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Robin Hood

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    1199 - Robin Longstride, arciere di re Riccardo d’Inghilterra, dopo aver partecipato alla III crociata (1189-1192), sta tornando in patria mentre il suo sovrano, per pagare il riscatto che doveva al re di Francia Filippo II da cui era stato fatto prigioniero con l’aiuto di Leopoldo, granduca d’Austria, sta assediando un castello francese. In un tragico momento in cui Riccardo osserva con i suoi capitani le mura del maniero, una freccia lo colpisce al collo e, dopo una lunga agonia, egli muore tra le braccia di sua madre, Eleonora d’Aquitania.

    Alla morte del suo re, Robin che aveva vissuto un’infanzia e un’adolescenza tormentate, fuori dal suo paese, da cui mancava dall’età di cinque anni, decide di tornare in Inghilterra. Egli, al suo ritorno, trova una terra in stato disastroso, governata dal re Giovanni, fratello di Riccardo, la cui unica preoccupazione è tassare i suoi sudditi e trascorrere i giorni tra le braccia della sua amante, Isabella d’Angoûlerne. Giovanni è un debole e forse ciò dipende anche da sua madre, Eleonora che ha sempre dimostrato di preferire il fratello.

    Robin, appena tornato, ha un compito: egli ha con sé l’elmo e l’armatura di un cavaliere, sir Robert Loxley, perito in Francia poco prima della morte di re Riccardo e intende riconsegnarli alla famiglia. Arrivato alla magione dei Loxley, conosce il padre di Sir Robert, Sir Walter che, oltre al gran dolore per la morte del figlio, ha la sorpresa di ritrovare in lui il bambino che aveva cercato di aiutare tanti anni prima. Robin che aveva creduto sempre, di essere stato abbandonato dai genitori scopre così tutta la verità in relazione alla sua vita prima dei cinque anni che egli non ricorda più ed è molto diversa da quanto egli aveva pensato. Robin, infatti, è stato il figlio amato di uno scalpellino, Thomas Longstride, oratore molto capace e il principale autore della “Carta della foresta” in cui si annunciavano per la prima volta i diritti-doveri dei sudditi nei riguardi del sovrano e quelli di lui nei riguardi del popolo.

    La “Carta della foresta” fu l’antesignana della Magna Charta che re Giovanni firmerà nel 1215. Scopre anche che il genitore non lo ha abbandonato, ma che è stato fatto uccidere da re Enrico II, padre di Riccardo e di Giovanni che aveva inteso questa sua rivendicazione come un tradimento.

    Alla morte di Longstride i suoi tutori, Guglielmo il maresciallo e Sir Walter Loxley, amici del padre, lo avevano portato con loro in Francia e lasciato in un castello dei cavalieri templari per partire verso la Terrasanta e partecipare alla III crociata.

    Al loro ritorno non lo avevano più trovato e avevano pensato fosse morto. Per anni i due nobili avevano portato nel cuore il ricordo di quel bimbo abbandonato e che non erano riusciti ad aiutare. E, quindi, per Sir Walter è una gioia ritrovare Robin, nonostante la morte del figlio.

    Nel castello vive anche Lady Marion, la vedova di Sir Robert che, a causa della scomparsa del marito, è nelle condizioni di dover perdere tutte le sue proprietà.

    Una legge iniqua di quel periodo storico stabiliva, infatti, che, ove una donna avesse perso il marito, tutti i suoi averi e le eredità passassero alla Corona.

    L’arrivo di Robin al castello si rivela utile a Marion perché egli accetta di interpretare la parte del suo sposo, fingendo di essere Sir Robert, tornato dalla guerra. I rapporti tra i due diventano, comunque, molto tesi e soprattutto per Marion che sembra non sopportare Robin il quale, a poco a poco, si innamora di lei che alla fine, rimane coinvolta dal fascino dell’uomo.

    La situazione a corte, intanto, si va sempre più deteriorando. C’è la minaccia di un’invasione dell’Inghilterra da parte della Francia e re Giovanni, nonostante i consigli della madre Eleonora, si circonda di persone o incapaci o traditrici come il nobile Sir Godfrey, che oltretutto in Francia era stato il responsabile della morte di Sir Robert.

    Robin, intanto, guardandosi intorno, vede la situazione tragica in cui vive il popolo e allora, nell’intento di aiutarlo, costituisce anche, per lottare contro il potere costituito, una banda i Merry Men, con un gruppo di uomini, reduci dalla guerra con re Riccardo che erano riusciti, alla morte del sovrano, a sottrarsi alla leva ed erano tornati con lui al loro paese.

    E’ un gruppo forte, coraggioso e allegro tra cui spiccano Little John, il gigante, Will Scarlet, il più giovane e Allan A’Dayle, il menestrello. Ad essi, in un secondo tempo, si unisce frate Tuck, un religioso più dedito al sidro e alle belle donne che ai suoi compiti di abate e che non ama chi siede sul trono inglese e chi lo circonda.

    La lotta tra Robin, i suoi Merry Man contro i potenti prevaricatori è lunga e faticosa. Prima si debbono scontrare con lo sceriffo di Nottingham, un uomo debole e vigliacco che crudelmente si approfitta del popolo alla fame e poi con Sir Godfrey che vincono nell’epica battaglia finale. Il nobile, pur fingendosi suddito leale di re Giovanni, si è venduto a Filippo II di Francia che cerca con i suoi consigli di invadere l’Inghilterra e conquistarla.

    Di fronte a questo pericolo Robin e i suoi ridiventano i soldati che erano stati e corrono sulle sponde della Manica per impedire l’invasione.

    Ed è qui che Robin incontra Godfrey, il traditore e finalmente lo vince in un epico scontro, vendicando tutti coloro cui il nobile aveva nuociuto e tutti quelli che aveva ucciso. Momento chiave del film è la firma del 1215 (dopo la rivolta dei baroni inglesi), della Magna Charta, in cui vengono riconosciuti diritti anche ai cittadini di ceppo anglosassone dopo anni (dal 1066 con la conquista del suolo inglese da parte di Guglielmo di Normandia) in cui essi erano vissuti sotto il giogo dei normanni. E Robin e Marian…

  • Regia: Ridley Scott
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    L' Inghilterra a cavallo fra due secoli il XII e il XIII di L.D.F.

    Secondo la mia opinione, prima di entrare nel merito della storia del film e del periodo in cui è inserito, mi sembra necessario chiarire un fatto essenziale, legato al motivo per cui gli inglesi lottassero contro il sovrano di Francia per il possesso di territori che erano tutti nel suolo francese. Potrebbe sembrare che la Francia, in questo caso, avesse ragione a lottare ma il fatto è che gli inglesi avevano ragione e i motivi sono questi che ora elencherò.

    Eleonora (1122-1204), figlia di Guglielmo duca di Aquitania e di Guascogna, andò sposa giovanissima, portando in dote tutti i possedimenti della famiglia a Luigi VII re di Francia che seguì anche alla II Crociata. Il sovrano francese, dopo alcuni anni di matrimonio, non sopportando il carattere forte e volitivo della moglie, nel 1152, chiese alla chiesa l’annullamento dell’unione con pretestuosi motivi di prossima parentela che vennero accettati, ma con lo scioglimento del matrimonio fu costretto a restituire i territori francesi che Eleonora aveva portato in dote.

    Tre settimane dopo, la regina si univa in matrimonio con Enrico II d’Inghilterra, trasferendo a lui i suoi possedimenti che, praticamente, erano più della metà del sud ovest francese. A sua volta Enrico II della dinastia dei Plantageneti, era figlio di Goffredo, duca di Normandia e conte di Anjou che, dopo aver sposato Matilde, figlia di Enrico I di Inghilterra, in un momento di tensioni politiche e di vacanza sul trono inglese, sbarcò sull’isola, vinse gli avversari e divenne sovrano della “grande Albione”.

    Enrico e Eleonora il cui matrimonio fu costellato da continui scontri, fino al punto che il re relegò la moglie in un castello, ebbero tre figli: il primo Enrico morto in giovane età, il secondo Riccardo e il terzo Giovanni. Alla morte del padre, Riccardo, nel 1189, divenne re d’Inghilterra.

    Due anni prima, nel 1187, la cristianità aveva subito una terribile sconfitta ad Hattin in Terrasanta, dove il re cristiano Baldovino IV, detto “il lebbroso”, era stato vinto dai mussulmani comandati da Salad el Din, sultano d’Egitto e di Siria.

    Sulla scia del desiderio di vendetta che animava i popoli europei, Riccardo fu costretto a partire per la Palestina, e con lui partirono quasi tutti i sovrani d’Europa, tanto che questa terza spedizione in Terrasanta è ancora conosciuta con il nome di crociata dei re. Il sovrano inglese, lasciò il suo paese lasciandone la reggenza al fratello Giovanni. Giunto in Palestina, prese San Giovanni d’Acri e sconfisse il sultano Salad el Din ad Arsur.

    Ma le lotte intestine tra i capi cristiani e, soprattutto, il ritorno di Filippo di Francia in Europa, lo spinsero, nel 1192, a firmare un trattato quinquennale col Saladino che dava ai pellegrini libertà d’accesso ai luoghi santi. Al ritorno, il sovrano inglese fu catturato da Leopoldo d’Austria con la connivenza del sovrano francese, ceduto all’imperatore di Svevia e fu liberato dietro pagamento di un enorme riscatto.

    Tornato, nel 1194, in Inghilterra, sconfisse suo fratello Giovanni, che era stato un reggente disastroso e che mirava a impadronirsi del trono, sobillato da Filippo II Augusto che, in seguito, perdonò, e ritornò in Francia per recuperare i possedimenti inglesi, ormai in mano a Filippo II.

    Il monarca francese venne battuto e costretto a firmare una disonorevole resa.

    Nel 1199 Riccardo morì, colpito da una freccia, durante l’assedio al castello di Chälus, possedimento di un nobile a lui ribelle. Aveva 42 anni.

    Riccardo, a parte i suoi disegni politici che, talvolta, lo facevano mancare di parola, ebbe una sola grave macchia nella sua vita di sovrano, di crociato e di cavaliere. Non potendo abbandonare, per avanzare verso Gerusalemme, San Giovanni d’Acri con 2000 prigionieri musulmani per i quali non era stato pagato riscatto, in un solo giorno, li fece massacrare.

    Mentre Riccardo combatteva in Terrasanta, Giovanni uomo debole e influenzabile, regnava sul suolo inglese imponendo inique tasse (si può dire ne sia stato l’inventore) e, circondandosi di persone incapaci, violente con i deboli e deboli con i forti.

    Non bisogna dimenticare che dal 1066, anno in cui Guglielmo, duca di Normandia, si era impadronito dell’Inghilterra, sul suolo inglese cominciarono a vivere due popoli diversi; i sassoni che già erano stanziati nell’isola e i normanni che la conquistarono, prevaricando tutti coloro che vi vivevano da secoli.

    Le violenze e le prevaricazioni verso gente debole e inerme furono talmente forti da far sorgere nel popolo, l’idea che potesse esistere un uomo come Robin Hood (a meno che egli non sia esistito davvero) che togliesse ai forti per dare ai deboli e che vincesse i violenti dominatosi per aiutare coloro che ne avevano bisogno.

    Giovanni, diventato re alla morte del fratello, fu costretto nel 1215, per una ribellione dei nobili inglesi, soprattutto di ceppo anglosassone, a firmare la Magna Charta, il primo documento di carattere nazionale che chiarisse, almeno in parte, quali fossero i diritti-doveri del sovrano e quali quelli dei suoi sudditi. Giovanni morì nel 1216. Aveva già perso, (1214) nella battaglia di Bouvines contro Filippo II Augusto di Francia che lo aveva sconfitto, tutte le terre a nord della Loira che appartenevano al trono inglese.

    L’eroe tra cinema e leggenda

    I racconti delle coraggiose gesta di Robin Hood fanno parte della letteratura inglese da decenni. Come riassunto succintamente dallo studioso J.C. Holt: “Esiste una lunga serie di possibili Robin Hood. E anche il più probabile di essi non è niente di più di un bagliore nella notte.” Tuttavia questa storia archetipa è sopravvissuta ed è stata tramandata di generazione in generazione, adattata di volta in volta all'etica e ai canoni del periodo.

    “Inizialmente era solo una leggenda tramandata oralmente”, spiega Holt, “alla fine è diventata una sceneggiatura”.

    Le storie di Robin sono tra le più antiche leggende tramandate oralmente in Inghilterra, e possono essere fatte risalire al periodo medievale del IX secolo con il racconto di “Robin the Be-header” (“Robin il Tagliatore di Teste”) per poi trovare una forma letteraria nelle ballate del XV e XVI secolo come A Gest of Robyn Hode, Robin Hood and the Curtal Friar e Robin and the Monk. Per quel che ne sappiamo, comunque, non esiste un vero Robin che possiamo considerare l'autentica figura ispiratrice.

    Dai suggerimenti che il nome "Robehod" veniva spesso applicato ad un uomo divenuto un fuorilegge, fino alla congettura che “Robin Hood” fosse uno pseudonimo comunemente usato dai ladri, le teorie abbondano e la leggenda sopravvive.

    L'eroe è stato anche largamente rappresentato sul grande schermo. Sono stati realizzati almeno 30 film per il cinema e per la TV, a partire dall'adattamento di Ivanhoe del 1913, ai film con Douglas Fairbanks (Robin Hood, 1922), Errol Flynn (Le avventure di Robin Hood, 1938), Sean Connery e Audrey Hepburn (Robin e Marian, 1976) e Kevin Costner (Robin Hood: il principe dei ladri, 1991), oltre alle popolari serie televisive come quella della BBC con Patrick Troughton, Robin Hood (1953), Robin of Sherwood (1984) e la più recente Robin Hood (2006).

    Al di là della sua indiscussa popolarità, tuttavia, le storie per lo schermo su Robin raramente si evolvono, con i filmaker che invariabilmente si soffermano sugli episodi familiari a tutti, come quelli legati al perfido Sceriffo di Nottingham, al cattivo Guy di Gisburne e alla più celebre delle damigelle in pericolo, Marion.

    Altrettanto univocamente, Robin è stato rappresentato o come un nobile caduto in disgrazia o, più spesso, come un furfante galantuomo che ruba ai ricchi per donare ai poveri.

    Le Crociate di L.D.F.

    Le spedizioni crociate furono diverse dalla “guerra santa” che si combatteva ovunque contro gli infedeli, come fece Isabella di Castiglia, regina di Spagna che, nel 1492, scacciò Boadbil, l’ultimo re saraceno della dinastia degli Anbeceragi e tutti gli arabi, dai territori spagnoli. Le crociate, al contrario, almeno all’inizio, si presentarono come una sorta di pellegrinaggio verso Gerusalemme e di liberazione della terra santa dall’Islam. Le crociate furono otto.

    La prima crociata

    Fu bandita da papa Urbano II, con la predicazione di fanatici come Pietro l’eremita (Dio lo vuole!) e Guglielmo Sans Avoir (Senza Avere). Una moltitudine di sbandati, uomini, donne e bambini, nel 1096, partì per Gerusalemme e fu massacrata, senza pietà, dai turchi.

    La vera crociata con eserciti regolari, iniziò a Costantinopoli, nel 1097, quando, agli ordini di Goffredo di Buglione, si riunirono, con i loro soldati, molti nobili tra cui Baldovino, conte di Boulogne, fratello del capo e Tancredi d’Altavilla al comando dei normanni di Sicilia. L’ambizione dei nobili si scatenò man mano che i crociati avanzavano verso Gerusalemme che venne presa il 15 Luglio 1099 e in cui i cristiani, non rispettando nessuno, si coprirono di orribili misfatti. Re della città santa divenne Goffredo e alla sua morte la corona passò a suo fratello Baldovino che fondò il regno latino di Gerusalemme.

    La seconda crociata

    La caduta di Edessa (1144), città conquistata dai crociati nel 1098, in mano ai turchi, diede origine alla seconda crociata. Venne bandita da papa Eugenio III che ne affidò la predicazione a Bernardo di Chiaravalle. “Presero la croce”, cioè si misero a capo di un esercito misto franco – tedesco, Luigi VII di Francia e Corrado II di Germania.

    Fu un’impresa rovinosa e le truppe cristiane non raggiunsero mai Gerusalemme. I due re tentarono inutilmente di riprendere Edessa e di conquistare Damasco. Rinunciarono nel 1148.

    La terza crociata

    Nel 1187, dopo la battaglia di Hattin, Salad el Din, sultano d’Egitto e di Siria, riconquistava Gerusalemme, togliendola a Guido di Lusignano. La crociata per la riconquista della Città Santa fu bandita da Gregorio VII e, alla sua scomparsa, sostenuta da papa Clemente III.

    Nel 1189 partirono per la Terra Santa Riccardo I, detto Cuor di Leone, re d’Inghilterra, Filippo II Augusto signore di Francia, Federico Barbarossa imperatore di Germania, che perì nell’attraversamento di un fiume e Leopoldo, granduca d’Austria.

    I crociati conquistarono la città di San Giovanni d’Acri e sconfissero il sultano d’Egitto e di Siria, Salad el Din, ad Arsur (1191). Ma disaccordi tra i capi cristiani e, per Riccardo, una situazione non piacevole in Inghilterra, in cui suo fratello Giovanni tentava di toglierli il trono, fecero sì che il monarca inglese, nel 1192, firmasse un accordo quinquennale con Salad el Din. Prima di tornare in Europa Riccardo fece massacrare 2000 prigionieri musulmani di cui non era stato pagato il riscatto.

    Re di Gerusalemme venne nominato, formalmente, Corrado di Monferrato, nonostante la città fosse in mano agli arabi.

    La quarta crociata

    Venezia fu protagonista della quarta crociata, insieme a molti signori europei. Fu bandita da papa Innocenzo III. Inizialmente i crociati volevano conquistare l’Egitto, sotto il cui dominio erano i luoghi santi, e chiesero navi a Venezia che le cedette in cambio della città di Zara, avendo così la scomunica del papa. Intanto, a Costantinopoli, l’imperatore Isacco II Angelo era stato spodestato e suo figlio, Alessio, era venuto a chiedere aiuto in Occidente.

    Nel 1203 i crociati misero sotto assedio l’antica Bisanzio e la espugnarono rimettendo sul trono Isacco II. I signori che avevano guidato la spedizione contro la città del Bosforo, considerando la debolezza dell’impero bizantino, si divisero i suoi territori e agli ultimi imperatori (i Lascaris) rimase fino al 1258 solo Nicea.

    La quinta crociata

    Venne decisa dal Concilio Lateranense nel 1215. Nel 1217, Andrea re d’Ungheria, fallì miseramente cercando di conquistare il monte Tabor. Nel 1218, Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, tentò di invadere l’Egitto e mise sotto assedio Damietta.

    Venne raggiunto dal legato pontificio Pelagio che lo voleva invece spingere a impadronirsi delle terre egiziane. Al contrario, Giovanni voleva impadronirsi di Damietta per provare a scambiarla con Gerusalemme. Ma, dopo la conquista della città, cedette a Pelagio e la marcia voluta dal legato del papa su Il Cairo, si concluse con una disfatta, per cui i crociati dovettero abbandonare anche le precedenti conquiste.

    La sesta crociata

    Venne bandita, nel 1223, da Onorio III e affidata Federico II di Svevia cui il papa aveva fatto sposare l’erede del regno latino di Gerusalemme.

    Federico tergiversò tanto che il pontefice lo scomunicò. Il re svevo che era signore anche dell’Italia meridionale si imbarcò allora nel 1228, e, piuttosto che combattere, firmò un accordo decennale col sultano.

    Ebbe Gerusalemme, Nazareth e Betlemme e il libero accesso ai luoghi santi da parte dei pellegrini. L’esito delle crociate fece scandalo in Europa e papa Gregorio IX non gli tolse la scomunica.

    La settima crociata

    Iniziò nel 1244, dopo lo sterminio, a Gaza, dell’esercito latino gerosolimitano e la conquista di Gerusalemme da parte di musulmani al servizio del sultano d’Egitto. Fu bandita a Lione, nel 1245, e fu posta sotto il comando di Luigi IX, re di Francia.

    L’esercito crociato sbarcò in Africa per combattere contro le truppe del sultano egiziano, padrone dei luoghi santi. Luigi IX prese Damietta, ma, nel 1250, subì una grave sconfitta ad Al Marsúr in cui venne preso prigioniero. Liberato nel 1254, in cambio della città conquistata, rimase in Palestina per fortificare le poche città ancora in mano ai cristiani.

    L’ottava crociata

    Luigi IX di Francia, nel 1270, si lasciò convincere da suo fratello Carlo d’Angiò, re di Sicilia, ad iniziare un’altra crociata e, nel contempo, a partire per una spedizione contro Tunisi (troppo vicina alle coste sicule). Morì per un’epidemia nello stesso anno, sotto le mura della città africana, Carlo tornò in Europa. Altri crociati, tra cui Edoardo d’Inghilterra, arrivarono in Palestina e, nel 1272, firmarono con il sultano un armistizio.

    La caduta di Tripoli nel 1289 spinse papa Niccolò IV a predicare per una nuova crociata. La predicazione non ebbe seguito e nel 1291 caddero anche Tiro e Acri, ultimi baluardi cristiani in Asia minore.

    Ci fu nel 1212 una pseudo-crociata detta “dei fanciulli” guidata da fanatici profeti. I giovanissimi che sopravvissero vennero venduti come schiavi. Un’altra spedizione fu quella “dei pastorelli”, al comando del misterioso “maestro d’Ungheria” che aveva lo scopo di liberare Luigi IX, prigioniero. Ma il movimento degenerò e la madre del re, Bianca di Castiglia, nel 1251 dovette porvi fine.

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1) La storia di Robin Hood, il fuorilegge che lottava in Inghilterra contro le prevaricazioni dei potenti e che rubava ai ricchi per donare ai poveri, è legata ai grandi personaggi della storia inglese tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo. Le figure, effettivamente esistite, che hanno, nel periodo storico suddetto, grande rilevanza politica e che appaiono nel film sono:

    a) Riccardo, detto “cuor di leone”, re d’Inghilterra dal 1189 al 1199;

    b) Giovanni detto “senza terra”, sovrano inglese dal 1199 al 1216;

    c) Eleonora d’Aquitania, loro madre, moglie di Enrico II, regina d’Inghilterra dal 1152 al 1189;

    d) Guglielmo, gran maresciallo della corte inglese Quali furono i rapporti che si vennero a creare tra questi personaggi nella realtà e quali nel film? Effettuate ricerche in merito.

    2) Riccardo, nel 1189, appena, salito al trono, fu “costretto” politicamente a partire dal suo regno per partecipare alla III crociata. Perché?

    a) Non poteva non rispondere alla sollevazione popolare di tutta Europa di fronte alla sconfitta, nel 1187, del re di Gerusalemme, Baldovino IV che, nonostante fosse affetto da lebbra, condusse il suo esercito contro il mussulmano Salad el Din, sultano di Egitto e di Siria che lo sconfisse duramente?

    b) Non poteva non partecipare, in quanto erano in procinto di partire tra gli altri Filippo II Augusto re di Francia, Federico Barbarossa, imperatore di Germania e Leopoldo, granduca d’Austria?

    Approfondite l’argomento.

    3) Il film di Ridley Scott inizia nel 1199, quando Riccardo muore, colpito da una freccia, durante l’assedio a un castello francese. Perché Riccardo si trovava in Francia?

    4) La situazione politica tra Francia e Inghilterra si complicò quando, nel 1152, Eleonora duchessa d’Aquitania (madre poi di Riccardo e Giovanni), dopo aver visto annullare il suo matrimonio dalla Chiesa con Luigi VII, sovrano di Francia, si sposò con Enrico II d’Inghilterra. Perché questo fatto complicò la situazione politica tra i due Stati a tal punto che, nei due secoli successivi, fu causa della famosa “guerra dei 100 anni” (1335-1453)?

    5) La Francia, nei tempi legati alla storia precedente a quella del film, era divisa in tante signorie (ducati, marchesati, contee e un solo regno). Cercate, sulla carta geografica, tutti i territori sul suolo di Francia che, per eredità, furono appannaggio di Eleonora e di Enrico e chiarite il vostro pensiero in relazione al fatto che, forse, i sovrani inglesi avevano ragione a lottare per possedere buona parte dei territori che, geograficamente, erano in un altro stato. Enrico, infatti, era duca di Normandia e Conte di Anjou ed Eleonora era l’erede del duca di Aquitania e di Guascogna.

    6) Avendo chiarito il panorama storico, entriamo ora nel merito del protagonista del film. Da sempre si discute tra gli storici se effettivamente in Inghilterra, in questo periodo, sia esistito Robin Hood oppure se egli sia il concerto di un gruppo di fuorilegge che agivano con intenti simili su tutto il suolo inglese. Si ripete, con Robin, la situazione legata, ad esempio, alla discussione sul fatto se Omero, il poeta cieco, autore dell’Iliade e dell’Odissea, forse, non sia vissuto ma che queste meravigliose ed epiche storie lontane siano state narrate dagli “aedi” che andavano di corte in corte. Qual è il vostro pensiero? Date ragione agli storici che dubitano dell’esistenza di Robin oppure, comunque, non vi ponete la domanda perché “volete” che egli sia effettivamente esistito?

    7) Tutti gli altri film, come del resto la storia o la leggenda di Robin Hood, narrano che il fuorilegge, durante la II crociata, non si mosse mai dall’Inghilterra. Secondo voi perché Ridley Scott e lo sceneggiatore Brian Helgeland hanno deciso di raccontarne la storia, facendolo tornare al suo paese, reduce dalla Terrasanta?

    8) Sia nel film odierno sia in tutti quelli che lo hanno preceduto, Robin lotta contro i prepotenti nobili normanni che perpetrano ogni genere di violenza e di prevaricazione sulla popolazione di ceppo anglosassone. Qual è la causa iniziale di questa situazione? Bisogna risalire al 1066… Effettuate ricerche in merito.

    9) Il sovrano normanno che, nella storia filmica di Scott, siede sul trono di Inghilterra è Giovanni “senza terra”. A cosa si deve questo nomignolo che egli giustamente non sopportava?

    10) Nella storia pregressa di Robin (prima dei suoi cinque anni) che egli ha rimosso, appaiono due nobili, sir Walter Loksley e Guglielmo, il maresciallo. Perché e come si occuparono di lui, bambino?

    11) Come e perché Robin, tornato in Inghilterra, si reca nel castello dei Loxley e come e perché, proprio in quel luogo, si trova il ricordo perduto della sua infanzia?

    12) Nel castello avviene l’incontro con Marian, moglie di Sir Robert Loxley. Quali sono i rapporti che si instaurano fra i due, appena si conoscono? E in seguito?

    13) Perché Marian ha bisogno di Robin al fine di creare uno stratagemma per salvare i suoi beni da una legge iniqua?

    14) Come, quando e perché si costituisce la banda dei Merry Men e, secondo voi, quali membri sono più rappresentativi dello spirito allegro e coraggioso della banda stessa?

    15) Lo sceriffo di Nottingham che nella storia, nella leggenda e nei film, legati a Robin è descritto forte, crudele e spietato, nell’opera di Scott viene dipinto in maniera diversa. Come? E, secondo voi, perché?

    16) Sempre in riferimento al film odierno, il vero pericoloso rivale, non solo di Robin ma di tutta l’Inghilterra, è Sir Godfrey. Perché Godfrey si dimostra amico di re Giovanni e lo tradisce, tramando con Filippo II Augusto re di Francia?

    17) Cosa vuole il monarca francese da sir Godfrey e cosa spera di raggiungere il nobile inglese con il suo tradimento?

    18) Quando, come e perché re Giovanni si rende conto che uno dei suoi più fidati consiglieri, trama contro di lui? Quanto contano, nel sorgere del pensiero del re sulla convinzione di cui parliamo nella domanda precedente, la presenza e i consigli di sua madre Eleonora di Aquitania e della sua amante (divenuta poi sua moglie) Isabella d’Angoûlerne?

    19) Corrisponde alla verità storica il fatto, narrato dall’opera di Scott dello sbarco di Filippo II Augusto sul suolo d’Inghilterra? Nel film è una realtà e come gli inglesi riescono a respingere l’invasione?

    20) La “Magna Charta” (1215) viene considerata il primo statuto regio in cui si siano iniziati a stabile i diritti-doveri reciproci tra sovrano e cittadini. Due fattori “obtorto collo” spinsero re Giovanni a firmarla:

    a) La rivolta dei nobili (1214) soprattutto anglosassoni

    b) La sconfitta che le truppe inglesi, pur con molti alleati, subirono a Bouvines, nel 1214 battute dall’esercito francese Approfondite gli argomenti.

    21) C’è un film delizioso “Robin e Marian” di Richard Lester, del lontano 1976, l’unico in cui si parli di Robin oramai anziano che, dopo un lungo esilio, ritorna in Inghilterra e ritrova Marian, badessa in un convento. Qual è la conclusione della storia tra i due protagonisti? E nell’opera filmica odierna?

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