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Il richiamo della Foresta

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Ryann è una capricciosa ragazzina di città che per alcune settimane viene affidata dai genitori al nonno, Bill, che vive sulle montagne innevate in una piccola cittadina del Montana.

    Un giorno Ryann trova nel bosco un cane ferito, un husky incrociato con un lupo selvatico.

    Nonostante il nonno tema l’animale e con l’aiuto del libro “Il Richiamo della foresta”, di cui ogni sera legge qualche pagina alla nipote, cerchi di farle comprendere la natura e l’istinto selvaggio dell’animale, Ryann dopo averlo rimesso in sesto e averlo chiamato Buck, in onore del protagonista del libro di Jack London, decide di portarlo con sè a casa a Boston.

    Ma un’altra persona rivendica il possesso del cane e così lo sceriffo decide che tra i due contendenti Buck andrà a chi vincerà l’annuale gara di slitte trainate da cani.

  • Regia: Richard Gabai
  • Produzione: MOVIEMAX
  • Data di uscita al cinema: 19/02/2010
  • Attori: Christopher Lloyd, Ariel Gade, Wes Studi
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

    Intervista al regista, Richard Gabai

    E’ stato difficile trovare Buck?

    Il casting per trovare il nostro Buck è stato il più importante ma anche il più critico di tutto il film. A differenza del romanzo di Jack London la nostra storia non è raccontata attraverso gli occhi di Buck, dunque il suo personaggio era fondamentale non solo nel momento dell’azione ma anche per contribuire al lato emozionale del film.

    Bubba, il cane che interpreta Buck, è un Husky Siberiano ed è un attore a tempo pieno. È stato addestrato da quando era cucciolo ed aveva circa 9 anni quando abbiamo girato il film. Abbiamo anche dovuto assumere una controfigura di nome Merlin, un cane da slitta del Montana. Dopo tutto, non potevamo far stancare troppo la nostra star con tutte quelle corse!!!

    A Bubba abbiamo truccato il muso per dargli maggiormente le sembianze di un lupo. Inoltre, è stato il secondo personaggio più pagato del film, dopo il grande Christopher Lloyd!

    La gara di slitta che si vede nel film è la famosa “Montana’s Race to the Sky”…

    Quando mi sono messo alla ricerca dei posti giusti per il film l’elemento più importante riguardante la location era che si potesse girare durante una vera corsa di cani da slitta con addestratori professionisti.

    La “Race to the Sky” soddisfaceva entrambe le mie esigenze. Non sarebbe stato possibile girare questo film senza il prezioso supporto della fantastica gente del Montana.

    Come è stato girare in 3D?

    Quando ho deciso che questo film sarebbe stato girato con la tecnologia 3D tutti mi dicevano che ero un pazzo ed avevano ragione! Sentivo che non era possibile cogliere la bellezza del paesaggio o l’eccitazione di una corsa di cani da slitta in 2D – bisognava trovare una soluzione.

    Allora non c’erano impianti di montaggio 3D in affitto ed il nostro budget da indipendenti non ci permetteva di avere accesso a nessuna delle grandi compagnie in circolazione.

    Ho letteralmente trovato il mio partner per il 3D, la 20 Century 3D, su internet.

    Loro avevano sede a New York, io a Los Angeles. Abbiamo parlato una paio di volte al telefono, ci siamo incontrati una volta a LA e ci siamo realmente conosciuti tra le polari temperature del selvaggio Montana. È stato molto eccitante riuscire finalmente a girare il film ed anche molto, molto… freddo ( - 13 C.).

    La telecamera registrava direttamente su un hard disk e mentre la camera filma in 3D si effettua una registrazione simultanea stereoscopica.

    Al passaggio del primo team di cani avevamo fatto delle riprese perfette! Ma subito ci siamo accorti che uno dei due hard disk si era congelato e quindi avevamo la registrazione di un solo lato! Dovevamo trovare un modo per tenere gli hard disk abbastanza al caldo per farli funzionare e alla fine li abbiamo equipaggiati con degli “scalda piedi”, dello stesso tipo che si usano per sciare o quando fa molto freddo. Utilizzando questi “scalda piedi” tutto è andato bene.

    Era già una sfida girare un film al gelo e con la neve, lavorare con bambini ed animali, ma non avremmo avuto lo stesso film se non avessimo usato la tecnologia 3D. “Il Richiamo della Foresta 3D” è il primo film tutto live action in 3D; non ci sono effetti speciali o immagini create al computer, tutto è reale.

    Il richiamo della foresta

    Il richiamo della foresta è uno dei più famosi romanzi dello scrittore statunitense Jack London. Il romanzo può essere considerato uno dei classici della letteratura per ragazzi.

    Il libro è ambientato all'inizio negli Stati Uniti per poi spostarsi verso il Nord America, durante la "caccia all’oro", periodo che London ha vissuto anche in prima persona, essendo stato un cercatore d’oro. Il richiamo della foresta è idealmente il proseguo, con una trama speculare di un altro famoso romanzo di London Zanna Bianca, nel quale un lupo viene addomesticato dall’uomo e racconta la storia di Buck, un cane di quattro anni rubato dal giardiniere del suo padrone, un giudice di San Francisco, e portato nelle fredde terre del Klondike (Yukon), per essere utilizzato come cane da slitta, per i cercatori d'oro.

    Buck viene venduto a diversi proprietari, con i quali conosce il duro lavoro dei cani da slitta, e deve lottare per la sopravvivenza all'interno della muta, lasciando che i suoi istinti naturali emergessero. Sfruttato troppo severamente dal suo ultimo proprietario, Buck è salvato dall'intervento di John Thornton, un cercatore d'oro, tenendolo con sé. Per la prima volta nella sua vita, Buck ha un profondo affetto per un uomo.

    Ora, sempre più attratto dalla foresta e la natura, ritrova in John Thornton l'ultimo legame con la civiltà e con l'uomo.

    Durante una delle lunghe assenze di Buck, John viene brutalmente assassinato da una tribù indiana. Il cane, di fronte al corpo senza vita del suo padrone, si getta come un demonio tra gli indiani che festeggiano attorno al fuoco l'esito della loro incursione, uccidendone molti e disperdendo gli altri.

    E così, rotto anche quest’ultimo legame con l'uomo, Buck scivolò per sempre nel buio della foresta selvaggia, unendosi a un branco di lupi.

    Jack London - Vita e opere

    Biografia

    Nato a San Francisco il 12 gennaio 1876, Jack London è uno dei pochi scrittori ai quali arrisero in vita successo e ricchezza.

    Era figlio di un girovago, ed i suoi genitori ben presto si disinteressarono di lui: dovette badare a se stesso in un'età in cui di norma i fanciulli non hanno altri pensieri che lo studio e il gioco.

    Fece tutti i mestieri: lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, l'agente di assicurazioni, il coltivatore, il cercatore d'oro nel Klondike, il corrispondente nella guerra russo-giapponese ed infine lo scrittore.

    Era l'epoca in cui l'America stava mutando radicalmente. L'emigrazione era aperta a tutti. Dall'Europa arrivavano i diseredati, i poveri, gli oppressi, gli avventurieri; tutti spinti da un desiderio di libertà, di emancipazione, di avventura Il paese da agricolo si stava trasformando in industriale.

    Le città sorgevano e si ingrandivano vertiginosamente, la lotta per emergere e farsi una posizione diventava frenetica.

    Non era più l'America presbiteriana ed austera dei tempi dei pionieri.

    La presenza di individui diversi fra loro per razza, cultura, tradizione, il progredire della scienza, e delle nuove teorie materialistiche, sociali, filosofiche, contribuirono senza dubbio a creare nel paese e nei suoi abitanti una grande confusione ma anche ad imprimerle quella forza e vitalità che negli anni a venire avrebbero fatto dell'America una potenza mondiale.

    Pochi scrittori furono come Jack London figli del proprio tempo. Intelligentissimo, forte, robusto, dotato di un'indomita forza di volontà, autodidatta; non c'era rischio, lavoro, impresa, teoria che non lo interessasse.

    Grandissima influenza ebbero certamente sul suo spirito assetato di sapere e aperto a tutte le idee e ricerche, la «Teoria dell'evoluzione» di Darwin, la filosofia di Nietzsche e il socialismo di Zola.

    Questa sua cultura appresa affrettatamente e senza metodo e conseguentemente non meditata né assimilata a fondo fece sì che le sue opere siano a volte prolisse, caotiche e contraddittorie pur essendo pervase da un profondo spirito vitale.

    Tutti i personaggi dei romanzi di London sono esseri fuori del comune, siano essi uomini o animali.

    Esseri forti, spregiudicati, rotti ad ogni eccesso e ad ogni sregolatezza, dominati solo dall'istinto primordiale della sopravvivenza e della lotta. Ma Jack London era anche un romantico ed a modo suo un poeta, sensibile alla bellezza della natura e alla forza dell'amore inteso come riscatto dalla brutalità. I suoi romanzi sono in gran parte autobiografici.

    Tante erano state le esperienze della sua vita trascorsa sotto le più svariate latitudini e in ambienti quanto mai eterogenei che non era certamente il materiale che gli mancava per le sue creazioni.

    Cercatori d'oro, minatori, pescatori, contrabbandieri, ubriaconi, indiani, cacciatori sono i protagonisti dei suoi romanzi e in ognuno di essi vi è un po' della sua vita.

    Il suo successo fu enorme. Guadagnò oltre un milione di dollari che però sperperò e dissipò in spese pazzesche: possedeva uno yacht di oltre quindici metri e un lussuosissimo ranch. Si fece erigere persino un castello che bruciò durante la costruzione.

    Tentò anche la politica, ma il suo socialismo era più teorico che concreto e non gli procurò che amarezze ed incomprensioni.

    Era in fondo un solitario e un disilluso della vita e già in "Martin Eden" (che è del 1909) vi è in germe l'idea del suicidio che sette anni dopo, il 22 novembre 1916, egli attuerà nel suo splendido ranch «Beauty», disperato e deluso dalle sue aspirazioni che in fondo non gli avevano portato che insoddisfazioni e scontento.

    Bibliografia

    Jack London fu scrittore fecondissimo. Nella sua breve vita scrisse più di quaranta romanzi, tradotti in tutte le lingue, una ventina dei quali anche in italiano. I principali sono:

    • Il richiamo della foresta (1903)
    • Zanna Bianca (1906)
    • La valle della luna
    • La piccola signora della grande casa
    • Il lupo di mare
    • Il vagabondo delle stelle

    I più direttamente autobiografici sono:

    • Martin Eden
    • John Barleycorn

    Di ispirazione socialista sono invece:

    • Il popolo dell'abisso (1903),
    • La guerra delle classi (1905),
    • Il tallone di ferro (1907),
    • Rivoluzione (1910).

    Scrisse inoltre molti racconti che pubblicava su riviste, o raccoglieva in volumi.

    L’husky siberiano

    L’husky siberiano è un cane di taglia media di lontana origine siberiana. È una razza da lavoro anche se è diventato fra i più apprezzati cani da compagnia.

    E’ stato selezionato nella sua forma moderna negli Stati Uniti d'America a partire da cani originari della Siberia, dove era stato allevato per secoli dal popolo dei Ciukci per il traino delle slitte.

    All'inizio del '900 venne importato da Leonard Seppala in Alaska, dove si stavano iniziando a diffondere le gare tra slitte trainate da cani, nell'ambiente dei cercatori d'oro; per la sua taglia, che era piccola rispetto a quella dei cani allora utilizzati per il lavoro, i cani di Seppala furono derisi con il dispregiativo di “piccoli topi siberiani”.

    Ma ben presto, a seguito dei loro grandi successi nelle gare, vennero rivalutati.

    Un episodio che contribuì alla definitiva consacrazione di questa razza risale al 1925, quando nella città dell'Alaska Nome scoppiò un'epidemia di difterite: a causa delle pessime condizioni climatiche era impossibile raggiungere la città, e allora fu organizzata una staffetta di slitte, trainate da molti Siberian Husky, che riuscirono a far giungere a Nome il siero anti-difterico.

    Questa staffetta prese il nome di corsa del siero ed ancora oggi viene rievocata con l'Iditarod che ripercorre le stesse tappe dell'epoca.

    Nel 1930 l’husky venne riconosciuto come razza dall'American Kennell Club. In epoca più recente, gli appassionati europei di Sleddog, ovvero delle gare tra slitte trainate dai cani, hanno incrociato il Siberian Husky e le altre razze nordiche tradizionali, con razze meno resistenti al freddo ma più veloci nella breve distanza, in particolar modo levrieri e Pointer; essendo le corse europee ben più corte di quelle tradizionali (in Europa non ci sono distese di ghiaccio adatte alla lunga distanza) questa selezione ha dato luce a incroci creati appositamente per la corsa su distanze brevi.

    Questa pratica tuttavia ha dal principio sollevato diverse polemiche e dubbi riguardo la deontologia dello snaturare una razza canina tra le più antiche al solo scopo di migliorarne le prestazioni sportive; nonostante diverse richieste siano pervenute alla Federazione Cinofila Internazionale, ad oggi il così nominato Alaskan husky rimane una varietà non riconosciuta come razza.

    Aspetto fisico e caratteristiche

    Pur essendo un cane da tiro, quindi robusto e muscoloso possiede una struttura elegante, leggera, e, soprattutto, ben proporzionata. Ha un cranio leggermente arrotondato che, insieme al muso che si restringe verso il tartufo, contribuisce a far risaltare il suo aspetto lupino. Gli occhi a mandorla, leggermente obliqui, possono essere marroni, ambra, azzurri o eterocromi (un occhio di un colore e uno di un altro o due colori nello stesso occhio).

    L'idea secondo cui tutti gli husky dovrebbero avere occhi azzurri è dettata solo da una moda. Le orecchie, portate erette e vicine tra loro, sono piccole, per disperdere meno calore, e ben fornite di pelo, per sopportare meglio le temperature polari a cui, spesso, sono esposti. Gli arti sono muscolosi e bene in appiombo.

    La coda, detta coda di volpe, è portata a scimitarra: non deve assolutamente essere arrotolata sul dorso o sul fianco.

    Il pelo è doppio e di lunghezza media, mai così lungo da nascondere il profilo del cane. Nonostante il folto pelo gli Husky non soffrono il caldo né più né meno delle altre razze a pelo corto, perché il loro pelo non solo li protegge dal freddo, ma funge da isolante contro il caldo. Per quanto concerne il pelo, in verità, il siberian husky ne è dotato di un doppio strato, di cui uno folto alla base, come una vera e propria pelliccia, e l'altro un po' più lungo e meno serrato.

    Questa caratteristica gli consente di avere una "straordinaria" protezione termica che gli evita il formarsi del ghiaccio sul pelo, che altrimenti portrebbe l'animale ad una morte certa, vista la rigidità climatica degli ambienti nordici in cui spesso è chiamato ad operare. Non solo, ma non dimentichiamo che tale "coperta termica" gli è anche molto utile per le temperature calde. Infatti, anche in Italia, a differenza delle legende metropolitane e dei luoghi comuni, il Siberian Husky si ben ambienta in tutte le situazioni climatiche.

    Carattere Allegro e giocherellone, dignitoso e orgoglioso, e a volte gioviale, ma soprattutto socievole con tutti, cani e persone.

    Può essere un ottimo compagno di giochi per i bambini. Benché sia molto testardo, come tutti i cani nordici può essere educato, purché in tenera età. Nonostante il carattere amichevole, è molto indipendente, non semplice da educare, e ha un forte istinto predatorio nei confronti di piccoli animali domestici e non.

    Per la sua conformazione caratteriale, il Siberian Husky tende a trovarsi una sua allocazione all'interno della famiglia che lo sta adottando, poiché la ritiene come fosse un branco. Per tale motivo, l'animale si sottometterà solo a colui che riterrà essere il suo capo branco, mentre con gli altri componenti sarà meno "rispettoso". per questi motivi bisogna educarlo in maniera ferma, ma estremamente gratificante, perché è molto intelligente e sensibile. Questa sua caratteristica ha facilitato nelle persone l'idea che si tratta di un'animale testardo ed indipendente. Ma la vera ragione è quella pocanzi detta.

  • Spunti di Riflessione:


    di L.D.F.

    1) Quando Ryann, una ragazzina abituata a vivere in città, è affidata dai suoi genitori, per alcune settimane, al nonno Bill, è contenta di andare con lui in una sperduta cittadina tra le nevi del Montana?

    2) E’ evidente che, per Ryann, passare dalla città alle montagne innevate non sia, almeno all’inizio, proprio piacevole. Quando comincia ad abituarsi?

    3) E quanto conta per Ryann in questo suo trovarsi bene nella casa solitaria del nonno, il fatto che, passeggiando nel bosco, trovi un cane ferito, un husky incrociato con un lupo e lo porti a Bill per curarlo?

    4) Qual è la reazione del nonno quando vede l’animale che la nipote gli ha portato in casa?

    5) Bill ama ogni sera leggere a Ryann alcune pagine del libro di Jack London “Il richiamo della foresta”. Quanto contano quelle letture nell’accoglienza che egli fa al cane ferito?

    6) Se avete letto il libro di London, chiarite quale siano le diverse situazioni in cui si trovano ad agire Buck, protagonista di “Il richiamo della foresta” e il cane ferito raccolto da Ryann?

    7) Quando Ryann che si è affezionata al cane, chiamandolo Buck, come il protagonista del libro di London, ritorna a Boston portandolo con lei, quali sono le reazione dell’animale di fronte a tanto movimento, tante persone, tanta confusione cui non era abituato?

    8) Perché Buck attira l’attenzione di un bostoniano che vuole impadronirsene?

    9) Quale scusa accampa l’uomo per portare via Buck a Ryann?

    10) Ryann e l’uomo ricorrono allo sceriffo, rivendicando entrambi il possesso del cane. Qual è la decisione dello sceriffo?

    11) Quale ruolo ha, nella scelta dello sceriffo-giudice, l’annuale gara di slitta, trainata da cani che si svolge nella città?

    12) E Buck alla fine a chi andrà?

    13) Buck, come abbiamo scritto nella domanda n. 3, è un incrocio tra un husky siberiano e un lupo giunto in America. Da quale continente proviene l’husky?

    14) In Siberia l’husky è stato allevato, per secoli, per trainare le slitte dal popolo dei Ciukci. Chi erano i Ciukci? Effettuate ricerche in merito.

    15) Quando venne importato in Alaska, agli inizi del ‘900 da un viaggiatore, Leonard Seppala, l’husky venne chiamato spregiativamente dagli abitanti della zona “piccolo lupo siberiano”. Secondo voi, perché?

    16) Dov’è l’Alaska? E’ uno stato o una regione? E se è uno Stato appartiene a una confederazione di Stati? Effettuate ricerche in merito.

    17) Nel 1925, un episodio, avvenuto a Nome, una cittadina dell’Alaska, consacrò l’husky come salvatore della città. Cosa accadde? Approfondite l’argomento.

    18) Tutte le caratteristiche fisiche dell’husky sono tese a non disperdere il freddo dal corpo. Si dovrebbe pensare che un pelo molto lungo salvaguardasse di più questi cani da temperature polari. Invece le caratteristiche della pelliccia di un husky sono diverse. Effettuate ricerche in merito.

    19) Jack London, l’autore del volume cui si ispira il film, fa trovare, nella sua storia, un’altra famiglia al protagonista del suo libro ma molto diversa da quella del Buck dell’opera filmica. Quale? Se non avete letto il libro, informatevi presso i vostri genitori o i vostri nonni tra cui c’è qualcuno che, senz’altro lo conosce avendolo letto in tempi passati.

    20) Jack London è considerato uno dei più grandi autori della letteratura avventurosa per ragazzi. Sapreste citare i titoli di altre sue opere oltre “Il richiamo della foresta”?

    21) Jack London come autore è stato molto amato nel XX secolo. A questo proposito sapete che:

    a) Ernesto “Che” Guevara, il combattente della libertà dei popoli, deve il suo nome a quello del protagonista di un libro di London, “Il tallone di ferro”?

    b) Nei fumetti, London appare in un episodio “Cuori nello Yukon” della saga di Paperon dei Paperoni”?

    c) Sempre nei fumetti lo troviamo in un volume di Corto Maltese disegnato da Hugo Pratt dal titolo “La giovinezza”?

    d) E ancora London è coprotagonista nelle vignette fumettistiche di Bonvi, nella storia di “L’uomo di Tsushima”?

    e) Jack London è anche apparso in un doppio episodio della serie di Star Trek “The next generation”?

    f) London è stato uno degli autori preferiti di Christopher McCandless, il ragazzo la cui storia è stata narrata prima in un libro di Jon Krakauer “Into the wild – nelle terre selvagge” e poi in un bellissimo film di Sean Penn dallo stesso titolo?

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