Sul Vulcano In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Maria, Matteo e Yole: tre vite ai piedi del Vesuvio, in un luogo unico al mondo, ricco di miti, storia ed evocazioni letterarie.
    Maria, che vive e lavorain un'azienda florovivaistica ai piedi di una villa vesuviana in abbandono,"coltiva" anche le proprie curiosità intellettuali ed è una custode discreta del vulcano.
    Matteo, pittore di talento, rimette in gioco le sue opere fatte con la lava, testimonianza di un legame profondo con la terra da cui non si è mai staccato.
    Yole, cantante "neomelodica", vive la propria libertà di giovane donna conciliandola con un'autentica devozione per la Madonna, espressione popolare di un sacro che ha sempre caratterizzato il Vesuvio, da Dioniso/Bacco a San Gennaro.

    E se il proverbiale fatalismo partenopeo, dietro cui vive ancora oggi una diffusa devozione religiosa, derivasse proprio dalla presenza del vulcano, che per ben due millenni ha dato e preso alla gente che vive sotto di lui?
    Ma oggi chi è più pericoloso? Il Vesuvio, che potrebbe risvegliarsi da un momento all'altro, o l'uomo, che in meno di cent'anni ha prodotto danni d'ogni genere?
    E sorge spontanea un'altra domanda: com'è stato possibile, tra case abusive e discariche d'ogni genere, produrre tanta bruttezza in così tanta bellezza?

    Tra storie di vite vissute, preziosi materiali d'archivio ed evocazioni letterarie che vanno da Giordano Bruno al Marchese De Sade, da Giacomo Leopardi a Curzio Malaparte..., Sul Vulcanoprova a dare un senso a una "terra pazza" che infine rappresenta tutti noi.

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Gianfranco Pannone
  • Titolo Originale: Sul vulcano
  • Distribuzione: Istituto Luce - Cinecittà
  • Produzione: Alessandro Bonifazi e Bruno Tribbioli
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Gianfranco Pannone
  • Direttore della Fotografia: Tarek Ben Abdallah
  • Montaggio: Erika Manoni
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Film riconosciuto di interesse culturale dal
    Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo
    Direzione generale per il cinema

     

    TESTIMONI PRINCIPALI

    Yole Loquercio

    Matteo Fraterno

    Maria Perfetto

    ALTRI TESTIMONI

    Raffaella Pernice, Maria Del Porto, Salvatore Di Gennaro, Carmine Montella, Antonio Perna, Salvatore Perfetto, Pasquale Persico, Giovanni Ricciardi

    CON L'AMICHEVOLE PARTECIPAZIONE DI

    Roberto De Francesco (da La pelle, di Curzio Malaparte)
    Andrea Renzi (da La ginestra, di Giacomo Leopardi)
    Fabrizio Gifuni (da Napoli '44, di Norman Lewis)
    Iaia Forte (da Il Manifesto del 27/5/2008: Napoli. L'immondizia del mondo, di Fabrizia Ramondino)
    Aniello Arena (da L'origine del Monte Vesuvio, di P Sarnelli)
    Toni Servillo (da De Immenso, di Giordano Bruno)
    Donatella Finocchiaro (da La leggenda dell'avvenire, di Matilde Serao)
    Leo Gullotta (da Lettere a Tacito, di Plinio il giovane)
    Renato Carpentieri (da Scritti sui terremoti, di Immanuel Kant)
    Enzo Moscato (da Il sangue di San Gennaro, di Sándor Márai)
    Guenda Goria (da Juliette o la benedizione del vizio, di Donatien-Alphonse-François de Sade)
    Ciro Carlo Fico (da Struppio, di Jacovo Fenice)

    Progetto

    Dicono tutti che un giorno o l'altro quella
    montagna vomiterà fuoco, seminando morte
    persino a Napoli, figuriamoci qui.
    Ci siamo così sotto da non avere nessuna
    speranza di scampo.
    Domenico Rea, "L'occhio del Vesuvio"

    Questa è la storia di un vulcano amato e temuto, di un luogo considerato magico e sublime. A volte ha provocato morte e devastazione, spesso, nei lunghi periodi di riposo, ha restituito benessere, grazie anche alla sua lava che rende fertile la terra.
    Questo vulcano è il Vesuvio, uno dei luoghi più conosciuti al mondo, che, visto sia da mare sia da terra, conserva ancora oggi un indubbio fascino.

    Tuttavia la presenza di tante città ai suoi piedi, Napoli compresa, evidenzia anche una condizione inquietante:nell'hinterland napoletano c'è la più alta densità abitativa d'Europa. E, considerata la pericolosità del Vesuvio, che potrebbe esplodere da un momento all'altro, il livello di allerta è assai alto.

    Il Vesuvio è dentro i napoletani ma i più se ne sono dimenticati.
    Del loro fatalismo, retaggio di una terra precaria anche a causa della sua morfologia, è rimasta perlopiù la parte furba e superstiziosa. E pensare, invece, che un tempo quel fatalismo aveva uno suo perché, persino filosofico: la natura è sempre più forte dell'uomo.

    E se oggi, dopo le illusioni prometeiche del novecento, imparassimo a riprenderci la parte buona di quel fatalismo filosofico?

    Nel mondo classico, a pensarci bene, era tutto più facile.
    Già, perché il vulcano aveva per gli uomini un carattere sacro, era il luogo degli dei, della trascendenza e del mito, un luogo dove si mescolavano paura e ammirazione.
    Era il mito del mistero che si manifestava nel fuoco, nel rumore e nel fumo.
    Per questo gli antichi collocavano nei vulcani o nelle solfatare, sempre avvolte da vapori spesso tossici, eventi dove l'uomo incontrava il sovrannaturale.

    La storia del vulcano più famoso del mondo si tramanda di generazione in generazione, attraverso leggende, tradizioni religiose, quadri, incisioni, illustrazioni, fotografie, fumetti, film; e poi grazie alle canzoni popolari, ai versi poetici, alle testimonianze alte e basse, per non dire dei numerosi trattati storici e scientifici che lo riguardano. Tutto prova che quella "ferita aperta" sovrastante Napoli, ha lasciato un segno forte, in cui si coniugano senza soluzione di continuità timore e fascinazione.

    Già, perché il Vesuvio, se stai attento, lo puoi vedere dappertutto in Campania.
    Forse è anche a causa di questa sua presenza massiccia che ancora oggi ilformidabil monte, come lo definisce Giacomo Leopardi ne La ginestra, rivela, più di ogni altro sito naturale, tutta la fragilità dell'uomo e si fa, dunque, portatore di universalità.

    Note di Regia

    Un posto unico al mondo

    Sul Vulcano è un film ambientato in un posto unico al mondo, il Vesuvio, e, collocandosi tra passato e presente, si propone come un racconto a più voci sul delicato rapporto uomo-Natura, partendo dalla condizione storica dei napoletani, sempre in bilico tra filosofico fatalismo e dionisiaca vitalità.
    E se fatalismo e vitalità, rivisitati oltre gli alibi che da secoli quasi immobilizzano Napoli, venissero assunti a valori di una rinnovata rinascita, fortemente mediterranea, dell'uomo moderno?
    Tutto questo alla luce di un fatto, che chi vive su un vulcano porta storicamente dentro di sé: la Natura è più forte dell'uomo, persino oggi che l'uomo ha migliorato le proprie condizioni di vita.
    Ecco che una nuova ecologia, in cui l'uomo torna a valutare i propri limiti, diviene necessaria, facendo tesoro di una storia millenaria: quella, appunto, di un vulcano intorno al quale vivono, più o meno consapevoli, centinaia di migliaia di persone.

    Esiste una "vesuvianità"? A conoscere alcuni tra gli abitanti dei paesi che circondano il Vesuvio, da Somma a Ottaviano,da San Sebastiano a Cercola, da Torre del Greco a Bosco tre case... sembrerebbe proprio di sì!
    In questa terra un po' tutti si sentono figli del Vesuvio e, in apparenza senza sentirne il peso, portano addosso i segni di una presenza ricca di leggende, storie, racconti, che nel film si manifestano grazie al contributo artisticodi alcuni importanti attori.
    Sono loro, infatti, a dar voce a figure importanti che, lungo duemila anni, hanno raccontato il vulcano: da Plinio il giovane a Giordano Bruno, dal Marchese De Sade a Giacomo Leopardi,da Matilde Serao a Curzio Malparte...
    E i testimoni, Maria, Matteo e Yole, pur avendo i piedi ben piantati nel presente, non sono affatto lontani da queste figure. Al contrario, le loro testimonianze comunicano, oltre che con le immagini del passato (quadri, incisioni e soprattutto il prezioso repertorio cinefotografico dell'Archivio Luce), proprio con le parole di quegli artisti che il Vesuvio lo hanno evocato da sempre.

    A sintetizzare efficacemente il senso di questo confronto/scontro tutto partenopeo con il vulcano, a testimoniare questa continua dialettica tra uomo e vulcano, è Giordano Bruno, che non a caso nacque a Nola, ai piedi del Vesuvio, e che, col suo "panteismo" religioso, diviene una sorta di nume tutelare del film.
    Giordano Bruno, in uno dei suoi tanti scritti, ci ricorda un sogno avuto a 12 anni, in cui a parlargli è il Monte Cicala, dirimpettaio del Vesuvio, verdissimo di alberi e piante.

    Il Cicala parla al quasi adolescente Giordano, suggerendogli una metafora della vita: non basta salire fino a lui per conoscere il mondo, troppo facile! Bisogna avventurarsi lassù, sulla cima di suo fratello, dove tutto è più ostico, respingente.
    Da un lato, dunque, c'è il gentile Monte Cicala, che finisce col rappresentare l'ideale di una Natura per certi versi addomesticabile e per questo persino conveniente; dall'altra parte il Monte ribelle dall'ampio cratere, rappresentazione di una Natura "matrigna" ma non necessariamente ostile.
    * **

    Il Vesuvio urlava nella notte, sputando sangue e fuoco. Dal giorno che vide l'ultima rovina di Ercolano e di Pompei, sepolte vive nella tomba di ceneri e lapilli, non s'era mai udita in cielo una così orrenda voce...
    da La Pelle, di Curzio Malaparte

    Le faglie ed i vulcani di questa natura completamente criminale precipitano l'anima in una vertigine che la spinge a grandi azioni e a passioni tumultuose.
    da Juliette o la benedizione del vizio, di Donatien Alphonse-Francois de Sade

    Questi campi cosparsi
    di ceneri infeconde, e ricoperti
    dell'impietrata lava,
    che sotto i passi al peregrin risona;
    dove s'annida e si contorce al sole
    la serpe, e dove al noto
    cavernoso covil torna il coniglio;
    fur liete ville e colti,
    e biondeggiàr di spiche, e risonaro
    di muggito d'armenti;
    fur giardini e palagi,
    agli ozi de' potenti
    gradito ospizio; e fur città famose
    che coi torrenti suoi l'altero monte
    dall'ignea bocca fulminando oppresse
    con gli abitanti insieme.
    da La ginestra, di Giacomo Leopardi

    Qui, in mezzo a questa "terra di nessuno" del vulcano, qualsiasi dilettante avrebbe predetto la distruzione della città con matematica certezza, ma apparentemente nessun cittadino di S. Sebastiano ne avrebbe mai ammessa la possibilità
    da Napoli '44, di Norman Lewis

    Nell'immaginario collettivo, l'immondizia che sommerge Napoli assume la stessa valenza dell'eruzione del Vesuvio che ricoprì la bella e lussuosa Pompei.
    da L'immondizia del mondo, di Fabrizia Ramondino

    ...guarda da quella parte il mio fratello Vesuvio. E' mio fratello e ti vuol bene anche lui, lo credi? Ora dimmi: se ti mando là, ci vuoi andare? Rimarrai poi con lui.
    dal De immenso, di Giordano Bruno

    questa città appassionata morirà bene, morirà degnamente nell'altissima e fiammeggiante apoteosi di fuoco.
    da La leggenda del futuro, di Matilde Serao

    ... dal Monte Vesuvio rilucevano in più di un punto estesi focolai di fiamme ed alte colonne di fuoco: il loro fulgore spiccava più chiaro delle tenebre della notte... L'indomani già altrove era giorno, lì era notte: una notte più nera e fitta di tutte le notti
    da Lettere a Tacito, di Plinio il giovane

    L'osservazione di tali terribili casi è istruttiva: essa umilia l'uomo mostrando che egli non ha alcun diritto di aspettarsi soltanto facili conseguenze dalle leggi della natura volute da Dio.
    da Scritti sui terremoti, di Immanuel Kant

    Imparano lentamente e dimenticano con grande rapidità. Li tengo d'occhio, adesso credono che io dorma e si sono fatti di nuovo insolenti, ammiccano, si mettono a studiare i miei segreti, fanno gli spacconi dicendo che anche loro sono capaci di produrre esplosioni più violente e rumorose delle mie.
    daI sangue di San Gennaro, di Sándor Márai

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