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Mar Nero

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Due donne sono costrette a vivere insieme, nella stessa casa, alla periferia di Firenze.

    Gemma è un'anziana da poco rimasta vedova e suo figlio è lontano. Angela, la sua "badante", è una giovane rumena da pochissimo in Italia. Entrambe sole, si cercano inconsapevolmente, e, giorno dopo giorno, si schiudono l'una all'altra; Gemma rivede nella vicenda di Angela la sua gioventù nell'Italia del dopoguerra e rivive, attraverso la determinazione della ragazza a mettere da parte i soldi per avere un bambino, la sua vita fatta di sacrifici per far studiare il figlio Enrico. Angela e Gemma, inizialmente così diverse, si scoprono simili e si legano in un rapporto apparentemente idilliaco. Finché non irrompe, violento, un tragico imprevisto: il marito di Angela, rimasto in Romania, scompare. La ragazza vorrebbe partire alla sua ricerca ma Gemma, con l'egoismo tipico della vecchiaia, non vuole rinunciare a lei e ritrovarsi ancora sola.

    Gemma però, è anche una donna dal cuore grande e Angela ha saputo risvegliare con la sua voglia di vivere le ultime emozioni che la vita le riserva. Accade così l'imprevedibile: non sarà Angela a restare, ma Gemma a partire con lei. In un'avventura "on the road" fuori tempo massimo, le due donne si ritrovano in Romania, alla foce del Danubio, ognuna alla ricerca della propria verità.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Federico Bondi
  • Distribuzione: Bolero Film
  • Produzione: Film Kairos e Rai Cinema
  • Durata: 95 minuti
  • Sceneggiatura: Ugo Chit e Federico Bondi
  • Direttore della Fotografia: Gigi Martinucci
  • Montaggio: Ilaria Fraioli
  • Scenografia: Daniele Spisa
  • Costumi: Alessandra Vadalà
  • Attori: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani, Vlad Ivanov, Maia Morgenstern, Theodor Danetti, Vincenzo Versari, Giuliana Colzi, Marius Silagiy
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado
  • Approfondimenti:


    Note di Produzione

    Incontrare per la strada o ai giardini pubblici una giovane donna romena sotto braccio ad un anziano, non ha niente di "esotico": è l'icona dell'Europa che cambia.

    Da un decennio a questa parte, la nostra società non può più fare a meno delle "badanti". Anzi, col progressivo ed inarrestabile processo d'invecchiamento della popolazione, aggravato dalla sfaldatura dei legami familiari e dall'insoddisfacente offerta pubblica di assistenza domiciliare, il loro numero è destinato a crescere ancora.

    Chi sono queste donne? Quante storie portano con sé?

    Quante memorie sono affidate alla mente di questi "estranei"? Quante volte le ultime parole di un vecchio sono state ascoltate solo da questi strani nipoti?

    Se la vecchiaia è la fase in cui si ricapitola e si racconta la propria vita, oggi, questa saggezza sta passando a donne le cui radici sono altrove.

    Lontane da casa e dai propri cari, vengono a garantire una disponibilità totale alla famiglia presso cui svolgono servizio, ventiquattro ore su ventiquattro alle prese con un datore di lavoro pressoché onnipresente.

    Tuttavia, non sono le sole ad accettare di condividere spazi e tempi personali con un estraneo. Anche gli anziani si trovano costretti ad entrare in contatto diretto e totalizzante con un perfetto sconosciuto, proprio nel momento più fragile e precario della loro esistenza.

    L'incontro con il "diverso", la convivenza forzata con l'altro da sé, visti non in chiave saggistico-sociologica, ma attraverso la storia di una dipendenza reciproca che si fa solidarietà e amicizia: è questa l'avventura umana raccontata da Mar Nero.

     

    Il film, collocandosi come arco temporale tra la fine dell'estate 2006 e l'inizio del 2007, in concomitanza con l'ingresso della Romania in Europa, vive questo trapasso storico soltanto ai margini.

    E' la storia di uno scambio invisibile destinato a rimanere tra le mura domestiche.

    In un quartiere popolare alla periferia di Firenze, due donne, entrambe sole, lontane per generazione, cultura e carattere, scoprono nella complessità del quotidiano, l'una il mondo dell'altra.

    Angela è fuggita da un Paese intrappolato in un passato soffocante ed è venuta a vivere in un Paese moderno in cui il suo unico contatto umano - al di fuori di una ristretta cerchia di connazionali - è una vecchina che le parlerà di un mondo che non c'è più.

    Singolare ironia. Sono due mondi molto diversi che nei loro racconti si avvicinano fino a combaciare: la Romania di oggi somiglia per tanti aspetti all'Italia degli anni Cinquanta.

    A partire dalla complementarietà dei loro bisogni, la parabola del loro rapporto, talora drammatico, offre un'opportunità di riscatto e di svolta per entrambe.

    Angela, inizialmente sentita come una scomoda imposizione, finisce per essere amata, e resuscita la giovinezza di Gemma, dando prospettive al futuro e un senso al suo presente dominato dalla malattia e dal dolore; Gemma, dal canto suo, non assicura alla giovane solo uno stipendio e un alloggio gratuito in cambio d'aiuto e compagnia, ma le trasmette la sua esperienza e il proprio affetto, rafforzandone il carattere.

    L'esemplarità etica di questa storia sta nella ricchezza di autentica umanità che si sprigiona dall'unione di due emarginazioni.

     

    Note di regia

    Mar Nero è legato a fatti della mia biografia: Gemma è mia nonna e Angela è stata la sua "badante".

    L'anima e i personaggi di questa storia li devo a loro. Ci sono i loro caratteri, le loro emozioni, le loro tensioni. Tutto il loro rapporto.

    Quando andavo a trovarle, non c'era volta che non si raccontassero. Ognuna di se stessa e della propria vita; ciascuna dell'altra e viceversa.

    Nell'arco di pochi mesi, la loro complicità abbracciava anche me, sempre più coinvolto (non avevo mai visto mia nonna così felice!).

    Le mie frequentazioni divennero sempre più assidue. Quando tornavo a casa, prendevo note e appunti cercando di ricordare il più possibile, nel tentativo di riordinare una materia umana di straordinaria ricchezza.

    Un giorno decisi di portare una telecamera, ma non la tirai fuori. A ragione, non ne avrebbero compreso l'utilità, e forse da quel momento non sarebbero state più "loro". Sarebbe scomparsa di colpo quella spontaneità, quell'emotività diretta che rendeva magico ("magia del naturale"!) il loro approccio.

    Non potevo rischiare che svanisse, né volevo mancare loro di rispetto. E poi di quel materiale filmato che ne avrei fatto?

    Era già imprevedibile ed eccezionale quello che stava accadendo: inconsapevolmente mi stavano trasmettendo il loro punto di vista, e io di lì a poco sarei stato in grado di maturare una storia.

    Oggi mia nonna non c'è più e Angela lavora presso un'altra anziana.

    Nel frattempo, dalla prima versione del soggetto all'ultima stesura della sceneggiatura, ho cercato di sviluppare un distacco senza il quale non avrei mai saputo affrontare un percorso che richiede ordine e controllo. Credo di esserci riuscito - anche grazie al prezioso apporto di Ugo Chiti -, pur rimanendo saldo ad un'esigenza molto personale.

     

    Sono convinto che il modo in cui si gira un film dipenda dal motivo per cui lo si fa.

    Il set di Mar Nero è stato il riflesso di questa idea: abbiamo cercato di non stravolgere la dimensione privata, il tono "intimo" di questa storia. Ciò che più mi premeva era restituire Gemma e Angela nella loro autenticità.

    Ho cercato di adottare una forma essenziale, limpida, asciutta, priva di artifici e compiacimenti stilistici, tutta tesa in direzione degli attori e dell'essenza drammatica della scena.

    A tal fine, la tecnologia digitale - un medium poco invadente e versatile che permette un approccio naturale e immediato alla materia del racconto - si è rivelato lo strumento più adeguato, col quale, in assenza della pesante e rigida macchina del cinema tradizionale, ho potuto continuare a guardare con discrezione, "prendendo appunti" senza frenare il flusso delle emozioni.

    Anche per questo ho utilizzato spesso lunghi piani sequenza per dilatare il tempo della recitazione, fornendo alle interpreti una libertà che le ha sottratte dalla condanna delle interruzioni, del controcampo, delle luci, etc.

    La stessa opportunità di girare più materiale si traduce in una sorta di ininterrotta presa diretta della realtà, che, più che registrare una messa in scena, tende ad accogliere quanto viene via via manifestandosi.

    Ho scelto le protagoniste di questa storia in linea con questa esigenza, cercando una verginità dello sguardo e delle intenzioni, tentennamenti e imbarazzi come "effetti di reale", volti che esprimano il dettaglio, l'intensità, la sofferenza della vita reale.

    Come nella storia, così sul set un'anziana signora fiorentina e una giovane romena, appena giunta in Italia, si sono incontrate per la prima volta.

    Ilaria Occhini è stata la nostra Gemma. Signora del teatro italiano con Visconti, Gassman e Ronconi, Ilaria mi ha convinto soprattutto perché è una "fiorentina doc" e non solo è tra le poche ex-bellissime degli anni '60 naturalmente invecchiata ma ha anche accettato con lucidità ed entusiasmo di mettersi in gioco. Davanti alla camera dimostra una straordinaria naturalezza, non solo per il talento di grande attrice, ma anche grazie alla mancanza di freni inibitori, tipica della vecchiaia.

    Angela è stata interpretata da Dorotheea Petre, giovane astro nascente della cinematografia rumena che è giunta per la prima volta in Italia, senza parlare la nostra lingua. Da qui un senso di spaesamento, accentuato dalla diversità linguistica, che le ha permesso di aderire perfettamente alla mia idea di "Angela".

    Entrambe hanno sentito sulla propria pelle le storie dei personaggi che hanno incarnato, hanno arricchito i loro personaggi di una verità personale, concedendosi al film, nel suo stesso farsi.

    Con il contributo fondamentale del direttore della fotografia e operatore Luigi Martinucci ho voluto che la camera mantenesse un atteggiamento più rispettoso possibile dell'ambiguità del reale, prima di tutto sposando la prospettiva di Angela e Gemma: due sguardi diversi eppure così somiglianti e vicini tra loro.

    Vedere la nostra società con gli occhi di chi vi sopravvive ai margini, come gli anziani e gli stranieri, smuove degli interrogativi, insinua dubbi, ci mette in una posizione scomoda.

    Spero che questo film aiuti il pubblico ad operare un piccolo cambio di prospettiva sulla realtà che ci circonda.

  • Spunti di Riflessione:


    1. La Romania per anni è stata sotto la dittatura di Ceausescu: grandi idee non supportate dalla realtà, leggi inique, accordi internazionali, distruttivi per il paese. Approfondite l’argomento.
    2. Sono state le necessità primarie, legate alla sopravvivenza che hanno spinto molti rumeni, da quando il loro paese è entrato nella Comunità economica europea, a trasferirsi in altri stati d’Europa?
    3. Comunitari e extracomunitari: chiarite le differenze tra queste definizioni.
    4. Recenti ricerche di metodologia e tecniche della ricerca sociale, condotte dall’Università tedesca di Wurzburg, hanno evidenziato che, in maggioranza, il flusso di trasferimento dei rumeni s’è rivolto principalmente all’Italia. I motivi possono essere vari: a)La Germania ha, da tempo, flussi continui dalla Turchia; b)La Francia, con i dipartimenti oltremare, ha, soprattutto nelle periferie delle grandi città, una popolazione mista non disposta ad accettare nuovi arrivi; c)I paesi Bassi e il Belgio non sono, oggi, favorevoli a nuovi flussi migratori da parte di altri paesi; d)Tra la Spagna e l’Italia, ambedue con grossi problemi con i clandestini extracomunitari provenienti dall’Africa (le situazioni di Centa e Melilla e della nostra Pantelleria insegnano), la popolazione rumena che ha lasciato il proprio paese, preferisce il nostro, forse perché più vicino forse a causa di leggi ritenute più permissive! Esaminando le situazioni politiche precedentemente esposte, esprimete la vostra opinione in merito.
    5. In relazione a recenti fatti accaduti, si è sviluppata, in Italia, una grave situazione di rifiuto nei riguardi dei comunitari rumeni che vivono nel nostro paese o che, proprio in relazione al fatto che la Romania è nella Comunità economia europea, possono oltrepassare i nostri confini senza alcun controllo. E’ certo che alcuni dei fatti di cui abbiamo accennato prima, siano stati opera di rumeni ma è sufficiente per considerare tutti i loro conterranei, responsabili e avere, nei loro riguardi, una posizione di rifiuto?
    6. Rispetto alla domanda di cui al punto precedente, quanto conta, secondo voi, il fatto che, a livello razionale o anche irrazionale, in Italia viva la concezione sociale del “diverso”?
    7. Molte donne provenienti dai paesi dell’est, arrivano in Italia abbandonando le loro famiglie per dare loro una possibilità di sostentamento e vengono impiegate come badanti per persone anziane. Meno di un secolo fa, quando vigeva ancora nella nostra società il concetto di famiglia patriarcale, l’anziano veniva accudito dai familiari. Ora che dalla realtà sociale della famiglia patriarcale si è passati a quella di famiglia mononucleare, la figura della “badante” è diventata determinante. Come è avvenuto questo passaggio nella nostra società tra i due diversi nuclei familiari?
    8. La solitudine dell’“anziano” è vissuta come resa, come rabbia, come rifiuto alla vita. Con quale spirito lo vive Gemma, una vecchia signora rimasta l’unica della sua famiglia?
    9. Gemma, all’inizio del rapporto, accetta per necessità la presenza nella sua casa di Angela, una giovane badante rumena. Se potesse ne farebbe volentieri a meno. Quando e come comincia ad abituarsi a lei e ad accettarla?
    10. Angela, all’inizio del rapporto di lavoro, subisce con pazienza le angherie di Gemma. E’ solo perché è in stato di necessità o la signora le fa pena e tenerezza insieme?
    11. Quando il rapporto tra le due donne da rapporto di lavoro si trasforma in legame di amicizia?
    12. Quale fatto sconvolge la vita di Gemma e Angela? Perché riappare in Gemma l’egoismo dell’anziano?
    13. Quale decisione prende Angela e quale Gemma?
    14. Perché l’anziana signora decide di uscire dal suo isolamento? E’ la paura di restare di nuovo sola oppure…?
    15. Come Gemma, per aiutare Angela, riesce a scoprire, fuori dalla sua casa e in un paese nuovo, la sua gioia di vivere ancora?
    16. Federico Bondi, il regista del film, ha parlato in una recente intervista di come per la figura di Gemma egli si sia ispirato a sua nonna e per la figura di Angela alla sua badante. Bondi ha anche aggiunto: “Sono convinto che il modo in cui si gira un film dipenda dal motivo per cui lo si fa”. Siete d’accordo con questa affermazione? Commentate.
    17. Federico Bondi, il motivo neanche tanto nascosto per realizzare, l’aveva: il fare una dichiarazione d’amore alla sua vecchia nonna! Quale ruolo secondo voi, nella nostra società, hanno oggi gli anziani e soprattutto i “nonni”? Esprimete la vostra opinione in merito.
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