Il banchiere anarchico In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Alla fine di una cena nel suo disadorno palazzo blindato, un potentissimo banchiere celebra frugalmente il suo compleanno.

    La ricorrenza si fa occasione per soddisfare le curiosità dell’unico commensale (e forse unico amico) riguardanti la sua misteriosa ma irresistibile ascesa verso un’enorme ricchezza.

    Figlio del popolo, il banchiere sostiene che quel suo impero economico trae origine da una volontà di lotta sociale evoluta, che va condotta in solitudine, ma non per questo meno radicale dell’ideologia di quelli che si professano anarchici duri e puri.

    Sostiene il banchiere che l’atto dell’isolarsi è l’unico modo per condurre una vera vita rivoluzionaria, per una militanza politica superiore a quella dei suoi vecchi compagni di ribellione che lui oggi apostrofa come “le puttane della dottrina libertaria”.

    L’uomo stordisce l’ospite con una colta esposizione sofistica intrisa di idee incendiarie contro le ingiustizie della borghesia e di denunce feroci nei confronti della strapotenza del veleno mortale che mina dall’interno la nostra libertà: il denaro.

    Denaro che il banchiere ha incamerato senza scrupoli e senza regole. Per essere libero, sostiene. Senza vergogna.

     

    Scritto dal geniale poeta portoghese nel 1922 e tradotto in più di cento lingue in tutto il mondo, questa è la prima volta che il racconto di Fernando Pessoa viene adattato per il grande schermo.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Giulio Base
  • Distribuzione: Sun Film Group SpA
  • Produzione: Agnus Dei Production, Solaria Film, Alberteam Group e Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 10 ottobre 2018
  • Durata: 82’
  • Sceneggiatura: Giulio Base
  • Direttore della Fotografia: Giuseppe Riccobene
  • Montaggio: Gabriele Burchiellaro
  • Scenografia: Valter Caprara
  • Costumi: Cristiana Alagna
  • Attori: Giulio Base, Paolo Fosso
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Pur con trentacinque anni di lavori alle spalle (alcuni dignitosi, altri meno) vivo il banchiere anarchico come un’opera prima. e’ il film che avrei sempre desiderato fare e finalmente ne ho trovato il coraggio.

    Ho vagheggiato a lungo la messinscena spoglia e da ragion pura di questo pamphlet fulminante: la parola in palmo di mano al servizio di concetti sferzanti, primi piani alla logica - ove si possa - e non agli attori, sgombrando il campo da orpelli che potessero frenare l’altezza dei temi.

    L’arte cinematografica ci regala ancora la primitiva meravigliosa possibilità di esporre le inquadrature con dietro un’etica, se lo si vuole, ripulendole dalle scorie, se lo si ritiene.

    Da cinefilo inesausto amo gli autori così, le loro opere, più delle mie.

    In questa (per me nuova) ottica di rigore desideravo quindi soprattutto restituire allo spettatore l’impegno di quest’ossimorico titolo. Quello stesso della storia di tutte le società: la storia delle lotte di classe.

    La borghesia pare essersi misteriosamente eclissata dagli schermi.

    Nel mio piccolo ho provato a guardare in faccia il potere, per sfidarlo. Senza satira. Senza manicheismo.

    Fernando Pessoa ci ha insegnato che l’iconoclastia può celarsi dietro modalità sofisticate. Ho umilmente azzardato farne cinema.

     

    GIULIO BASE

    Nato a Torino nel 1964, fin dal liceo scrive recensioni cinematografiche sul giornale di quartiere autogestito con altri compagni di scuola. 

    Si diploma attore nel 1983 alla bottega teatrale di Firenze di Vittorio Gassman, che dirigerà poi nell’ultimo film interpretato dal maestro.

     

    24 titoli da regista, fra cinema e  tv

    34 da attore (con Moretti, Luchetti, Milani, R. Scott e molti altri) 

    2 presenze alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Crack,1991; Lest,1993) 

    2 Oscar “Premio regia televisiva’ (2000;2012)

    Candidature ai David di Donatello e ai Nastri  d’Argento

    Laureato in “storia e critica del cinema” presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza    in  Roma

    Laureato in “Teologia patristica” presso l’Institutum Patristicum Augustinianum della Pontificia Università Lateranense

     

    PAOLO FOSSO

    E’ nato a Rieti, il 26 marzo 1965.

    Nel 1990 si diploma al “Laboratorio di esercitazioni sceniche di Roma”, diretto da Gigi Proietti. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza in Roma, consegue il titolo di avvocato.

    In teatro ha preso parte a molti spettacoli (tra cui “la parola ai giurati” di R. Rose, “Premio olimpici del teatro”; “Immanuel Kant” di T. Bernhard, “Premio Ubu”; entrambi per la regia di A. Gassmann) e messo in scena i propri testi di cui è anche regista e attore principale (tra cui “Come il nero negli  scacchi”).

    Tra cinema e tv partecipa, come attore, a numerosi film e serie, lavorando con importanti registi sia in Italia (B. Corbucci, G. Manfredonia, C. Vanzina, D. Luchetti) che in Francia (V. Belmont, P. Carrèse, S. Marceau, ecc.). e’ attivo anche come sceneggiatore (“Il disordine del cuore”, Regia di E. Margheriti, di cui è anche protagonista).

    Ha scritto e pubblicato libri, tra cui il romanzo: “Buona caccia fratello”, Ediz. Amarganta. un altro romanzo, “Ah! Vous, les italiens”, è di prossima uscita sempre presso Amarganta.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1) Sapete il significato della parola anarchia, derivante dal greco e che, nell’antica lingua, è formato da due parole: “an” uguale a privazione e “archein”, inteso come potere?

    2) L’anarchia può voler esprimere molte più situazioni, racchiuse in una sola parola: può significare la condizione di un popolo che non ha più un governo ma anche un governo, divenuto incapace di governare, creando così uno stato di confusione e di disordine sociale. Approfondite l’argomento.

    3) Perché il banchiere che sta festeggiando il suo compleanno con un solo amico (ma è poi veramente suo amico?), sostiene di essere un anarchico, in quanto ha lottato sempre contro tutti e contro tutto, scegliendo, nella sua scalata al successo, la solitudine? Quanto e se gli è costato l’essere sempre solo? Perché? Perché per lui non ha importanza o perché in lui c’è tanta sofferenza? Taciuta a se stesso e agli altri?

    4) Churchill sosteneva che, alla base di ogni potere politico esista un potere economico. E’ questo ciò che sostiene anche il banchiere al suo ospite?

    5) Giungere al successo, continua a narrare l’uomo potente, ha voluto dire, per lui, scegliere l’isolamento, come base per una vera vita rivoluzionaria che non è meno radicale di quella degli anarchici duri e puri al cui gruppo egli, anni e anni fa, era appartenuto. Quali elementi socio-politico-individuali hanno fatto si che il banchiere lasciasse quella comune militanza politica e divenisse quello che, ora, egli è?

    6) Il banchiere, nel suo discorso, si scaglia contro la borghesia e le sue ingiustizie e contro l’anarchismo che predica falsità al popolo facendogli credere di essere il depositario della verità, mentre nel mondo d’oggi, continua l’uomo potente, se si vuole parlare di certezze ce ne è una sola: il denaro attraverso cui tutto è possibile; il denaro, affidato a scelte spesso individuali, (a titolo di esempio quelle del banchiere, appunto), senza rispetto per alcuno nel nome di una ricchezza che è potere sulla vita degli altri uomini.

    7) Ora egli si definisce ancora anarchico perché, ormai, rispetto a tutti gli altri uomini, rappresenta il potere, un potere che, se volesse, potrebbe voler dire distruggere gli altri in nome delle sue scelte. E’ questa l’anarchia o è questa la “sua” anarchia?

     

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