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Valzer con Bashir

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo ricorrente nel quale 26 cani feroci lo inseguono. Lo stesso numero di animali, ogni notte. I due giungono alla conclusione che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nelle file dell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ‘80. Ari si sorprende a scoprire di non ricordare niente di quel periodo della sua vita. Incuriosito da questo fatto inspiegabile, decide di incontrare e intervistare vecchi amici e compagni d’armi in giro per il mondo. Ha bisogno di scoprire la verità su quel periodo e su se stesso.
    Mano a mano che Ari va avanti con le ricerche, nella sua memoria cominciano ad emergere immagini surreale.

  • Genere: Animazione
  • Regia: Ari Folman
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Yael Nahlieli, Bridgit Folman Film Gang, Israele / Serge Lalou, Les Films d’Ici, Francia / Gerhard Meixner, Razor Film, Germania / Roman Paul
  • Data di uscita al cinema: 2008
  • Durata: 87 minuti
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    CENNI STORICI

    COME E PERCHÉ È NATO, NEL SECOLO XX, IL SECONDO STATO DI ISRAELE

    di Luciana Della Fornace

     

    Parliamo di secondo stato di Israele perché il primo scomparve nel 70 D.C. con la conquista e la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, imperatore romano. Per arrivare al 14 Maggio 1948, anno di proclamazione del secondo stato di Israele, ci furono lunghi periodi di lotte tra ebrei e palestinesi che armarono la mano di spietati terroristi, sia da una parte che dall'altra.

    Già tra il 1860 e il 1880 ci furono piccoli insediamenti di colonie ebraiche in Palestina che si stanziarono nelle zone più inospitali e non parvero creare preoccupazione agli arabi. Il problema di Israele sulla ribalta internazionale venne posto nel 1917, dall'allora ministro degli esteri britannico Lord Balfour che, con una "dichiarazione" ufficiale, riconobbe agli ebrei la possibilità di costituire in Palestina un "centro nazionale ebraico", cui cominciarono ad affluire ebrei soprattutto europei. Il numero di questi fu comunque sempre esiguo nei primi decenni del patto di Balfour, anche perché gli inglesi, avendo necessità del petrolio dagli arabi, impedivano gli arrivi e giunsero ad affermare, nel 1939, con Neville Chamberlain, loro primo ministro che, se si doveva essere a favore di uno dei due contendenti era comunque da preferire il popolo arabo che aveva il petrolio e che, con i suoi stati (Egitto, Siria, Iraq, Giordania, Libano), praticamente circondava la Palestina, allora territorio giordano. In una situazione politica così delicata, gli inglesi mantennero una sorta di loro protettorato nella zona, dal 1918 al 1948. Dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia della shoah che vide sei milioni di morti, l'esodo degli ebrei europei divenne massiccio a tal punto che, spesso su pressione degli stati arabi che vedevano con preoccupazione la diaspora ebraica dall'Europa, alcune navi, con ebrei a bordo, non vennero fatte attraccare al porto di Haifa. La situazione divenne incandescente anche per una serie di altri motivi. Il primo fu una proposta di re Abdallah I di Giordania che riconosceva agli ebrei uno stanziamento minimo in Palestina con l'obbligo di essere riconosciuto loro re. Il secondo fu determinato dal fatto che, oltre i primi terreni che erano stati concessi per sottovalutazione dagli arabi ai nuovi venuti, nel periodo tra il 1918 e il 1948, molti ebrei avevano acquistato dalle tribù arabe (aiutati da miliardari di religione ebraica, soprattutto americani) le terre in cui vivevano e con pieno diritto. Il terzo motivo fu legato a una situazione quasi paranoica della Gran Bretagna che, da una parte (il popolo) voleva che si abbandonasse questa zona calda e pericolosa del Medio Oriente e dall'altra (il governo) che intendeva ancora pazientare per non cedere. Alla fine vinsero i cittadini inglesi: nel 1947, lo Stato britannico annunziò che avrebbe abbandonato la Palestina mettendola sotto l'egida dell'Onu, fatto che avvenne nella prima metà del 1948.

    La Gran Bretagna, quando prese la decisione di abbandonare i territori palestinesi, era già al corrente della delibera che venne presa alla fine del 1947, il 26 novembre, dalle Nazioni Unite in base alla quale le popolazioni israeliane e palestinesi dovevano essere divise: fatto gravissimo che provocò sanguinosi scontri nei quali il governo britannico non voleva più essere coinvolto.

    Non bisogna dimenticare però che, se gli ebrei avevano ottenuto l'allontanamento delle truppe britanniche anche con azioni terroristiche (la distruzione del King David Hotel a Gerusalemme da parte della banda Stern insegna) e la delibera a loro favore delle Nazioni Unite, pur tuttavia Israele non era ancora uno stato, ma citando le lontane parole di Lord Balfour era sempre un "centro nazionale ebraico". La decisione di proclamare, nonostante dubbi e indecisioni e opposizioni da parte della diplomazia internazionale (gli Stati Uniti erano, soprattutto per George Marshall, allora segretario di Stato, contrari, l'Onu non prendeva posizione, gli Arabi, logicamente, erano contrarissimi, gli altri stati occidentali, meno coinvolti, restavano a guardare), spettò, con un grande atto di coraggio, a David Ben Gurion che, il 14 Maggio 1948, annunciò la nascita di Israele come Stato. Ed ebbe fortuna perché, negli Stati Uniti, il presidente Harry Truman, sotto elezione, temendo un'opposizione politica da parte degli ebrei americani, riconobbe ad Israele il diritto di nascere come stato e l'Onu non si mosse. Si mossero invece gli stati arabi che dichiararono guerra ad Israele e vennero sconfitti. Questo fatto determinò l'abbandono delle loro terre da parte di 750.000 palestinesi. Gli arabi ritentarono di abbattere Israele ancora nel 1956 e nel 1967. Furono sempre sconfitti e, anzi, diedero possibilità agli israeliani di occupare loro territori come le siriane alture del Golan, ancora in mano dei vincitori. Dal 1967 alla strana morte di Yasaser Arafat nel 2004, la situazione tra palestinesi e Israele è sempre sull'orlo di una fine disastrosa, più per i primi che per il secondo. Fino agli inizi del 2004, azioni terroristiche da parte palestinese si sono succedute nel tempo con violente reazioni israeliane come la creazione di un muro di divisione. La diplomazia internazionale, soprattutto gli Stati Uniti, ha tentato di mettere pace tra i contendenti; l'incontro tra Begin, Peres e Arafat a Washington, la concessione ai tre del Nobel per la pace, un altro incontro tra Barak, primo ministro israeliano, e sempre Arafat a Camp David patrocinato da Bill Clinton, presidente degli Stati Uniti, ne sono stati validi esempi; ma niente ha portato a una soluzione.

    Dopo la scomparsa di Arafat sembrava che nei due primi ministri Sharon, israeliano, e Abu Mazen, palestinese, ci fosse veramente l'intenzione di porre fine a questo annoso e doloroso conflitto.

    Purtroppo l'abbandono dei kibbutz da parte dei coloni ebrei, nei territori occupati, per restituirli alla Palestina, ha creato non pochi problemi al processo di pace. Il 10 Aprile 2005 si evitò uno scontro dalle conseguenze incalcolabili perché i coloni ebrei, soprattutto integralisti, avevano minacciato di occupare a Gerusalemme la spianata delle moschee dove l'Islam crede che Maometto sia stato chiamato in paradiso e dove si erge la moschea di Al Aqsa. Questa minaccia ha scatenato i musulmani palestinesi e solo l'intervento dell'esercito israeliano ha evitato lo scontro.

    E' seguito poi un periodo di pace armata in cui Ariel Sharon, il primo ministro israeliano, e Abu Mazen, presidente e capo della fazione palestinese Al Fatah e dell'autorità nazionale palestinese, hanno cominciato a trattare. Purtroppo, un ictus ha colpito Sharon e Abu Mazen ha perso le elezioni in Palestina a favore di Hamas, altra fazione cui gli israeliani debbono la maggior parte degli attentati di questi ultimi anni. Subito dopo le elezioni è scoppiato un conflitto interno in Palestina, anche perché la comunità internazionale non ha accolto favorevolmente l'affermazione di Hamas alle elezioni e ha continuato a proteggere Abu Mazen. A tutt'oggi Hamas e il suo capo Ismail Haniyeh sono arroccati a Gaza, mentre Abu Mazen tratta con gli altri paesi a livello internazionale.

    In Israele, intanto, a Sharon, impedito dal male, succedeva Ehud Olmert che continuava, tra alti e bassi, la politica del suo predecessore.

    Un grave scandalo colpiva nel 2007 il più alto vertice istituzionale dello Stato israeliano per cui il presidente era costretto a dare le dimissioni e al suo posto veniva eletto Shimon Peres, premio Nobel per la pace insieme a Begin e al palestinese Yasser Arafat.

    Il 27 novembre 2007 si è aperta ad Annapolis, nel Maryland (Usa), la conferenza di pace del Medio Oriente cui hanno partecipato i paesi confinanti con Israele e Palestina, tutti arabi, e in cui si sarebbe dovuto trovare un punto di incontro che portasse alla pace tra i due contendenti. Ci sono stati e ci sono, però, due problemi fondamentali che hanno reso la conferenza inutile: manca Hamas e questo fatto è stato subito messo in evidenza da Ismail Haniyeh che, con Hamas, ha comunque vinto le elezioni palestinesi e inoltre la conferenza è stata indetta e approvata da tre leader che in ogni caso il mondo considera deboli:

    • George W. Bush che, avendo perso le cosiddette elezioni di mezzo termine, in Usa era considerato "un'anatra zoppa";

    • Abu Mazen chè è capo di Al Fatah e non presidente dello Stato palestinese;

    • Ehud Olmert che "sapeva" già che la conferenza si sarebbe conclusa con un nulla di fatto, ma non poteva non esserci per impedire che si potesse attribuire agli israeliani il fallimento del processo di pace. Olmert nel 2008 è stato inquisito per concussione e corruzione ed è dimissionario.

    La conferenza giunse, comunque, ad una conclusione: israeliani e palestinesi dovevano arrivare a un accordo di pace entro il 2008. Era però difficile che ciò avvenisse per i motivi che elenchiamo:

    1. Alla conferenza non partecipava l'Iran che continuava ad affermare che Israele doveva (e deve) essere distrutto.

    2. Hamas, come già è stato detto, non era stato invitato ad Annapolis.

    3. La Siria, fino a che non gli verranno restituite le alture del Golan, prese da Israele durante la guerra del 1967, affermò che non una forza politica ma un gruppo terroristico scenderà ad accordi compromissori.

    4. Sarà molto difficile risolvere, a tutt'oggi, la situazione della popolazione palestinese che, dopo il 1947, ha dovuto abbandonare le sue terre in base alla delibera dell'ONU del 26 novembre dello stesso anno.

    Il 4 novembre 2008 è stato eletto presidente degli Stati Uniti il senatore di colore Hussein Barack Obama e c'erano speranze che il "dopo Bush" portasse la pace in Palestina.

    Comunque Israele e Gaza, dove si è arroccato il partito di Hamas hanno continuato dopo il 2006 una lotta sanguinosa, inframmezzata da momenti di non belligeranza.

    Il 27 dicembre 2008, dopo che Hamas ha rotto l'ultimo periodo di quiete con il lancio di alcuni missili in territorio israeliano, Israele ha attaccato Gaza con l'operazione di cielo e di terra detta "piombo fuso". Israele non vuole impadronirsi della striscia di Gaza, la vuole solo smilitarizzare per impedire che i suoi coloni continuino a vivere sotto l'incubo di un lancio continuo di missili. La diplomazia internazionale sta cercando di intervenire senza molto successo. E' l'8 gennaio 2009 e a Gaza si continua a morire... Il 14 gennaio 2009 Israele ha dichiarato una tregua unilaterale che Hamas ha accettato il 18 gennaio.

     

     

    Annotazioni storiche a cura della Lucky Red

     

    LA GUERRA DEL LIBANO (1975-1990)

    La guerra civile libanese (1975-1990) è stata un conflitto multiforme, a cui hanno preso parte forze appartenenti a diverse rappresentanze, tutte direttamente implicate in un conflitto più ampio e tutt'ora in corso, genericamente indicato come Conflitto Arabo-Israeliano.

    Di fatto il Libano, dopo la dichiarazione dello Stato di Israele nel 1948, aveva ospitato più di 300.000 unità di profughi palestinesi, offrendo rifugio anche agli esponenti dell'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e dando loro possibilità di organizzare la propria forza militare, grazie all'importante sostegno dei paesi circostanti (Siria e Iran).

    Il risultato fu che il Libano si trasformò nel palcoscenico storico su cui si scatenò la rappresaglia israeliana con bombardamenti aerei e con tiri di artiglieria. Tali risposte colpirono sia i guerriglieri palestinesi che i civili palestinesi e del sud del Libano.

    La guerra civile scoppiò ufficialmente il 13 aprile 1975. Quel giorno, in un quartiere di Beirut, un piccolo gruppo di persone assisteva alla consacrazione di una chiesa. Da un'automobile con quattro uomini a bordo, partirono raffiche di mitra da parte di combattenti palestinesi. Al termine dell'attacco armato si contarono quattro vittime e sette feriti. Tale azione trovò un'immediata risposta: un autobus carico di fedayyìn armati passò nel quartiere dopo l'attacco ed il risultato fu di ventisette palestinesi crivellati dai colpi.

    Il 13 ottobre 1990 finì ufficialmente la guerra civile, che in 15 anni di combattimenti, massacri e tensioni, avrà provocato - fra civili e militari - più di 150.000 morti e un rafforzamento della diaspora libanese.

     

    LA PRIMA GUERRA LIBANO-ISRAELIANA (1982)

     

    Sebbene le tensioni tra OLP e Israele si protraessero fin dal 1968, la guerra del Libano cominciò il 6 giugno 1982, quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) invasero il Sud del Libano, nella meglio conosciuta Operazione Litani.

     

    Il governo d'Israele dette il via libera all'invasione come risposta al tentativo di assassinio dell'ambasciatore israeliano nel Regno Unito, Shlomo Argov, da parte di Fatah e ad attacchi d'artiglieria dell'OLP contro aree popolate della Galilea, nel nord d'Israele.

     

    Dopo aver attaccato l'OLP, i siriani e le forze musulmane libanesi, Israele occupò il Libano meridionale. Assediati nel settore Ovest di Beirut e assoggettati a pesanti bombardamenti, l'OLP e le forze siriane della FAD (Forze Arabe di Dissuasione), giunte in Libano nel corso della guerra civile libanese su incarico della Lega Araba, negoziarono lo sgombero dal Libano dell'OLP con la protezione di organizzazioni internazionali istituzionalmente neutrali.

     

     

    Il sentore di una situazione critica portò all'arrivo in Libano del mediatore Philip Habib, che su incarico del presidente degli USA Ronald Reagan, aveva il compito di risolvere la crisi.

     

    Le trattative furono lunghe ed estenuanti, rese assai difficili dal fatto che gli Israeliani e gli Statunitensi non vollero discutere direttamente con i Palestinesi, e i Palestinesi, asserragliati nella città, non vollero abbandonarla perché temevano ritorsioni dei soldati israeliani e dei loro alleati falangisti. Habib ottenne faticosamente dal Primo Ministro israeliano l'assicurazione che i suoi soldati non sarebbero entrati a Beirut Ovest e non avrebbero attaccato i Palestinesi nei campi profughi; ottenne l'assicurazione del futuro presidente libanese, Bashir Gemayel, che i falangisti non si sarebbero mossi, e infine ottenne l'assicurazione da parte del ministero della difesa degli USA che ci sarebbe stato un contingente militare USA a garantire gli impegni presi.

     

    L'accordo fu firmato il 19 agosto, ma la situazione stava di nuovo per cambiare: il 23 agosto del 1982 venne eletto Presidente del Libano Bashir Gemayel, che godeva del favore dei maroniti e di Israele.

     

    Yasser Arafat, preoccupandosi lo stesso per la sorte dei profughi palestinesi, insisté sull'invio di una forza multinazionale che garantisse l'ordine. La richiesta ufficiale di intervento di una forza multinazionale di interposizione venne consegnata il 19 agosto 1982 agli ambasciatori di Stati Uniti, Italia e Francia.

     

    Il piano, fatto accettare da Philip Habib a Libanesi, Palestinesi e Israeliani prevedeva l'intervento di 800 soldati statunitensi, 800 Francesi e 400 Italiani per garantire l'ordine durante il ritiro delle forze dell'OLP da Beirut.

     

    Il mandato della forza multinazionale era di un mese, dal 21 agosto al 21 settembre, e avrebbe potuto essere rinnovato su richiesta dei libanesi in caso di necessità. Tutti i combattenti palestinesi sarebbero dovuti partire entro il 4 settembre, in seguito la forza multinazionale avrebbe collaborato con l'esercito libanese per portare una sicurezza durevole in tutta la zona delle operazioni.

     

    Il 21 agosto arrivò a Beirut il primo contingente internazionale mandato dai Francesi e nel giro dei due giorni successivi anche i soldati italiani e americani presero posizione nella città.

     

    A questo punto Arafat acconsentì di abbandonare Beirut insieme ai suoi 15.000 guerriglieri.

     

    Il 1° settembre, l'evacuazione dell'OLP dal Libano era terminata.

     

    Due giorni dopo, le armate israeliane avanzarono e assediarono i campi-profughi palestinesi, venendo meno al patto siglato con gli eserciti cosiddetti "supervisori", che però non fecero nulla per fermarle.

    Anzi Caspar Weinberger, segretario alla difesa americana, ordinò ai marines di abbandonare Beirut il 3 settembre. Esattamente lo stesso giorno le milizie cristiano-falangiste, alleate degli Israeliani, presero posizione ai margini dei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila.

     

    La partenza degli Statunitensi comportò automaticamente quella dei Francesi e degli Italiani. Il 10 settembre gli ultimi soldati partirono da Beirut, ben 11 giorni prima di quanto sarebbe dovuto accadere.

     

    Il giorno dopo, l'allora Ministro della Difesa Ariel Sharon contestò la presenza di 2000 guerriglieri dell'OLP rimasti in territorio libanese; i Palestinesi negarono il fatto.

     

    Il premier israeliano Menachem Begin convocò il neo-presidente Gemayel, per fargli firmare un trattato di pace con Israele, anche se alcune fonti sostengono che il vero scopo fosse permettere la presenza delle truppe israeliane nel sud Liban. A Gemayel fu anche chiesto di dare la caccia ai 2000 guerriglieri palestinesi la cui presenza era stata denunciata da Sharon. Gemayel, anche a causa dei crescenti rapporti di alleanza con la Siria, dovette rifiutare di schierarsi dalla parte di una sola fazione e non firmò il trattato.

     

    Il 14 settembre 1982 Bachir Gemayel fu ucciso in un attentato organizzato dai servizi segreti siriani.

     

    Il 15 settembre 1982, le truppe israeliane invasero Beirut Ovest. Con quest'azione, Israele ruppe l'accordo con gli USA che prevedeva il divieto di entrare in Beirut Ovest, gli accordi di pace con le forze musulmane intervenute a Beirut e quelli con la Siria.

     

    Nei giorni successivi il premier Begin giustificò l'accaduto come una contromisura per "proteggere i rifugiati palestinesi da eventuali ritorsioni da parte dei gruppi cristiani".

     

     

     

    IL MASSACRO DI SABRA E SHATILA

     

    In cerca di vendetta per l'assassinio di Gemayel e sotto lo svogliato controllo delle forze israeliane dislocate a Beirut ovest, le milizie cristiano-falangiste entrano nei campi profughi di Sabra e Shatila alle 18,00 circa del 16 settembre 1982.

     

    Il giorno prima, l'esercito israeliano aveva chiuso ermeticamente i campi profughi e messo posti di osservazione sui tetti degli edifici vicini. Le milizie cristiane lasciarono i campi profughi solo il 18 settembre.

     

    Il numero esatto dei morti non è ancora chiaro. Il procuratore capo dell'esercito libanese in un'indagine condotta sul massacro, parlò di 460 morti, la stima dei servizi segreti israeliani parlava invece di circa 700-800 morti.L'accesso al campo ai giornalisti e agli esponenti della Croce Rossa presenti sul territorio fu autorizzato solo nella mattina di sabato 18 settembre 1982.

    Riportiamo alcuni estratti su quotidiani dell'epoca:

    Daily Mail del 20 settembre 1982:

    « Nella mattinata di sabato 18 settembre, tra i giornalisti esteri si sparse rapidamente una voce: massacro. Io guidai il gruppo verso il campo di Sabra. Nessun segno di vita, di movimento. Molto strano, dal momento che il campo, quattro giorni prima, era brulicante di persone. Quindi scoprimmo il motivo. L'odore traumatizzante della morte era dappertutto. Donne, bambini, vecchi e giovani giacevano sotto il sole cocente. La guerra israelo-palestinese aveva già portato come conseguenza migliaia di morti a Beirut. Ma, in qualche modo, l'uccisione a sangue freddo di questa gente sembrava di gran lunga peggiore »

    Washington Post del 20 settembre 1982:

     

    « La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l'angolo, in un'altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti - dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 - raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull'altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche. »

     

     

    GLOSSARIO

     

    FAD (Forza Araba di Dissuasione)

    La FAD è stata una forza d'intervento militare creata dalla Lega degli Stati Arabi.

    In occasione delle crescenti tensioni durante la guerra civile del Libano, la Lega Araba decise di creare una forza militare di dissuasione, per la stragrande parte composta da forze siriane con il finanziamento garantito dagli altri Stati arabi, tra cui l'Arabia Saudita e la Libia.

     

    FATAH

    Al-Fatah o, più comunemente, Fatah (significa "il/la giovane"), è un'organizzazione facente parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Al-Fatḥ è stata fondata nel 1959 da Yāser Arafat.

     

    FEDAYYÌN

    Fedayyìn, o Fidayyìn è il plurale arabo del termine, che letteralmente significa devoto.

    Il termine trova le sue origini nella storia classica dell'Islam.

    In età contemporanea è stato riesumato dai militanti della guerriglia armata palestinese al potere israeliano.

     

    IDF (Israel Defense Forces)

    Le forze armate israeliane sono internazionalmente note con l'acronimo IDF, cioè Israel Defense Forces e sono spesso citate anche come Tzahal o Tsahal.

     

    LEGA ARABA

    La Lega Araba o Lega degli Stati Arabi è un'organizzazione internazionale politica di stati nata il 22 marzo 1945, simile all'Unione Europea ma, diversamente da quest'ultima, non in grado finora di conseguire una significativa integrazione - anche solo economica e monetaria - tra i suoi paesi membri.

    Principali attività sono, invece, il coordinamento dell'economia, della difesa, delle attività culturali e sociali e della salute pubblica

     

    OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)

    L'OLP è un'organizzazione politica e paramilitare palestinese, considerata dalla Lega araba a partire dal 1974 la legittima "rappresentante del popolo palestinese".

  • Spunti di Riflessione:

    1. Quale crisi provocò nel Libano la nascita dello Stato di Israele (1948)?
    2. Perché il Libano accettò, dopo la diaspora dei palestinesi da Israele, di accogliere non solo i profughi ma anche esponenti dell'O.L.P. (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), considerati terroristi dagli israeliani?
    3. Nel Libano, in tempo di pace, c'era un popolo formato da varie etnie e legate a varie credenze religiose che vivevano in serena comunità. Quale fatto accadde, il 13 aprile 1975, che determinò la fine di tale situazione?

    4. Perché, nel 1982, Israele invase il Libano? Quale fu il fattore scatenante?

    5. Chi è stato Yasser Arafat e come si costituì l'O.L.P. e con quali finalità?

    6. Quale fu il ruolo attivo dell'O.L.P. perché Israele invadesse il territorio libanese?

    7. Quali furono gli stati che si posero accanto all'O.L.P. e contro Israele?

    8. Quando gli USA decisero di intervenire? Il presidente Ronald Reagan aveva compreso quanto quel focolaio di guerra nel Medio Oriente potesse essere pericoloso per lo scatenarsi di un conflitto di maggiore portata o temeva per gli approvvigionamenti di petrolio che gli stati arabi garantivano al suo paese?

    9. Durante le trattative condotte dallo statunitense Philip Habib, si fronteggiarono i palestinesi asserragliati a Beirut e gli israeliani con i loro alleati, i falangisti libanesi. Chi erano i falangisti?

    10. Nell'agosto del 1982, venne eletto presidente del Libano il cristiano maronita Bashir Gemayel. Perché, subito dopo questa elezione, Yasser Arafat chiese agli Stati Uniti, al'Italia e alla Francia la protezione di una forza multinazionale?

    11. Perché Arafat per protezione si rivolse agli USA, alla Francia e all'Italia e non ad altri stati?

    12. Quando e in base a quali accordi Arafat abbandonò il Libano con i suoi guerriglieri?

    13. Perché si decise che la forza multinazionale di garanzia del rispetto dei patti dovesse rimanere in Libano solo un mese? Fu una sottovalutazione della situazione oppure USA, Francia e Italia erano troppo favorevoli ad Israele per impedire altri eventuali attacchi?

    14. Quale era lo scopo del generale Ariel Sharon, nonché ministro della difesa di Israele, nel contestare ad Arafat che aveva abbandonato il Libano con i suoi, che non tutti i guerriglieri palestinesi avevano lasciato il territorio libanese?

    15. Quale fatto giocò a favore di Sharon a causa dell'assassinio, il 14 settembre 1982, del presidente libanese Bashir Gemayel?

    16. I governi statunitense, francese e italiano, quando il 10 settembre 1982 (ben undici giorni prima della scadenza dell'impegno dei loro soldati) lasciarono le postazioni, non si resero conto che la partenza dei loro contingenti avrebbe potuto essere propedeutica a un massacro di profughi palestinesi?

    17. Sabra e Shatila, due campi di profughi dalla Palestina, nel sud del Libano. Perché gli israeliani permisero alle forze cristiano-falangiste di entrare nei campi la sera del 16 settembre 1982? Il gioco degli israeliani era chiaro e i falangisti trovarono una giustificazione nell'assassinio del presidente Gemayel. Secondo voi sono giuste queste osservazioni? Approfondite l'argomento esprimendo le vostre opinioni in merito.

    18. Alla domanda se il suo film si basasse su esperienze personali Folman ha risposto: "La storia narra la mia esperienza. Racconta quello che ho passato dal momento in cui mi sono reso conto che alcune grosse parti della mia vita erano completamente sparite dalla mia memoria. Ho affrontato un grosso sconvolgimento psicologico durante i quattro anni in cui ho lavorato a VALZER CON BASHIR. Ho scoperto molte cose importanti del mio passato proprio mentre, durante quel periodo, mia moglie ed io mettevamo al mondo tre bambini. Questo è stato un viaggio per cercare di ricostruire un avvenimento traumatico del mio passato ed è stato come un impegno ad affrontare una lunga terapia. La mia terapia è durata quanto la produzione di VALZER CON BASHIR: quattro anni. La cupa depressione derivante dalle cose scoperte si è poi trasformata in euforia per il fatto che il film venisse finalmente prodotto con un sistema complesso di animazione, e realizzato dalla squadra ad un ritmo più veloce del previsto. Se fossi il tipo che crede al culto della psicoterapia, giurerei che il film ha operato dei miracoli sulla mia personalità. Ma visto quello che ho passato, direi che la parte relativa alla realizzazione del film è stata bella, mentre l'aspetto terapeutico è stato terribile." Commentate.

    19. Ad Ari Folman è stato chiesto: "Cosa pensi oggi del massacro di Sabra e Shatila?" "Quello che ho sempre pensato: è stata la cosa peggiore che un uomo potesse fare ad un altro uomo. Quello che è certo è che la milizia cristiana falangista è stata pienamente responsabile del massacro. I soldati israeliani non c'entrano. Per quanto riguarda il governo israeliano, solo chi ne faceva parte sa fino a che punto arrivi la sua responsabilità. Solo loro sanno se erano stati informati o meno in anticipo della violenta vendetta che si stava preparando." Secondo voi Ariel Sharon era al corrente della carneficina che si stava preparando?

    20. E questa è stata la risposta di Ari Folman su cosa egli pensasse della guerra. "Avendo realizzato VALZER CON BASHIR dal punto di vista di un semplice soldato, sono giunto ad una conclusione: la guerra è talmente inutile da non crederci. Non ha niente a che vedere con quello che si vede nei film americani. Niente fascino, niente gloria. Solo ragazzi giovanissimi che non vanno da nessuna parte, che sparano a gente che non conoscono, che si fanno sparare da gente che non conoscono, e poi tornano a casa e cercano di dimenticare. Qualche volta ci riescono. Ma la maggior parte delle volte no." Commentate.

    21. La situazione palestinese ancora oggi scuote il mondo intero:

    1. I palestinesi sono divisi da quando, nel 2006, Hamas, un partito considerato un gruppo terroristico da Israele e da tutto il mondo occidentale, ha vinto le elezioni nel territorio di Gaza contro il partito di Al Fatah il cui capo è ora, dopo la morte di Arafat, Abu Mazen.

    2. Gaza è una striscia di terra ad ovest di Israele ed è in mano ad Hamas; a est del territorio israeliano c'è la Cisgiordania palestinese di cui è presidente Abu Mazen.Qual è la situazione politica di Gaza e della Cisgiordania nei confronti di Israele?

    1. Perché il 27 dicembre 2008 Israele ha invaso Gaza?

    2. Egitto e Giordania (soprattutto il presidente egiziano Mubarak) cercano di porre fine al conflitto che provoca tanti morti innocenti tra gli abitanti di Gaza di cui Hamas sembra non occuparsi, teso a perpetrare un attacco di missili contro Israele.

    3. Nel Libano, il forte partito di Hezbollah è forse in procinto di intervenire per impegnare a nord l'esercito israeliano. Quali fatti politico-internazionali, al 14-01-2009, lo stanno frenando?

    4. Iran e Siria appoggiano apertamente Hamas e non tanto segretamente lo riforniscono di armi. La Siria è più diplomatica dell'Iran, in quanto sembra ci sia tra il governo israeliano e quello siriano una trattativa, basata sul riconoscimento di Israele da parte della Siria e sulla restituzione delle alture del Golan, perse durante il conflitto arabo israeliano del 1967 da parte di Israele. Effettuate ricerche in merito.

    5. Gli stati arabi, pur con diverse posizioni, attendono la fine di un conflitto che mette continuamente in crisi, in campo economico e talvolta politico, i paesi del golfo. Quali sono i motivi politico-internazionali di questo loro "non intervento"?

    6. Ban Ki Moon, segretario generale dell'Onu, cerca comunque la pace. Quali sono le difficoltà che incontra?

    7. Hillary Clinton, nuovo segretario di Stato degli Usa, ha affermato che il governo statunitense non tratterà mai con Hamas. Ma si può, per giungere a una pace duratura, prescindere da qualsiasi trattativa con Hamas?

    8. Gli altri stati occidentali, soprattutto la Francia, cercano, comunque, una soluzione anche se nel futuro potrà rivelarsi un pericoloso compromesso. Hanno la consapevolezza di questo fatto?

    9. Il 14 gennaio 2009 Israele, ritenendo di aver raggiunto i suoi scopi (disarmare i guerriglieri), ha dichiarato una tregua unilaterale che anche Hamas il 18 gennaio ha accettato. Non è la pace perché Hamas vuole che la striscia di Gaza venga riconosciuta come stato palestinese indipendente. E ciò è impossibile. Perché?

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