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L'Uomo che verrà

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Inverno, 1943. Martina ha 8 anni, vive alle pendici di Monte Sole, non lontano da Bologna, è l'unica figlia di una famiglia di contadini che, come tante, fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso il fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare.

    Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta.

    I mesi passano, il bambino cresce nella pancia della madre e Martina vive nell'attesa del bimbo che nascerà mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce.

    Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.

  • Genere: Storico
  • Regia: Giorgio Diritti
  • Distribuzione: Mikado
  • Produzione: Aranciafilm e RaiCinema
  • Data di uscita al cinema: 2010
  • Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti, Tania Pedroni
  • Direttore della Fotografia: Roberto Cimatti
  • Montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Marzoni
  • Scenografia: Giancarlo Basili
  • Costumi: Lia Francesca Morandini
  • Attori: Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni, Orfeo Orlando, Diego Pagotto, Bernardo Bolognesi, Stefano Croci, Zoello Gilli, Timo Jacobs, Germano Maccioni, Thaddeeus Meilinger, Francesco Modugno, Maria Grazia Naldi, Laura Pizzirani, Frank Schmalz, Tom Sommerlatte, Raffaele Zabban
  • Approfondimenti:


    Cenni storici

    La guerra in Italia nel 1944. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 (in realtà venne firmato il 3 settembre) seguito allo sbarco del 9 luglio in Sicilia, le truppe alleate effettuarono un ulteriore sbarco a Salerno per prendere Napoli e poi puntare su Roma. L'avanzata fu difficilissima in seguito alla forte resistenza delle armate tedesche comandate da Kesserling che riuscì a tener fermi gli Alleati nella zona di Cassino (circa130 km a sud di Roma), vera e propria roccaforte tedesca che gli anglo-americani riuscirono a conquistare dopo ben tre battaglie, iniziate nel gennaio 1944, l'ultima delle quali il 10 maggio. Intanto il 22 gennaio gli Alleati effettuarono uno sbarco anche ad Anzio, per rinforzare le truppe provenienti da sud, ma anche in questo caso la dura reazione tedesca provocò prima perdite e poi una lunga situazione di stallo che si sbloccò solo il 25 maggio quando le truppe provenienti da Cassino si incontrarono presso Littoria (oggi si chiama Latina) con quelle di Anzio, e il 4 giugno entrarono in Roma. A quel punto l'obbiettivo era procedere verso nord e attaccare il baluardo del sistema difensivo tedesco del sud-Europa: la Linea Gotica.

    La Linea Gotica Fin dallo sbarco alleato in Sicilia, i tedeschi decisero di approntare una linea difensiva con lo scopo di impedire l'avanzata verso la Pianura Padana - difficilmente difendibile date le caratteristiche, pianeggianti appunto, del territorio e data anche la debolezza dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana guidata da un altrettanto debole Mussolini - da dove, attraverso il passo del Brennero, sarebbero facilmente arrivate in Germania. Si stabilì perciò di utilizzare la barriera naturale dell'Appennino fortificando un tratto di circa 300 km da Massa Carrara a Pesaro e profondo in alcuni punti fino a 30 km, che i tedeschi chiamarono Gotenstellung (Linea Gotica). Vennero perciò costruiti bunker, postazione di artiglieria, ricoveri, trincee, fossati anticarro, barriere di cemento armato...

    Lo sfondamento della Linea Gotica era perciò strategico per gli Alleati, che potevano contare sull'importante aiuto dei partigiani (il generale Alexander aveva lanciato un preciso appello ai patrioti d'Italia a combattere il comune nemico tedesco) e viceversa le truppe tedesche dovevano difenderla a costo di qualsiasi prezzo cercando da un lato di fronteggiare gli anglo-americani, dall'altro di indebolire la Resistenza senza esitare, per questo, a compiere veri e propri eccidi, come quello di Sant'Anna di Stazzema (12 agosto 1944) e altri, dando di fatto seguito alla minaccia di Kesserling di generare "immensi lutti" alle famiglie che sostenevano la lotta partigiana: eccidi, dunque, non come rappresaglia, ma allo scopo di terrorizzare tutti quanti stavano con i partigiani.

    La battaglia vera e propria per la Linea Gotica comincia nel settembre del 1944 e si conclude nell'aprile del 1945: è stato calcolato che la Wehrmacht perse sulla Linea Gotica circa 75.000 uomini mentre gli Alleati circa 65.000.

     

    L'Emilia Romagna e la strage di Marzabotto.

    In Emilia Romagna sulla fine del 1944 nella zona di Monte Sole, compresa fra il torrente Setta e il fiume Reno, la brigata partigiana Stella Rossa, formata da tutti giovani del posto, stava creando, con veloci attacchi continui, notevoli difficoltà alla ritirata dell'esercito tedesco.

    Il 29 settembre 1944 le SS e la Wermacht scatenarono nella zona una rappresaglia senza precedenti che proseguì nei giorni successivi, mettendo a ferro e fuoco il Monte Sole. Circa 770 persone, per lo più bambini, donne e anziani, furono massacrate: un eccidio immane rimasto nella storia come "la strage di Marzabotto" dal nome del comune cui appartiene la maggior parte del territorio.

    Note di regia

    Progetto per un film sulle vicende di Monte Sole.

    Alcuni anni fa è iniziato un lungo lavoro di ricerca per realizzare un film che narrasse il dramma della strage avvenuta sull'Appennino bolognese nelle borgate circostanti il Monte Sole, nei comuni di Marzabotto, Vado-Monzuno e Grizzana-Morandi, conosciuta nella cultura comune e scolastica come la "strage di Marzabotto". Un eccidio cruento e di particolare ferocia in cui vennero annientate 770 persone, per la maggior parte donne, bambini e anziani.

    L'approccio ad un film di tale importanza storica non è stato semplice. A distanza di sessanta anni da quei tragici eventi tutto appare sfocato dal tempo, si sente il peso della storia, si avvertono ancora faziosità, differenti interpretazioni o strumentalizzazioni politiche. Il lavoro di ricerca sulla bibliografia già esistente, unito ad una raccolta di testimonianze dirette, in collaborazione con l'Istituto Storico per la Resistenza "Parri" di Bologna, ottenute con interviste ai sopravvissuti alla strage e a partigiani, ha progressivamente messo in luce l'importanza di non dimenticare tale sacrificio e soprattutto ha riportato ai nostro occhi, volti, racconti, persone, famiglie.

    "L'uomo che verrà" vuol essere un film sulla guerra vista dal basso, dalla parte di chi la subisce e si trova, suo malgrado, coinvolto nei grandi eventi della storia che sembrano dimenticare le vite degli uomini. Un racconto cadenzato nei nove mesi d'attesa per la nascita di un bambino di un'umile famiglia di contadini: la loro speranza, filtrata dallo sguardo di innocente ingenuità, di stupore e di scoperta di Martina, la sorellina di 8 anni. Le vicende della guerra e della Resistenza si fondono man mano alla quotidianità, in una faticosa convivenza che non intacca però il senso di speranza nel futuro e che pare ad una svolta  positiva con l'imminente liberazione degli Alleati. Ma gli eventi hanno un corso diverso e proprio il giorno in cui il bambino viene alla luce, le SS scatenano nella zona una strage. In questa tragedia disumana, la piccola Martina si rende protagonista di un percorso di speranza.

    Nel film, nello scenario suggestivo dell'Appennino, si racconta di uomini, donne e bambini, del loro vivere quotidiano, dove ad un certo punto le schermaglie del conflitto mondiale si inseriscono tra borgate e casolari, come un fenomeno abnorme, inspiegabile. L'evolversi dei racconti è l'evolversi di quei tempi, dove la grande "Storia", quella che troviamo nei libri e negli studi accademici, entra nelle case, sui sagrati, nelle chiese, ed uccide.

    Dalla ricostruzione delle vicende emerge come protagonista una comunità che, al di là degli episodi legati alle formazioni partigiane, oppone allo strapotere nazista una resistenza che, come cita don Giuseppe Dossetti nell'introduzione bibliografica al libro "Le querce di Monte Sole" di Monsignor Luciano Gherardi,

    "... è innanzitutto un atteggiamento morale, una rivolta interiore contro ogni prevaricazione, ogni violenza eretta a sistema, ogni sopruso, ogni ingiustizia,         ogni ricatto. E' tenace affermazione dei diritti dell'uomo, di ogni uomo, volontà di pace nella libertà; testimonianza di solidarietà umana al di sopra di ogni discriminazione; sfida dell'amore all'odio, della fede alla disperazione, della vita alla morte".

    Gli eventi narrati vogliono essere testimonianza di grandissimo valore morale, ci consegnano per immagini la sintesi del desiderio e del bisogno di solidarietà nelle convivenze umane, e ci restituiscono il senso delle cose "che contano", ridanno valore ad una stretta di mano, ad uno sguardo, ad una preghiera, al cibo, all'amore, e tutto questo schiacciato, represso, ma anche "valorizzato" nella contrapposizione alla crudeltà delle SS. Ciò che hanno perpetrato i tedeschi è frutto indiscutibilmente di freddezza, raziocinio e di una precisa "educazione". L'educazione è significativamente alla base dell'agire dell'uomo e nello sviluppo della società civile, portare quindi in un film i fatti di Marzabotto significa mantenere vive e vigili le coscienze degli uomini e anche educare le presenti e le future generazioni affinché un domani un'altra ideologia non trasformi il senso della vita annientando le coscienze.

    Un'occasione per rilanciare la necessità di dialogo e comprensione; una voce data agli innocenti cui hanno rubato la vita, ai martiri dei conflitti che da allora si sono susseguiti fino ad oggi, perché dal loro sacrificio ogni uomo si senta responsabile e si attivi per il miglioramento della società e in ognuno nasca un forte bisogno di pace.

    Giorgio Diritti

  • Spunti di Riflessione:


    1. L'armistizio dell'Italia con gli Anglo-Americani, firmato il 3 settembre 1943 e reso noto l'8 settembre, fu la conseguenza di una serie di fatti storici:

    - 9 luglio ‘43, lo sbarco degli Anglo-americani in Sicilia;

    - 19 luglio ‘43, il bombardamento alleato su Roma;

    - 25 luglio '43, la sfiducia verso Benito Mussolini da parte del Gran Consiglio fascista.

    Effettuate ricerche sui suddetti argomenti rispondendo alle seguenti domande:

    a) Per lo sbarco in Sicilia degli Alleati si è parlato (e si parla ancora) di un accordo fra la mafia americana e la mafia sicula che avrebbero facilitato il suddetto sbarco. Secondo voi, quanto risponde a verità questa notizia che, quando si diffuse, nessuno si preoccupò di smentire?

    b) Cosa accadde a Benito Mussolini, quando, il 25 luglio ‘43, dopo la seduta del Gran Consiglio, lasciò Palazzo Venezia?

    c) Quale fu il comportamento di re Vittorio Emanuele III e del nuovo capo del Governo, Maresciallo Pietro Badoglio, quando si diffuse la notizia dell'armistizio?

    d) Dopo l''8 settembre '43, quale fu la sorte dell'esercito italiano in Patria e all'estero?

     2. Dopo l'armistizio, l'esercito tedesco si trovò in un Paese che lo aveva tradito e, quindi, nemico. C'è una giustificazione, anche minima, al comportamento successivo della Germania, praticamente padrona di quasi tutto il territorio italiano?

     3. L'avanzata alleata verso Roma fu fermata dai Tedeschi a Montecassino che, dopo un'estenuante lotta e bombardamenti aerei continui venne conquistato; si aprì, così, la strada verso la Capitale italiana. Ai piedi di Montecassino ci sono due cimiteri militari: il marocchino e il polacco, perché? Effettuate ricerche in merito.

     4. Perché gli Alleati, dopo essere sbarcati il 22 gennaio 1944 sulle rive di Anzio e Nettuno (60 km da Roma), entrarono nella Capitale solo il 4 giugno 1944, oltre 4 mesi dopo lo sbarco? Fu la difesa tedesca a impedire l'avanzata o l'incapacità sul campo dei comandanti alleati, oppure il voler impedire che tra Montecassino e Roma si formasse una sacca di truppe tedesche, disperate e pronte a lottare fino all'ultimo, non avendo più alcuna possibilità di ritirata?

     5. Quale scopo si prefissero i tedeschi costruendo la Linea Gotica nel centro-nord dell'Italia?

     6. Quando e come fu sfondata la Linea Gotica da parte degli Alleati? E quale contributo diedero i partigiani italiani a quest'azione bellica?

     7. I soldati tedeschi della Wehrmacht durante l'assalto degli Anglo-americani alla Linea Gotica che si estendeva da Massa Carrara a Pesaro per 300 km, erano attaccati ovunque, anche dai partigiani, che indebolivano le loro forze. Vennero compiuti, dalla truppe tedesche in ritirata, soprattutto dalle SS, eccidi e fucilazioni di massa di persone innocenti che, sia per i partigiani che colpivano e si ritiravano che per i soldati tedeschi, erano ormai considerate carne da macello. E' giusto dire che, come affermava Seneca, "il debole paga spesso per una guerra non sua"?

     8. Da chi era costituita la Wehrmacht? Chi erano le SS? Da chi erano comandate? Quali erano i loro compiti?

     9. Nel film si parla di una rappresaglia, in base alla quale per ogni tedesco ucciso dovevano morire 10 italiani. Il diritto di rappresaglia è contemplato dal codice militare? Approfondite l'argomento.

     10. Tutte le rappresaglie che si svolsero in Italia, durante la ritirata tedesca, avvennero o per ordine o con una generica autorizzazione da parte del Comandante in capo alle forze armate naziste, il maresciallo Kesserling. Le rappresaglie venivano considerate da Kesserling una giusta vendetta verso il tradimento del popolo italiano che aveva abbandonato l'alleato germanico, firmando con gli Alleati un armistizio separato oppure, per lo stesso Kesserling, le rappresaglie erano una necessità e con gli eccidi di persone inermi si cercava di fermare la lotta dei partigiani, comunque legati alle vittime e che con la loro azione di guerriglia ritardavano la ritirata delle truppe?

     11. La gente dalla zona di Monte Sole, non essendo a conoscenza della strage che le truppe tedesche avevano compiuto poco tempo prima in Toscana a Sant'Anna di Stazzema, avevano un minimo di consapevolezza del pericolo che correvano?

     12. I partigiani erano padri, fratelli e mariti di coloro che vivevano nella zona. Perché non si resero conto, e non solo loro, che con la loro guerriglia che rallentava la ritirata dell'esercito tedesco procurando morti e feriti, avrebbero potuto mettere in pericolo la vita dei loro cari?

     13. Giorgio Diritti, il regista del film, sostiene che, durante la ricerca da lui compiuta per avere notizie approfondite sulla tragica vicenda, anche a distanza di sessanta anni "si avvertono ancora faziosità, differenti interpretazioni o strumentalizzazioni politiche", secondo voi, perché? Effettuate ricerche in merito.

     14. Protagonista del film è una bambina di 8 anni, Martina, la cui mamma è in attesa di un fratellino. Tutta la storia, che si svolge nell'arco dei nove mesi della gravidanza, viene vissuta e "vista" attraverso gli occhi della bimba. Martina ha mai sentore di quanto gli adulti che la circondano siano preoccupati? E gli adulti stessi sono consapevoli di quanto avrebbe potuto accadere e, in effetti, accadde?

     15. E' solo Martina che, nel piccolo paese, attende con ansia l'arrivo degli Alleati che dal sud stanno avanzando velocemente, o anche gli adulti in attesa dell'arrivo delle truppe americane e inglesi, sottovalutano la possibilità di un pericolo sempre più reale che coinvolgerà tutti?

     16. Lo stesso giorno in cui nasce il fratellino di Martina le SS scatenarono una strage. Colui che oggi vede il film viene spinto, dall'eccidio compiuto il 29 settembre ‘44 a Marzabotto, più verso la pietà nei confronti delle vittime inermi o più verso l'ira e il desiderio di una vendetta postuma nei confronti di uomini così spietati e feroci?

     17. In riferimento alla domanda precedente ed a soldati "così spietati e feroci", non bisogna dimenticare che questi erano consapevoli che la loro guerra era perduta e che forse nessuna delle loro famiglie in Germania stava sopravvivendo. E' vero che "la storia è sempre scritta dai vincitori" ma chi parla mai della rabbia e del dolore degli sconfitti?

     18. Perché Diritti afferma che, nella storia da lui narrata nel film, "la piccola Martina si rende protagonista di un percorso di speranza"?

     19. Secondo voi è giusto affermare che portare a conoscenza i tragici fatti di Marzabotto attraverso un film, anche a distanza di sessanta anni, significa, citando le parole del regista "mantenere vive e vigili le coscienze degli uomini e anche educare le presenti e le future generazioni affinché, un domani, un'altra ideologia non trasformi il senso della vita annientando le coscienze"?

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