidia dell’Alchimista, rivive mille anni dopo.

    Ma anche l’azione delle battaglie, il duello fra i giganti.

    Tutti i tipi di sentimenti e di spettacoli vi sono in gioco, ancor più perché si intrecciano in una trama senza pause.

    E la lotta tra il bene ed il male si dipana in un andare e tornare nelle due epoche (è prevalente la storia nel mille) che la fa senz’altro più interessante.

    I protagonisti sono gli stessi, ed interpretano, in entrambe le epoche, i personaggi che raffigurano la loro anima:

    Valerio è il principe nel mille ed il medico del Ser.T. nel duemila. Altea, la principessa, è anche una universitaria che fa volontariato nel Ser.T., e ogni volta che può nella vita. L'Alchimista, loro antagonista, è anche il malefico direttore dello stesso ospedale dove si trova il Ser.T. in cui lavorano Valerio ed Altea. Ed approfitta di questa sua carica per trafficare droga alla grande. Infine, ma protagonista, Herrmugnen, che incarna nella storia il mito del gigante.

    Nell'anno mille, quando gli uomini si affrontavano con la sola forza, Herrmugnen era il condottiero che nessuno poteva fermare. Nell'anno duemila cosa può essere? Solo un barbone.

    La forza, il coraggio, la purezza, non servono più. Il mito del gigante non può più esistere.

    E lui può solo ricordare e sperare. Spera che la magia della porta si compia ancora, spera di tornare nel suo tempo, per aiutare i suoi principi …

    Scopriremo che i miracoli esistono, che sognare è possibile… e non solo nel mondo delle favole
  • Genere: Storico
  • Regia: Diego Febbraro
  • Produzione: Dieffe Cinematografica s.r.l.
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 97 minuti
  • Sceneggiatura: Diego Febbraro
  • Direttore della Fotografia: Romano Albani
  • Scenografia: Pasquale Germano – Giovanni Natalucci
  • Costumi: Roberta Ciotti – Michela Gisotti
  • Attori: Giada Desideri , Marco Bonini, Franco Oppini, Edoardo Leo, Guglielmo Carbonaro, Anna Orso, Tano Cimarosa, Alessandra Barzaghi, Barbara De Nuntis, Giovanna Moscato
  • Approfondimenti:


    L’ANNO MILLE: tra realtà e fantasia

    La tomba del gigante esiste realmente. E' venuta alla luce nell'alto Lazio durante scavi per la bretella dell'autostrada Firenze-Roma. Al suo interno furono ritrovate un'armatura e una spada di dimensioni "impossibili" (100 chili l'armatura e 70 la spada), tanto che divennero oggetto di studi per capire quale uomo potesse usare armi simili, in un'epoca in cui la corporatura media era di un metro e quaranta e il peso di cinquanta chili.

    Anche il paese di Herrmugnen esiste davvero, e ha preso il nome da questo guerriero, che nell'anno 1023, per concessione dei conti di Bagnoregio, ne costruì la roccaforte che avrebbe poi governato. In cambio, i conti chiesero al guerriero protezione dai pericoli, non pochi, che venivano dalla valle del Tevere. Il nome del paese, oggi, è la traduzione di Herr Mugnen, Sermugnano, posto su uno sperone di tufo a guardia del fiume, a metà strada fra Todi e Viterbo.

    La Porta magica è un meraviglioso monumento al mistero, visibile nel centro di Roma, in piazza Vittorio. La storia ci dice che sugli stipiti sono incise le formule per fabbricare l’oro e viaggiare nel tempo. Non sono mai state decifrate, neanche con i computer ai giorni nostri.

    Il film, con una ambientazione storica di assoluta realtà dell’epoca, racconta in forma di favola “fantasy “ la storia d’amore e d’avventura dei due principi e del perfido alchimista. Ma anche il mito del gigante Herrmugnen, realmente esistito, che nel suo tempo era un eroe in virtù delle sue doti: la forza, il coraggio, la lealtà .. la purezza dei sentimenti. E si pone la domanda: “Cosa sarebbe ai giorni nostri un eroe con queste capacità?”. Sarebbe rifiutato ed emarginato dalla società, che a sua volta egli stesso rifiuterebbe. Sarebbe un barbone. Che agogna ad un solo desiderio: tornare nel suo tempo, servire e proteggere ancora la principessa.

    Dunque, Herrmugnen ha davvero attraversato la sua porta? E’ davvero tornato nel mille? Oppure è solo un poveraccio che delira, buono per una casa di cura?

    Che ci riesca o meno, che la porta compia la sua magia o no, l’autore ha trovato il modo di dirlo e, contemporaneamente, di non dirlo. Lasciando così a ciascuno di noi la libertà di credere a ciò che sente più dentro di sé.

    La voce del cuore o della logica… ma lasciando ad ognuno la possibilità di sognare…

    Perché, ciascuno di noi, secondo la propria fede e intelligenza, ha la sua risposta.

    LA PORTA MAGICA

    In un angolo di Piazza Vittorio Emanuele, sita sul colle Esquilino nel pieno centro di Roma, sorge uno dei più importanti monumenti al mistero alchemico ancora esistenti al mondo: si tratta della cosiddetta Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli o ancora (e forse più esattamente) Porta Alchemica. Essa, leggermente spostata dalla sua posizione originale e collocata alle spalle delle imponenti rovine del ninfeo di Alessandro Severo (III secolo), è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara, edificata da Massimiliano Palombara (1614-1680), marchese di Pietraforte. Consiste in un piccolo portale di pietra bianca, oggi murato, ma ciò che la rende così speciale agli occhi di occultisti ed esoteristi di tutto il mondo, sono i simboli che reca incisi sugli stipiti, sull’architrave e sulla soglia, nonché nel rosone che corona il frontone.

    Come altri esponenti di una piccola élite culturale, anche il marchese Palombara era affascinato dalle scienze esoteriche che egli stesso praticava. Inoltre, i mezzi economici di cui disponeva e la posizione sociale che occupava gli permettevano di finanziare l’attività di un certo numero di alchimisti. La sua villa era spesso teatro di incontri tra questi studiosi e importanti personaggi che condividevano i medesimi interessi, tra cui la regina Cristina di Svezia, che visse esule a Roma dopo aver abdicato nel 1655, l’astronomo Domenico Cassini, l’illustre studioso Padre Athanasius Kircher e l’alchimista Francesco Maria Santinelli.

    L’interesse di Massimiliano Palombara per questo genere di studi nacque, probabilmente, dalla sua frequentazione sin dal 1656 della corte romana della regina Cristina di Svezia a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle del Gianicolo, oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. La regina era un’appassionata cultrice di alchimia e scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall’alchimista Pietro Antonio Bandiera.

    Il marchese era un membro dell’ordine esoterico dei Rosacroce, fondato nel 1407 dall’occultista tedesco Christian Rosenkreuz, estintosi nel ‘500 ma successivamente rifondato agli inizi del XVII secolo. La dottrina dei Rosacroce copriva svariati campi scientifici, ma si fondava sul concetto basilare che solo gli adepti iniziati potevano accedere al segreto di tali conoscenze, precorrendo così la moderna massoneria. Ecco perché Villa Palombara era provvista di una dependance separata, forse un laboratorio, dove avvenivano i misteriosi convegni e gli esperimenti alchemici, in un clima di ermetico misticismo rituale.

    Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall’abate e erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato a Villa Palombara per una notte. Costui, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba (il “Moli”) capace di produrre l’oro. Il mattino seguente fu visto scomparire attraverso la Porta lasciando dietro di sé alcune pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e un certo numero di pergamene su cui erano riportate complesse formule e simboli magici, forse custodi del segreto della pietra filosofale, che nessuno fu in grado di interpretare.

    Il marchese fece incidere sulle cinque porte di Villa Palombara e sui suoi musi il contenuto dei manoscritti, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli. Si dice che la pergamena misteriosa potrebbe riferirsi al misterioso manoscritto Voynich, facente parte della collezione dei testi alchemici appartenenti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, finendo poi nelle mani dell’alchimista Padre Athanasius Kircher, uno degli insegnanti della scuola gesuitica che Francesco Giuseppe Borri frequentò in gioventù.

    Il Borri nacque a Milano il 4 maggio 1627 da padre medico e da ragazzo frequentò con profitto il collegio gesuita di Roma da cui venne espulso per irrequietezza nel 1649. Proseguì altrove gli studi di medicina e chimica, vivendo un’esistenza brillante fino al 1654, anno in cui decise di dedicarsi totalmente alla teologia e all’ermetismo. Nel 1661 fu accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e veneficio. Scappò, ma dopo una vita avventurosa trascorsa in varie città d’Europa esercitando la professione medica, venne catturato e ricondotto a Roma dove fece atto di abiura e venne imprigionato nelle carceri di Castel Sant’Angelo tra il 1671 e il1677. Quando gli fu concesso il regime della semilibertà, nel 1678, riprese a frequentare il suo vecchio amico Massimiliano Palombara, che lo ospitò nella sua villa fino alla morte del marchese avvenuta nel 1680, finanziando i suoi numerosi esperimenti indirizzati alla ricerca della mitica pietra filosofale che gli avrebbe permesso di tramutare la materia in oro.

    Il Borri fu nuovamente recluso a Castel Sant’Angelo dal 1691 al 1695, anno della sua morte avvenuta il 13 giugno. C’è chi fa notare, però, che a soli tre anni dopo risalirebbe la presunta nascita di uno dei personaggi più misteriosi del settecento: il Conte di San Germano, l’alchimista a cui si attribuisce la scoperta dell’elisir di lunga vita e la cui esistenza si sovrappone in parte con quella dell’ancor più noto Mago Cagliostro che millantava, a sua volta, di essere vissuto due secoli. Il confronto tra i ritratti del Borri e del Conte di San Germano mostrano, secondo alcuni, lineamenti attribuibili ad una stessa persona…

    E sempre al proposito di reincarnazioni, e a titolo di cronaca, riferiamo un episodio che lasciamo alla libera interpretazione dei lettori.

    Nel 1870 gli architetti incaricati di costruire Roma Capitale d’Italia visitavano e misuravano tutta la Piazza Vittorio. Incuriositi dalla strana costruzione abbellita dalla preziosa Porta Magica, che allora conteneva un portoncino in legno, peraltro sempre chiuso, chiesero ai negozianti della piazza che cosa fosse.

    Tutti risposero con una normalità tanto veritiera quanto scioccante che era la bottega dell’Alchimista!

    E che anzi: “Strano non sia in giro, perché ieri era qui a comprar frutta…”. Questo proverebbe che l’Alchimista del marchese di Palombara fosse ancora in vita ed in giro per la piazza 200 anni dopo.

    Ciò che si sa con esattezza, purtroppo, è solo che Villa Palombara fu completamente demolita nella seconda metà dell’800, quando fu edificato il nuovo quartiere romano. L’unica parte che si salvò fu proprio il portale d’accesso al laboratorio, quello che viene definito Porta Magica.

    I simboli incisi sulla porta possono essere facilmente rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano nella seconda metà del Seicento e che presumibilmente erano in possesso dei frequentatori del circolo di Villa Palombara. In particolare il disegno sul frontone, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht, 1603-1638).

    Il frontone circolare, recante il simbolo del sigillo di re Salomone, con la stella a sei punte formata da due triangoli sovrapposti la cui punta superiore è occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore da un oculus (simbolo alchemico del sole e dell’oro), rappresenta un simbolo della setta esoterica dei Rosacroce. Il triangolo con l’oculus, in particolare, è molto simile ad un analogo simbolo di una piramide con una punta occhiuta, che compare anche sulle banconote statunitensi da un dollaro accompagnato dalla scritta Novus Ordo Seclorum. Tale simbologia venne adottata dalla setta degli Illuminati di Baviera, la cui nascita risale alla seconda metà del ‘700. Sia il simbolo sul dollaro statunitense, sia la setta degli Illuminati, alimentano una corrente di ipotesi sulla teoria del complotto per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale.

  • Spunti di Riflessione:


    1) Quando stava per scoccare la mezzanotte della fine del primo millennio, si sparse nel popolo un terrore superstizioso che si codificava nella frase: “Mille e non più Mille”. Effettuate ricerche in merito.

    2) Nel Medioevo si confondevano gli astronomi con gli astrologi, i medici con gli alchimisti, le fattucchiere con donne che sapevano curare attraverso le erbe. Tutti costoro erano convinti (a parte le streghe e le curatrici) che esistesse la “pietra filosofale”. Cosa si intendeva con queste due parole?

    3) La convinzione che esistesse la “pietra filosofale” rimase intatta, nel tempo, fino al secolo XVIII e all’avvento dell’illuminismo. Quali poteri si riteneva questa pietra potesse dare a chi la possedesse?

    4) Dopo aver chiarito quali credenze ci fossero dietro la convinzione dell’esistenza della pietra filosofale, ritenete che essa potesse essere costruita con alambicchi e altre alchimie oppure che fosse solo una fortuna, per qualcuno, trovarla in natura?

    5) A Roma, a piazza Vittorio Emanuele, esiste il rudere di una porta che il popolo chiama la “porta magica”. Quali poteri si riteneva avesse questa porta chiusa, scolpita nella pietra?

    6) Le categorie kantiane di spazio e tempo, punto fermo del pensiero fenomenico dell’uomo, sono già state messe in discussione dalla scienza. Lo spazio, nel villaggio globale in cui viviamo si è spaventosamente ristretto mentre ad Oxford, un grande fisico, Jack Howkins, ritiene possibile attraversare il tempo. Qual è la vostra opinione in merito?

    7) Nel film si narra la storia di un gigante Herrmugnen, effettivamente esistito intorno al Mille. Nella sua tomba si è trovata un enorme armatura e una spada di 80 kg, per cui si pensa che egli fosse alto circa due metri. Fatto anomalo per quel periodo. Perché?

    8) Nella vicenda filmica che ruolo ha la porta magica di cui alla domanda 5?

    9) La porta magica si ritiene abbia fatto parte del palazzo del marchese di Palombara (secolo XVII). Chi era il marchese di Palombara? Effettuate ricerche in merito. E che ruolo ha nel film?

    10) In “L’anno Mille” si dà per scontata la possibilità di passare da un secolo all’altro o meglio da un millennio all’altro. Secondo la vostra opinione, i personaggi che, nel film, oltrepassano il limite del tempo mantengono intatte le loro caratteristiche fisiche, mentali e caratteriali?

    11) I protagonisti:

    a) Herrmugnen, un eroe allora e un barbone oggi. Qual è la sua esperienza?
    b) Valerio: dal principe dell’anno mille al medico della Ser.T. nel 2008.
    c) Altea, l’antica principessa, oggi giovane studentessa universitaria, dedita al volontariato.
    d) Il direttore dell’ospedale in cui si trova il Ser.T. è l’Alchimista dei lontani tempi?

    Rispondete e commentate.

    12) Effettuate ricerche sui seguenti personaggi storici che, con modalità diverse, sono stati coinvolti nella ricerca della pietra filosofale e nella storia della porta magica.

    a) Massimiliano, marchese di Palombara;
    b) Alessandro Severo, imperatore romano;
    c) Cristina, regina di Svezia, che, dopo aver abdicato, si trasferì a Roma;
    d) Domenico Cassini, astronomo;
    e) Athanasius Kircher, chimico, fisico e matematico;
    f) Francesco Maria Santinelli, alchimista.

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