Veloce come il Vento In evidenza

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  • Sinossi:

     

    La passione per i motori scorre da sempre nelle vene di Giulia De Martino. Viene da una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Anche lei è un pilota, un talento eccezionale che, a soli diciassette anni, partecipa al Campionato GT, sotto la guida del padre Mario.

    Ma un giorno tutto cambia, il papà muore e Giulia si trova a dover affrontare da sola la pista e la vita.

    Giulia ha anche un altro fratellino, Nico, eternamente silenzioso e ha paura che, essendo lei minorenne, glielo portino via. Mentre Giulia sta cercando di risolvere tutti i problemi, determinati dalla scomparsa del papà, riappare Loris il suo fratello maggiore, una volta pilota con uno straordinario senso della guida e passione per la velocità.

    Loris ha smesso perchè è caduto nei veleni della droga e ora è un povero drogato, senza arte ne parte e si presenta a Giulia, con una poveretta come lui, dicendo alla sorella che parte del casale in cui lei viveva col papà e con Nico è anche suo. Giulia è costretta a sopportarlo e, nello stesso tempo, si sta allenando per partecipare a una corsa. Durante un allenamento ecco comparire Loris che entra nello stand di Giulia dove c’è il vecchio Tonino che si commuove riconoscendolo mentre egli si avvicina al microfono e comincia a dare disposizioni, per la corsa, alla sorella. Si sta risvegliando in Loris la passione ma egli ignora che Giulia è nei guai economici per dei debiti del padre, contratti con il signor Minotti, il patron della corsa. 

    Un giorno Minotti fa a Giulia la proposta di pilotare la sua auto in una corsa che attraversa l’Italia, pericolosissima e se accetta, in cambio, le cancella tutti I debiti che il padre aveva con lui.

    Giulia dice subito di sì ma, in seguito a un incidente, il Comune viene a sapere che Nico è cresciuto da una sorella in minore età e che sempre per la minore età ella partecipa a corse in auto e le vieta di guidare la macchina. E’ la fine per Giulia; gli portano via Nico e per i debiti gli stanno smantellando la casa. 

    Arriva il giorno della gara e Giulia non vuole saperne niente in quando le dicono che l’auto che lei voleva guidare sta partecipando alla gara e vincendo. Chi guida quell’auto?

    E’ Loris che, avendo saputo dei problemi della sorella, si propone come sostituto a Minotti che accetta senza avere possibilità di una sostituzione.

    Loris vince la corsa e scompare ma Giulia che ha saputo tutto lo va a cercare e ricostituisce con lui una famiglia anche con Nico che, vista l’età di Loris, gli può essere affidato.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Matteo Rovere
  • Titolo Originale: Veloce come il vento
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Domenico Procacci con Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 7 aprile 2016
  • Durata: 119’
  • Sceneggiatura: Filippo gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
  • Direttore della Fotografia: Michele D’attanasio
  • Montaggio: Gianni Vezzosi
  • Scenografia: Alessandro Vannucci
  • Costumi: Cristina La Parola
  • Attori: Stefano Accordi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli, Giulio Pugnaghi
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    L'idea di “Veloce come il vento” è nata qualche anno fa, incontrando casualmente Antonio Dentini, detto Tonino, un vecchio meccanico esperto di preparazione ed elaborazione di motori. Ormai in pensione, Tonino frequentava un’officina di quartiere, dando consigli ai giovani meccanici che pendevano dalle sue labbra. Il suo attaccamento quasi affettivo agli strumenti del mestiere mi ha colpito subito; vederlo lavorare era incredibilmente affascinante. Mi incuriosiva soprattutto la sua eccezionale capacità, simile all'orecchio assoluto dei musicisti, di riconoscere il tipo e lo stato di salute di qualsiasi motore ascoltandone semplicemente il suono.

    Tonino raccontava molte storie e tra queste mi aveva colpito in particolare la vicenda di Carlo Capone. Chi era stato, cosa gli fosse successo, e dove si trovasse ora. Da quel racconto, insieme agli sceneggiatori, è partita l'idea del film.

    Ho parlato con Domenico Procacci proponendogli un film di “azione e sentimenti”, che immergesse lo spettatore in una vicenda piena di ritmo e adrenalina, ma anche di cuore. La Fandango ha subito creduto in quest'idea, sostenendola. Si trattava di un progetto molto difficile da realizzare, soprattutto per le tante sequenze action che ho voluto fossero girate interamente dal vero, mantenendo però sempre al primo posto il fattore umano. Credo che siamo riusciti, tutti insieme, a dare vita a un film che in qualche modo è un prototipo coraggioso, complesso da realizzare e molto spettacolare: una pellicola capace di aprire le porte su un universo avventuroso fatto di donne, uomini e auto da corsa, pieno di storie e sentimenti.

    “Veloce come il vento” è un film d'azione ma anche e soprattutto di personaggi, approfonditi, ispirati a fatti e incontri reali. Nei racconti del meccanico Tonino (interpretato da Paolo Graziosi) i piloti non erano campioni, ma eroi, e le macchine non correvano, volavano, e io volevo ricreare quell’atmosfera leggendaria che Tonino trasmetteva attraverso i suoi emozionanti racconti.

    La famiglia De Martino, protagonista del film, ha le vene piene di olio e benzina da generazioni, e il

    ritorno di Loris (Stefano Accorsi), campione dimenticato dal tempo e ormai perso nel tunnel della tossicodipendenza, mi sembrava l’occasione giusta per raccontare il mondo che avevo incontrato.

    Lo chiamavano il “Ballerino”, perché sapeva danzare sulle curve con la morbidezza dell'acqua, senza imporsi, senza violenza, ma affrontandole in continuità, come in una danza appunto (definita “inarrestabile” dai suoi avversari), elegante e leggiadra ma anche estremamente veloce, con un andamento dinoccolato e un po' imperfetto che assecondando la strada non lasciava scampo agli altri piloti.

    Al centro della storia c’è Giulia De Martino, che con i suoi “quarantanove chili” di nervi e dedizione

    riassume in un unico carattere il mondo e le motivazioni delle diverse donne pilota che ho incontrato e che Matilda De Angelis è riuscita, con tanto lavoro di preparazione, ad incarnare.

    Matilda l'ho incontrata tra i “non attori” lo scorso anno, durante un casting condotto a Bologna e provincia: ero assolutamente convinto di realizzare il film “in lingua originale”, ovvero nel dialetto emiliano – romagnolo caratteristico del mondo delle corse d'auto. Matilda De Angelis di Pianoro, Stefano Accorsi di Budrio, Paolo Graziosi di Rimini: tutti hanno riportato alla luce la lingua dei loro

    nonni, per restituire la verità di un mondo che parla, e ha sempre parlato, in quel modo.

    Loris, Tonino e Giulia sono stati per me incontri emotivamente unici, che ho provato a unire in una storia solo in parte immaginata: erano piene di sentimento le loro vicende, tragiche, comiche, continuamente a cavallo tra la vita e la morte, e in “Veloce come il vento” ho cercato di raccontarne una, provando a farla vivere al pubblico dall’interno, come se fosse lì con me, insieme a loro.

    Matteo Rovere

     

    INTERVISTA A MATTEO ROVERE

    "Come è nata l’idea del film?”

    “Direi che nasce da suggestioni diverse. Da una parte ho sempre avuto voglia di fare un film d’azione che fosse emozionante ma anche d’intrattenimento per il pubblico. Dall'altra, da un punto di vista drammaturgico, mi ha sempre affascinato l'idea di raccontare mondi che abbiano proprie regole specifiche e, in questo senso, il mondo delle auto da corsa era perfetto. Per conoscerlo più a fondo sono andato con gli sceneggiatori, Francesca Manieri e Filippo Gravino, a scavare in questo universo, conoscendo persone, facendo incontri e cercando storie. In questo percorso mi sono imbattuto in un meccanico che si chiamava Antonio Dentini, per tutti Tonino, purtroppo scomparso recentemente. Antonio era stato un grande preparatore di auto da rally, conosceva tutte le storie degli ultimi decenni di quel mondo e mi ha raccontato le vicende del pilota Carlo Capone, campione talentuosissimo e irregolare del mondo del rally. La sua vita è ai limiti dell’incredibile e noi, attraverso il nostro racconto, lo abbiamo voluto ricordare e omaggiare. 

    Dopo aver lasciato la carriera da pilota, negli anni '90, Carlo Capone aveva accettato di lavorare come trainer per una pilota, mentre tragicamente scivolava nel tunnel della dipendenza, e così abbiamo deciso di prendere questi personaggi veri e costruirci attorno una vicenda di fantasia ispirata alla loro storia.”

    "Che cosa ti stava a cuore raccontare?"

    "Il tema in campo è il grande legame che c'è fra fratelli e, più in generale, il senso di protezione: quanto sei disposto a rischiare per salvare chi ami? I due protagonisti sono costretti a gestire insieme grandi e piccoli problemi, e mi affascinava ed emozionava che questo rapporto familiare, molto simile a quello che c'è in tante famiglie, con la sua “ricostituzione”, fosse raccontato nel "vestito" di un film d’azione, un action movie adrenalinico e realistico sul mondo delle auto da corsa. Mondo che incredibilmente sembra offrire molte suggestioni che possono ispirare la vita quotidiana di ognuno. I film legati al mondo dell'automobilismo mostrano spesso solo “avventure di macchine”, ma il divertimento e l’energia che pervadono questo universo non sono nulla se non supportati da sentimenti più universali".

    "Che rapporto si è instaurato con il vero Capone?"

    "Capone al momento si trova in una struttura psichiatrica in Piemonte. Lo abbiamo incontrato più volte, ci ha raccontato le sue avventure, ma il rapporto non è stato semplice e ho vissuto le sue gesta soprattutto attraverso i racconti di Tonino Dentini. Capone è stato un pilota controcorrente, ha detto dei no sbagliati ed è stato mandato via anche se era il più forte.”

    "Perché ha scelto Stefano Accorsi come protagonista e che rapporto si è creato tra voi?"

    "Ho pensato a lui fin dalla sceneggiatura, ma sapevo che l'attore che si sarebbe avvicinato a questo personaggio doveva essere disponibile ad una grande trasformazione. Stefano per dare vita a Loris De Martino si è sottoposto ad un enorme lavoro di preparazione fisica. Ha perso 11 chili, partendo da un fisico peraltro già magro. Ha messo per giorni la sveglia alle tre di mattina per sembrare più emaciato e "sfatto", oltre a farsi crescere i capelli. Da un punto di vista linguistico invece, il suo percorso è andato verso la ricerca della propria lingua madre. Ha affrontato un personaggio difficile e impegnativo con grande coraggio, riuscendo ad essere allo stesso tempo comico, tenero e vero. Tra noi due è nata una relazione profonda e di grande stima.”

    "Come ha scelto invece la protagonista femminile Matilda De Angelis?"

    "Con Matilda c'è stato un percorso diverso. È un'attrice esordiente e l’abbiamo notata durante un casting a Bologna, segnalataci da un suo amico. Assieme ai miei responsabili casting, Francesca Borromeo e Federico Mutti, l’abbiamo convocata ai provini. Lei non era troppo entusiasta, abbiamo dovuto convincerla. Ma dopo il primo provino si è rassicurata e ha superato una dura selezione (oltre 400 incontri). Matilda aveva un'energia e uno sguardo magnetici e in lei vedevo nitidamente il personaggio di Giulia che avevo in mente."

    "Dove avete girato?"

    "L’Italia è il teatro mondiale delle corse automobilistiche, ci sono i templi del racing come Monza, Imola, Vallelunga, il Mugello, tutte piste dove si svolge il vero campionato GT e dove abbiamo girato a lungo, sfruttando al massimo i teatri di posa naturali che quei luoghi sono. In particolare il film è ambientato a Imola, i De Martino sono una famiglia dell’Emilia Romagna.

    "Che spazio c’è oggi per questo genere di film?"

    "Mi sono fatto trasportare da una storia che volevo raccontare, e per farlo ho scelto il cinema di genere. Sono consapevole quindi di aver realizzato un film anomalo nel panorama del cinema italiano, dove i concetti di intrattenimento e divertimento sono spesso identificati solo con la commedia. Penso però che il pubblico abbia voglia anche di nuovi stimoli e di un intrattenimento declinato in altri termini.”

     

    INTERVISTA A STEFANO ACCORSI

    “Come sei stato coinvolto in questo progetto?"

    “Mi ha cercato Domenico Procacci, un produttore a cui sono molto legato avendo realizzato insieme film importanti come “Radiofreccia” di Luciano Ligabue, "L'ultimo bacio" e "Baciami ancora” di Gabriele Muccino. Mi ha subito incuriosito. Ho trovato il copione bellissimo e scritto davvero molto bene, mi sono accorto che Matteo Rovere voleva fare un film molto personale e quando lui mi ha parlato di Loris ci siamo trovati d'accordo subito sulla necessità di un lavoro da fare sul corpo: una dieta ferrea per perdere una decina di chili di peso, la necessità di apparire in scena con i capelli lunghi e mal curati e i denti ingialliti. Con Matteo abbiamo lavorato duramente in fase di preparazione aiutati anche da Anna Redi, una coach con cui collaboro, ci siamo documentati su ragazzi e uomini con problemi di droga, poi ho seguito vari corsi di guida ed ho avuto la fortuna di avere Paolo Andreucci come istruttore per la gara di rally.”

    "Che cosa ti è piaciuto del personaggio di Loris, come ti sei rapportato a lui?"

    "La sua storia secondo me è quella di un lentissimo risveglio, mi ha affascinato il fatto che fosse un personaggio forte ed estremo, ma anche che non fosse il tossicodipendente che tante volte si è visto al cinema (magari ben rappresentato). Loris De Martino ha un passato da campione sportivo e tutto questo cova sotto la cenere, è come se nel suo sguardo tutto quello che ha vissuto continuasse ad essere presente, riesce a mantenere una specie di orgoglio che gli dà una tenuta diversa e questa caratteristica mi ha davvero “intrigato”. È uno che comunque ti tira fuori qualcosa e ti fa anche sorridere, non perché sia un “battutaro” ma perché ha una sua verve affascinante.

    Quello che mi è piaciuto soprattutto è che travestito da film di genere “Veloce come il vento” è la storia di una famiglia, è quello il suo cuore emotivo".

    "Come ti sei rapportato con il vero Carlo Capone che ha ispirato il tuo personaggio?"

    "Non l'ho mai incontrato, ho visionato diversi materiali di repertorio che lo riguardavano e ho parlato con persone che lo avevano conosciuto. Il personaggio di Loris si ispira a lui e intende omaggiarlo insieme al suo mondo anche se il racconto del film è stato notevolmente rielaborato rispetto ai fatti reali".

    "Hai dovuto sottoporti ad una preparazione particolarmente dura e complessa?”

    "È stato forse il film più faticoso che io abbia mai girato ma ho capito subito che ne valeva la pena.

    Abbiamo iniziato la preparazione e lo studio diversi mesi prima delle riprese, c’è stato un lento percorso di avvicinamento al film, mentre il dimagrimento è dovuto essere piuttosto veloce e brutale, non potevo mantenere quel peso per troppo tempo. Andavamo a seguire il campionato GT nei circuiti di Vallelunga, Mugello, Imola e Monza, filmando tutto con la troupe. Il lunedì e il martedì, in particolare, le macchine correvano per noi. Nel film ci sono molti momenti ad alto tasso di adrenalina, perché anche se stai girando solo le scene di un film, quando i piloti veri scendono in pista il loro istinto prende il sopravvento e la voglia di vincere regna sovrana. La velocità che c'è nel film è tutta vera e si sente".

    "Che rapporto si è creato con Matteo Rovere prima e durante le riprese?"

    "Un rapporto di grande complicità e fiducia, credo che lui sia un grande direttore di attori, più andavamo avanti e più mi rendevo conto della sua attenzione a costruire il mio personaggio, abbiamo fatto un grande lavoro sul corpo oltre che sulla costruzione psicologica del personaggio.

    C'era il rischio di un personaggio macchiettistico, ma invece non è stato così. Matteo mi dava sempre grande fiducia, è un regista davvero ispirato, chiedeva molto a tutti e ha dato a sua volta tantissimo, sia in fase di preparazione che di riprese".

    “Come ti sei trovato con Matilda De Angelis?”

    “Benissimo, lei proviene dalla musica, è una cantante, ed è una persona che ha un bel rapporto con le proprie emozioni. Quando abbiamo fatto i provini insieme al regista ci siamo detti subito: “E’ lei!” Con Matilda si è creata nel tempo una forte complicità fraterna e lei si è trovata subito a proprio agio con me, con Rovere e con tutti gli altri”.

    “Ci sono stati momenti particolari della lavorazione che ti sono rimasti più impressi di altri?”

    “Ricordo varie cose, è stato un film in cui diverse scene richiedevano un impegno fuori dal comune. Ricordo il primo giorno di riprese, la prima scena che abbiamo girato fuori Roma: era una delle prime uscite del personaggio, faceva un gran freddo, ero in pantaloncini e maglietta a maniche corte, e mi è venuta fuori l'esclamazione “vacca boia” che si è rivelata quella giusta per Loris. Matteo l'ha capito subito e ha sostituito in corsa quello che in sceneggiatura era più esplicito, è stato come se il personaggio avesse detto all'improvviso: “io ci sono”. È stato un bel momento, sentivo tutti davvero coinvolti. Un'altra giornata difficile è stata quella delle riprese a Vallelunga. Ero vestito e preparato come il personaggio di Loris richiedeva e nessuno mi riconosceva, anzi la gente mi teneva a distanza”.

    “Che spazio pensi ci possa essere oggi in Italia per i film di genere oltre alla commedia?”

    “Certi casi come quello recente di “Lo chiamavano Jeeg Robot” o di altri film che hanno successo in sala fanno pensare che la gente abbia anche voglia di vedere un film “spettacolare” sul grande schermo. Oggi la tv ha un'offerta vastissima e per uscire di casa una persona deve avere uno stimolo preciso. Ben venga anche la commedia che in Italia c'è sempre stata per cultura e tradizione, ma il problema è che se un produttore guadagna tanti soldi, dovrebbe differenziare la sua offerta e i suoi prodotti, un rischio deve pur prenderselo! Il pubblico che va al cinema spesso vuole vedere film con una componente cinematografica importante sia da un punto di vista dei contenuti che della forma".

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) Giulia è una ragazza che vive con il papà e il fratellino Nico in un vecchio casale di un paese dell’Emilia Romagna. Il padre è stato un bravo pilota e ha insegnato anche alla figlia diciassettenne a guidare nei circuiti e a saper correre. Per Giulia essere un pilota è una passione come lo è stata per suo padre o una specie di gioco cui si è abituata fin da piccola?

    2) Nico il fratellino di Giulia, non parla; sta vicino alla sorella ma sempre in silenzio. Perché questo silenzio? E’ muto o non ama parlare?

    3) Purtroppo il papà dei due ragazzi muore, lasciando un monte di problemi alla figliola sia nell’occuparsi di Nico, sia per una serie di debiti, sia nel guidare e nei circuiti e sulle strade. Giulia è minorenne, quindi non può averne l’affidamento del fratellino né può guidare. E allora? Quali sono le sue decisioni?

    4) Una sera ritorna al casale Loris, il fratello maggiore di Giulia, una volta abile pilota e ora preda della droga e lo accompagna una drogata come lui. Perché Giulia, anche se controvoglia, li accoglie in casa?

    5) Un giorno mentre Giulia si allena nel circuito del patron Minotti, Loris si presenta tra lo stupore di chi lo riconosce, vede che la sorella sta correndo, entra nello stand di Giulia e comincia a darle consigli al microfono sul come guidare. Perché Giulia che sa come Loris si droghi in continuazione ascolta i consigli del fratello?

    6) Nello stand, Loris ritrova Tonino, il vecchio meccanico del padre che si commuove nel vederlo. Perché Loris invece neanche lo saluta? Perché non si è accorto della sua presenza, drogato com’è o perché ha fretta di arrivare al microfono per dare consigli alla sorella che sta correndo?

    7) Nonostante ciò che abbiamo narrato nella domanda precedente, Loris dopo un litigio con la sorella sulla proprietà del casale se ne va, seguendo quella povera ragazza che era venuta con lui e che se ne era già andata. Cosa prova Giulia alla partenza del fratello? Un senso di liberazione o si sente più sola?

    8) Cosa accade a Giulia che determina l’intervento del Comune del suo paese che le porta via Nico (essendo ella minorenne) e le vieta, sempre per la minore età, di guidare un auto sia per la strada e logicamente anche nei circuiti?

    9) Nonostante la situazione della ragazza il patron Minotti le fa una proposta. Perché e quale?

    10) Cosa propone Minotti di dare in cambio a Giulia ove accettasse la sua proposta?

    11) Purtroppo tutte le vicissitudini che, contemporaneamente, sono accadute a Giulia le impediscono di mantenere l’impegno. Ma c’è qualcuno che si propone come suo sostituto. Chi?

    12) Perché Minotti accetta colui che si propone al posto di Giulia? Perché visto il poco tempo non ha soluzioni o perché spera ancora che chi sostituirà la ragazza sia il grande pilota che una volta chiamavano il “Ballerino” perché sapeva danzare sulle curve con la morbidezza dell’acqua?

    13) Matteo Rovere, il regista del film, narra di essere stato spinto a realizzare “Veloce come il vento” dai racconti di un vecchio meccanico, Tonino. E’ per questi racconti che gli hanno dato l’idea di costruire il film che, nella storia, esiste un altro vecchio meccanico che si chiama Tonino?

    14) Perché, nel film, si parla con il dialetto e con le inflessioni della “lingua” emiliano romagnola?

    15) “Veloce come il vento” è narrato attraverso vicende talvolta comiche, talvolta tragiche che coinvolgono ma vi siete resi conto che tutte queste vicende, per i due protagonisti, sono sempre a cavallo tra la vita e la morte?

     

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