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Lo spazio bianco

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Maria aspetta una bambina, non è incinta più ma aspetta lo stesso. Aspetta che sua figlia nasca, o muoia. E se c’è una cosa che Maria non sa fare è aspettare. E’ per questo che i tre mesi che deve affrontare, sola, nell’attesa che sua figlia Irene esca dall’incubatrice, la colgono impreparata. Abituata a fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze e a decidere con piena autonomia della propria vita, Maria si costringe ad un’ apnea passiva che esclude il mondo intero, si imprigiona nello spazio bianco dell’attesa. Ma questo sforzo di isolamento doloroso consuma anche l’ultimo filo di energia a disposizione: la bolla di solitudine in cui Maria si è rinchiusa è messa a dura prova e alla fine esplode. E’ necessario che Maria salvi se stessa per riuscire a salvare la bambina. Non c’è che una soluzione: consentire al mondo di irrompere nella propria esistenza e concedersi il privilegio di ritornare a vivere. E così inventarsi la forza per accompagnare Irene alla nascita.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: FRANCESCA COMENCINI
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: FANDANGO in collaborazione con RAI CINEMA
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 98 minuti
  • Sceneggiatura: FRANCESCA COMENCINI FEDERICA PONTREMOLI
  • Direttore della Fotografia: LUCA BIGAZZI
  • Montaggio: MASSIMO FIOCCHI
  • Scenografia: PAOLA COMENCINI
  • Costumi: FRANCESCA VECCHI ROBERTA VECCHI
  • Attori: MARGHERITA BUY, GAETANO BRUNO , GIOVANNI LUDENO, ANTONIA TRUPPO , GUIDO CAPRINO , SALVATORE CANTALUPO, MARIA PAJATO
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado
  • Approfondimenti:


    L’AUTRICE DEL ROMANZO - VALERIA PARRELLA

    Valeria Parrella è nata nel 1974, vive a Napoli. Ha pubblicato mosca più balena (minimum fax 2003, Premio Campiello opera prima), Per grazia ricevuta (minimum fax 2005, finalista Premio Strega, Premio Renato Fucini, Premio Zerilli- Marimò) e Il verdetto (Bompiani 2007). Per Einaudi ha pubblicato Lo spazio bianco (Supercoralli, 2008) e Tre terzi (2009), con Diego De Silva e Antonio Pascale.

    IL LIBRO

    «Il fatto è che mia figlia Irene stava morendo, o stava nascendo, non ho capito bene … Io non sono buona ad aspettare. Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita». Eppure non può far altro Maria, la protagonista di questo romanzo. Irene è arrivata troppo presto e niente è più come prima, la circonda un mondo fatto di medici e infermieri, attese insensate sui divanetti della sala d’aspetto. Nei giorni si susseguono le sigarette dalla finestra dell’ospedale, le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto con i macchinari, e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove un’umanità deragliata fatica sui Promessi Sposi per conquistarsi la terza media fuori tempo massimo. E tutto intorno Napoli, con le sue imperscrutabili contraddizioni, si rivela lo scenario ideale per chi comincia a capire che la vita e la morte, la speranza e la paura sono aspetti della stessa realtà.

    «Un libro intenso, teso, lavorato». Paolo Mauri, La Repubblica

    «Grazia e stile, senza nessuna prosopopea». Giovanni Pacchiano, Il Sole 24 ORE

  • Spunti di Riflessione:


    di Anna Maria Bellucci

    1) E’ giusto il diritto delle donne di non essere madri o di poter scegliere se e quando esserlo se gli uomini sono uomini e quasi mai padri?

    2) Lo sforzo di isolamento doloroso di Maria, protagonista del film, consuma anche l’ultimo filo di energia a disposizione: la bolla di solitudine in cui ella si è rinchiusa è messa a dura prova e alla fine esplode; è necessario che Maria salvi se stessa per riuscire a salvare la bambina. E non c’è che una soluzione: consentire al mondo di irrompere nella propria esistenza e concedersi il privilegio di ritornare a vivere e così inventarsi la forza per accompagnare Irene alla nascita. Comincia a vivere Irene o, veramente anche Maria?

    3) E’ un film sull’attesa, dove le cose accadono a piccoli passi e in modo invisibile ma emerge una grande tensione dentro questo apparente vuoto di avvenimenti, con il risultato che il film non sta mai fermo, va avanti da sé. E’ un film visionario? Si può scorgere il manifestarsi della vita nelle piccole e grandi cose che capitano davanti agli occhi ogni giorno?

    4) Il film, come il romanzo, affronta il delicato trema della maternità, maternità sofferta in quanto prematura e ”illegittima”. Ancora oggi si considerano così i figli non riconosciuti dal padre?

    5) Lo spazio bianco è il limbo in cui Maria attende la seconda nascita di sua figlia, venuta alla luce, dopo solo sei mesi di gestazione e rinchiusa in un’incubatrice, in attesa di capire se riuscirà a sopravvivere o no; Lo spazio bianco è anche la vita di Maria, prima della nascita di Irene; un eterno presente condiviso con se stessa e costellato di impegni quotidiani. A voi, che sensazioni evoca il bianco?

    6) A differenza di molti altri film ambientati a Napoli, la città fotografata dalla Comencini è una città livida e astratta, distante e silenziosa, privata dei luoghi comuni che la caratterizzano e della sua identità più solare e sanguigna. Non vi sembra una città in attesa e che sta a guardare forse senza aspettarsi più nulla?

    7) Maria è una donna volitiva che si accosta ad un universo completamente nuovo, quello della maternità, dimensione che, nonostante le idee circolanti cattoliche e paternalistiche, non è così istintiva e scontata per tutte le donne. La maternità di Maria è qualcosa di non voluto o cercato, qualcosa che accade per caso in un momento della vita in cui la solitudine e la ricerca dell’amore sembrano avere la meglio sull’indipendenza della solitaria protagonista. La maternità è un dono o un percorso?

    8) La nascita di un bambino prematuro spezza il naturale rapporto di crescita tra una madre e un bambino. Con l’interruzione dell’evoluzione fisica della piccola creatura, si sospende anche la preparazione psicologica di chi lo ha portato in grembo fino a quel momento, impotente di fronte ad un’incubatrice algida ed ostile. Maria non può fare altro che rimanere in attesa di un’epifania che illumini una strada da seguire. Incubata è solo Irene o anche Maria nel suo processo di maturazione?

    9) Lo “Spazio bianco” è anche un film corale: intorno a Maria si muovono personaggi che hanno subito il dramma della rinuncia: la dirimpettaia, magistrato, costretta a vivere scortata e lontano dai figli; gli attempati alunni della scuola, in difficoltà con Dante e Leopardi; le madri dell’ospedale, private della giovinezza dall’arrivo casuale di un figlio. Sono figure di contorno che vanno avanti, accecate dalle incombenze quotidiane ma capaci di esprimere grande umanità: Secondo voi, contribuiscono a dare un senso compiuto alla maternità di Maria, aiutandola ad affrontare il dolore, anche quando rimangono apparentemente lontani dall’evoluzione degli eventi?

    10) Ci sono alcune scene surreali: il ballo delle madri, la scomparsa di Pietro, intermezzi dell’anima che esprimono la parte più intima e personale della protagonista . C’è attesa di un segno rivelatore, di un cambiamento, di un assestamento, di un breve momento di gioia?

    11) La protagonista rinasce attraverso la lotta della propria figlia e, pur non avendo la vocazione della madre e ritrovatasi sola a causa di un uomo troppo vile, affronta gli stati d’animo più disparati sino a raggiungere quell’accettazione del ruolo, in un primo momento così angosciante, da incarnare. Da quel tempo di non-esistenza in cui la costringe la figlia prematura chi ri-nasce davvero è Maria?

    12) Lo spazio bianco è anche la vita di Maria prima della nascita di Irene, un eterno presente condiviso con se stessa e costellato di impegni quotidiani: Puoi dare un valore simbolico il colore bianco?

    13) Un’attesa logorante che mette in discussione il ruolo di persona: l’indefinitezza di questo spazio bianco comporta un progressivo distacco dal resto del mondo. Ma l’istintivo amore materno salverà o inabisserà la protagonista?

    14) Non ti viene in mente il libro di Oriana Fallaci “Lettera ad un bambino mai nato”, dove, con meno disperazione e più rabbia, si reclamava il diritto di decidere sul proprio corpo annullando il desiderio di una prole condivisa?

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