Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 62

Mongol

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    E’ l’anno 1172 e il piccolo Temugin, 9 anni, cavalca attraverso la vasta pianura della steppa insieme ad altri cavalieri e a suo padre Esugei, un capo tribale, o khan. Sono diretti verso le terre dei Mekrit, una feroce tribù che Esugei ha attraversato anni prima, quando ha rapito la moglie di un loro guerriero. Ora Esugei deve fare la pace col suo nemico, e per questo porta con sé il figlioletto – avuto dalla donna rapita – perché scelga una sposa Mekrit.
    Incontrando lungo la strada l’accampamento di una tribù amica, Esugei decide di fermarsi per la notte. Lì, Temugin incontra Borte, una bambina di dieci anni con due occhi maliziosi e così sicura di sé da interrogare il giovane ospite reale senza che lui le abbia rivolto la parola per primo. Colpito e affascinato da quell’incontro, Temugin dichiara a suo padre di voler scegliere la sua futura sposa proprio in quella tribù. Una decisione del genere comprometterà certamente in modo ancora più serio i rapporti con i Mekrit: Esugei è furioso, ma al tempo stesso ammirato dalla determinazione del figlio. La mattina dopo, le bambine del clan si mettono in riga per l’ispezione, e Temugin fa la sua scelta: Borte. Onorato, il padre di Borte dà subito il suo consenso alle nozze, che dovranno avere luogo cinque anni dopo. Mentre le dice addio, Temugin offre a Borte un pegno d’amore: un piccolo osso portafortuna che - le promette - realizzerà tutti i suoi desideri. E’ l’ultimo momento di serenità per Temugin, per moltissimi ani a venire: durante il viaggio di ritorno, Esugei sarà avvelenato dal capo di una tribù nemica e morirà fra le braccia del figlio. Secondo la tradizione, il titolo di Esugei passa al figlio maggiore, Temugin. Ma Targutai, un guerriero divorato dal risentimento, ha altri piani: mentre la cerimonia funebre di Esugei è ancora in corso, ordina agli uomini della sua tribù di saccheggiare l’accampamento del defunto khan e prendere cavalli e bestiame. La madre di Temugin, Oleun si scaglia furiosamente contro l’usurpatore, giurandogli che suo figlio vendicherà quel tradimento. Mentre i traditori abbandonano il campo, Targutai minaccia di uccidere Temugin appena sarà diventato grande.
    Ora Temugin è un fuggitivo - se vuole sopravvivere non può più restare con la sua famiglia. Da solo e senza un cavallo, il bambino va incontro a un futuro drammatico e incerto, con l’avvicinarsi dell’inverno e il cibo che si fa sempre più scarso. Una mattina, Temugin viene trovato svenuto nella neve da un gruppetto di ragazzini guidati dal giovanissimo principe . I due ragazzi - entrambi intelligenti, furbi e sicuri di sé - fanno subito amicizia. Giurandosi eterna fedeltà reciproca, diventano fratelli di sangue in una cerimonia tradizionale.
    Ma questa parentesi felice nella vita di Temugin, in seno alla tribù di Jamukha, viene sconvolta dall’arrivo di Targutai, che lo cattura e lo chiude in una gabbia: immobilizzato da un gioco di legno che gli blocca collo e spalle, non può nemmeno nutrirsi o bere senza l’aiuto dei suoi carcerieri. Eppure, nonostante la sua condizione di estrema impotenza, quel bambino dall’aria grave e pensosa suscita rispetto e ammirazione, in chi sa guardare. E quando Targutai e i suoi uomini abbandonano il campo lasciandosi alle spalle il bambino in ceppi, Temugin riprende stoicamente la sua esistenza solitaria. Come ha già fatto alre volte, raggiunge la Montagna Sacra che è il santuario roccioso di Tengri, Dio del Cielo Azzurro, dove prega per essere liberato. E sopravvive.
    Temugin riesce a sfuggire al nemico fino al 1186, l’Anno del Cavallo di Fuoco. Ma quando ormai è diventato un giovane uomo, Temugin deve nuovamente affrontare la minaccia di una morte atroce quando viene catturato una seconda volta da Targutai, che nel frattempo è diventato un khan. Ma persino in queste difficili circostanze, il giovane si mostra spavaldo e impavido: è diventato un guerriero, e i suoi anni di esilio hanno affinato i suoi sensi e le sue capacità: sfruttando i punti deboli dei suoi carcerieri, architetta una fuga di devastante rapidità, forza e astuzia.
    Finalmente in possesso di un cavallo, Temugin parte alla ricerca di Borte, che in tutti quegli anni di privazioni e tormenti non ha mai dimenticato, neppure per un solo istante. Borte, che nel frattempo è diventata una bellissima ragazza più appassionata e coraggiosa che mai, accoglie felice l’uomo che attende da sempre. Insieme, partono alla ricerca della famiglia di Temugin: col cuore gonfio di amore e ammirazione, il giovane guerriero guarda la sua compagna galoppare al suo fianco. Dopo una breve e felice vista alla madre Oleun e ai fratelli, Temugin decide di allestire un campo per sé e la sua compagna su un altopiano sovrastante una prateria sconfinata, che si estende da orizzonte a orizzonte.
    Nel frattempo, la notizia delle nozze di Temugin e Borte è giunta fino alla tribù dei Mekrit. Deciso a vendicarsi finalmente del rapimento di sua moglie, il primo marito di Oleun, Chiledu, guida un drappello di guerrieri al campo di Oleun, con l’intenzione di rapire Borte. Temugin e Borte fuggono a cavallo prima dell’arrivo dei Mekrit, ma appena giunti sulle sponde di un fiume, Temugin viene colpito alla schiena da una freccia. Il tempestivo intervento di Borte salverà la vita al marito, ma le costerà la libertà.
    Una volta ristabilitosi, Temugin ha un solo scopo: riprendersi Borte. Per avere aiuto, si rivolge al fratello di sangue della sua infanzia, , che nel frattempo è diventato un ricco e potente khan. non riesce a capire perché Temugin non possa semplicemente prendersi un’altra moglie o due – i mongoli non hanno mai scatenato una guerra per una donna. Ma l’antico vincolo di sangue e l’affetto che lega i due uomini è tale che accetta di mettergli a disposizione il suo esercito, a condizione però che i motivi della guerra restino segreti. E sarà , non Temugin, a fissare il giorno dell’attacco, costringendolo ad aspettare fino all’autunno seguente.
    Quando quel giorno arriva, però, l’attacco è implacabile. Migliaia di guerrieri a cavallo ingaggiano una furiosa battaglia sul territorio roccioso dei Mekrit. Facendosi largo a colpi di spada tra i suoi avversari, Temugin ruba una maschera di pelliccia di un guerriero Mekrit, per camuffarsi e penetrare nel campo nemico. Lì, trova Borte, che a sua volta si è battuta come una leonessa. Sconfitti i Mekrit, i vincitori si impadroniscono dei loro tesori e dei loro animali. Come tutti i condottieri mongoli, Jamukha prende la parte più consistente del bottino, solo per sé. Temugin, invece, reclama solo una piccola parte del restante bottino, distribuendo il resto ai guerrieri che hanno combattuto al suo fianco. Jamukha è sorpreso e incuriosito dal comportamento poco ortodosso dell’amico, mentre i soldati traggono le loro conclusioni, in silenzio.
    Temugin sta perseguendo una sua personale visione del khan mongolo, e la generosità nei confronti dei suoi soldati è solo l’inizio: oltre ad essere un guerriero impavido, è anche un uomo che conosce profondamente se stesso ed è dotato di una volontà di ferro. Jamukha sogna di condividere le sue conquiste con Temugin come suo ‘secondo’, ma non è nella natura di Temugin di essere subordinato a qualcuno, e non si lascerà convincere a restare - partirà con Borte e i suoi uomini per raggiungere le sue terre d’origine.
    Se la partenza d Temugin è già una ferita profonda, c’è un’offesa ancora peggiore in serbo per Jamukha: due suoi guerrieri abbandonano la tribù per seguire Temugin, attratti dalla speranza di un trattamento migliore. Temugin appoggia la libertà di scelta dei soldati, e li accoglie nel suo clan, facendo infuriare il fratello di Jamukha, Taichar. All’insaputa di Jamukha, Taichar organizza una spedizione per razziare i cavalli di Temugin, e resta ucciso nell’azione.
    La morte di Taichar pone inevitabilmente sul sentiero di guerra Temugin e Jamukha – fratelli di sangue che continuano a volersi bene. Ben presto, il vecchio nemico di Temugin, Targutai, fa visita a Jamukha per proporgli un’alleanza. E, anche se a malincuore, Jamukha accetta.
    Ora Temugin e il suo clan sono in corsa contro il tempo, inseguiti da due eserciti imponenti. Temugin ordina che Borte con le altre donne e i bambini vengano rispedite a casa, scortate da un drappello di guerrieri. Prima di partire, Borte gli affida l’osso che lui le aveva regalato tanti anni prima, da bambini, come pegno d’amore e promessa di un ritorno.
    Affrontando due eserciti nemici con forze ridotte, Temugin guida una battaglia valorosa e strategicamente geniale, ma il cui esito è scontato. Jamukha reclama il bottino di guerra, e il trofeo più importante – Temugin. Ma quando si trova di fronte al suo prigioniero, Jamukha è costretto a fare i conti col fatto che Temugin può essere sconfitto, ma mai vinto: è disposto a chiedere umilmente perdono al fratello di sangue, ma non accetterà mai di implorarlo per avere salva la vita. E così, Jamukha sceglie una punizione ancora peggiore della morte – fa di Temugin uno schiavo.
    Inizia così un periodo lungo e tormentato, che vedrà Temugin in catene, venduto come una merce, e alla fine rinchiuso in una gabbia nel regno Tangut. Trattato come un animale, incrostato di sporco, guardato come un fenomeno da baraccone e deriso, Temugin affronta le sue privazioni soffocando la rabbia, e senza mai perdere la sua dignità e la sua tempra.
    Ma arriverà il giorno del riscatto. Temugin fa arrivare un messaggio a Borte, perché lei possa ritrovarlo. E quando Borte arriverà a liberarlo dalle sue catene, il futuro Gengis Khan andrà incontro al suo destino che è quello di diventare il più grande guerriero che il mondo abbia mai conosciuto. Il capo che ha imposto una sola legge alle caotiche e rivoltose tribù delle terre mongole, quello che ha conquistato più territorio di qualsiasi altro guerriero prima e dopo di lui, il khan di tutti i mongoli – Gengis Khan della Grande Steppa.
  • Genere: Storico
  • Regia: Sergei Bodrov
  • Titolo Originale: Mongol
  • Distribuzione: BiM
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 120 minuti
  • Attori: Tadanobu Asano, Sun Honglei
  • Approfondimenti:


    Gengis Khan 
    di Luciana Della Fornace

    Temugin, conosciuto poi col nome di Gengis Khan, nacque nel 1155, da Esugei, capo di una piccola tribù tartara della Mongolia orientale. I tartari differivano dai mongoli cui comunque, come gruppo sociale, appartenevano, perché discendevano da popolazione di origine turca che, prima dell’anno 1000, si erano stanziati in territorio mongolo.

    Temgin rimase orfano di padre in giovanissima età e con la madre e i fratelli fu esiliato da Targutai, il nuovo Khan che nella tribù si era impadronito del potere. Il ragazzo, con i suoi, riuscì a sopravvivere, nonostante innumerevoli vicissitudini, e a sposare Borte, la donna che egli aveva scelto a nove anni di età. Fin da giovane strinse un patto con Jamukha, capo di un altro clan, cui chiese aiuto quando la tribù dei Mekrit, di cui era originaria Oleuri, sua madre, rapì la sua donna: Temugin e Jamukha vinsero i Mekrit e liberarono Borte. La ragazza era incinta: dati i tempi della gravidanza, il figlio poteva e non poteva essere di Temugin. Nonostante questo fatto che, logicamente non poté mai essere approfondito, Temugin considerò il bambino sempre come figlio suo.

    Dopo la vittoria ottenuta contro i Mekrit, Jamukha e Temugin si comportarono in maniera diversa nei riguardi dei loro guerrieri: mentre il primo tenne per sé la maggioranza dei beni razziati e dei sopravvissuti che sarebbero divenuti schiavi, Temugin divise, in parti uguali, tra lui e i suoi, il bottino, stupendo tutti. Questo suo atteggiamento determinò un grave scontro con Jamukha, di cui Temugin fu costretto ad uccidere il fratello, ma anche il fatto che la sua fama varcasse i confini di varie tribù, per cui dopo poco tempo egli si trovò a comandare un vasto, anche se disordinato, esercito.


    Nel 1203 divenne capo di tutte le tribù della Mongolia e nel 1206, durante una riunione delle tribù tartare, venne nominato Khan (termine che significa capo, di antica origine turca, di cui però non si comprende bene l’etimologia) e, da allora, fu conosciuto col nome di Gengis Khan.

    L’unificazione delle tribù mongole permise a Gengis Khan di attaccare la Cina, di cui i mongoli erano vassalli. Nel 1211 la sua avanzata si fermò davanti alle mura di Pechino: venne firmato un armistizio e l’imperatore nemico, per suggellare il patto, gli concesse in moglie una principessa cinese. Gli scontri però continuarono e, nel 1215, i mongoli conquistarono la capitale nemica. Gengis Khan e il suo popolo, da quell’anno, non furono più vassalli dell’impero cinese.

    Fin dal 1209, Gengis Khan aveva vinto e sottomesso le popolazioni dell’odierna Turkestan cinese fino al lago d’Aral. Queste conquiste lo portarono a scontrarsi contro lo stato musulmano del Khawärazim, che comprendeva buona parte dell’odierno Iran e dell’Afganistan.

    L’uccisione di un ambasciatore, inviato da Gengis Khan allo scià, servì come pretesto perché i mongoli attaccassero il Khawärazim, sconfiggessero il suo esercito e si impadronissero in sette anni, dal 1218 al 1225, di tutto il territorio.

    Dopo la vittoria, mentre una parte dell’esercito tartaro, al comando di Dzuki, il primogenito di Gengis Khan, continuava la marcia verso Occidente, egli ritornava indietro per riattaccare la Cina e sottometterla definitivamente ma, nel 1226, la morte improvvisamente lo colpì. Dopo la sua scomparsa, il regno mongolo rimase unito pur suddiviso tra i quattro suoi figli che non si considerarono mai, per rispetto del padre, “Khan” , ma semplici rappresentanti dell’unità familiare e in nome di questa si radunarono, annualmente, nell’antica capitale mongola di Qaraqorum.

    I successi di Gengis Khan furono soprattutto legati alla sua personalità nella quale si univano l’energia, l’astuzia e un innato senso di giustizia, nonostante la crudeltà di molte sue azioni e decisioni. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il mondo cristiano e musulmano dell’epoca, terrorizzato dall’avanzata tartara, non descrissero mai Gengis Khan come egli fu veramente: un grande condottiero, un guerriero tra i suoi guerrieri e un uomo sostanzialmente giusto.

  • Spunti di Riflessione:


    1) Alla fine del secolo XII, prima dell’ascesa al potere di Temugin, conosciuto poi con il nome di Genghis Khan, i mongoli erano divisi in tribù che si combattevano tra loro. Come Temugin riuscì a riunirli in un solo popolo che conquistò tutto il mondo asiatico.

    2) Non era uso, se non durante le razzie, impadronirsi di donne, soprattutto di alto ceto sociale nelle loro tribù, per farne schiave e, molto raramente, mogli. Esugei, il padre di Temugin, durante una scorreria rapì Oleun, una giovane della tribù dei Mekrit, pur non essendo in guerra con loro, per farne la sua sposa. Perché, dopo anni, torna alla tribù della moglie, cercando, in questa, una ragazza da far sposare al suo primogenito, Temugin?
    a) E’ diventato anziano e vuole la pace per sé, i suoi figli e la sua tribù?
    b) Cerca alleanze perché la paura di attacchi da parte di altre tribù mongole?
    c) Percepisce il pericolo, rappresentato dal grande impero cinese che preme ai comuni confini e di cui i mongoli sono vassalli?

    3) Negli antichi e rari testi che parlano dei genitori di Genghis Khan, Oleun, la donna rapita da Esugei, non è la moglie di uno degli uomini più potenti della tribù dei Mekrit ma la sorella del Khan. Secondo la vostra opinione, perché gli autori del film hanno modificato il vincolo che lega Oleun alla sua tribù?

    4) Perché Esugei, quando con il drappello di cavalieri, si ferma, nel suo viaggio verso i Mekrit, a pernottare presso una tribù amica, non punisce Temugin nel momento in cui il ragazzo afferma che non sposerà una Mekrit ma che ha già scelto Borte, la sua sposa, in quella tribù?

    5) Esugei cede, il padre di Borte è orgoglioso di accettare e i ragazzi si scambiano la promessa: Temugin ha nove anni, Borte dieci. Sembra impossibile che, dopo essersi scelti in così giovane età, il loro rapporto resterà intatto, per anni, nonostante dolori, lotte, difficoltà, violenze e grandi e sofferte separazioni. Cosa rappresenta Borte per Temugin? E Temugin per Borte?

    6) Passati cinque anni, Temugin e Borte si sposarono ma, subito dopo, la ragazza venne rapita da un’altra tribù. Quando Temugin riuscì a liberarla, Borte era incinta. Di chi era quel bambino? Molti rimasero in dubbio e anche coloro che, tempo dopo, raccontarono le avventure del grande Khan. Quale fu il comportamento di Temugin nei riguardi di Dzuki, quel primogenito che avrebbe potuto, anche, non essere suo figlio?

    7) Quanti figli ebbe Genghis Khan? Alla sua morte essi riuscirono a mantenere le grandi conquiste del padre e, soprattutto, nei mongoli, la consapevolezza di essere un unico popolo?

    8) Nelle tribù mongole (come del resto in ogni tribù primitiva nel corso dei secoli) vigeva la legge del più forte, imponendo autorità di uomini spesso discutibili. Ricordate nel corso della storia, il nome di un prevaricatore che riuscì ad essere anche un grande capo?

    9) Le tribù erano una sorta di clan, spesso chiuse all’esterno, dove il comando si conquistava con la violenza e Temugin alla morte del padre, aveva solo nove anni. Perché nessuno dei guerrieri fedeli a Esugei non lo protesse quando il padre morì, dando spazio a Targutai, un uomo egoista, crudele e divorato dal desiderio di potere?

    10) Perché Tergutai non uccide subito Oleun e i suoi figli e si limita a scacciarli dalla tribù?

    11) E’ convinto che, da soli, non riusciranno a sopravvivere nella steppa oppure è tranquillo che anche e se, uno dei figli di Esugei dovesse sopravvivere egli comunque lo ucciderà, divenuto adulto oppure comprende che non tutti i guerrieri gli resterebbero fedeli se la famiglia di Esugei venisse uccisa?

    12) Come nasce l’amicizia tra Temugin e Jamukha e come si compie la cerimonia per cui i due ragazzi diventano fratelli di sangue? Effettuate ricerche sulla diffusione, anche in tempi recenti, del cosiddetto “patto di sangue”.

Letto 10021 volte

Video

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Has no content to show!