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Il mio amico Eric

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Eric Bishop è a pezzi.

    Dopo un grave incidente d’auto fatica a riprendersi. I suoi colleghi all’ufficio postale sono preoccupati per lui. Non lo hanno mai visto così: depresso, distratto sul lavoro, uno straccio.

    A sconvolgerlo è stato l’incontro con la sua prima moglie, Lily.

    Eric si è offerto di tenere la bambina di sua figlia Sam, che deve studiare per gli esami al college.

    Così, dopo tanto tempo, ha avuto modo di rivedere Lily, la sua prima moglie, madre di Sam. Circa trent’anni prima si erano innamorati follemente, e Lily era rimasta incinta.

    Eric aveva deciso di restarle accanto e mettere su famiglia. Ma poi, schiacciato dal peso delle responsabilità, era scappato abbandonando lei e la piccola. Il primo di una lunga serie di attacchi di panico, come quello che ha provocato l’incidente di cui è appena rimasto vittima: la sua auto si è schiantata contro una giostra. Dopo Lily, Eric si è risposato.

    La sua nuova moglie, Chrissie, gli ha portato in casa due figli avuti da relazioni diverse, e poco dopo se n’è andata, lasciandoli da lui. Eric ha giurato di prendersi cura dei ragazzi, Ryan e Jess, e tutto è filato liscio finché sono stati piccoli. Ma ora sono adolescenti e trattano Eric senza alcun rispetto, ignorandolo completamente.

    La casa è un porcile. Eric fa lo sguattero. Meatballs, il sedicente capo dei postini, decide di fare qualcosa.

    Lettore accanito nel tempo libero, corre in biblioteca a consultare la sezione dei manuali di auto-aiuto. Dopodiché, insieme ai colleghi va dritto a casa di Eric, alla periferia di Manchester, per aiutarlo a ritrovare la fiducia in se stesso.

    Paul McKenna, uno dei postini, è convinto che Eric abbia prima di tutto bisogno di un esempio da seguire, qualcuno a cui chiedere: “Cosa faresti al mio posto?” Tutti i suoi amici sono vecchi tifosi del Manchester United, anche se alcuni hanno cominciato a seguire l’FC United.

    Non Eric.

    Il suo idolo è sempre stato l’uomo che ha fatto del calcio un’arte: Eric Cantona. Dopo che gli amici se ne sono andati, Eric si accende uno spinello e si mette a parlare con il poster a grandezza naturale di Cantona.

    Cosa farebbe “il re” con Lily, i ragazzi e tutto il resto? Sarà l’effetto dell’erba, ma nella stanza appare Cantona in carne e ossa, che comincia a dispensargli le sue perle di saggezza.

    Con Cantona al suo fianco, o per lo meno nella sua testa, Eric trova il coraggio di vedere Lily, e nel giro di alcune settimane è già sulla buona strada per ricostruire un rapporto con lei. Ma il figlio più grande di Eric, Ryan, si sta mettendo nei guai con Zac, un malvivente locale da cui è manovrato.

    E proprio quando sembra che con Lily le cose si mettano bene, Eric è costretto a mentirle per proteggere Ryan. Quel po’ di fiducia che l’ex-moglie aveva ritrovato in lui va in fumo.

    Eric si ritrova solo e pieno di vergogna. Ora deve convincere Zac a lasciare in pace Ryan, e Lily a credere di nuovo in lui. Ma Cantona lo mette in guardia: potrà riuscirci solo fidandosi dei suoi amici e chiedendo aiuto a loro.

    Così, Meatballs e i ragazzi architettano un piano per dare una lezione a Zac: l’Operazione Cantona.

  • Regia: Ken Loach
  • Titolo Originale: Looking for Eric
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE
  • Produzione: BIM
  • Data di uscita al cinema: 4 dicembre 2009
  • Durata: 116'
  • Sceneggiatura: Paul Laverty
  • Direttore della Fotografia: Barry Ackroyd
  • Montaggio: Jonathan Morris
  • Costumi: Sarah Ryan
  • Attori: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, John Henshaw
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

    Ken Loach Regista

    “Un giorno mi hanno detto che Eric Cantona voleva incontrarmi…”

    È stato circa due o tre anni fa. Senza di lui non ci sarebbe nessun film. Un produttore francese molto simpatico, Pascal Caucheteux, ha parlato con Rebecca [O’Brien, produttrice] e ci ha proposto un incontro con Cantona.

    Ovviamente noi conoscevamo bene il personaggio pubblico, il calciatore straordinario. E loro sapevano che io e Paul [Laverty, sceneggiatore] eravamo tifosi di calcio.

    Così ci siamo incontrati.

    Eric aveva alcune idee molto interessanti, in particolare la storia del suo rapporto con un tifoso.

    Paul ed io non siamo riusciti a tirarne fuori qualcosa che funzionasse in termini di personaggi e sviluppo della storia, ma ci era sembrato un tema interessante da esplorare: non solo la parte spettacolare del calcio e il ruolo che il calcio ha nella vita delle persone, ma anche gli aspetti legati alla celebrità, al modo in cui stampa e televisione costruiscono personaggi che agli occhi della gente assumono qualità soprannaturali.

    Paul è ripartito da zero e ha scritto una storia che riunisse in sé tutti questi elementi. Non eravamo affatto preoccupati di farla leggere a Cantona, perché ci eravamo già incontrati diverse volte, e avevamo capito che tipo era: uno che non si prendeva troppo sul serio, e che ci aveva dato l’impressione di essersi subito innamorato del progetto. È stato divertente, per nulla stressante. Speravamo solo che l’idea gli piacesse e che accettasse di fare il film.

    Perché Cantona?

    È originale, brillante e acuto. È un uomo che ha le sue idee.

    Le sue schermaglie con i giornalisti sono sempre state intelligenti e spiritose, prima e dopo la famosa conferenza stampa in cui aveva dichiarato: “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine.”

    Le sue riflessioni sul calcio e sulla sua carriera – soprattutto quelle emerse nelle conversazioni con Paul − sono diventate parte integrante del film.

    Quando Cantona entra in una stanza, la sua presenza si impone. Ha un carisma, un magnetismo unici. Per un attore parliamo di “proiezione naturale”, quando dal palcoscenico riesce a comunicare qualcosa a tutto il pubblico, anche a quello dell’ultima fila, dando l’impressione di non fare nulla.

    Eric lo faceva in campo − comunicava con 70mila persone. È una straordinaria dote naturale. A Manchester è stato trattato con grande rispetto e affetto. Abbiamo dovuto tenerlo un po’ al riparo dai curiosi – per la prima volta ho avuto i paparazzi sul set.

    E se passeggiavi con lui per la strada, il traffico rallentava e la gente voleva stringergli la mano. Sono stato a vedere una partita con lui all’Old Trafford. Senza sapere che lui era lì, la gente intonava i cori di Cantona – cantavano ancora il suo nome, dieci anni dopo la sua partenza.

    Poi, quando hanno scoperto che lui c’era davvero, è successo il finimondo. Ho visto piangere uomini grandi e grossi! Mentre andavamo via, anche i più anziani venivano a stringergli la mano. Pochi giocatori hanno suscitato tanto affetto.

    Perché il calcio?

    Io lo conosco solo da spettatore, ma andare a una partita è un gran modo per socializzare. Incontri tanta altra gente che ha qualcosa in comune con te: l’amore per una squadra. Non c’entra il lavoro, non c’entra tutto il resto.

    C’è solo la partita da vivere insieme a tante altre persone. La partita è anche una palestra di emozioni. Le vivi tutte: speranza, gioia, tristezza, dolore, angoscia, attesa. L’estasi delirante quando arriva il gol. Provi tutte queste emozioni, ma all’interno di un contesto “sicuro”.

    Ti appassioni e soffri ma in fondo sai che è solo un gioco, e che la vita vera è un’altra cosa. È uno straordinario esercizio terapeutico.

    Chi è Eric Bishop, il personaggio principale del film?

    È un uomo intelligente che soffre di attacchi di panico. Attacchi che gli hanno impedito di avere un rapporto stabile e duraturo con una donna. Ma la sua politica è sempre stata quella dello struzzo: uscire con gli amici, andare alle partite, bere qualcosa e fare finta di niente. Il risultato è stato il fallimento del suo primo matrimonio.

    Poi ha sposato una donna che si è messa a bere e un bel giorno se n’è andata lasciandogli i due figli avuti da due precedenti relazioni.

    E siccome Eric in realtà è una persona molto generosa, li ha tirati su come fossero suoi. Finché sono stati piccoli è andato tutto bene, ma diventati adolescenti hanno cominciato a fare quello che fanno tutti gli adolescenti: quando intravedono una debolezza, la sfruttano.

    E così, lo stanno distruggendo. Eric Bishop resta con una grande casa che non riesce più a gestire, e naturalmente caos porta caos. A malapena riesce a conservare il lavoro, e quando lo vediamo per la prima volta è nel bel mezzo di un attacco di panico.

    Come ha scelto gli attori?

    Dopo la sceneggiatura, il casting è il momento più importante. Ho lavorato di nuovo con Kathleen [Crawford, direttrice del casting] e abbiamo visto attori conosciuti e sconosciuti, di ogni tipo. È sempre importante che il film sia radicato in un luogo preciso, così abbiamo circoscritto la scelta ad attori di Manchester e dintorni.

    L’Eric del film è un tifoso del Manchester United in un periodo in cui la maggior parte dei tifosi del Manchester erano di Manchester.

    Quindi ci sembrava importante che fosse di lì. Steve Evets ci è sembrato subito convincente nei panni di un uomo in crisi.

    È anche divertente, ma non come può esserlo un comico che recita una parte: è autentico. Noi cerchiamo sempre attori in grado di essere autentici, e al tempo stesso coerenti con le caratteristiche del personaggio. Perché puoi trovare un attore veramente perfetto – giusta classe sociale, tutto giusto – ma quando poi lo vedi in azione non somiglia affatto al personaggio.

    Devi trovare qualcuno con tutte le caratteristiche giuste, certo, ma che somigli al personaggio che vuoi vedere sullo schermo.

     Com’è stata l’entrata in scena di Cantona, durante le riprese?

    Che momento! È stato piuttosto complicato. La sorpresa è una delle cose più difficili da rendere in modo efficace sullo schermo, così abbiamo preferito non dire niente a Steve [Evets].

    Sapeva che Cantona era coinvolto come produttore, ma non che sarebbe stato fra gli interpreti. Il giorno che Cantona doveva entrare in scena, abbiamo accompagnato Steve nella camera in cui dovevamo girare. Poi gli ho detto: “Non c’è la luce giusta. Dobbiamo cercare di eliminare i riflessi. Torna tra dieci minuti.”

    Mentre Steve è uscito a fumarsi una sigaretta, Cantona si è nascosto dietro a un drappo nero che avevamo messo intorno alla macchina da presa. Dopodiché abbiamo girato la scena. Steve era rivolto verso il poster a grandezza naturale del calciatore, e Cantona è sbucato da dietro il drappo, si è messo dietro di lui e ha parlato.

    Purtroppo, avevamo alcuni assistenti operatori belgi, e quando Steve ha sentito la voce ha pensato che fosse stato uno di loro a parlare. Quindi è rimasto lì, senza sapere cosa fare. Il primo ciak non ha funzionato granché. Ma c’era rimasta abbastanza sorpresa per il secondo ciak!

    E’ stato difficile passare dalle scene comiche ai momenti più seri?

    Puoi solo sforzarti di essere autentico. E ancora un volta si tratta di trovare interpreti che sanno essere divertenti in modo vero, naturale. Oppure veri e naturalmente commoventi.

    Nel momento in cui lo spettatore pensa “Ecco, questa è una scena comica” o “Ecco, questa è una scena triste” vuol dire che hai sbagliato tutto. Ecco perché uno come John [Henshaw] è un bravo attore. È serio e divertente senza essere diverso da quello che è. Anche Ricky Tomlinson è così.

    Sa essere divertente e serio restando sempre se stesso. La cosa essenziale è che non deve cambiare marcia.

    Quale messaggio spera che arrivi al pubblico che andrà a vedere il film?

    È un film che parla di amicizia e del prendere atto di quello che sei. È un film contro l’individualismo: siamo più forti insieme che da soli. In fondo, parla della solidarietà che nasce fra amici – tra i tifosi di una stessa squadra di calcio, ma anche tra colleghi di lavoro. Può sembrare una cosa scontata, eppure non è un’idea così popolare di questi tempi. Per lo meno da una trentina d’anni a questa parte, da quando abbiamo smesso di essere compagni di viaggio e siamo diventati tutti concorrenti in competizione gli uni con gli altri. Cantona suona la tromba nel film.

    Ha un futuro come musicista?

    Dopo che George Fenton lo ha sentito suonare, ho mandato un sms a Cantona che diceva: “I musicisti sono rimasti colpiti ma ti consigliano di aspettare a lasciare il calcio.” E lui mi ha risposto con un altro sms: “Forse hanno paura che gli rubi il lavoro.”

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1) Eric, il protagonista del film, è in crisi e, nella sua crisi, si pone molte domande. In cosa ho sbagliato nella vita? Cos’è che mi blocca? Ho paura ad affrontare situazioni che penso siano troppo dolorose?

    2) Siete d’accordo su quanto dice Ken Loach, il regista del film, quando afferma che Eric all’inizio della storia, può passare, se nessuno lo aiuta, da un momento di crisi alla follia?

    3) Uno dei maggiori difetti di Eric è legato al fatto che egli sia troppo impulsivo e non rifletta prima di parlare. In quali situazioni del film questo suo atteggiamento lo mette ancora più in crisi?

    4) Eric, che di mestiere fa il postino, è buono ma, molto spesso, pensa di non essere capace di perdonare chi gli fa del male. Quando comprende che perdonare gli altri significa perdonare, innanzi tutto, se stessi?

    5) Alla radice dei problemi esistenziali di Eric c’è il ricordo di un’infanzia con un padre alcolizzato e violento e il rimorso per quanto, tanti anni prima, egli ha fatto a Lily, la sua giovanissima moglie? Siete d’accordo? Esprimete la vostra opinione in merito.

    6) Secondo Paul Laverty, lo sceneggiatore del film, “il dolore e la colpa possono alimentarsi a vicenda in un circolo vizioso che rischia di gettare un’ombra sul presente”. E così che accade per Eric?

    7) E’ per reagire al momento clou delle sue sofferenze e dei suoi problemi che Eric si inventa un amico immaginario: Eric Cantona?

    8) Eric Bishop, è un uomo che ha perso la fiducia in se stesso. Quando gli appare accanto, Eric Cantona, egli sente (sono le parole del protagonista del film) ”che è arrivato il suo mentore che regala consigli preziosi che lo aiuteranno a ritrovare la sicurezza perduta e il rispetto di se stesso” Siete d’accordo? Commentate.

    9) Chi è stato (ed è) Eric Cantona? Effettuate ricerche in merito.

    10) Non vi stupisce il fatto che un regista realista, come Ken Loach, abbia girato un film con un “amico immaginario”, co-protagonista?

    11) Perché Lily, la prima moglie di Eric, ha lasciato un’impronta indelebile nella sua vita?

    12) Lily ed Eric hanno avuto una figlia, Sam che li ha resi nonni di una bimba. Quanto questa nipotina che hanno in comune, li ha fatti riavvicinare? Si può dire che il loro legame, in trent’anni, non si sia mai spezzato? E secondo voi, può accadere un fatto simile? Commentate.

    13) E’ il dono dei ricordi che vivono nella memoria di Eric che può riaccendere in lui una fiamma di trent’anni prima e farla bruciare con la stessa intensità di allora?

    14) Sam, la figlia di Eric e Lily, si può dire sia diventata la mediatrice tra il padre e la madre. E’ lei che dà consigli ai genitori. Ma, essendo giovanissima, non avrebbe, per prima, bisogno di una guida?

    15) Eric ha lasciato Lily, la sua prima moglie, per paura delle responsabilità, essendo troppo giovane. Non credete che ci sia la “legge del contrappasso” di dantesca memoria nel comportamento di Chrissie, la donna da lui sposata in seconde nozze con due figli al seguito?

    16) Perché quando i due figli di Chrissie erano piccoli, Eric a cui ella li aveva abbandonati, era lieto di occuparsi di loro? E quando e perché cominciano a sorgere i problemi?

    17) Per causa di chi, Ryan, il maggiore dei figliastri di Eric, viene messo nei pasticci?

    18) Jess, l’altro figliastro è inattendibile, racconta bugie, non mette mai in ordine, riempie con Ryan la casa di “discutibili” amici, però, in fondo, è un ragazzo che vorrebbe essere amato e vedere la sua famiglia felice. Siete d’accordo? Commentate.

    19) Perché Meatballs, definito l’unione di punta dei postini, cerca di aiutare Eric sia quando cade in depressione, sia quando la situazione precipita per colpa di Ryan, uno dei figliastri dell’amico? E come entra in azione coadiuvato dal gruppo di amici?

    20) Come gli amici di Eric, capitanati da Meatballs e con la “collaborazione magica” di Cantona, riescono ad aiutarlo quand’egli e il resto della sua famiglia si trovano in pericolo?

    21) Il gruppo dei postini guidati da Meatballs che corre in aiuto di Eric, è formato da:

    a) Spleen, un uomo dal traverso di bile facile, pieno di ideali confusi, ma sinceramente amico di Bishop

    b) Jack, un vecchio amico con cui Eric va sempre allo stadio. Lo si può considerare come il più “casinista” del gruppo?

    c) Monk, Judge, Smug e Travis: è certo che aiutino Eric ma quanti pasticci combinano nell’aiutarlo?

    22) Si potrebbe definire “Il mio amico Eric”, nel suo finale, una speranza nella fantasia, un inno all’amicizia e anche una storia d’amore? Esprimete la vostra opinione in merito.

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