L'uomo che uccise Don Chisciotte In evidenza

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  • Sinossi:

     

    C’era una volta Toby, un giovane idealista studente di cinema. Il suo grande successo è stato una rivisitazione lirica della storia del Don Chisciotte, ambientata in un pittoresco villaggio spagnolo. Ma quei tempi sono ormai lontani; oggi è un regista pubblicitario insensibile, arrogante e sessuomane. Il denaro e il mondo glamour lo hanno corrotto, e ora si destreggia tra Jacqui, la moglie del suo capo, una tempesta di proporzioni bibliche e il suo ego, mentre tenta di ultimare un nuovo spot commerciale in Spagna. Quando un misterioso gitano lo avvicina con una vecchia copia del suo vecchio film Toby è molto toccato e decide di partire alla ricerca del piccolo villaggio dove aveva girato tanti anni prima. Tuttavia si rende conto con orrore che il suo piccolo film ha provocato terribili conseguenze nel vecchio villaggio addormentato: la giovane Angelica, che una volta era l’innocenza in persona, ora lavora come escort di lusso, e il vecchio che interpretava Don Chisciotte è diventato completamente pazzo ed è convinto di essere il “Cavaliere dalla triste figura”.

    Una serie di incidenti causa un incendio che minaccia di distruggere il villaggio. La polizia arriva da Toby, cui viene in salvo il vecchio sognatore che, scambiandolo per Sancho, suo fedele scudiero, lo trascina in giro per le campagne alla ricerca della sua donna ideale, Dulcinea.

    Durante la loro ricerca, Toby si ritrova faccia a faccia con i demoni, reali e immaginari, moderni e medievali. Donzelle da salvare, tornei di combattimento, giganti da uccidere e donne con la barba: realtà e fantasia si confondono in questo bizzarro viaggio dal finale fantasmagorico.

     

  • Genere: Avventura
  • Regia: Terry Gilliam
  • Titolo Originale: The man who killed Don Quixote
  • Distribuzione: M2 Pictures
  • Produzione: Alacran Pictures, Amazon Studios, Entre Chien et Loup
  • Data di uscita al cinema: 27 settembre 2018
  • Durata: 132’
  • Sceneggiatura: Terry Gilliam, Toby Grisoni
  • Direttore della Fotografia: Nicola Pecorini
  • Montaggio: Teresa Font, Lesley Walker
  • Scenografia: Benjamin Fernandez
  • Costumi: Lena Mossum
  • Attori: Adam Driver, Jonathan Pryce, Stellan Skarsgard, Olga Kurylenko, Joana Ribeiro
  • Approfondimenti:

     

    LE RIPRESE DI UN CLASSICO

    “Penso che il problema del Don Chisciotte sia che quando ti appassioni a questo personaggio e a quello che rappresenta, diventi tu stesso Don Chisciotte. Ti muovi nella follia, determinato a trasformare la realtà nel modo in cui la immagini. Ma che, ovviamente, si rivela molto diversa”.

    Terry Gilliam

     

    L’uomo che uccise Don Chisciotte ha alle spalle un percorso di sviluppo fra i più lunghi e tortuosi della storia del cinema. Il fatto che alla fine il film sia stato realizzato dopo quasi 30 anni, è un risultato straordinario, merito della perseveranza, della passione e del genio del regista Terry Gilliam. La realizzazione del film si è concretizzata solo al decimo tentativo di Gilliam di portarlo a termine.

    Nel 1989, subito dopo aver realizzato Le avventure del barone di Münchausen, Gilliam aveva presentato una proposta a uno dei suoi produttori, Jake Eberts e racconta: “Volevamo  lavorare ancora insieme, così ho chiamato Jake e gli ho detto: ‘Ho due nomi per te... uno è Don Chisciotte, l’altro è Gilliam - e ho bisogno di 20 milioni di dollari”. E Jake ha risposto: “Sono pronto!”. Era stato tutto così semplice. Così ho cominciato a leggere il romanzo, ma qualche settimana dopo, finiti i due volumi, mi sono reso conto che non potevo fare il film!”.

    Dopo La leggenda del re pescatore (1991), L’esercito delle 12 scimmie (1996) e Paura e delirio a Las Vegas (1998) – tre film girati e ambientati negli Stati Uniti – Gilliam voleva fare un film in Europa. Il nuovo progetto era intitolato L’uomo che uccise Don Chisciotte. Il regista racconta: “Quando ho capito che non potevo girare Don Chisciotte nel modo in cui lo aveva scritto Cervantes, mi sono chiesto se potevo fare un film raccontando una storia che ne catturasse l’essenza senza fare strettamente riferimento al libro”. Ispirato dai sei mesi trascorsi nel tentativo di adattare Un americano alla corte di re Artù di Mark Twain, Gilliam ha dato vita al personaggio di un giovane e sfacciato regista di spot pubblicitari, un pubblicitario dei nostri tempi, che in qualche modo si ritrova nel XVII secolo e viene scambiato da Don Chisciotte per Sancho Panza.

     

    Gilliam ha lavorato alla sceneggiatura con Tony Grisoni, con cui aveva già lavorato su Paura e delirio a Las Vegas. Grisoni ricorda: “Il bello del lavoro con Terry è che è un gioco serio. Ricordo che recitavamo le scene in modo molto naturale: le passavamo in rassegna, interpretavamo i diversi personaggi e poi ci scambiavamo. In questo modo capivamo il senso della scena, il timing e come far funzionare le battute. Acquisivo il materiale, scrivevo, gli inviavo tutto e poi ci vedevamo di nuovo. Questo gli ha permesso di sentirsi libero e di farsi venire delle idee, di produrre qualcosa svincolandosi dal rigore della sceneggiatura”.

     

    L’uomo che uccise Don Chisciotte è andato in produzione nell’autunno del 2000, e le riprese si sono chiuse in sole sei giornate molto difficili. Nei primi giorni in Spagna a Las Bardenas, in Navarra, è arrivata un’alluvione improvvisa oltre al problema di rumorosi aerei da caccia. Nella quinta giornata Jean Rochefort, che interpretava Don Chisciotte, ha dovuto lasciare il set a causa di un dolore che gli impediva di andare a cavallo. Così le riprese si sono fermate al sesto giorno. Questa infernale avventura è stata ripresa passo passo nel documentario Lost in La Mancha (2002).

    Il film ha subito una battuta d’arresto per otto anni. Gilliam e Grisoni hanno ripreso la sceneggiatura nel 2009 e hanno fatto passi da gigante affinandola in modo significativo. La prima modifica è stata quella di dare a Toby una solida back story e di avergli fatto girare un film quando era studente. Un ulteriore sviluppo è stato abbandonare l’elemento del viaggio nel tempo: invece di far incontrare  Toby con il vero Don Chisciotte del XVII secolo, le sue avventure si svolgono in compagnia di un vecchio attore del suo film studentesco, che si è convinto di essere il leggendario cavaliere.

    Dice Gilliam: “In questo modo il progetto verte sui film e sul cinema, su quello che i film provocano alle persone coinvolte nella loro realizzazione. Il nostro pubblicitario è stato trasformato in qualcuno che dieci anni prima, da studente, aveva realizzato un film in un piccolo villaggio in Spagna. Quando fa ritorno in quel villaggio, pensando che sarà meraviglioso come quando aveva lavorato lì, scopre che la maggior parte della gente di quel villaggio non gli piace. E che ha distrutto delle vite”.

    Gilliam ammette: “Un altro motivo per cui siamo rimasti nel mondo di oggi è che è più economico rispetto al XVII secolo. Non devi stare a preoccuparti tutto il tempo di eliminare i cavi delle linee telefoniche, puoi avere una strada moderna!”.

    I due sceneggiatori hanno fatto molte modifiche dal 2009 e Grisoni racconta: “Penso che, in media, abbiamo riscritto la sceneggiatura due volte all’anno, a volte forse anche più, a seconda della possibilità che il film entrasse di nuovo in produzione. Ogni volta che sembrava ci fosse una  possibilità, ricevevo una chiamata di Terry… E oggi credo che abbiamo davvero una sceneggiatura fantastica”.

     

    TERRY GILLIAM 

    Nel corso di una carriera cinematografica di oltre quarant’anni, ha diretto una serie di film stupefacenti a livello visivo, promuovendo il potere dell’immaginazione e sfidando gli spettatori a guardare la realtà in modo diverso.

    Nato nel Minnesota, vicino Minneapolis, negli anni Sessanta si è stabilito a Londra, dove è diventato un membro dei Monty Python, per i quali è stato interprete degli sketch e ha collaborato al lavoro sulle animazioni. Ha diretto insieme a Terry Jones Monty Python e il Sacro Graal (1975). Sempre per i Monty Python è stato lo scenografo di Brian di Nazareth (1979), di cui è stato anche interprete, sceneggiatore e ha lavorato sull’animazione. In Monty Python - Il senso della vita (1983), il suo principale contributo è stato un cortometraggio, eccentrico come al solito, intitolato The Crimson Permanent Assurance.

    Nel 1977 ha diretto il suo primo film da solo, Jabberwocky, cui ha fatto seguito I banditi del tempo (1981), un viaggio nel tempo spassoso e caotico con Sean Connery e John Cleese. Nel 1985 è uscito il suo ambizioso Brazil, film di fantascienza ambientato in un mondo distopico, che ha ricevuto il premio come Miglior film dal Los Angeles Film Critics e due candidature all’Oscar (come Miglior sceneggiatura originale e Miglior scenografia). Ha in seguito diretto Le avventure del barone di Münchausen (1988), girato a Roma, con John Neville, Robin Williams, Oliver Reed e Uma Thurman, che ha ricevuto quattro candidature all’Oscar.

    I tre lungometraggi successivi sono stati girati negli Stati Uniti. La leggenda del re pescatore (1991), girato a New York, con Jeff Bridges, Robin Williams e Mercedes Ruehl, ha vinto il Leone d’argento al Festival di Venezia e il regista ha ricevuto una candidatura al Golden Globe. Il film ha poi ottenuto cinque candidature all’Oscar e ne ha vinta una per la Migliore attrice non protagonista (Mercedes Ruehl). Ha fatto seguito il celebre film L’esercito delle dodici scimmie (1995), con Bruce Willis e Brad Pitt. Nel 1998 è uscito Paura e delirio a Las Vegas, un adattamento del romanzo di Hunter S. Thompson con Johnny Depp e Benicio Del Toro.

    Nel 2000 Gilliam è andato in Spagna per girare il suo Don Chisciotte, ma le riprese sono state interrotte a causa delle gravi condizioni metereologiche e di un infortunio del protagonista. Ha quindi girato a Praga I fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005) con Matt Damon e Heath Ledger, e poi Tideland - Il mondo capovolto (2005), con Jodelle Ferland e Jeff Bridges.

    Ha fatto seguito Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), di cui è stato regista e cosceneggiatore, con Heath Ledger, Christopher Plummer, Andrew Garfield e Lily Cole. Ledger è venuto a mancare durante le riprese e il ruolo di Tony da lui interpretato è stato ripreso dai suoi amici Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Il film è stato candidato a due Oscar.

    Nel 2011 Gilliam ha scritto e diretto The Wholly Family, un cortometraggio della durata di 20 minuti

    premiato come Miglior cortometraggio dall’European Film Academy. Ha poi diretto The Zero Theorem

    - Tutto è vanità (2013), con Christoph Waltz, Matt Damon e Melanie Thierry.

    Nel 2011 ha fatto il suo debutto nell’opera con la regia di La damnation de Faust di Hector Berlioz all’English National Opera, dove ha fatto ritorno nel 2014 con la regia di Benvenuto Cellini, sempre di Berlioz; entrambe le produzioni hanno ricevuto ottime recensioni dalla stampa londinese.

    Gilliam continua a vivere a Londra e ora che Don Chisciotte è uscito dalla sua vita lo attendono lunghi mesi di depressione post parto…

     

    IL RISULTATO

    A proposito dell’esito finale del film Terry Gilliam osserva: “C’è da divertirsi molto. Jonathan lo ha reso davvero divertente. Strappa una risata sulle battute, ha improvvisato molto. Così ha cominciato a improvvisare anche Adam e la loro combinazione funziona davvero. Per quanto sia spassoso, non la definirei una commedia perché è soprattutto un film romantico. Le grandi peripezie lo rendono vivace e si ride tutto il tempo”.

     

    Gilliam è anche soddisfatto per il fatto di essere riuscito a far rientrare nel film tematiche personali ed elementi autobiografici. Don Chisciotte è un personaggio che lotta per il potere dell’immaginazione contro le forze della ragione – un tema che ricorre spesso nell’opera del regista, che commenta: “È un film sui sogni e sul loro potere di trasformare il mondo”.

    In netto contrasto con Don Chisciotte, troviamo la malefica corruzione della vita moderna, soprattutto nel mondo degli affari e della pubblicità. Osserva Gilliam: “Chi lavora nella pubblicità è la perfetta antitesi di Don Chisciotte. I pubblicitari vendono sogni, mentre Don Chisciotte ai sogni ci crede – è questa la differenza”.

    La religione era un altro sottotema che Gilliam desiderava affrontare nel film e spiega: “Don Chisciotte racconta quanto fosse straordinaria la Spagna tra il XV e il XVI secolo. I Mori, durante la dominazione della Spagna, costruirono molti palazzi, fra cui l’Alhambra. Si respirava un’atmosfera di apertura: c’erano musulmani, ebrei e cristiani e convivevano tutti pacificamente. Con l’arrivo di Ferdinando e Isabella è arrivata la Santa Inquisizione e la festa è finita”.

    In questo film c’è tutta la bellezza della Spagna e dei suoi paesaggi, ma anche il carattere di questo paese è stato d’ispirazione: l’orgoglio, la passione e l’onore. Il cosceneggiatore Tony Grisoni commenta: “La Spagna, e soprattutto il suo Carnevale, sembra il posto naturale per ambientare una storia di Terry. Non mi viene in mente nessun film di Terry che alla fine non si trasformi in una danza del caos. L’accostamento di bello e brutto, di orrido e comico è un elemento chiave del carnevale e, come tutti sappiamo, non c’è carnevale senza sangue”.

    A film terminato Gilliam riflette sulle sue esperienze di regista e su quali siano le responsabilità di chi fa questo mestiere: “È interessante il fatto che Toby si senta responsabile per gli esiti prodotti dal film che aveva girato da studente, perché questo almeno rivela un senso morale in un uomo che è stato svuotato dal successo. E questa è la parte autobiografica del film: quando noi cineasti entriamo in una comunità, ne assumiamo il controllo: scuotiamo le persone, le conduciamo lungo il sentiero del giardino dei loro sogni e poi ce ne andiamo. E non guardiamo mai cosa lasciamo dietro”.

    Grisoni tuttavia insinua che la colpa di Toby potrebbe essere fuori luogo: “Non so se il senso di colpa che prova sia fondato. Non so se sia lucido a questo proposito. Fare un film sconvolge la vita delle persone, ma allo stesso tempo le arricchisce. Grazie al cinema ho avuto molte esperienze di amicizie durature e di rapporti con varie collettività. Forse alla radice del senso di colpa di Toby c’è il suo egocentrismo e il fatto che sia stato un traditore e non sia riuscito a mantenere la sua promessa. Mi piace molto il modo in cui pian piano si assume la responsabilità di servire Don Chisciotte. Per Toby si tratta di abbandonarsi a un’idea folle, qualcosa che è più grande e più straordinario del mondo che tocca e vede. In questo modo è come se affermasse che c’è un mondo immenso là fuori che non ha niente a che fare con lui, e rispetto al quale sarà sempre in secondo piano. In un certo senso questo è un ritorno a quei lontani giorni felici delle promesse”.

    “Quando abbiamo visto il film completo, seduti in quella stanza buia, guardare Don Chisciotte che cavalcava sullo schermo per la prima volta, dopo essere stato intrappolato per 25 anni in un’altra dimensione, è stata davvero un’emozione forte”, afferma Mariela Besuievsky.

    Amy Gilliam è elettrizzata all’idea che il progetto sia finalmente giunto a buon fine ed è felice dell’esito finale del film: “L’uomo che uccise Don Chisciotte è fedele alla visione di Terry. Racchiude tutta la sua passione per Don Chisciotte e per la Spagna. E ci risarcisce pienamente di tutte le false partenze e degli anni di duro lavoro che abbiamo patito per portare a conclusione questo progetto. È un film pieno di magia e di amore, e sono davvero felice che vedrà la luce per chiunque voglia scoprirlo”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1) Toby, il protagonista di Don Chisciotte: da giovane era un idealista che aveva avuto un grande successo con la rivisitazione lirica in un film sulla storia sull’eroe della bella Dulcinea. Gli anni sono passati e Toby non ha più gli ideali che lo avevano aiutato a vivere felice. Perché? E’ cambiato qualcosa in lui o nel mondo che lo circonda?

    2) L’opera lirica che egli ha realizzato, tanti anni prima e sempre però rimasta nel cuore di Toby che, l’aveva creata in un piccolo villaggio dove tutti vivevano sereni e si volevano bene. E a Toby, che nonostante sia divenuto, ormai, un uomo arrogante e presuntuoso, gli è rimasto nel cuore quel piccolo paesino felice. Perché è spinto a ritornarci dopo un incontro con uno strano zingaro che ha, in mano, una copia del suo vecchio film?

    3) Toby decide così di riandare al vecchio villaggio ma cosa trova in quel paese e tra quella gente?

    4) Javier il vecchio calzolaio che, nel film di Toby, era il cavaliere dalla triste figura è diventato o un vecchio pazzo visionario e crede di essere veramente Don Chisciotte, preso in giro da tutti.

    5) Angelica che era considerata la più bella del villaggio e che Toby ricordava pura com un giglio, è diventata un’escort di lusso che vive una relazione violenta con un magnate della vodka. Angelica per Toby era un sogno. Come reagisce quando si trova di fronte alla dura realtà?

    6) Renè è il padre di Angelica. Toby, lo aveva lasciato come cordiale e allegro proprietario dell’unico bar del villaggio. La parte da lui interpretata nel film del giovane gli ha invece aperto la strada del cinema e ha vinto anche un …….. E’ ormai un uomo di successo, di forza, di potere: perché allora accetta la situazione di Angelica che è finita nelle mani di un delinquente?

    7) Che figure rappresentano nel film l’anonimo contadino e sua moglie?

    8) Nell’opera di Gilliam, oltre agli abitanti del villaggio, citati nelle domande precedenti, esiste anche un piccolo gruppo di persone che ha seguito Toby nella sua visita nel passato tra cui:

    A) Il capo di Toby; è un uomo d’affari che non rispetta alcuno ed è estremamente pericoloso. Perché l’unica sua nota debole è la gelosia nei confronti della moglie?

    B) Jacqui è la moglie del capo. Non ama suo marito, guarda ogni uomo piacente con sensualità e ha un debole per Toby. Il capo ha compreso questo particolare interesse di Jacqui?

    C) Rupert è l’agente di Toby sempre ossessivamente vicino a lui. Gli massaggia le spalle alimenta il suo io e pensa che il regista sia la sua gallina dalle uova d’oro. Perché sparisce quando il gioco diventa pericoloso?

    9) Quando Toby sta nel villaggio, deluso e disamorato da ciò che vede scoppia un incendio. Quale ne è la causa? 

    10) Toby salva il vecchio Javier che si crede il cavaliere della triste figura e che lo scambia per il contadino che, nell’opera scritta  da Miguel De Cervantes crede sia il suo scudiero. Qual è il nome di questo strano scudiero nella storia del film?

    11) Javier, ormai Don Chisciotte, ordina al suo scudiero di andare con lui in cerca di Dulcinea la sua dama. Ma la fanciulla è realmente una dama o una contadinotta, trasformata dalla fantasia malata di Javier?

    12) Toby andando con Javier, con il vecchio calzolaio trasforma la realtà in fantasia: draghi da combattere, donzelle da salvare, tornei, giganti, tutto sembra diventare realtà anche per lui in cui la stessa realtà e la fantasia si confondono. Cos’è accaduto al regista che sembrava non credere più in nulla?

     

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