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  • Sinossi:

     

    Costretto a fuggire dal Bangladesh, dove lascia la sua famiglia, il giovane Fahim raggiunge Parigi insieme a suo padre. Fin dal loro arrivo, intraprendono un impervio percorso per riuscire a ottenere asilo politico, sotto la costante minaccia di essere espulsi dal Paese.
    Grazie alla sua straordinaria abilità nel giocare a scacchi, Fahim incontra Sylvain, uno dei più bravi allenatori di Francia. In un'altalena di diffidenza e attrazione, i due impareranno a conoscersi e a stringere una profonda amicizia. Ma quando inizia il Campionato Nazionale, il rischio di espulsione si fa incalzante e a Fahim resta una sola possibilità: diventare il Campione di Francia.
    La storia di Fahim attiene sia al racconto fiabesco sia al dramma sociale. La si può affrontare tanto dalla prospettiva di un bambino che riesce a sfuggire all'inferno, quanto da quella di un ragazzino costretto a una brutale separazione dalla madre per fuggire da un paese dove è in pericolo di vita. Dice il regista: se da un lato le favole hanno molto influenzato il mio modo di dirigere, dall'altro è vero che l'elemento drammatico non vi aveva mai fatto irruzione. Per Fahim, ho sentito di dovermi cimentare con questa «prima assoluta». Sono un cineasta, ma sono anche un padre. Nella vita, niente mi rivolta più delle ingiustizie commesse ai danni dei bambini. Dunque, era inevitabile che la storia di Fahim mi scombussolasse.

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Pierre Francois Martin Laval
  • Titolo Originale: Fahim
  • Distribuzione: Bim
  • Produzione: Waiting For Cinema
  • Data di uscita al cinema: 5 dicembre 2019
  • Durata: 107 minuti
  • Sceneggiatura: Pierre Francois Martin Laval
  • Direttore della Fotografia: Regis Blondeau
  • Montaggio: Reynald Bertrand
  • Scenografia: Franck Schwarz
  • Costumi: Brigitte Calvet
  • Attori: Isabelle Nanty, Gerard Depardieu, Sarah Touffic Othman-Schmitt
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Spunti di Riflessione:

     

    di FAHIM MOHAMMAD

    1)    Gli scacchi
    Gli scacchi sono sempre stati al centro della mia vita. Devo loro quasi tutto quello che mi è successo, nel bene e nel male. Se in Bangladesh ho subito minacce di morte all'età di sei anni, è stato perché ad alcune persone ha dato fastidio che fossi diventato un campione. Ma se in Francia, dove eravamo dei rifugiati, mio padre e io siamo riusciti ad ottenere i documenti, è al contrario proprio grazie al fatto che ho vinto dei tornei. Insomma, devo agli scacchi la vita e la libertà. Ed è sempre per merito loro se un libro ha raccontato la mia storia e se oggi un film è intitolato con il mio nome.
    È evidente che non mi aspettavo di vivere tutto questo e che c'è stato in ognuno di questi avvenimenti, felici o infelici, qualcosa che è andato oltre me stesso, in cui io non c'entro per niente.
    E’ vero, però, che la mia vita è cambiata con gli scacchi. Quando ho cominciato a rendermene conto?

    2)    Il libro
    Quando mi chiedono se "Un re clandestino" ha cambiato la mia vita, rispondo di «no». Quello che l'ha cambiata è innanzitutto il mio titolo di Campione di scacchi di Francia vinto a meno di dodici anni e gli incontri che sono seguiti. Poi è stato l'ottenimento dei documenti francesi. Di fatto, il libro è stato scritto soprattutto per cercare di modificare lo sguardo della gente sui profughi e gli immigrati che vivono nelle strade.
    Fahim è stato un profugo che viveva sulla strada poi… ha incontrato la fortuna. Come e quando?

    3)    Il film
    Quando mi hanno telefonato per dirmi che avrebbero tratto un film dal libro, sono rimasto sorpreso, ma non impressionato. Avevo quattordici anni, non mi sono reso conto fino in fondo di quello che avrebbe rappresentato. Ho pensato che avrebbero fatto un piccolo documentario. Non avrei mai immaginato che il film avrebbe avuto una tale portata e una distribuzione del genere.
    Grazie al cinema la storia del piccolo immigrato diventa una storia per tutti i migranti come una speranza. E’ giusto secondo voi?

    4)    La sceneggiatura e i personaggi
    Quando ho visto il film, mi sono commosso e contemporaneamente ho provato una sensazione bizzarra. È tutto vero eppure io avevo al tempo stesso l'impressione che non si trattasse veramente di me. La storia è a grandi linee la mia, ma il Fahim del film non è identico a me. Mi riconosco in tutte le scene che riguardano la sua integrazione o la sua educazione: quella in cui impara a mangiare servendosi delle posate, per esempio, o quella in cui viene sgridato perché arriva in ritardo – un punto che, purtroppo, non è molto cambiato poiché continuo ad avere problemi con gli orari. Mi ritrovo anche molto in tutte le scene in cui Fahim è accolto dai suoi compagni del club o di scuola.
    La commozione di Fahim è legata ai ricordi o all’aver superato una vita tanto dolorosa?

    5)    Ho veramente vissuto momenti simili, altrettanto calorosi. Come quelli trascorsi con il mio insegnante di scacchi, Xavier Parmentier, dice Fahim, interpretato da Gérard Depardieu. Xavier era un uomo molto generoso. È merito suo se per diversi mesi ho potuto dormire, di nascosto o quasi, nel suo club di scacchi. Quell'episodio non è nel film, ma non è grave perché si capisce fino a che punto Xavier era gentile e paterno con me.
    E’ giusto dire che Xavier è un omone tenero fino alle lacrime?

    6)    Mio padre
    Mio padre, dice Fahim, è un uomo molto riservato e molto discreto. Ha fatto tutto il possibile per nascondere la sua condizione. È stato molto protettivo nei miei confronti, ma ha sempre fatto finta di sembrare distaccato. I primi anni in Francia sono stati terribili per lui. Quando gli è stato rifiutato il visto di rifugiato politico e ha evitato l'espulsione, è andato a dormire per la strada. Non aveva un lavoro, non aveva i documenti, ma correva il rischio di accompagnarmi al club degli scacchi dove passava ore ad aspettarmi. Non l'ho mai sentito lamentarsi. Perché tutto è stato molto più duro per lui che per me?

    7)    Io avevo degli amici, parlavo con loro, andavo a dormire a casa loro, giocavo a scacchi. Potevo evadere. Lui passava intere giornate senza fare assolutamente niente e senza poter rivolgere la parola ad anima viva, tanto meno per il fatto che non parlava francese. Io adoro mio padre. Lo ammiro. Ho sempre vissuto con lui. È lui che in Bangladesh mi portava piccolissimo a fare dei tornei. È stato sicuramente lui a salvarmi la vita. Gli devo tutto. Questo amore di Fahim per suo padre è una cosa che emerge molto bene nel film.
    In maniera particolare come e quando?

    8)    Ho passato l'esame di diploma e ora frequenterò un istituto di commercio. Mi piacerebbe diventare gestore di portafogli o patrimoni.
    Contrariamente a quanto si possa credere, non ho mai avuto come obiettivo quello di consacrare tutta la mia vita agli scacchi. Avrei troppa paura di impazzire, come è capitato ad alcuni grandi campioni. È il motivo per cui, in questi ultimi mesi, ho interrotto gli allenamenti. Intendo riprenderli, ma con calma.
    Oggi sono sereno. Non penso più al periodo in cui dormivo per la strada. Cerco di vivere nel presente, facendo dei progressi.
    Ci tengo a restare in Francia. È il paese che mi accolto. Gli sono riconoscente. Come lo è mio padre, che è fierissimo che un film francese porti come titolo il nome di suo figlio.
    Fahim potrebbe avere un futuro come grande giocatore di scacchi. Perché allora pensa di trovarsi un altro lavoro? Ha un ricordo da cancellare pensando al suo vero paese.
    Dopo il film quali sono le speranze di Fahim nel suo futuro, come dice in una intervista?


    LA SITUAZIONE DI FAHIM OGGI
    A tutt'oggi, quasi undici anni dopo il loro arrivo in Francia, né Fahim né suo padre hanno ancora ottenuto la nazionalità francese. Finché non ha raggiunto la maggiore età, Fahim, che oggi ha 19 anni, come tutti i minori stranieri, non ha avuto il diritto di avere un permesso di soggiorno. Ne ha appena ottenuto uno. E dal momento che è il primo, ha una validità di un solo anno. Suo padre, invece, ha conseguito il rinnovamento del suo per quattro anni.
    Un permesso di soggiorno permette al suo detentore di lavorare in Francia e anche di viaggiare oltre i confini dell'Esagono. Per Fahim, che dal suo arrivo in Francia non aveva più avuto il diritto di varcarne le frontiere, è un immenso passo avanti. Ma deve pazientare altri quattro anni per richiedere la cittadinanza francese.
    Per avere la cittadinanza ogni Stato può annettere cittadini provenienti da un altro paese:
    a)    In base agli anni vissuti nel paese stesso per coloro che arrivano in maggiore età e per i bambini
    b)    In base allo “ius soli”
    c)    In base allo “ius culturae”
    Che differenza c’è tra lo ius soli e lo ius culturae?
    Approfondite l’argomento.

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