Sconnessi In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Ettore (Fabrizio Bentivoglio), noto scrittore, guru dell’analogico e nemico pubblico di internet, in occasione del suo compleanno porta tutta la famiglia nel suo chalet in montagna, e cerca di creare finalmente un legame tra i suoi due figli, Claudio, giocatore di poker on line, e Giulio, liceale nerd e introverso, con la sua seconda moglie, la bella, giovane e un po’ ‘naif’ Margherita, incinta al settimo mese. Al gruppo si uniscono anche Achille, fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea, giovane fidanzata di Claudio e devota fan di Ettore. Arrivati allo chalet, trovano Olga, l’affidabilissima tata ucraina, con la figlia Stella, adolescente dipendente dai social network. A sorpresa arriva anche Palmiro, il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo. Quando il gruppo rimane improvvisamente senza connessione internet, tutti entrano nel panico...e le conseguenze saranno rocambolesche. I segreti e le convinzioni dei protagonisti verranno presto ribaltate, la “sconnessione” li metterà di fronte a tutte le loro insicurezze e dovranno resettare e ripartire.

     

     

  • Genere: Commedia
  • Regia: Christian Marazziti
  • Titolo Originale: Sconnessi
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Produzione: Camaleo Srl in collaborazione con Falcon Productions Ltd
  • Data di uscita al cinema: 22 febbraio 2018
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Christian Marazziti, Massimiliano Vado
  • Direttore della Fotografia: Maurizio Calvesi
  • Montaggio: Luciana Pandolfelli
  • Scenografia: Simone Micheli
  • Costumi: Grazia Materia
  • Attori: Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Eugenio Franceschini, Antonia Liskova, Benedetta Porcaroli, Giulia Elettra Gorietti, Maurizio Mattioli, Lorenzo Zurzolo, Daniela Poggi
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Sarà sicuramente capitato anche a voi, camminando per i vicoli della vostra città o seduti al tavolo di un bar, di percepire, con grande intensità, gli effetti più o meno devastanti della rivoluzione digitale occorsa negli ultimi anni e dovuta al radicale cambiamento dei mezzi di comunicazione.

    Inutile sottolineare le cose palesi, ossia il solito discorso relativo al fatto che fino a dieci anni fa per comunicare con l'altra parte del pianeta ci volevano giorni, settimane addirittura. Inutile sottolineare che la “e-mail” è forse la più grande invenzione del nostro tempo, ovviamente correlata alla grandezza di Internet e alle sue potenzialità. Una cosa è certa, che se attraverso i cellulari, il nostro modo di comunicare era sostanzialmente cambiato, con l'avvento degli smartphones la connessione tra le persone ha raggiunto sicuramente un'efficacia ed una sistematicità che sono oramai diventate assolutamente imprescindibili per la vita di ognuno di noi. Probabilmente, nessun libero professionista sarebbe più in grado di portare avanti il proprio lavoro, di gestire la sua attività, o anche solamente di essere collegato alla sua famiglia senza avere il suo telefono intelligente tra le mani. 

    Gli smartphones, così come sostiene qualcuno, sono diventati la vera e propria scatola nera della nostra vita. 

    Ovviamente, ogni rivoluzione, che sia di tipo digitale o che sia di tipo politico o addirittura industriale, non è mai solo ed esclusivamente un grande cambiamento, ma è un vero e proprio incontro tra passato e futuro. Ogni grande innovazione tecnologica ha sempre soppresso il passato, ed aperto porte e spiragli sul futuro.

    Non fu proprio Henry Ford a dire che l'automobile era semplicemente una moda momentanea e che presto tutti si sarebbero resi conto che le merci e le persone potevano tranquillamente continuare ad essere trasportate in groppa ad un cavallo o ad una carrozza? Non fu proprio Edison ad essere deriso, nel momento in cui sosteneva che la lampadina al tungsteno avrebbe cambiato il modo di illuminare la casa, l'industria, la vita? Come si suol dire, le ultime parole famose.

    È anche vero che, ogni rivoluzione che apporta un grande cambiamento, nel tempo, rivela i pro e i contro del nuovo stato di fatto.

    In riferimento alla rivoluzione digitale, questa capacità di essere sempre connessi e per certi versi collegati alle persone che amiamo, con cui lavoriamo, o che semplicemente frequentiamo nel nostro tempo libero, ha sicuramente ridotto il tempo tecnico con cui comunicare, ma ha sicuramente ampliato le distanze tra le persone.

    Molti sociologi gridano già allo scandalo, quando passano vicino ad un tavolo di un pub e di venti persone sedute, molto spesso nessuno parla, ma tutti comunicano, persi nel proprio dispositivo mobile. Connessione e alienazione. Questa capacità di essere prossimi a qualcuno, nel tempo che impiega un messaggio ad uscire dal nostro dispositivo e ad entrare in quello del nostro dirimpettaio, sembrerebbe quasi aver annullato la necessità di ricerca del prossimo ed allo stesso tempo sembrerebbe aver annullato in qualche modo la vecchia capacità di incontrarsi, in un bar del centro, magari in un pomeriggio piovoso, con il solo scopo di relazionarsi e di chiacchierare occhi negli occhi. Per quanto la tecnologia odierna ci consenta addirittura di video chiamarci, questo processo sta ottenendo risultati controversi e che sono argomento di dibattito dei grandi studiosi delle masse e delle abitudini del nostro tempo.

     

    Christian Marazziti

    Da questa premessa, Christian Marazziti, regista del film Sconnessi, ha estrapolato il suo plot per il cinema, mettendo all’attenzione del suo staff di sceneggiatori, una reason/why molto forte.

    Il what if: Cosa succederebbe se improvvisamente, delle persone appartenenti alla stessa famiglia, e quindi consapevoli di conoscersi a fondo, si rendessero conto che invece di essere vicini come credono, fossero al contrario piuttosto lontani, o quantomeno capaci di interagire tra di loro solo attraverso una chat, un social network, un SMS? Cosa sarebbe disposto a fare un padre di famiglia, pur di rimettere tutti i suoi cari seduti su un divano con un gioco di società sul tavolino?

    Da un soggetto molto ben strutturato del regista, si è arrivati dunque alla conclusione che forse era il caso di raccontare una storia, di girare un film, che facesse riflettere il pubblico proprio su questa nuova dimensione comunicativa che oramai ci riguarda in prima persona. Nasce così la sceneggiatura di Sconnessi, un film che vuole farci riflettere su cosa siamo diventati e che vuole evidenziare come i dispositivi mobili siano ormai un vero e proprio prolungamento della nostra mente, e in qualche modo, paradossalmente, anche delle nostre azioni.

    Sconnessi è un plot innovativo, dal cui soggetto si è stesa una sceneggiatura ricca di colpi di scena e volta a farci riflettere su come si possa effettivamente vivere bene, e ritrovare il piacere di una serata passata a chiacchierare davanti ad un caminetto acceso, senza necessariamente dover postare una fotografia, un video.

    Se prima le foto erano oggetti unici, venivano conservate nel tempo, ingiallivano, ed ogni volta che le ritrovavamo facevamo un tuffo nel passato, la capacità di raccogliere immagini di quest’epoca ha quasi ucciso il fascino della Polaroid.

    I protagonisti del nostro film faranno il loro percorso, si ritroveranno sconnessi sul cucuzzolo di una montagna, ma scopriranno che le distanze tra le persone non possono essere colmate da un impulso elettronico, ma bensì possono crescere ed evolversi solo grazie al contatto umano. Una frase, una parola dolce o cattiva, o solamente uno sguardo, sono veri solo se ci si guarda profondamente negli occhi.

    Tutto il resto dovrebbe rimanere un gioco, ma forse anche in questa occasione gli esseri umani si sono lasciati prendere la mano.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Siamo in un momento storico (e il film di Marazziti lo racconta benissimo) che, nella coralità di una famiglia in cui ognuno pensa di stare con gli altri, tutti sono soli, incapaci di interagire fra loro direttamente se non attraverso una chat, un social network, un SMS. Possibile che nessuno si renda conto che il rapporto umano, il parlare e il ridere insieme, non esista più?

    2) Proprio chi scrive ricorda un episodio in merito: in un ristorante c’era una famiglia che festeggiava probabilmente una ricorrenza e tra i “grandi” c’erano due bambini, seduti vicini che neanche si guardavano, occupati com’erano a maneggiare due macchinette, ognuno per conto suo. Erano soli in mezzo ai membri della loro famiglia che non si rendevano conto di quanto fosse opportuno inserire quelle due creature nei loro dialoghi, per farli sentire vicini agli altri membri della tavolata. Cosa insegnavano i “grandi” a questi due ragazzi che poi erano i loro figli e i loro nipoti? La solitudine, nient’altro che la solitudine, in un continuo rapporto con le macchine che l’uomo ha creato per comunicare ma non per conviverci! E’ giusta, secondo voi, questa osservazione? Esprimete la vostra opinione in merito?

    3) Una volta ogni famiglia aveva i suoi ricordi nelle fotografie (qualcuno rammenta la mitica Polaroid?) e, in quelle immagini ingiallite nel tempo, c’erano momenti di una vita vissuta, volti di persone amate che non ci sono più.

    Oggi, attraverso i cellulari, si blocca, con una immagine, una situazione, un personaggio, ma, subito dopo, quella situazione e quella persona vengono cancellate da altre immagini per cui spesso ci dimentichiamo di loro. Jacques Prèvert scrisse “Il tempo non esisterebbe se non ci fossero i ricordi”. E noi ora cosa facciamo dei nostri ricordi se siamo così veloci a cancellarne le immagini e a dimenticarli perché non sappiamo più conservarli e anche perché forse non ci sono più? Cosa potranno ricordare i bambini della domanda due con la testa sempre chinata sul loro cellulare e a cui nessuno dei “grandi” rivolgeva la parola di quella riunione che avrebbe dovuto essere una riunione di affetti?

    4) Ettore il protagonista di S-Connessi, nel film di Marazziti, raduna tutta la sua famiglia per il suo compleanno. Egli è un noto scrittore nemico pubblico di Internet. Ma lo scopo di questa riunione, per lui, è un altro: ricreare un rapporto con Claudio e Giulio, i suoi figli che egli ha perso da molto tempo. Perché? Possibile che proprio lui, noto guru dell’analogico, abbia fatto crescere i suoi figli senza occuparsi di loro in un momento in cui i radicali mezzi di comunicazione stavano cambiando, modificando il mondo e l’uomo?

    5) Claudio, il figlio maggiore di Ettore, è un uomo stanco di tutto e di tutti che si dedica a giocare a poker online. A cosa si deve tutta la sua stanchezza?

    6) Giulio è giovane: appartiene, per età, al gruppo dei millennians. E’ cresciuto tra Internet, cellulari sempre più perfezionati, smartphone e probabilmente pensa di non aver più nulla da dire a una famiglia che il padre ha riunito per parlare, per scoprirsi, per ritrovarsi faccia a faccia in un dialogo diretto senza l’intervento di macchine? E’ così secondo voi?

    7) Margherita la giovane moglie di Ettore incinta di sette mesi, non vi dà l’impressione di come sia giunta lì per caso non avendo nulla da condividere con coloro che lo circondano?

    8) Achille, uno dei fratelli di Margherita ha raggiunto la sorella nello chalet, perché abbandonato dalla moglie. Cos’ha da condividere Achille con coloro che Ettore, per suoi motivi, ha riunito in quella baita in montagna?

    9) A un certo momento della storia filmica, arriva anche Palmiro, l’altro fratello di Margherita. Perché e da dove è fuggito Palmiro? E ora con la sua presenza nello chalet e i suoi discorsi, non vi pare che condizioni tutti gli altri?

    10) Antonia, la tata ucraina che si occupa dello chalet anche in assenza dei padroni, secondo voi, cosa deve rappresentare? La vita del tempo che non c’è più, forse?

    11) Stella, adolescente, è la figlia di Antonia ed è il contrario della madre, appassionata com’è ai social network, vuole, forse per gli autori, rappresentare il condizionamento che i giovani e i giovanissimi subiscono, fin dalla più tenera età da tutti quei mezzi di comunicazione che isolano tutti da tutti?

     

    12) Cosa accade, nello chalet, quando salta la connessione Internet sia tra quelli che, si può dire, le abbiano “affidato” la loro vita, sia tra quelli (e Ettore ne è l’esempio) che la combatte ma, nel momento che questa scompare, comprende quanto egli ne sia succube?

     

     

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