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Misure Straordinarie

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Il film Misure Straordinarie s’ispira alla vera storia di John Crowley, un uomo che ha sfidato il convenzionale buon senso e le grandi disuguaglianze, rischiando il futuro della sua famiglia per prendersi cura della malattia che minacciava la vita dei figli.

    Dalle sue radici di operaio John Crowley (Brendan Fraser) ha finalmente cominciato ad assaporare il successo nell’America delle grandi aziende. Aiutato dalla splendida moglie Aileen (Keri Russell) e dai tre figli, John è sulla corsia di sorpasso. Ma proprio mentre la sua carriera sta per decollare lascia perdere tutto appena viene diagnosticata ai due figli più piccoli, Megan e Patrik, una malattia fatale. Con Aileen al fianco, sfoderando tutta la sua abilità e determinazione, Crowley fa squadra con uno scienziato brillante ma sottovalutato e anticonformista, il dottor Robert Stonehill (Harrison Ford), e i due fondano una compagnia biotecnologica che ha come obiettivo lo sviluppo di una medicina salvavita.

    Il primo lo fa per salvare i figli e il secondo per mettere alla prova se stesso e le sue teorie, e la loro improbabile alleanza alla fine si trasforma in un reciproco e profondo rispetto nella loro battaglia contro le lobby dei medici votati al business, contro il sistema e contro il tempo. Ma all’ultimo istante, quando ai due sembra di aver trovato una soluzione, la loro collaborazione deve fare i conti con un test conclusivo, la cui conseguenza può determinare il destino dei figli di John…

  • Genere: drammatico
  • Regia: TOM VAUGHAN
  • Titolo Originale: Extraordinary Measures
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA
  • Produzione: CBS FILMS presenta una produzione DOUBLE FEATURE FILMS
  • Data di uscita al cinema: 23 aprile 2010
  • Durata: 110 minuti
  • Sceneggiatura: ROBERT NELSON JACOBS
  • Direttore della Fotografia: ANDREW DUNN
  • Montaggio: ANNE V. COATES
  • Scenografia: DEREK R. HILL
  • Costumi: DEENA APPEL
  • Attori: BRENDAN FRASER HARRISON FORD KERI RUSSEL
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    Alla ricerca di una storia straordinaria

    Harrison Ford e i produttori Michael Shamberg, Stacey Sher e Carla Santos Shamberg hanno cercato per anni un progetto sul quale poter collaborare. La ricerca è finita sei anni fa, quando Ford ha letto sul Wall Street Journal un articolo della scrittrice Geeta Anand, vincitrice del Premio Pulitzer, e il libro intitolato The Cure: come un padre ha raccolto 100 milioni di dollari - e aggirato l’establishment medico – cercando di salvare i suoi figli che narrava la storia di John Crowley e della sua famiglia.

    Affascinato da tanti temi, Ford si è accorto che in quell’irresistibile avventura c’erano tutte le premesse per farne un film.

    “Ho pensato che il libro di Geeta aveva molte cose da dire sul coraggio, sull’intraprendenza, sull’amore dei genitori e sul potere di superare le difficoltà in circostanze molto particolari – spiega Ford. – Se fossimo riusciti a cucire tutto questo in un film avremmo portato sullo schermo una storia formidabile, che avrebbe arricchito le vite della gente”.

    I produttori sono stati d’accordo. C’era l’opportunità di dividere con il pubblico una storia coinvolgente, vera, piena di ostacoli fisici e psicologici. Una storia legata alla crociata di una famiglia per superare grandi avversità.

    “La cosa che ci ha colpito di John Crowley è che lui è un eroe della vita reale – dice Shamberg – Ha fatto un viaggio coraggioso e ha rischiato grosso, insieme alla moglie Aileen, per fare quella che era la cosa migliore per i figli”.

    La storia della famiglia Crowley si è trovata sotto il tetto giusto alla Double Feature Films, la compagnia di produzione di Shamberg e Shar.

    Nella filmografia della Double Feature ci sono molti titoli ispirati da storie della vita reale, come Erin Brockovich, Freedom Writers e World Trade Center.

    “Le più belle storie vere si leggono come se fossero fiction, e il libro di Geeta non fa eccezioni – dice Shear – Leggendolo pensi che nessuno lo comprerebbe se non fosse vero e, com’è anche nel caso del film, se non fosse ispirato da eventi reali”.

    Nonostante la famiglia Crowley si sia trovata bene a raccontare la storia a Geeta Anand, c’è stata qualche perplessità quando Hollywood ha bussato alla loro porta.

    “Mio padre era un poliziotto e mia madre una cameriera – dice John Crowley – Io non sono cresciuto nel mondo hollywoodiano e all’inizio ero un po’ scettico. Ma i produttori hanno fatto film molto belli, hanno un’esperienza unica nella produzione di film ispirati a storie reali e ci hanno fatto sentire a nostro agio. Anche il fatto che Harrison Ford sia stato coinvolto fin dal primo giorno ha reso il progetto molto più affascinante”.

    Con i Crowley a bordo, lo sforzo di squadra per portare la storia sullo schermo era appena all’inizio.

    Due uomini, una missione: la tecnica di adattare la storia al grande schermo

    Trasformare il viaggio della famiglia e il libro The Cure in una pellicola di due ore è stata un’operazione complessa e delicata. Le tappe della vicenda erano distribuite lungo diversi anni, dovevano essere condensate, e anche la storia doveva coinvolgere le platee nel procedimento scientifico coraggioso e innovatore che ha salvato i figli di Crowley.

    L’impresa era al tempo stesso impegnativa e gratificante. I produttori hanno incontrato lo sceneggiatore Robert Nelson Jacob, nominato per l’Oscar, e hanno subito capito di aver trovato la persona giusta per adattare la storia.

    “Jacob ha scritto Chocolat – racconta Santos Shamberg – ed è uno scrittore molto sensibile. Trasformare il libro di Geeta e la storia dei Crowley in un film è stato un procedimento lungo, ma in un solo anno Robert si è presentato con un’ottima sceneggiatura. Insomma, siamo stati fortunati”.

    Jacobs ha trovato nel libro di Anand risorse incredibili e pensa che la giornalista e autrice sia stata molto generosa nel dividere con lui le sue lunghe ricerche. Ma anche Jacobs ha lavorato a un’analisi molto ampia sulla famiglia.

    Anche se l’obiettivo del film era di catturare lo straordinario viaggio dei Crowley per combattere la discriminazione, Jacobs ha creduto importante sottolineare il fatto che si tratta di una famiglia impegnata in una routine che si ripete giorno per giorno.

    Come percepisce Jacobs, “il trionfo di questa famiglia sarà reso più visibile anche mostrando i punti deboli della sua armatura: la sua vulnerabilità, la sua fragilità, i difetti che ogni altra famiglia ha. Tutti i genitori hanno bisogno di prendere decisioni su ciò che è meglio fare nell’interesse dei loro ragazzi. Per i Crowley erano, letteralmente, decisioni di vita e di morte."

    Condensare la cronologia degli eventi significava trovare il modo migliore per rappresentare le tante persone che assistono John nel suo sforzo per mettere a punto la medicina che salverà i suoi figli.

    “C’è un sacco di gente che lo aiuta nella sua avventura, dagli scienziati agli uomini d’affari, ci sono tanti medici per i quali John ha cercato e raccolto denaro – spiega Jacobs. – Abbiamo messo insieme tutta questa gente in un solo personaggio, il dottor Robert Stonehill. John è molto onesto e leale, Stonehill cammina al ritmo del suo tamburo interno. Ho capito che metterli tutti e due insieme avrebbero fatto scintille. Avrebbe creato un bel po’ di tensione drammatica”.

    Ford, che è insieme protagonista e produttore esecutivo del film, vede nel dottor Stonehill un’intrigante opportunità sia per il racconto della storia sia dal suo punto di vista di attore.

    “E’ una somma di tutte le persone che hanno interpretato ruoli diversi nella storia dei Crowley, ma per me è anche una somma di tutte le cose che ho trovato nella mia ricerca. Stonehill rappresenta uno scienziato, uno studioso, ma anche un lupo solitario, un iconoclasta – spiega Ford. – E il suo rapporto con John Crowley, per me attore, è una relazione interessante. Il loro rapporto ogni tanto è litigioso, non sempre liscio, ma ci sono anche momenti di ferma collaborazione. E’ una dinamica complicata…”

    “Sono due uomini con una missione: uno per salvare la sua famiglia, l’altro per dimostrare di aver ragione – dice Shamberg. – Due uomini contro il sistema: non penso che si possa essere in errore quando si hanno due perdenti che lottano per qualcosa di giusto. E tenendo conto dell’attuale dibattito sulla salute pubblica, la gente sembra avere una particolare simpatia per personaggi che si fanno carico di problematiche importanti come quelli di cui si parla, che possano mettere in pericolo il destino delle persone che amano”.

    E’ importante il concetto del “farmaco orfano” per comprendere come vada avanti il lavoro di questi due personaggi. L’Orphan Drug Act del 1983 è stato approvato per incoraggiare lo sviluppo dei farmaci che hanno un piccolo mercato perché curano le malattie “orfane”, definite negli Stati Uniti come “quelle che colpiscono meno di 200 mila persone o quelle che colpiscono meno di 200 mila persone ma per le quali non c’è una ragionevole aspettativa che il costo delle ricerche e della produzione del farmaco possa essere recuperato con le vendite della medicina sul mercato americano”.

    Per questa legge le compagnie che sviluppano un “farmaco orfano” possono venderlo senza concorrenza per sette anni e hanno anche incentivi fiscali. Il morbo di Pompe, malattia neuromuscolare il cui nome viene dal medico che la scoprì nel 1932, è appunto una malattia “orfana”, e il farmaco che John Crowley e il dottor Stonehill sviluppano nel corso della storia rientra nella legge sulle “malattie orfane”.

    Il potenziale di mercato per un “farmaco orfano” può essere enorme a causa dell’alto costo di queste medicine per i singoli pazienti (il trattamento di un paziente può arrivare a centinaia di migliaia di dollari ogni anno), costo che le assicurazioni sanitarie spesso coprono.

    Questo spiega perché John e Stonehill riescono a raccogliere grandi finanziamenti e alla fine a vendere il farmaco a una grande compagnia farmaceutica, la Zymagen. Per costruire il personaggio di Stonehill rendendo credibile il suo aspetto scientifico nella sceneggiatura, Ford e Jacobs si sono rivolti a esperti del settore per chiedere aiuto e collaborazione.

    “Sono molto soddisfatto della buona volontà della comunità scientifica nell’aiutarci a rendere la storia più giusta a livello scientifico - dice Ford – e a trovare il modo di rappresentare al meglio un procedimento scientifico che è soprattutto un lavoro mentale”.

    Trovare il modo di dare una forma fisica a questo processo cerebrale era indispensabile per raccontare la storia, e al tempo stesso era importante un dialogo scientificamente corretto sia per la sua esattezza che per aprire una finestra sul personaggio di Stonehill.

    “Quando sullo schermo Harrison spiega un procedimento scientifico in realtà quello che conta veramente è ciò che si nasconde sotto le sue parole: devi vedere uno scienziato che si appassiona a quello che sta facendo”, dice Jacobs.

    E’ stato determinante per Ford e Jacobs capire le sfumature scientifiche per poi semplificare tutto in modo che il pubblico possa comprenderlo bene. Uno scienziato rivelatosi utilissimo in questa ricerca è stato il dottor Hung Do, che ha lavorato con John Crowley fin dall’inizio e continua ancora oggi a collaborare con lui.

    I realizzatori del film hanno passato molto tempo con Hung Do, che è stato consultato dai primi sviluppi della sceneggiatura fino alla produzione vera e propria. Do ha anche fatto luce su quello che John Crowley ha messo sul tavolo della comunità scientifica e che ha stimolato e fatto crescere l’interesse di un gruppo di individui notoriamente stoici.

    “L’ha fatto per qualcosa molto più import della ricerca stessa: per far vivere i suoi figli. Per noi studiosi questo dettaglio ha elevato tutto a un livello altissimo”.

    Sia per la reale ricerca sia per condensare tutto nella storia, la componente emozionale e lo spirito della famiglia sono stati alla base della sceneggiatura. Jacobs ha lavorato instancabilmente per mettere insieme un copione nel quale confluissero sia il viaggio fisico che quello spirituale di tutti i personaggi coinvolti.

    “Bisogna dare una grande e reale fiducia a Bob Jacobs - dice Shamberg. – Ha saputo cogliere l’essenza di tutto ciò che anno dopo anno è stato messo nei tanti momenti critici ed è riuscito a renderlo drammatico, stringendo i tempi della storia e combinando i vari personaggi”.

    Gli anni di successo come sceneggiatore e i numerosi apprezzamenti, non sono tuttavia, riusciti ad attenuare la tensione nervosa di Jacobs quando è arrivato il momento di spedire il copione ai Crowleys per farlo leggere.

    “Questo film è il realtà il primo che abbia scritto che fosse ispirato a una vera storia e a una vera famiglia - spiega Jacobs – La cosa più importante era rendere onore allo spirito di quella famiglia. Così ha significato molto per me quando i Crowleys, dopo aver letto la sceneggiatura, mi hanno detto: Sì, hai dovuto romanzare da qualche parte, hai dovuto cambiare la cronologia, ma sentiamo che sei riuscito a catturare lo spirito della nostra famiglia. Questo è probabilmente il miglior complimento che abbia mai ricevuto come sceneggiatore”.

    Una famiglia cambiata per sempre

    Era l’inverno del 1998 e John e Aileen Crowley erano seriamente preoccupati perché la figlia Megan non riusciva a camminare carponi. Invitati dal loro pediatra hanno portato la bambina da un neurologo. Un mese dopo quel primo appuntamento la vita dei Crowley è cambiata per sempre.

    All’età di quindici mesi fu diagnosticata a Megan Crowley la Pompe disease, una malattia genetica molto rara che provoca una deficienza nell’enzima necessario per scomporre il glicogeno, una forma di zucchero accumulato nelle cellule muscolari. L’aumento del glicogeno causa un indebolimento muscolare di tutto il corpo, che si impadronisce dei muscoli, del diaframma, del sistema nervoso, del fegato e del cuore. La Pompe disease è una malattia parente delle distrofie neuromuscolari e di una serie di altre malattie neuromuscolari come la malattia Lou Gehrig. “I medici – racconta John – ci spiegarono che era una malattia molto seria. Insomma, ci dissero che era una malattia mortale”.

    A John e alla moglie Aileen sembrò che niente sarebbe potuto andare peggio. Pochi mesi dopo la diagnosi fatta a Megan, furono informati che anche il figlio appena nato, Patrick, risultava colpito dalla stessa malattia mortale. “In un paio di mesi – racconta John – abbiamo saputo che avevamo avuto due bambini che probabilmente non sarebbero arrivati a due anni di vita. Fu un colpo al cuore”. Più avanti nel tempo seppero che l’aspettativa di vita per la forma infantile/giovanile di Pompe disease che aveva colpito Megan e Patrick arrivava a nove anni.

    Alla famiglia venne detto che c’era ben poco da fare. Non esisteva nessuna cura, e il progresso della ricerca scientifica sulla malattia era lento, troppo lento per la famiglia Crowley. La Pompe disease era una malattia “orfana”: come dire che, essendo rara, le compagnie farmaceutiche e biotecnologiche non avevano abbastanza incentivi economici per finanziare la ricerca di una medicina che potesse curarla. I Crowley diedero il via all’operazione ma si sentirono sempre fuori rotta navigando nel settore medico, ed erano fuori tempo.

    Le condizioni di Megan e Patrick diventavano sempre più gravi. La vita, con la malattia che incalzava, giorno dopo giorno diventava un combattimento. Con i muscoli che perdevano forza, inghiottire, masticare e respirare diventava sempre più difficile, al punto che vennero messi intorno a loro dei ventilatori. Non potevano neanche camminare.

    Un momento critico per John venne durante uno dei soggiorni di Megan in ospedale. Megan era gravemente malata, e il suo cuore si era fermato tre volte nell’arco di sei settimane. John non perse le speranze. Successe quando gli occhi di Megan si inchiodarono su lui e su Aileen.Ricorda John che, pur non potendo parlare né sorridere, furono i suoi occhi a dire tutto. “Ci dicevano che lei non voleva mollare. Che voleva combattere. E da quel momento anche noi l’abbiamo pensata nello stesso modo”.

    John e Aileen cominciarono il loro lavoro per trovare un trattamento contro la Pumpe disease. Nonostante avesse poca esperienza con il mondo dei medici, John ebbe a che fare con parecchi medici e ricercatori. E si trovò di fronte all’incredibile necessità di controbilanciare il tutto. La sua corsa per lo sviluppo di una medicina che potesse salvare i bambini richiedeva un’enorme quantità di tempo, tempo che non poteva più dedicare al suo lavoro stabile, sicuro e ben pagato nell’azienda (che garantiva alla sua famiglia un’assicurazione sanitaria fondamentale) e tempo prezioso che avrebbe potuto passare con i figli. La sua nuova missione significava anche viaggiare molto, cosa che avrebbe potuto generare tensione nel matrimonio. Ma John mise tutto da parte e fece un salto. “Pensai di aver fatto il mio lavoro, come padre. Avevo fatto quello che dovevo fare”, dice.

    Per la famiglia Crowley vennero tempi duri. John ebbe la fiducia della sua principale alleata, Aileen, “Avevo molta fiducia in lui – ricorda Aileen. – Sapevo che lavorava alla ricerca e aveva svolto i suoi compiti, dovevamo solo dargli tutto il nostro aiuto”. Alla fine l’operazione di John ebbe come risultato una medicina che lasciava intravvedere risultati promettenti e positivi. Si diede da fare perché Megan e Patrick cominciassero il trattamento in una serie di prove cliniche. Tuttavia le regole etiche dell’ospedale si scontravano con il fatto che John fosse al tempo stesso un genitore dei pazienti e un dirigente dell’azienda che stava sviluppando la medicina. Così John prese la decisione giusta per non rompere le regole: si dimise dalla sua stessa azienda.

    A questo punto gli studi clinici cominciarono e Megan e Patrick cominciarono a sperimentare il trattamento. John fu addirittura capace di premere lui stesso il pulsante che dava il via all’afflusso della medicina su Megan, mentre Aileen fece la stessa cosa con Patrick. John ricorda che per due anni non aveva più visto la figlia sorridere, a causa della malattia. “Ma dopo due mesi di trattamento abbiamo cominciato ad accorgerci che Megan aveva ripreso a sorridere. Fu per me il primo segno che avevamo qualche speranza”. Dopo dodici settimane di cure, i Crowley continuarono a vedere risultati straordinari. John ricorda di aver guardato negli occhi sua figlia e di averle detto: “Questo vuol dire che il tuo cuore funziona meglio. Vivrai fino a diventare una vecchia signora”. Fu un momento pieno di gioia e di stanchezza. “E poi lei mi ha guardato, cosa che mi ha fatto venire il batticuore, e mi ha abbracciato”, dice John commosso.

    “La gente mi chiede sempre: come avete fatto? E io rispondo: come avremmo potuto non farlo? – spiega Aileen. – Sono convinta che la maggior parte delle persone, in una situazione come la nostra, farebbe tutto il possibile per i suoi figli”. Il numero di persone che nel mondo soffrono di Pumpe disease è, secondo le stime, fra le 5 mila e le 10 mila.

    Nel 2006 l’FDA (Food and Drug Administration) ha approvato il trattamento terapeutico di recupero degli enzimi per il quale John Crowley ha instancabilmente lavorato fino a vederne il test clinico. I pazienti ai quali al momento della nascita è stato applicato il trattamento possono vedere le loro vite diventare lunghe e la loro qualità di vita migliorare in misura significativa. Oggi John Crowley guida una nuova azienda biofarmaceutica che si chiama Amicus Therapeutics e lavora su medicine per molte diverse e rare malattie genetiche. Nell’autunno 2009 Megan ha dodici anni e Patrick undici, continuano a combattere la loro lotta contro la Pompe disease un giorno per volta.

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1) Il film è tratto dalla storia vera di una famiglia, i Crowley, che improvvisamente, si trova immersa in una tragedia: due dei loro tre figli, i più piccoli, Megan di tre anni e Patrick, appena nato, sono stati colpiti da una tremenda malattia, conosciuta dal nome del suo scopritore come la Pompe disease. Come si manifesta? Quali sono i suoi sintomi? Quando venne conosciuta era considerata curabile?

    2) E oggi, dopo la lotta dei Crowley contro la Pompe disease, c’è qualche speranza per coloro che ne sono colpiti?

    3) La Pompe disease impedisce la produzione nel corpo del malato di un enzima per scomporre il glicogeno, una forma di zucchero che si trova nelle cellule muscolari. Quali sono i lunghi tragici effetti provocati dalla mancanza dell’enzima scompositore? Effettuate ricerche in merito.

    4) La Pompe disease è molto simile a un’altra malattia neuromuscolare, conosciuta come il Morbo di Lou Gehrig dal nome dello sportivo americano che, tra i primi, la contrasse. Tale malattia, è provato dalle situazioni che si sono verificate, (e si stanno verificando) colpisce, in particolar modo, gli sportivi. Gli scienziati sono riusciti a scoprire i motivi di questa tragica preferenza? Effettuate ricerche in merito.

    5) Esistono malattie orfane e farmaci orfani. A quale fatto si debbono queste denominazioni?

    6) E’ dimostrato che, nei riguardi di alcune malattie abbastanza rare, grandi case farmaceutiche ne posseggano le cure (o quanto meno i palliativi) ma non ne producano. Perché? Approfondite l’argomento.

    7) Per lungo tempo, le compagnie farmaceutiche e biotecnologiche sostennero di non aver abbastanza incentivi economici per effettuare ricerche e produrre una medicina orfana, come per la Pompe disease. Dopo aver visto il film qual è la vostra opinione in merito?

    8) E, sempre rispetto alla domanda precedente, per voi, eticamente, è giusto che industrie come quelle farmaceutiche che producono medicine diffusissime del valore di miliardi di dollari (o euro), chiedano incentivi per effettuare ricerche di medicinali salvavita per un limitato numero di persone, non produttivo dal punto di vista economico?

    9) Recentemente, su pressione del Presidente Barack Obama, il Senato e la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, hanno approvato una riforma della sanità americana. Qual era la situazione prima per 30 milioni di cittadini statunitensi e qual è ora? Approfondite l’argomento.

    10) Nei riguardi della riforma della sanità di cui parliamo nella domanda n. 9 possiamo citare un precedente molto limitato realizzato dal presidente Lyndon Johnson e, destinato, esclusivamente, agli anziani. Ma né, negli anni ’30, Franklin Delano Roosevelt che condusse l’America alla vittoria nella II guerra mondiale né Bill e Hillary Clinton, negli anni 90, riuscirono a mettere mano a una riforma definitivamente valida (e non lo è completamente neanche quella di Obama). Perché?

    11) Chi erano, pur in tempi storici diversi, gli stessi oppositori alla promulgazione di tale legge? E perché questa estrema opposizione che anche Obama ha trovato nel 2010? Approfondite l’argomento.

    12) Nel 1983 negli Stati Uniti fu approvato l’Orphan Drug act. Qual era lo scopo di questa legge? E tale scopo venne raggiunto? Approfondite l’argomento.

    13) Quando la tragedia si abbatté sui Crowley non c’era neanche il tempo per pensare: due anni di sopravvivenza sofferta per Megane e Patrick. Quale fu la reazione di John, il loro padre quando gli venne detto che non c’era nulla da fare?

    14) John si trovò ad affrontare il momento più difficile della sua vita proprio quando per lui, il cosiddetto “sogno americano”, si stava avverando. Quale decisione prese nei riguardi del suo lavoro?

    15) John abbandonò i sogni di carriera e, aiutato da Aileen, sua moglie, cominciò a cercare come ci si potesse opporre alla Pompe disease. Quando e come gli sorse l’idea che fosse necessario sviluppare, nonostante tutte le inutili ricerche fino ad allora tentativi, per trovare una nuova medicina in grado di salvare i suoi bambini?

    16) Quando e perché John e Aileen, nella storia filmica decidono di rivolgersi, a Robert Stonehill, un discusso scienziato tra i medici e nell’ambito della ricerca scientifica?

    17) L’incontro-scontro tra John Crowley e Robert Stonehill, all’inizio, fa’ scintille: John purtroppo “non ha tempo” e Stonehill vuole essere sicuro prima di rendere definitive le sue ricerche e portarle a conoscenza del mondo scientifico. Praticamente, come afferma Michael Shamberg, uno dei produttori del film, Crowley e Stonehill sono due uomini con una stessa missione per due scopi diversi: il primo per salvare la sua famiglia e l’altro per dimostrare di avere ragione. Due uomini contro il sistema. Due perdenti che lottano per qualcosa di giusto. Siete d’accordo? Commentate.

    18) La figura di Robert Stonehill è stata costruita per il film ma ne rappresenta, in un “unicum”, tutti, scienziati, medici, uomini di affari che hanno aiutato John, anche economicamente, nella sua affannosa e dolorosa ricerca di un rimedio per salvare i suoi bambini. E’ stato per necessità di sceneggiatura che tutte queste brave persone sono state realizzate in un solo personaggio cinematografico? Secondo voi è giusta dal punto di vista narrativo questa scelta oppure avreste preferito un’altra soluzione? Chiarite in merito il vostro pensiero.

    19) Oggi Megan ha 11 anni e Patrick ne ha nove. Sono bambini uguali agli altri ma si può dire che la loro malattia sia stata completamente debellata?

    20) La ricerca disperata di John per salvare la sua famiglia gli ha portato, dopo la quasi completa guarigione dei suoi figli, inaspettatamente, anche un notevole riscontro economico. Come e perché?

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