Sono tornato In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    “Eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti.”

    Roma. Giorni nostri.

    Dopo 80 anni dalla sua scomparsa Benito Mussolini è di nuovo tra noi. La guerra è finita, la sua Claretta non c’è più e tutto sembra cambiato. All’apparenza.

    Il suo ritorno viene casualmente filmato da Andrea Canaletti, un giovane documentarista con grandi aspirazioni ma pochi, pochissimi successi.

    Credendolo un comico, Canaletti decide di renderlo protagonista di un documentario che finalmente lo consacrerà al mondo del cinema.

    I due iniziano così una surreale convivenza che, tra viaggi per l’Italia, ospitate tv e curiosi momenti di confronto con gli italiani di oggi, porta il duce a farsi conoscere e riconoscere sempre di più, al punto tale da diventare il protagonista di un show in tv e di mettersi in testa di poter riconquistare il paese...

     

    Una commedia politicamente scorretta che pone un’inquietante domanda: e se lui tornasse davvero?

     

     

  • Genere: commedia
  • Regia: Luca Miniero
  • Titolo Originale: Sono tornato
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Produzione: Indiana Production con Vision Distribution
  • Data di uscita al cinema: 1° febbraio 2018
  • Durata: 96’
  • Sceneggiatura: Nicola Guaglianone
  • Direttore della Fotografia: Guido Michelotti
  • Montaggio: Valentina Mariani
  • Scenografia: Tonino Zera
  • Costumi: Elenora Rella
  • Attori: Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix,
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Benito Mussolini, I suppose.

    Sono Tornato non è un film su Mussolini, ma è un film sull’Italia di oggi.

    Mussolini torna per mostrare la nostra confusione, per far emergere le nostre paure, i nostri desideri. Quando Nicola Guaglianone, i produttori ed io abbiamo riscritto il film abbiamo pensato soprattutto a una cosa: non giudicare, non rifare un nuovo processo a Mussolini. La storia lo ha già giudicato. Noi volevamo solo vedere come reagivano gli italiani di oggi, senza mischiare le carte, senza insegnare nulla o avvertirli del pericolo… e abbiamo scoperto tante cose.

    Gli italiani, diversamente dai tedeschi, non hanno mai del tutto fatto i conti con il loro dittatore. È come se ne sottovalutassero la pericolosità, come se avessero dimenticato la lezione della storia. Questo è l’aspetto inquietante di un film che utilizza, soprattutto nella prima parte, il tono della commedia non tanto per deridere il dittatore alla maniera di Chaplin, quanto per rivelare la “terribile” indulgenza dello spettatore nei confronti di un tema, quello del fascismo, apparentemente indolore.

    All’inizio si ride poi ci si vergogna un po’ delle nostre risate, quando si svela la vera faccia del populismo, nonché la possibilità che la storia si ripeta con i suoi orrori.

    Mussolini non è un alieno, fa parte della riflessione morale sul nostro paese, il suo ritorno è quello di una paura ancestrale che rivela anche la malizia dei nostri sistemi di potere nello scendere a patti con lui. Allora come oggi.

    Sotto sotto la domanda che pone il film è semplice: cosa succederebbe se mettessimo Mussolini nell’Italia di oggi? È la risposta ad essere complessa.

    Passando invece all’aspetto più formale del film, la commedia ha caratteristiche particolari per l’uso del linguaggio. Ho scelto di utilizzare quello documentaristico, con interviste sia in candid camera che a tema libero, per evidenziare le pulsioni politiche degli italiani. Si associa a questo il linguaggio della finzione con telecamere di tipo cinematografico, ma anche quello della TV con l’utilizzo di telecamere televisive. Il film insiste su questi molteplici linguaggi adoperando anche riprese con cellulari.

    La fotografia e la tecnica di ripresa di Guido Michelotti con mdp a spalla, aspira a mostrare la realtà del nostro mondo, senza alcuna patinatura cinematografica.

    Ho usato questo insieme di linguaggi e stili per provare a mostrare la verità del contesto in cui torna il nostro Zombie, che come tutti gli Zombie fa paura, anche perché ci fa capire involontariamente che anche noi non siamo tanto vivi.

    Luca Miniero

     

    LUCA MINIERO

    Napoletano, dopo la laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Milano, dove comincia il suo lavoro in pubblicità come copywriter (94-2001). Firma numerose campagne per prodotti industriali e per trasmissioni televisive ottenendo, come creativo, molteplici riconoscimenti internazionali.

    Alterna al lavoro di copy quello di regista. Con il suo primo cortometraggio Incantesimo napoletano (1998), Premio della giuria al festival di Locarno e primo premio al Festival internazionale del cortometraggio di Oberhausen, inizia il suo sodalizio con Paolo Genovese. Con lui firma diversi progetti fra scrittura e regia, cinema, TV e pubblicità: il corto Piccole cose di valore non quantificabile (1999), uno dei corti più premiati in Italia, il lungo Incantesimo napoletano (2002, David di Donatello, migliore attrice, Globo d’oro migliore opera prima e migliore attrice esordiente), il corto Coppia o le misure dell’amore (2002) con Lorenza Indovina e Fabio De Luigi. Seguono poi Nessun messaggio in segreteria (2004) con Pierfrancesco Favino, Carlo Delle Piane, Lorenza Indovina e Valerio Mastandrea, il film TV Viaggio in Italia – Una favola vera (2007), con Licia Maglietta e Antonio Catania.
     Sempre per la TV Amiche mie (2008) con Margherita Buy, Luisa Ranieri, Elena Sofia Ricci, Cecilia Dazzi e nello stesso anno, per il cinema, la commedia Questa notte è ancora nostra (2008) con Nicolas Vaporidis e Massimiliano Bruno.

    Nel 2010 interrompe il sodalizio con Genovese e realizza la sua opera prima in solitaria, Benvenuti al Sud (2010), con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini. Il film incassa circa 32 milioni di euro qualificandosi come il film italiano più visto del 2010. Ottiene 10 nomination ai David di Donatello e 6 ai Nastri d’argento; la Lodovini vince un David come miglior attrice non protagonista e il film un Nastro come migliore sceneggiatura. Il successo viene replicato da Benvenuti al Nord che incassa circa 30 milioni diventando il film più visto del 2012 (Biglietto d’oro).

    Il 1 gennaio 2014 esce nelle sale Un Boss in Salotto, la sua nuova commedia con protagonisti Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Luca Argentero e Angela Finocchiaro con cui torna a collaborare. Il film incassa circa 13 milioni di euro diventando il più visto del 2014 e ottenendo così il Biglietto d’oro.

    Nello stesso anno esce La scuola più bella del Mondo con Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro, Miriam Leone e la partecipazione di Lello Arena.

    Nel 2016 esce Non c’è più religione con Claudio Bisio, Alessandro Gassman e l’immancabile Angela Finocchiaro.

    Nel 2017 firma la regia dello spettacolo teatrale DUE, scritto insieme a Astutillo Smeriglia, con protagonisti Raul Bova e Chiara Francini.

     

    MASSIMO POPOLIZIO

    Attore e doppiatore, muove i primi passi nel teatro con Luca Ronconi, con il quale collabora per vent’anni.

    Diplomato all’accademia Silvio d’Amico, si afferma sul grande schermo con Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, Romanzo Criminale di Michele Placido, Il Divo di Paolo Sorrentino ed Era d'estate di Fiorella Infascelli per il quale vince il Nastro d'argento Speciale dei 70 anni.

    Vincitore del Nastro d’argento per il doppiaggio di Hamlet, ha prestato la voce a Lord Voldemort in Harry Potter, a Tom Cruise in Eyes Wide Shut e a Lionel Abelanski (Shlomo) in Train de vie. Nel 1995 vince un Premio Ubu come miglior attore per gli spettacoli Re Lear di William Shakespeare e Verso Peer Gynt ispirato al Peer Gynt di Henrik Ibsen; viene nuovamente premiato nel 2001 per I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni.

    Nel 2006 si aggiudica l’Eschilo d’Oro, conferitogli da parte dell’INDA. Nel 2008 vince il Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro (Vicenza) come miglior attore protagonista per Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard.

    Nel 2015 con Lehman Trilogy di Luca Ronconi vince il Premio Ubu come miglior attore dell’anno. Nel 2016 debutta alla regia con Il Prezzo di Arthur Miller e a seguire con Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini con il quale si aggiudica diversi riconoscimenti: Miglior Spettacolo dell’anno e Miglior Regia - Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 e il Premio UBU 2017 per la Miglior Regia.

    Nella stagione 2017/2018 porta in scena lo spettacolo Copenaghen con la regia di Mauro Avogadro e nel 2018 debutta nella regia lirica con I Masnadieri di Giuseppe Verdi al Teatro dell’Opera di Roma.

    Negli anni collabora con importanti musicisti come Uri Caine, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Enrico Rava.

     

    Benito Mussolini di L.D.F.

    Benito Mussolini nacque a Dovia di Predappio (Forlì) nel 1883, figlio di Alessandro, fabbro socialista di tendenze anarchiche e di Rosa Maltoni, maestra elementare. Anche Benito, come la madre, si diplomò maestro nel 1901. Alla fine del 1900 si era già iscritto al partito socialista, condizionato dalle idee del padre e da quel desiderio di notorietà che ha animato tutta la sua vita. Nel 1902, fece aperta professione di antimilitarismo ed emigrò in Svizzera per non rispondere alla chiamata militare.

    Dalla Svizzera fu espulso per le sue idee socialisteggianti e tornò in Italia nel 1905, godendo dell’amnistia concessa per la nascita di Umberto, il principe ereditario. Abbandono le idee che lo avevano costretto a emigrare e prestò servizio militare come bersagliere. Poi insegnò per alcuni anni ma la sua idea fondamentale era il giornalismo.

    Collaborò prima a Trento (ancora dell’impero austro-ungarico) con “Il Popolo” di Cesare Battisti. Subì, in quel periodo, l’ingerenza delle idee di Nietzsche come fede nella violenza intesa base della trasformazione sociale. Nel 1915 sposò Rachele Guidi da cui ebbe cinque figli: Edda, Vittorio, Bruno, Anna Maria e Romano.

    Intanto, espulso dal Trentino, si trasferì a Forlì dove fondò e diresse il settimanale “La lotta di classe”. Nel 1911, contrario alla guerra italo-turca, organizzò una manifestazione che lo portò in carcere insieme a Pietro Nenni.

    Nel momento storico in cui cominciarono ad apparire i primi segni di una guerra mondiale, divenne direttore dell’”Avanti”, organo ufficiale del partito socialista.

    Quando in Italia si iniziò a parlare di un’eventuale intervento bellico del nostro paese che allora era legato nella “Triplice Alleanza” all’Austria-Ungheria e alla Germania, il partito socialista non era d’accordo che si partecipasse al conflitto ma, nel 1914, Mussolini divenne interventista e fu espulso dal partito. Con l’aiuto di amici (tra cui anche donne come Ida Dalser da cui ebbe un figlio) e dei grandi industriali che temevano le derivazioni comuniste del partito socialista, poté fondare a Milano “Il Popolo d’Italia”. Scoppiata la guerra, egli vi partecipò, come bersagliere, nel 1917 fu ferito, ritornò e riprese la direzione del suo giornale.

    Alla fine della guerra, l’Italia che abbandonata la “Triplice Alleanza” si era unita a Francia e a Inghilterra nella “Triplice Intesa”, anche se aveva vinto venne trattata malissimo dagli alleati nei trattati di Versailles del 1919, creando, negli italiani, un senso di malessere. Mussolini lo seppe subito cogliere, fondando a Milano il 23 marzo 1919, in Piazza San Sepolcro (da qui il nome di sepolcristi) i “Fasci italiani di combattimento” che ricorrevano a continue manifestazioni di violenza contro i socialisti (venne assalita la sede dell’”Avanti”), gli uomini tutti gli altri partiti, le camere del lavoro e le cooperative contadine praticamente tutte organizzazioni della sinistra italiana. I grandi industriali vedendo ciò che il fascismo realizzava, continuarono ad appoggiare Mussolini, favorendo il 28 ottobre 1922, la marcia su Roma che avvenne senza alcuna resistenza da parte delle autorità politiche e militari, dopo che re Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare il decreto di stato di assedio, presentatogli dal Primo Ministro Facta. Il fascismo e il suo capo indiscusso, il duce, erano ormai padroni d’Italia.

    Anche in Parlamento non ci fu lotta: invece di opporsi, gli altri partiti uscirono dalle camere e andarono, come anticamente la plebe romana, sull’Aventino e, quando tornarono, chinarono la testa alle pretese di Mussolini.

    Egli fondò il Gran Consiglio fascista, nel 1923 e organizzò le squadracce che lo avevano portato al potere, trasformandole in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Alle elezioni del 1924 il partito fascista ottenne il 64% di voti. Ma il 10 giugno 1924 venne ucciso Giacomo Matteotti, deputato socialista e questo fatto determinò, nel popolo italiano, una posizione negativa nei riguardi del partito fascista.

    Mussolini seppe superare l’impasse con un discorso (3 gennaio 1925) in cui ebbe il coraggio di assumersi la responsabilità dell’omicidio. Non ci furono reazioni ed egli poté inaugurare la sua dittatura. Furono soppressi i partiti (tranne quello fascista), le organizzazioni sindacali, ogni libertà di stampa e la Camera, ormai in mano agli uomini del duce, proclamò la decadenza dei deputati aventiniani.

    Dopo la prima, dura reazione all’avvento della dittatura in Italia, gli Stati europei e gli USA (a parte la Germania) in cui Hitler era, da sempre, un fervente ammiratore di Mussolini cominciarono a guardare, con un certo interesse, anche positivo, la dittatura mussoliniana (uno degli uomini politici favorevoli fu addirittura Winston Churchill). I rapporti diplomatici si stavano ricreando, quando Mussolini entrò in conflitto con la Società delle Nazioni, a causa della guerra etiopica (1935-1936). Tutti gli Stati che ne facevano parte proclamarono le “sanzioni” nei riguardi dell’Italia, l’unico paese che non le proclamò fu la Germania.

    Conquistata l’Etiopia, venne fondato l’impero, mentre l’Italia si avvicinava, sempre di più, allo Stato nazista. Nel 1936 fu creato l’Asse Roma-Berlino, nel 1938 al convegno di Monaco, Mussolini appoggiò le rivendicazioni naziste sulla Cecoslovacchia, riconobbe l’annessione dell’Austria alla Germania dopo che nel 1934 vi si era opposto e, sempre nel 1938, fece promulgare dal re le leggi razziali contro il popolo ebraico, già in vigore dal 1935 in Germania. 

    Negli incontri di Monaco, Francia e Inghilterra chinarono la testa e accettarono le ultime annessioni territoriali hitleriane a patto che non fosse attaccata la Polonia.

    Hitler sembrò accettare ma, il 1° settembre 1939, dopo un patto segreto firmato con la Russia, invase la Polonia da ovest, mentre da est, dopo pochi giorni, Stalin entrava nel territorio polacco. Era la guerra! Nel 1939-1940 la Germania invase tutta l’Europa occidentale (meno l’Inghilterra) e Mussolini che non aveva partecipato al primo anno di guerra ormai sicuro che la Germania avrebbe vinto (famosa la sua frase: “Occorrono 1000 morti da gettare sul tavolo della pace!), il 10 giugno 1940, entrò in guerra. Nel frattempo l’Asse Roma-Berlino si era ampliato comprendendo anche Tokio che il 7 dicembre 1941 bombardò la flotta americana nelle isole Hawaii, determinando l’entrata nel conflitto degli Stati Uniti. 

    Nel 1943 si guastarono completamente i rapporti tra Germania e URSS (Stalin stava troppo avanzando nell’Europa orientale), la guerra intanto, dopo durissime battaglie, prima in Africa, poi nelle isole dell’Oceano Pacifico si volse a favore degli alleati, al punto che il 9 luglio 1943 questi sbarcarono in Sicilia e cominciarono la conquista dell’Europa. 

    Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio fascista sfiduciò Mussolini che si recò subito dopo dal re Vittorio Emanuele II lo fece arrestare e affidò il Governo al Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio. Mussolini, nel frattempo, venne liberato dai tedeschi e condotto da Hitler che lo convinse a fondare nel nord d’Italia una repubblica fascista, la cosiddetta Repubblica di Salò. Intanto, Badoglio, l° settembre 1943, firmava l’armistizio con gli alleati e subito dopo (brutta pagina della nostra storia!) con il re e la famiglia reale fuggiva, prima a Pescara e, poi, imbarcandosi su una nave, raggiungeva Brindisi in mano agli alleati.

    L’Italia, dopo l’otto settembre conobbe il periodo più duro della guerra con due Governi (uno a nord e uno a sud), i fratelli contro i fratelli e, soprattutto con l’Italia quasi completamente in mano ai tedeschi.

    La guerra, intanto, continuava: il 4 giugno 1944 gli alleati entrarono a Roma, il 6 giugno 1944 sbarcarono in Normandia mentre l’esercito russo da est avanzava verso Berlino.

    Mussolini, quando la situazione divenne disperata (era a Milano) rifiutando la proposta dell’arcivescovo Cardinale Schuster di rimanere nell’arcivescovado (e se lo avesse fatto forse si sarebbe salvato) fuggì travestito da soldato tedesco ma venne riconosciuto a Musso da un gruppo di partigiani. Portato a Dongo e da lì a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945 venne fucilato insieme alla sua amante, Claretta Petacci.

    Il 30 aprile 1945 lo seguì, Hitler che rifugiato in un bunker e sentendo sulla testa gli stivali dei soldati sovietici prima si sposò la sua compagna Eva Braun e poi l’uccise, uccidendosi subito dopo. Il suo corpo non venne mai trovato mentre il corpo di Mussolini, della donna che era morta con lui e di altri gerarchi catturati vennero vergognosamente esposti a testa in giù e appesi per i piedi a Milano a Piazza Loreto.

     

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1) Mussolini, detto il duce, redivivo sembra proprio lui con la mascella prominente, le mani sui fianchi e l’orbace. Parla di “cose di destra”. Quali sono queste “cose di destra” con cui egli conciona ovunque chi incontra? Tra queste le più importanti per lui sono l’”orgoglio di razza”, gli “immigrati invasori” e il “non arrendersi mai”. Veramente il duce, nella realtà, cioè quando era vivo e si esaltava parlando delle azioni storiche che avrebbero dovuto coinvolgere il popolo italiano, di razza e del non arrendersi mai (quindi di guerra) non era forse condizionato da Hitler, secondo voi? Effettuate ricerche in merito.

    2) Come è stato accolto, nel film dagli italiani di oggi, questo nuovo/vecchio Mussolini calato misteriosamente all’improvviso a Roma nel centro di Piazza Vittorio Emanuele e nel pieno di una contemporanea campagna elettorale? C’è qualcuno che si è spaventato o tutti, più o meno l’hanno accolto benevolmente?

    3) Citate i casi in cui i romani si sono trovati davanti al duce che vi hanno più colpito e spiegatene, secondo voi, quale sia il perché della scelta degli autori nel creare il nuovo Mussolini e nel narrare i suoi rapporti con i figli di quelli che, nella realtà, lo hanno seguito o si sono opposti a lui. 

    4) Come fa ad accorgersi del fatto che è proprio lui, Mussolini redivivo, quello strano personaggio accolto da tutti più o meno con simpatia, un giovane regista di documentari che, inizialmente, lo credeva una maschera o un comico e che si mette a seguirlo, dandogli dei consigli e portandolo in giro per l’Italia tra incontri e show televisivi e insegnandoli cosa siano i social e gli smartphone e tutti i nuovi possibili mezzi di comunicazione?

    5) Mussolini ascolta il regista e lo segue in quello che gli consiglia di fare perché se è tornato egli è tornato per riprendersi l’Italia. Il giovane documentarista ha capito le sue intenzioni?

    6) Mussolini dopo aver preso contatto con gli italiani di oggi, nel film se ne esce con questa frase “eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni ritorno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”. Commentate.

    7) Il regista Luca Miniero ha detto, in una intervista, “il fantasma di Mussolini aleggia ormai dappertutto, tirato in ballo persino dal PD”. Trovate che questo fantasma sia ancora ingombrante perché molti italiani giudicano quanto egli abbia fatto di positivo (anche l’inglese Churchill ne era convinto) prima degli accordi con Hitler che portarono all’Italia “le leggi razziali” nel 1938 e la guerra nel 1940 o perché, oggi in Italia, si sente la necessità di un “uomo forte” che sappia prendere in mano le redini del paese?

    8) La storia dell’opera filmica di Miniero è ispirata a un film tedesco del 2015, “Er ist wieder da” (lui è tornato) in cui gli autori immaginavano un Hitler redivivo che ritornava sulla terra. Mentre, nel film italiano, quasi tutti coloro che lo incontrano sono, chi più chi meno, condiscendenti con il “nostro” dittatore, in Germania l’eventuale arrivo di Hitler sulla terra è stato considerato una tremenda disgrazia per tutto il paese. Secondo voi questa ultima posizione è legata al carattere del popolo tedesco nel voler dimenticare il baratro in cui l’ha fatto cadere il dittatore nazista mentre è nel carattere di noi italiani mostrare una certa benevolenza verso colui che ha portato migliaia di “nostri” ebrei alla morte nei campi di sterminio in Polonia e migliaia e migliaia di “nostri” ragazzi a morire nelle tante battaglie della II Guerra Mondiale?

    9) Quando, nel film, Mussolini redivivo rischia di apparire troppo umano e simpatico, Miniero lo fa incontrare con una vecchia signora che, da bambina, è stata deportata con la famiglia nel campo di sterminio di Auschwitz, perdendo lì tutti i suoi famigliari. Qual è la reazione del duce quando la signora gli rinfaccia da ebra e da italiana tutte le sue responsabilità storico-politiche?

    10) Miniero, sempre in un intervista, afferma che il suo film “non giudica” Mussolini ma lo segue nel suo viaggio con il giovane documentarista attraverso la penisola “per registrare le reazioni degli italiani”. Ricordando, dopo aver visto il film, tutti coloro  che Mussolini ha incontrato nello svolgersi della trama filmica, secondo voi, quali sono stati, in maggioranza le loro reazioni? Negative, positive o indifferenti?

    11) Si coglie negli incontri avuti nel film tra Mussolini e gli italiani di oggi la disaffezione per la politica condivisa dal 37% del popolo italiano?

     

     

     

     

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