Unbroken In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Introduzione

    "La prima volta che ho avuto modo di parlare con Louie Zamperini, è stato per telefono, nel primo pomeriggio di più di dieci anni fa, quando ero alla ricerca di una bella storia. Ascoltando i racconti della sua vita movimentata, avventurosa e piena di imprevisti sapevo di aver trovato non solo una bella storia da scrivere: avevo trovato forse la storia di vita più straordinaria che avessi mai ascoltato.
    Mi meravigliai ad ogni svolta del racconto: la giovinezza turbolenta; la velocità superlativa che lo ha portato alle Olimpiadi e l' incontro con Hitler; le ore strazianti da bombardiere della Seconda Guerra Mondiale; l' incidente aereo; il naufragio sulla zattera di salvataggio durato 47 giorni a 2000 miglia; l'incontro con gli squali; il tifone; la fame; la cattura; la lotta epica di un prigioniero di guerra; gli anni segnati dai postumi del terrore tipico del disturbo post-traumatico da stress (DPTS); ed il bel momento finale di redenzione. Questi sono tutti gli elementi di una leggenda.
    Quando ho riagganciato il telefono, quel giorno era il primo dei tanti che avrei voluto trascorrere in compagnia di Louie, e in me qualcosa risuonava ancora più profondamente della storia che avevo appena ascoltato. Era l'uomo che l'aveva vissuta. Ciò che ha reso veramente unico Louie, e ciò che ha reso la sua vita rilevante per noi tutti, non è stata la serie di eventi che hanno costellato la sua vita, ma il modo in cui li ha affrontati,aggrappandosi alla forza per la sofferenza, alla gioia nella sconfitta, al perdono di fronte la crudeltà, alla speranza in assenza di protezione. Per lui, la sua odissea è stato un dono, una lezione che gli ha insegnato a sopportare i lividi della vita nella ricerca della felicità. La sua gioia era incontenibile perché, considerando tutto ciò che ha vissuto si riteneva un privilegiato. La cosa più bella di quest' uomo meraviglioso, era che sperava che tutti noi provassimo nella nostra vita la sensazione che lui stesso ha provato nella sua. La sua storia è un dono per noi.
    E' stato un grande privilegio ed un piacere indescrivibile conoscere Louie Zamperini e raccontare della sua vita. Ed è con trepida attesa che attendo la risposta del pubblico di tutto il mondo al meravigliosofilm che Angelina Jolie ha fatto su di lui, un film che cattura non solo il dramma dei suoi anni, ma che mostra l'uomo coraggioso, di gran cuore e profondamente stimolante, che è stato".

    Laura Hillenbrand
    Autrice del libro "Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio"

    Il Cammino Verso la Redenzione:
    Una Breve Storia della Vita di Louie

    "Mi sono spinto fino a questo punto senza mai arrendermi,
    perché per tutta la mia vita sono sempre arrivato al traguardo."
    -Louie Zamperini

    La morte di Louie Zamperini avvenuta il 2 Luglio 2014 all'età di 97 anni, non ha rappresentato un semplice lutto, ma la celebrazione vittoriosa di un vero eroe americano. Questo ex olimpionico, la cui lunga, incredibile e stimolante vita è stata descritta come una delle più grandi storie trionfanti del 20° secolo, ha vissuto molto più di quello che poteva essere compreso. La sua storia sconvolgente di disperazione, guidata da una forza di volontà indomabile e dalla continua redenzione, rappresenta un messaggio di speranza per le milioni di persone che sono state catturate ed ispirate dal suo viaggio.
    E tutto ha avuto inizio quasi un secolo fa.

     

    SINOSSI
    Louie, il figlio più giovane di una coppia di immigrati italiani, ha trascorso la giovinezza a Torrance, in California; era un delinquente incorreggibile, faceva irruzioni in casa, rubava nei negozi e faceva scoppiare una rissa con chiunque osasse sfidarlo. Durante gli anni dell'adolescenza, incoraggiato insistentemente dal fratello maggiore Pete, Louie ha virato la sua vita canalizzando la sua energia ribelle in un talento stupefacente per la corsa. Battendo record dopo record in tutta la nazione, il diciannovenne "Torrance Tornado" si qualifica per le Olimpiadi di Berlino del 1936 sorprendendo chiunque incontrasse: dal suo famoso compagno di squadra Jesse Owens a colui che per poco non ha portato l' umanità verso la distruzione globale: Adolf Hitler.
    Come la maggior parte dei ragazzi della sua generazione, al momento dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il giovane studente della USC che aveva appena realizzato il suo sogno di battere tutti i record del miglio con il primato interscolastico nazionale, si arruolò nel servizio militare, salendo senza esitare, su un bombardiere della Army Air Corps. Il 2° Tenente Zamperini prese parte a svariate mission nel Pacifico - una professione audace che circa il 50 per cento dei suoi compagni aviatori non sarebbe disposto a svolgere in tempo di guerra. Nell'Aprile del 1943, il B-24 Liberator di Louie, il Green Hornet, un velivolo malconcio, durante una missione di salvataggio nel Sud del Pacifico subì un guasto al motore e si schiantò in mare e, al momento dell'impatto, rimasero vittime otto degli undici membri dell'equipaggio.
    Louie insieme ad altri due avieri del Green Hornet - Russell Allen "Phil" Phillips, capitano del velivolo, ed il Sergente Francis "Mac" McNamara, mitragliere di coda – rimasero per molte settimane alla deriva nel mezzo dell'Oceano Pacifico su due scialuppe di salvataggio lunghe 2 metri per 60 cm di larghezza. Mac riuscì a sopravvivere per 33 giorni – schivando sette fasi di bombardamenti da parte di un bombardiere giapponese, e branchi di squali onnipresenti che circondavano il canotto - prima che cedesse tragicamente alla fame, alla disidratazione ed all'esaurimento. Louie e Phil resistettero in totale 47 giorni, un record negli annali della storia dei sopravvissuti su una zattera, fin quando, a largo di 2.000 miglia, dalla costa furono trascinati da un tifone sulle rive di un atollo delle Isole Marshall.
    Dopo aver avvistato la terra e nel momento dell'avvicinamento, vennero catturati dalla marina giapponese e internati nella prima di una serie di campi di prigionia. In più di due anni di prigionia, Louie – assieme ai suoi compagni internati - conobbe la fame, la tortura, per non parlare degli abusi psicologici e fisici che andavano al di là della normale comprensione. Louie fu individuato e tormentato da un comandante del campo, un aguzzino giapponese di nome Mutsuhiro Watanabe, soprannominato l' "Uccello", noto per i suoi atti sadici mentali e la sua deplorevole brutalità.
    Louie sopravvisse a prove disumane attraverso le regioni più gravemente devastate dalla guerra del Giappone, prima di apprendere che il 20 Agosto 1945 (quattordici giorni dopo che una bomba atomica di 9.000 libbre denominata "Little Boy" aveva raso al suolo Hiroshima), i prigionieri alleati erano uomini liberi e che la guerra era finita. Come scrive Laura Hillenbrand nel racconto di Louie Zamperini, 'Sono ancora un Uomo. Una Storia Epica di Resistenza e Coraggio' (Unbroken: A World War II Story of Survival, Resilience, and Redemption): "In mezzo agli uomini che correvano e festeggiavano, Louie se ne stava immobile sulle gambe tremanti, emaciato, malato e gocciolante. Nella sua mente stanca, non faceva che ripetere due parole all'infinito: 'Sono libero! Sono libero! Sono libero!' ".

  • Genere: storico-biografico
  • Regia: Angelina Jolie
  • Titolo Originale: Unbroken
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Produzione: Jolie Pas Production – 3 Arts Entertainment
  • Data di uscita al cinema: 29 gennaio 2015
  • Durata: 130’
  • Sceneggiatura: Joel Coen & Ethan Coen, Richard Lagravenese & William Nicholson
  • Direttore della Fotografia: Roger Deakins
  • Montaggio: Tim Squyres
  • Scenografia: Jon Hutman
  • Costumi: Louise Frogley
  • Attori: Jack O’Connell, Domhnall Gleeson, Miyavi, Garrett Hedlund, Finn Wittrock
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    E la vita continua
    Il veterano che era sopravvissuto a tanto, tornò a casa nel sud della California, ma la sua vita era cambiata per sempre. Louie era affetto da incubi e da un disturbo mentale paralizzante che, decenni dopo, è stato classificato come DPTS, disturbo post-traumatico da stress (1). Come gli innumerevoli eroi, reduci da questi terribili campi di detenzione in cui si alternavano i terrori notturni a risvegli infernali, Louie iniziò una lotta terribile nella sua vita post bellica. Nei quattro anni successivi al suo internamento, combatté contro un'ansia paralizzante, l'alcolismo e i demoni che lo visitavano ogni volta che andava a dormire.
    Solo dopo che Louie, assieme alla moglie Cynthia, iniziò a frequentare i raduni dell'evangelista Billy Graham, nel settembre 1949 si "riconvertì" al Cristianesimo e ritrovò la serenità, diventando a sua volta un predicatore, viaggiando in lungo e in largo negli Stati Uniti, esaltando il potere taumaturgico del perdono.. e arrivando nuovamente in Giappone, per portare un messaggio di pace e perdono persino verso chi lo aveva torturato e gli aveva fatto patire la fame, senza ragione. Solo l'"Uccello " si rifiutò di incontrarlo.
    La storia di Louie aveva tutte le caratteristiche di un film memorabile. In realtà, la Universal Pictures era da tempo interessata alla sua biografia. Nel 1957, lo studio ha acquisito i diritti per il libro di Louie "Il Diavolo alle Calcagna" (Devil at My Heels). All'epoca era previsto l'ingaggio di Tony Curtis, ma, dato l'impegno dell'attore in Spartacus di Stanley Kubrick, il progetto era stato accantonato prima che venisse scritta una sceneggiatura.

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    (1) In psicologia e psichiatria il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) (o Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD) è l'insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono ad un evento traumatico, catastrofico o violento.
    È denominato anche nevrosi da guerra, proprio perché inizialmente riscontrato in soldati coinvolti in pesanti combattimenti o in situazioni belliche di particolare drammaticità (con nomi e sottotipi diversi: Combat Stress Reactions, Battle Fatigue, Shell Shocks, etc.).

    Alla Deriva nel Pacifico
    Le riprese in mare hanno comportato il coinvolgimento di più di 150 addetti alla sicurezza dalla spiaggia della città di Queensland, la Redland Bay, fino a molte miglia al largo nelle acque della Raby Baydove a occhio nudo è visibile solo l'orizzonte. "Innanzi tutto avevamo bisogno di una nave madre ancorata in mare, insieme a diverse altre imbarcazioni vicine, pontili galleggianti e barche navetta", rivela Roger Deakins, il direttore della fotografia.
    "Non era certo un affare per deboli. Era un lavoro duro infatti, per tutti, ma soprattutto per gli attori.
    Passavano intere giornate sul canotto squassato dal vento, e galleggiando sulle onde, per poi ritornare alla nave madre aspettando che le telecamere venissero riposizionate", dice Deakins. "Fatto ciò, venivano nuovamente fatti risalire sul canotto".
    "E' stato un bene per me", ricorda Domhnall Gleeson, uno dei protagonisti del film, "Aver trascorso i primi giorni in mare ci ha forgiato per ciò che avremmo affrontato in seguito. Essere intrappolati in una zattera in mare aperto, ci ha fatto provare sia un senso di claustrofobia che di agorafobia, circondati dal nulla. Stabilisce sicuramente il tono della straordinaria natura della storia, e delle imminenti sfide".
    Realistiche e senza compromessi, queste scene drammatizzano nei dettagli solo alcuni degli incidenti strazianti che i tre hanno dovuto affrontare per salvarsi la vita, giorno dopo giorno, nella zattera in mare aperto. E' un'esperienza che Louie non ha mai dimenticato, un'esperienza che richiede forza mentale oltre che fisica. "Non si può sopravvivere senza la testa", ha detto Louie. "Ho impegnato la mia mente sulla zattera, senza lasciare che gli altri due lo sapessero, per occupare la mia testa in modo positivo. Ho deciso che ogni giorno dovevamo ricordarci qualcosa: ricordare canzoni e recitare le parole a memoria. Ho deciso di sfidare i ragazzi per stimolare la loro memoria".
    Ethan Coen ricorda che, durante il suo incontro con Louie ai tempi della pre-produzione, ha parlato di questa cosa. Mac non è sopravvissuto all'esperienza sulla zattera e Coen era curioso di sapere cosa ne pensasse Louie. "Ho chiesto a Louie, 'Quale pensi sia stata la differenza tra te e Mac? Hai vissuto le sue stesse condizioni. Come hai fatto a sopravvivere?' Louie mi ha detto: 'penso a Mac come un ragazzo che non ha avuto una possibilità' ".
    "Durante le riprese pensavo sempre a quello che mi aveva detto Louie", riflette Coen "Mac guardava sempre verso il basso gli squali, ed era sicuro che sarebbe stata la fine. Phil guardava sempre il cielo e pregava. E Louie ... viveva in entrambi i luoghi. Penso che sia, in parte, ciò che l'ha fatto sopravvivere".
    Ogni giorno, man mano che proseguivano le riprese, nel pomeriggio si alzava il vento e le acque cominciavano ad agitarsi ... aggiungendo un ulteriore ostacolo alle riprese. La Jolie e la squadra perseverarono, fermandosi solo quando era necessario per riposizionare la telecamera ed aggiustare il trucco.
    Era chiaro a tutti, anche in questa fase iniziale della produzione, che la Jolie, il suo cast ed il suo team avevano intrapreso una grande sfida. "Sul set scherzavamo dicendo: 'Domani sarà più facile', sapendo perfettamente che, durante queste riprese impegnative, non esistono giorni facili", dice la Jolie. "Ogni volta che le difficoltà aumentavano, pensavamo a quello che questi uomini avevano realmente vissuto, perciò nessuno si lamentava. Per noi tutti era un onore essere lì".
    Per questi attori, così come per coloro che avrebbero interpretato i soldati internati nei campi di prigionia giapponesi, la sfida era iniziata diversi mesi prima, costringendoli ad un sacrificio significativo: la fame. Hanno dovuto limitare il cibo. "Penso di aver perso in tutto circa 16 chili", afferma Jack O'Connell, il protagonista del film, "Ho iniziato a fare una dieta prima delle riprese, per apparire correttamente dimagrito a telecamere accese. A New York, dove vivo, ero circondato da mille tentazioni, quindi era molto difficile astenersi dal mangiare. Ma sul posto avevamo un nutrizionista, un buon cuoco che ci preparava dei pasti magri e anche un personal trainer".
    Per quanto difficile potesse essere questo regime, O'Connell si affretta a sottolineare che la dieta è niente in confronto a quello che gli uomini hanno sofferto nella realtà: "Avevamo a disposizione tre pasti al giorno, non abbondanti, ma pur sempre dei pasti. Certo eravamo affamati, ma la 'fame' vera è un'altra cosa.
    Ovviamente non avevamo idea di cosa fossero le loro sofferenze e le loro privazioni. Ci siamo affidati all' immaginazione, perché quello che hanno vissuto andava oltre la ragione".

    La Rivisitazione di Kwajalein e Omori
    Terminato il lavoro in mare, l'unità si trasferì a un'ora a sud presso i Warners Studio vicino alla Gold
    Coast in Australia, per girare le scene sul canotto nelle vasche dello studio. Da lì, la produzione si è stabilita in una foresta pluviale del Queensland sul Mount Tamborine per le scene che si sono verificate nell'atollo di Kwajalein, il campo di prigionia giapponese noto come l'"Isola delle Esecuzioni": il cuore delle tenebre, nel vero senso della parola.
    A Kwajalein, dopo la loro cattura in mare da parte della marina giapponese, Louie e Phil sono stati rinchiusi in delle celle luride ed anguste, piene di vermi, dopo essere stati colpiti ed interrogati dalle guardie.
    Erano convinti che non ne sarebbero usciti vivi. Ma i due uomini sono stati inspiegabilmente risparmiati e poi separati quando Louie viene spedito ad Omori, un campo di prigionia alla periferia di Tokyo, mentre Phil viene spinto in un camion ed inviato verso una destinazione sconosciuta.
    La prigionia di Louie a Omori costituisce l'indimenticabile capitolo successivo della sua disavventura: infatti è a Omori che incontra per la prima volta "l'Uccello", Mutsuhiro Watanabe, la spietato comandane giapponese, che lo costrinse ad indicibili punizioni.
    Omori, un prototipo dei campi di prigionia giapponesi, in occasione del film, è stato ricostruito alla periferia della città di Brisbane, nel Parco Nazionale di Fort Lytton, dove Jon Hutman, lo scenografo, ha ricreato un'autentica replica del campo infame, che, in realtà, si trovava nella baia di Tokyo, su un'immensa distesa. Fort Lytton, costruito nel 1880-1881, per proteggere la città di Brisbane dagli attacchi nemici, è un luogo storico di riferimento australiano.
    Kwajalein non era un vero e proprio campo di prigionia; piuttosto, ha rappresentato una tappa per l'arresto e l' interrogatorio brutale dove Louie e Phil erano certi che sarebbero stati giustiziati. "La prigione sull'atollo di Kwajalein è caratterizzata dalla pioggia battente e dalla fitta vegetazione della giungla", dice Hutman. "Omori è 'polvere' -pura e semplice. Anche se ci trovavamo in questa terra arida circondata dall'acqua, la polvere prevaleva. Questo pulviscolo scolorito della terra, il legno sbiadito, le divise color kaki, indossate da prigionieri: era tutto naturale, ma privo di vita".
    Dai racconti di Louie si evince che Omori è stata un'esperienza terrificante, quindi lo script e la relativa scenografia dovevano esserne l'espressione. "La sfida per noi era di costruire un campo credibile, di stampo giapponese", dice lo scenografo. "Guardando le foto e i documenti, abbiamo costruito il campo da zero, strutturato in modo che contenesse sei caserme, due edifici per le sedi e un grande quadrante all'aperto dove i prigionieri potevano essere schierati durante le ispezioni dell'Uccello".
    La rappresentazione, voluta dalla Jolie della vita ad Omori, è incredibilmente realistica. Ha mostrato la routine quotidiana rigida e miserabile cui venivano sottoposti gli uomini. Oltre alle percosse talvolta quotidiane, i prigionieri di guerra - privati di cibo decente e dell'adeguata assistenza medica - erano costretti a partecipare ai riti di una cultura straniera e allo svolgimento di compiti indecenti col solo scopo di umiliarli. L'abuso e le mansioni pesanti erano sempre supervisionate dal perverso Watanabe.
    Ma è Louie, più di tutti gli altri prigionieri, il pensiero fisso dell' 'Uccello'. Forse perché, avendo percepito la forza interiore di Louie, la sua moralità ed il suo coraggio, Watanabe si fissò in maniera
    ossessiva su di lui, cercando di distruggerlo con torture emotive, umiliazioni e percosse brutali e feroci.
    Miyavi (Uccello) l'attore scelto per la parte, a sua volta, ha avuto molto da fare per prepararsi per il ruolo. "La prima cosa che ho fatto è stata iniziare a studiare recitazione", dice. "l'inglese l'avevo già iniziato a masticare sette anni fa, prima del mio tour mondiale, come musicista, non pensando di dover apparire in un film di Hollywood, come protagonista. La cosa più importante era interpretare il personaggio con precisione, cura e rispetto. Era una persona crudele e brutale, ma comunque un essere umano. Ho provato con tutte le mie forze a ritrarre la sua umanità e il suo disorientamento.
    "E' davvero arduo interpretare questa parte, essendo consapevole di tutti i sacrifici che questa guerra
    ha comportato a tutti", continua Miyavi. "l'Uccello non si è affatto comportato bene, ma il suo atteggiamento rifletteva la sua tristezza, e la sua solitudine ... il lato negativo di tutte le sue emozioni. E per mostrare questo conflitto emotivo, ho capito che avrei dovuto aggiungere un vero e proprio senso di umanità alla mia performance". Per assumere l'atteggiamento mentale dell' 'Uccello', l'attore ha preferito mantenere le distanze dagli altri sul set. "Avevo un buon rapporto con tutti gli altri, ma, durante le riprese, mi mettevo da parte, per calarmi totalmente nel personaggio".
    In una delle scene più forti di Unbroken, Louie si rifiutò di fare da portavoce alla propaganda di guerra dell'Imperatore Hirohito, così l'Uccello costrinse ogni prigioniero a mettersi in fila per sferrare un pugno in faccia a Louie. Questo pestaggio prolungato, scioccante e sadico lasciò Louie privo di sensi, cosa che poteva risultare fatale per un uomo più gracile. "Devo dire che questa è stata senz'altro una scena tra le più difficili", dice O'Connell. "Ma ammetto che ogni elemento ed ogni sequenza avevano il proprio fascino. Ogni giorno è stato emozionante, e l'entusiasmo ha superato l'ansia". Tuttavia, aggiunge altresì che non vedeva l'ora che arrivassero giorni migliori. "Quando giravamo quella sequenza, nella mia mente, aspettavo con ansia di arrivare alle scene in cui Louie era al massimo della forma".

    La Trasformazione di Cockatoo Island in Naoetsu
    In seguito, l'unità di produzione ha fatto base nel porto di Sydney, a Cockatoo Island, un affioramento di terra tipo Alcatraz, divenuto patrimonio mondiale dell'umanità. Quest'isola nei primi anni del XIX secolo era un carcere, per poi diventare uno dei più grandi cantieri navali Australiani per quasi 150 anni. Nelle strutture abbandonate di Cockatoo Island, Hutman e la sua squadra hanno creato il diabolico campo di prigionieri di guerra di Naoetsu, e replicato alcune strade della città portuale giapponese di Yokohama.
    La vita di Louie e dei suoi compatrioti, già segnata dall'esperienza di Omori, a Naoetsu è ulteriormente peggiorata. Tutti gli uomini erano costretti a lavorare come schiavi, dato che la guerra – in particolare la certezza della sconfitta del Giappone – andava verso la conclusione. Come scrive la Hillenbrand: "In un sistema di campi per prigionieri di guerra che la storia avrebbe portato come un esempio supremo di crudeltà, Naoetsu si era conquistato un posto speciale come uno dei buchi più neri nell'impero giapponese. Dei molti inferni che Louie aveva conosciuto durante la guerra, questo sarebbe stato il peggiore".
    "Abbiamo tutti collaborato per ricreare questo luogo drammatico ed estremo" replica Hutman, "un luogo che rappresenta fattivamente il limite di sopportazione e sopravvivenza di un essere umano. Naoetsu ti dà la sensazione di aver attraversato l'intero mondo e di aver raggiunto il limite al punto in cui si può solo cadere. Angie considerava Naoetsu come un luogo estremo ed estenuante. Le baracche dei prigionieri erano prive di letti, gli uomini dormivano su dei ripiani accatastati contro il muro, con file di corpi addormentati anche sul pavimento. Di fatto, erano all'inferno".
    Il consulente tecnico Miyaguchi ci ha raccontato la storia del campo: "Naoetsu è considerato uno dei peggiori campi di prigionia, tra i tanti, del Giappone: un luogo freddo e ventoso reso ancora più sgradevole dalla mancanza di cibo e medicine e dalle temperature rigide, invernali".
    Ogni giorno, Louie ed i suoi compagni di prigionia trainavano enormi cesti di carbone dalle miniere
    alle navi. Indeboliti dalla fame, imbrattati di polvere di carbone che intasava le narici, la pelle ed i polmoni – rendendo i prigionieri praticamente invisibili - gli uomini di Naoetsu erano decimati. E' stato qui che l'Uccello ha cercato di arrivare alla vendetta finale. Ha obbligato un Louie indebolito, esaurito e ferito ad una gamba, a stare in piedi sollevando, tenendo sopra la testa una pesantissima trave di legno lunga quasi 1 metro e 80, e di mantenere per un po' quella posizione. In più ha detto a Louie che se avesse lasciato cadere la tavola, una guardia gli avrebbe sparato.
    In qualche modo, la forza interiore ha permesso a Louie di tenere alta la grande trave di legno, cosa
    che sembrava umanamente impossibile. In piedi con il carico sul suo corpo emaciato, per più di mezz'ora prima di crollare. Louie è riuscito in un'impresa che ha infuriato l''Uccello', procurandogli una sconfitta psicologica.
    Miyavi riguardo questo evento centrale afferma: "Louie cade a terra, e non contento Watanabe lo picchia con la sua spada di legno da kendo. Apparentemente Watanabe ne esce vittorioso, ma in realtà non fu così. Watanabe aveva perso: Louie lo aveva battuto psicologicamente. E' stata una scena in cui ho dovuto manifestare un' emozione con gli occhi, e con il cuore; era difficilissimo, e ho dovuto concentrarmi molto per toccare quell'emotività. La forza e la passione di Angie sono state fondamentali per la mia performance.
    Ha capito tutto quello che avrei dovuto provare, e mi ha molto sostenuto. Sapevo che questa era la mia missione come artista e che noi dovevamo, al contempo, trasmettere questo messaggio alle future generazioni".
    Prima di morire, Louie ha raccontato questo episodio in modo vivido e dettagliato. "Ricordo che era
    una trave di ciliegio di 60 cm e lunga 2 metri, pesante come l'acciaio", ha detto. "Ricordo di averla tenuta sollevata per dieci minuti, ma poi non mi ricordo più nulla. Uno dei prigionieri, un ragazzo inglese, però aveva contato il tempo. Ha detto che erano passati 37 minuti".
    "A Naoetsu, la polvere di carbone, la prevalenza del nero ed il senso di oscurità, e l'umidità, così come ad Omori, il sole battente e l'isolamento da tutto, sono, nel complesso, frutto di produzione, trucco, regia e recitazione", continua Deakins. "Angie è una regista che lascia spazio ed iniziativa agli attori. Così anche io non intendevo imporre loro quel che dovevano fare ... ma piuttosto registrarlo".
    Un elemento particolare, che ha svolto un ruolo importante a Naoetsu, a parte la natura selvaggia e spietata del luogo in sé, era la luce e il suo miglior adattamento alla scena. Ebbene, questo ha rappresentato un problema notevole per i realizzatori durante la sequenza di Louie alle prese col sollevamento della trave di legno sopra la testa.
    In aggiunta, anche le scene raffiguranti la fine della guerra sono state girate a Naoetsu: l'annuncio da parte del Comandante Fitzgerald della fine delle ostilità, seguita dalla passeggiata straziante al fiume dove i prigionieri, in attesa di essere giustiziati, hanno potuto rivivere gli effetti benefici e rigeneranti dell'acqua e della pulizia e le riprese del lancio sul campo di prodotti alimentari, leccornie, sigarette e volantini da parte di un velivolo americano, mentre i soldati giapponesi disinnestano le baionette e, forse, il momento più bello del film.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.


    1) Louie, il figlio più giovane di una coppia di immigrati italiani ha trascorso la giovinezza a Torrance, in California: era un piccolo delinquente incorreggibile: rubava nei negozi e faceva scoppiare risse in cui poi si divertiva ecc.. Come il fratello Pete riuscì a canalizzare la sua energia? E quando Pete si accorse che Louie aveva un talento naturale per la corsa?

    2) Record dopo record, Louie venne selezionato per le olimpiadi di Berlino del 1936. Nella corsa (e non solo) vinse un nero americano, Jesse Owers, con grande rabbia di Adolph Hitler e dei suoi gerarchi. Ma, pur non vincendo, quale fu il comportamento di Louie che meritò l'ammirazione di Hitler e l'applauso fragoroso di tutto lo stadio?

    3) Quando Louie aveva 24 anni, quale fatto accadde a Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941 che determinò la dichiarazione di guerra degli USA al Giappone?

    4) L'impero nipponico era legato alla Germania e all'Italia dall'accordo cosiddetto dell'"Asse" e, in Europa, la guerra era iniziata già dal 1939. Chi erano i contendenti e quale fu l'azione nazista avvenuta il 1° settembre 1939 che ne determinò lo scoppio?

    5) Quando gli USA dichiararono guerra all'impero nipponico contemporaneamente aprirono le ostilità anche in Europa con Germania e Italia?

    6) Nel 1941, dopo Pearl Harbor, quando gli USA iniziarono la guerra contro il Giappone, Louie, come molti altri suoi coetanei, si arruolò in aviazione e venne inviato nelle Filippine. Qual era il suo ruolo sugli aerei e qual era il tipo di aereo su cui egli si doveva imbarcare?

    7) Perché e come, nell'aprile del 1943, il B24 liberator, soprannominato "Green Hornet", su cui era imbarcato Louie, impegnato in una manovra di salvataggio nel sud del Pacifico, si schiantò in mare? Subì un guasto al motore o venne attaccato dai caccia nipponici?

    8) Il pilota, vista la situazione del "Green Hornet" e convinto che non sarebbe mai rientrato alla base, tenta un ammaraggio di fortuna. Questi ammaraggi hanno un duplice inconveniente, nato il primo dal fatto che la superficie del mare, alla velocità in cui ammara un aereo, è dura come il marmo e il secondo da un ulteriore fatto che, comunque, ove l'aereo ammarasse, non potrebbe e non dovrebbe mai calare le ruote perché, man mano, che l'apparecchio riuscisse a rallentare e le ruote scese entrassero nell'acqua, la loro posizione determinerebbe il capovolgimento del velivolo. Se vi interessa l'argomento, approfonditelo con ricerche personali.

    9) Louie si salvò, con altri due compagni su undici che erano nell'aereo: Russell Allen Phillips detto Phil, capitano e pilota del velivolo e il sergente Francis McNamara, detto Mac. I tre riuscirono a recuperare due scialuppe di salvataggio lunghe 2 metri per 60 cm. di larghezza. I tre non avevano alcunché per sopravvivere ma, nonostante questo, due di loro riuscirono a non morire. Quanti giorni rimasero in balia dell'Oceano Pacifico?

    10) Riferendoci alla domanda precedente, uno dei tre non riuscì a sopravvivere. Chi e perché non ce la fece? E perché si arrese?

    11) Louie, Phil e Mac (finché resistette) dovettero lottare con le onde (quelle del Pacifico sono le più alte del mondo) con il sole, con il freddo notturno, con ben sette attacchi di aerei giapponesi e con un branco di squali enormi che sistematicamente l'attaccava. Come Phil e Louie gliela fecero fino a quando "qualcuno" non li salvò e come riuscirono, pur debilitati, a resistere al branco marino?

    12) Rispetto alla domanda precedente non è esatto, forse, parlare di salvataggio perché Phil e Louie vennero catturati dai nipponici e mandati in un campo di concentramento. I due vennero portati prima al campo di Kwajalein. Forse non è esatto definire Kwajalein un campo di concentramento. Perché? Cosa facevano lì gli aguzzini nipponici prima di trasferire i prigionieri in altre sedi?

    13) Louie, portato al campo di Omori, (e separato da Phil) dovette subire maltrattamenti fisici e psicologici inenarrabili. Perché, proprio lui venne preso di mira dal comandante del campo, Mutsuhiro Watanabe? Cosa voleva Watanabe da lui o forse cosa voleva dimostrare, infierendo su di lui?

    14) Watanabe è il comandate dei due campi di concentramento in cui Louie si troverà durante l'internamento, dove sarà torturato senza pietà. In base alla Convenzione di Ginevra i soldati nemici catturati avevano un regime di reciprocità, basato sull'essere rispettati come uomini. Nella II guerra mondiale, tra i grandi Stati nemici non lo fecero il Giappone, la Russia e la Germania. Perché non avevano aderito o perché disconobbero la Convenzione di Ginevra?

    15) Perché Watanabe viene soprannominato "Uccello" dai suoi prigionieri? Non è un nomignolo offensivo e allora perché, nonostante l'odio che, con il suo comportamento, procurava alle sue vittime queste avevano scelto per lui un soprannome così poetico e tranquillo?

    16) Le umiliazioni e le torture che Uccello fece subire a Louie possiamo affermare fossero legate al coraggio del giovane che non abbassò mai gli occhi davanti al suo aguzzino?

    17) Un breve flash ai primi momenti della storia, quando Louie è a Berlino alle Olimpiadi del 1936 e incontra la delegazione nipponica. C'è un lungo sguardo tra l'americano e un concorrente giapponese anche egli selezionato dal suo paese per la stessa disciplina. Non vi ricorda Watanabe?

    18) Quando Uccello venne trasferito dal campo di Omori al campo di Naoetsu fu lui che si trascinò dietro Louie perché aveva ancora un conto aperto con il giovane americano?

    19) Uccello voleva umiliare Louie perché si sentiva inferiore a lui? Inferiore come giapponese perché, soprattutto nel secondo campo, Watanabe sapeva che la guerra era persa e inferiore come uomo perché non riuscì mai a piegarlo?

    20) Alcune delle torture, subite da Louie, oltrepassarono ogni sopportazione umana. Ne citiamo solo una: quando Louie si rifiutò di fare propaganda per il Giappone alla radio. E fu una tortura tremenda perché inflitta dai compagni a un compagno di prigionia. Qual è questa tortura che fece soffrire, sia chi la pativa e sia chi l'infliggeva?

    21) Quando i prigionieri vennero trasferiti da Omori al campo di concentramento di Naoetsu, la guerra era ormai persa per l'impero nipponico. Perché Uccello, un giorno, dà ordine ai suoi sgherri di portare i prigionieri, pieni di ogni sudiciume, in riva al fiume? Vuole consegnarli quasi decenti ai loro compagni o la sua idea era un'altra, più compatibile con il personaggio?

    22) Riferendoci alla scena precedente, quando i prigionieri sono in acqua i giapponesi innestano le baionette. Questo gesto dimostra chiaramente quali fossero gli ordini di Uccello?

    23) Quale fatto salva i prigionieri e dà loro la convinzione (e non solo a loro) che la guerra sia finita e che siano liberi?

    24) Il film termina con una ripresa documentaristica in cui, durante le Olimpiadi di Tokio del 1964, si vede entrare nello stadio che impazza per gli applausi un tedoforo, un po' avanti negli anni. E' inutile che vi diciamo chi egli sia? Un simbolo di una guerra e di una pace che dal 1945 dura ancora?

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