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Fratelli d'Italia

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Alin Delbaci, 17 anni, rumeno, vive in Italia da quattro anni. Ha un rapporto conflittuale con i compagni di classe e con la professoressa di italiano.

    Masha Carbonetti, 18 anni, bielorussa, adottata da una famiglia italiana. Vorrebbe partire per incontrare suo fratello, che è rimasto in Bielorussia.

    Nader Sarhan, 16 anni, egiziano nato a Roma. E’ fidanzato con una ragazza italiana contro il volere dei suoi genitori.

    Tre adolescenti di origine straniera nella stessa scuola. Ostia e la periferia di Roma. Gli amori, i conflitti e l'identità.

  • Genere: Documentario
  • Regia: Claudio Giovannesi
  • Titolo Originale: Fratelli d'Italia
  • Produzione: Il Labirinto
  • Durata: 90'
  • Direttore della Fotografia: Ferran Paredes Rubio e Andrea Spalletti Panzieri
  • Montaggio: Giuseppe Trepiccione
  • Attori: Alin Delbaci, Masha Carbonetti, Nader Sarhan
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

    PROGETTO DEL FILM

    Il progetto del film nasce all’interno di un più ampio percorso di didattica audiovisiva, realizzato dalla Associazione di cultura cinematografica Il Labirinto, con il sostegno della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura.

    Dal 2004 al 2008, circa 200 studenti appartenenti ad otto istituti di istruzione superiore hanno partecipato a Laboratori biennali di didattica del cinema e dell’audiovisivo promossi dal Progetto EDUCINEMA, all’interno di un’attività di ricerca sul giovane pubblico.

    La realizzazione negli Istituti “Galilei” di Roma e “Toscanelli” di Ostia di due documentari professionali, focalizzati sul tema dell’integrazione di giovani studenti immigrati e affidati a due giovani registi neo diplomati del Centro Sperimentale di Cinematografia: “Sei del Mondo” (2006, 52’) per la regia di Camilla Ruggiero e “Welcome Bucarest” (2007, 39’) per la regia di Claudio Giovannesi ha creato le basi per introdurre un nuovo fronte di attività.

    L’esperienza iniziale maturata durante le riprese di “Welcome Bucarest”, che ha visto Claudio Giovannesi e i suoi collaboratori essere presenti insieme ai docenti per un intero anno scolastico all’interno dell’Istituto “Toscanelli” di Ostia e il riscontro che il documentario ha avuto ai Festival in cui è stato presentato, grazie ai critici e al pubblico, ci ha spinto a proseguire in questa indagine sul vissuto quotidiano di giovani studenti provenienti da culture e da Paesi diversi.

    Così, accanto alla storia di Alin, abbiamo conosciuto e raccontato anche la storia di Masha e di Nader, dei loro eccezionali genitori, degli amici, di alcuni dei loro docenti. Abbiamo scelto di raccontare alcuni frammenti della loro storia, quelli che ci sembrava esprimessero meglio la fatica, la sofferenza dell’incontro tra culture e modi di vivere diversi, ma anche la straordinaria voglia di questi ragazzi di affermare il loro diritto ad “esserci”, qui ed ora, in Italia ed in Europa.

    Vogliamo qui ringraziare insieme ai ragazzi, alle loro famiglie, ai docenti del “Toscanelli per il loro eccezionale supporto, il prof. Fabrizio Vavuso, referente per il progetto didattico EDUCINEMA e Vito Bruschini, Dirigente scolastico dell’ITC “Toscanelli”.

    Un ringraziamento speciale va inoltre a Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio e a Claudio Cecchini, Assessore alle Politiche Sociali e per la Famiglia della Provincia di Roma.

    NOTE DI REGIA

    Ho girato questo documentario perché l’Italia, al mio sguardo, è un paese che nel 2009 non riesce ancora ad avere un’identità multietnica, si nasconde dietro un’illusione di orgoglio nazionale e non vuole conoscere il valore positivo della multicultura.

    Considero fondamentale ed emozionante ogni forma di melting pot: il crogiolo, l’amalgama, all’interno di una società di esseri umani, delle etnie, delle culture e delle religioni.

    La popolazione che chiamiamo immigrata è in realtà il nostro nuovo tessuto sociale, una ricchezza che va accolta nella sua complessità e nelle sue inesauribili contraddizioni.

    Questo documentario è il risultato di una collaborazione iniziata nel 2007 con l’Istitituto Tecnico Commerciale “Paolo Toscanelli” di Ostia.

    Quasi il trenta per cento degli studenti del Toscanelli è di origine non italiana, di provenienza molteplice: una comunità emblema di un territorio, quello di Ostia, la cui identità, molto più della capitale, è assolutamente multietnica.

    Ho scelto come protagonisti tre adolescenti di origine straniera: le loro storie hanno come tema l’identità, raccontata nel privilegio della quotidianità, nell’osservazione dei loro rapporti interpersonali e dei loro conflitti.

    Alin, nato in Romania: la sua storia è il conflitto e il desiderio di comunicazione, vissuto tutto all’interno della scuola, tra la sua appartenenza rumena e la comunità italiana di compagni di classe e professori che lo circonda per metà della sua giornata.

    Masha, nata in Bielorussia, adottata da una famiglia italiana: la sua storia è il confronto con il proprio passato, con il ritorno alla propria origine.

    Nader, immigrato di seconda generazione, nato a Roma da genitori egiziani: la sua storia è il conflitto, vissuto all’interno delle mura domestiche, con la propria cultura; il confronto tra il suo sangue egiziano e il suo essere italiano.

    Ho provato a considerare il concetto di integrazione al di là della sua astrattezza utopica, ma calandolo all’interno della realtà. Mi sono accorto che l’integrazione, anche quando è fortemente desiderata, non sempre è realizzabile: è un percorso di esperienza e di formazione che non ha termine, e che necessita una difficile e responsabile ridefinizione dell’identità, in uguale misura, in entrambe le parti, quella autoctona e quella straniera.

    NOTE DI PRODUZIONE

    Le storie dei tre giovani: Alin, Masha, Nader, raccontate dal film documentario Fratelli d’Italia, aprono uno squarcio di verità sul difficile percorso di integrazione che devono affrontare i ragazzi stranieri e i figli di immigrati: la cosiddetta seconda generazione, soggetta ad una rapida quanto radicale trasformazione che è talvolta irreversibile rinuncia alla propria identità culturale.

    Una mutazione culturale e antropologica che è tanto più forzata e dolorosa, in quanto avviene nel periodo dell’adolescenza, mentre su di loro premono in modo spesso fortemente contraddittorio le istanze della famiglia, della comunità di provenienza e l’aderenza ai modelli di una nuova società a cui sentono di appartenere e che, come per i loro coetanei, è frutto dell’ibridazione e dei bisogni imposti dal consumo di massa, un moderno Moloch a cui sacrificare ogni identità personale, il senso critico, la propria autonomia di crescita individuale.

    Un’esistenza “liquida”, per usare una metafora di Zygmunt Bauman, in cui tutto, anche l’immaginazione (soprattutto l’immaginazione) è regolato dai consumi.

    “La distinzione tra consumatori e oggetti di consumo è fin troppo provvisoria ed effimera. Si potrebbe dire che il ribaltamento dei ruoli diventi la regola, ma persino tale affermazione distorce la realtà della vita liquida, in cui i due ruoli si intrecciano, si mescolano e si fondono”( Z. Bauman, Laterza 2009).

    In Fratelli d’Italia si intuisce che il luogo primario di questo scontro culturale è la scuola, territorio sul quale e dal quale insegnanti e genitori tentano una resistenza strenua, talvolta drammatica.

    Chi è assente, chi sembra avere abdicato al proprio ruolo di formazione delle coscienze affiancando la scuola come sistema educativo, sono le altre agenzie educative e la classe politica e intellettuale del nostro Paese. Assenti dal territorio, dopo aver abbandonato il campo dell’etica pubblica alle forze libere e selvagge di un capitalismo globalizzato, privo di regole, giunto probabilmente, e proprio per questa ragione, alla sua fase autodistruttiva.

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