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Sotto il celio azzurro: sembra una favola… ma è una storia vera

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

    Il celio azzurro: la scuola/il film

    Celio Azzurro è una piccola scuola materna nel cuore di Roma e un grande modello all’educazione dei più piccoli e al dialogo tra le culture. Il film racconta l’energia e la passione di un gruppo di maestri che lottano per la sua sopravvivenza nell’Italia di oggi.

    E’ nell'Italia di oggi come un fortino assediato. I suoi educatori infatti somigliano più alle prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di abilità, tecniche e convinzioni. Il film racconta la loro battaglia quotidiana, ma anche la storia profonda di uomini e donne, madri e padri, che cercano dentro la propria infanzia, l'ispirazione e la ragione della propria missione di educatori.

    Il film, girato nel corso di un anno scolastico, è una potente immersione nella vita vera di un gruppo di appassionati individui che portano avanti ogni giorno un ostinato e rigoroso lavoro sull’identità di ognuno e il rispetto dell’altro. Ma è anche, un invito gioioso e irrinunciabile a ritrovare noi stessi bambini. Celio Azzurro nasce, primo centro multiculturale in Italia per l’accoglienza di bambini stranieri in età prescolare, nel 1990.

    Oggi la scuola ospita 45 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni appartenenti a 32 nazionalità diverse. Fortemente voluta e ancora oggi gestita da un gruppo di maestri eterogeneo per formazione ed età, spicca come esperienza didattica e culturale all’avanguardia studiata da molti ma ignorata dai più.

  • Genere: Documentario
  • Regia: Edoardo Winspeare
  • Produzione: Fabulafilm in coproduzione con 13 Production (Francia) e in collaborazione con Rai Cinema
  • Durata: 80’
  • Direttore della Fotografia: Paolo Carnera
  • Montaggio: Luca Benedetti, Sara Pazienti
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:


    "Prima regola dell'educatore: invertire il cannocchiale per far scoprire quanto è diverso il mondo quando cambia il punto di vista. Il grande diventa piccolo. Winspeare mostra che gli educatori di questo fortino del Celio (somigliano più alle prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di abilità, tecniche e convinzioni), iniziano con questo passo fondamentale: non solo come appaiono i bambini visti dagli adulti o il contrario, ma: come erano papà e mamma quando erano bambini? Senza rabbia nè retorica, senza soldi nè patronati politici, i guerrieri educatori del Celio affrontano ogni infanzia per quello che è. Un frutto di sguardi e sangue così diversi, un bisogno esagerato di gaiezza e affetto e protezione, un pozzo di stupore e mistero, una meteora irripetibile che da lontano somiglia al sogno di un'altra persona. Il film, morbido e fragrante, segue quattro stagioni in un asilo che non è come tutti gli altri. L'occhio del regista è curioso quanto quello dei bambini, ma quando lo rivolge sugli adulti, i guerrieri, e rivolta il cannocchiale e ce li mostra nelle foto da adolescenti, si muove qualcosa di ancor più dolce e toccante, come uno sbuffo profondo di allegra malinconia, l'eco di una canzone antica nella voce di un passante per la strada" - Mario Sesti

    “i bambini mi guardano … e mi si apre il mondo” note di regia di Edoardo Winspeare

    Quando più di un anno fa Graziella Bildesheim e il mio amico Paolo Carnera, direttore della fotografia di tutti i miei film, mi hanno proposto di girare un documentario sul Celio Azzurro avevo pensato di rifiutare.

    Non che non sentissi l’importanza del tema dell’educazione dei bambini, semplicemente non l’avevo coltivato. Ciò nondimeno accettai di conoscere i maestri di questa bella scuola materna.

    Dopo aver passato con loro un po’ di tempo i miei dubbi sono spariti perché ho visto coi miei occhi che cos’è la bellezza dell’educazione, direi anzi, la gioia di formare dei giovani esseri umani. Il film racconta infatti la storia di questi straordinari maestri, molto italiani, romanissimi, che riescono a essere estremamente seri con una leggerezza contagiosa e una simpatia sincera.

    La loro diventa una missione anche perché il lavoro quotidiano intriso di entusiasmo e amore per i bambini contrasta con una società sempre più cinica e volgare.

    In un Paese, l’Italia, dove non si presta più attenzione a chi fa il proprio dovere, la dedizione di questi maestri alla causa dei bambini e i loro risultati stanno a dimostrare che niente è inutile se fatto bene.

    Per un anno Paolo Carnera ed io abbiamo seguito il lavoro di questi cinque uomini e cinque donne senza mai fare un’intervista ma assorbendo con la telecamera e con il cuore il loro carisma didattico che è quello di sviluppare gli altri sensi: la fantasia, la creatività, la capacità di relazionarsi con l’altro, di non avere paura della vita.

    La cosa bella è che senza teorizzare un metodo educativo questi maestri ne hanno inventato uno molto speciale. Insieme ai montatori Luca Benedetti e Sara Pazienti abbiamo raccontato un anno nella vita del Celio Azzurro come una sorta di regressione nel mondo dell’infanzia.

    Ognuno di questi meravigliosi maestri diventerà il bambino che era venti, trenta o quarantacinque anni fa e noi con loro riscopriremo un’età dell’innocenza e della scoperta di un mondo bellissimo che credevamo dimenticato per sempre. 

    Edoardo Winspeare

    Note del produttore

    Ho frequentato il Celio Azzurro da madre e, anche se sono passati diversi anni, sento ancora la sua voce come un canto.

    Questa piccola scuola, nascosta tra gli alberi del Celio, microcosmo brulicante di vita e di allegria, possiede un’energia particolare.

    Un cuore pulsante fatto di voci di bambini e di risate di adulti, uomini e donne, madri e padri. La voce del Celio esprime gioia e talvolta dolore, l’allegria della condivisione e dell’accettazione si mescola giorno per giorno al grido della solitudine e della difficoltà di andare avanti.

    I maestri sono il fulcro, nucleo attorno al quale ruota tutta la scuola e la sua assoluta particolarità. Il loro lavoro quotidiano è l’accoglimento del disagio, se per disagio intendiamo le difficoltà del vivere quotidiano; il confronto, e talvolta necessariamente lo scontro; la gestione del conflitto, dell’incomprensione, della differenza; ma soprattutto l’integrare, far convergere in un unico “mondo”, quello del Celio Azzurro appunto, tante realtà diverse.

    Come nelle altre scuole, al Celio convivono bambini italiani e stranieri, di tante religioni e nazionalità diverse. Ma qui i genitori non si sfiorano soltanto, uno sguardo e un saluto fugace al portone, una chiacchiera e al massimo una ricetta scambiata con curiosità e talvolta simpatia. Al Celio Azzurro tutti i genitori, nessuno escluso, si prestano a mettersi in gioco da adulti e a far parte dei giochi dei bambini. Il gioco è tessuto e trama del Celio: i grandi ritornano piccoli, perché i figli possano sentirsi un po’ più grandi.

    E in questo bilanciarsi si sente distinta la voce di ciascuno mentre l’eco si espande a chi lo vuole ascoltare. Ma nell’Italia di oggi, con le scuole ridotte a parcheggi e gli immigrati respinti in mare, quanti hanno le orecchie per sentire?

    Abbiamo voluto con questo film amplificare la voce del Celio.

    Vorremmo che lo spettatore, reso partecipe, potesse uscire dalla sala con un senso di gioia per lo sguardo che gli abbiamo offerto sul mondo dei bambini ma anche con un senso di profondo rispetto per chi conduce quotidianamente la sua battaglia e di rabbia per chi, per disinteresse o per specifico interesse, sta decidendo di farlo morire.

    Con lo stesso sguardo aperto, curioso e osservatore, abbiamo voluto raccontare i nostri protagonisti, quelli che sono lì da vent’anni, quelli che hanno frequentato la scuola vent’anni fa da bambini e vi sono tornati ora da maestri, quelli che sono lì da poco ma che vorrebbero restarci per sempre, come tutti noi.

    Graziella Bildesheim

    il regista - Edoardo Winspeare

    Nelle sue vene scorre sangue di varie nazionalità, ma malgrado anche il suo cognome tradisca lontanissime origini inglesi, Edoardo Winspeare è un regista italiano. Salentino per l’esattezza.

    Vive da sempre a Depressa di Tricase, in provincia di Lecce.

    Ha iniziato a studiare Lettere all’Università di Firenze per poi seguire i corsi della Scuola di Cinema di Monaco, durante i quali è stato assistente alla regia, operatore alla macchina, montatore e tecnico del suono nella produzione di diversi cortometraggi, oltre a quelli da lui stesso diretti.

    In seguito, per diversi anni ha girato il mondo lavorando come fotografo, prima di esordire da indipendente nel lungometraggio “Pizzicata”, presentato con successo in numerosissimi festival internazionali e acquistato in diversi paesi.

    L’incontro con il produttore Tore Sansonetti – anche lui salentino - gli ha consentito di realizzare la sua opera seconda “Sangue vivo”, nuovo viaggio nelle passioni scatenate dalla “pizzica”, e poi ancora “Il miracolo”, accolto con grande attenzione alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003.

    Contemporaneamente, Winspeare ha iniziato a promuovere i nuovi talenti della sua terra producendo con la società che condivide con Gustavo Caputo, la Saietta Film, due film collettivi, “Sale” (2002) e “Levante” (2003).

    Nel 2008 partecipa in concorso al Festival Internazionale del film di Roma con “Galantuomini” dove l’attrice protagonista, Donatella Finocchiaro, si aggiudica il Premio Marc’Aurelio d’oro come Miglior interprete femminile.

    Inoltre Winspeare, da sempre amante dei vari aspetti della cultura salentina, è stato tra coloro che hanno riportato alla ribalta la tradizionale e dimenticata musica della “pizzica”.

    Dagli studi su questa musica è nata l’idea, insieme a suoi amici musicisti, di dare vita all’Officina Zoè, l’oggi affermato gruppo musicale a cui si deve la rivalorizzazione e rivisitazione della musica popolare salentina, che ha stregato il tacco d’Italia infiammando le piazze con l’inconfondibile danza di seduzione. Winspeare è anche promotore del Festival delle Culture Migranti “Negroamaro”.

    Tra le altre cose ha fondato “Coppula Tisa”, un’associazione no profit che si propone di acquistare, al semplice scopo di abbatterli, i “mostri edilizi” che fanno scempio della sua terra (www.coppulatisa.it).

    Filmografia

    2008 GALANTUOMINI

    2008 IL PRIMO ANNIVERSARIO (corto, DvCam)

    2006 IL CAMMINO (corto, DvCam) per Sky

    2007 LA PIAZZA E’ CHIUSA (corto, DvCam)

    2005 UN BREVE FILM SULLA BELLEZZA (doc, Super8 e DvCam)

    2005 LA MISSIONE DI ROCCO CAFUERI (doc DvCam) per Ballarò - Rai

    2004 LA PASSIONE DEL MIRACOLO (doc, 35mm)

    2003 A DON TONINO (doc)

    2003 IL MIRACOLO (lungometraggio, 35mm)

    2002 IL MIRAGGIO BATTRIANO-OTRANTINO DI DON GRAZIO (doc)

    2000 SANGUE VIVO (lungometraggio, 35mm)

    1995 PIZZICATA (lungometraggio, 35mm)

    1992 I GRANDI DIRETTORI DELLA FOTOGRAFIA: LUCIANO TOVOLI (doc, 16mm)

    1991 L’ULTIMO GATTOPARDO (doc, 16mm)

    1990 SAN PAOLO E LA TARANTOLA (doc, 16mm)

    1989 I TEDESCHI DEL VOLGA (doc, 16mm)

    1989 IL GHETTO DI VENEZIA (doc, video)

    1988 A TOILETTE’S SHORT STORY (corto, 16mm)

    La produzione – Fabulafilm

    Fabulafilm nasce nel 2003 nel cuore di Roma e si caratterizza sin dall’inizio per il suo impegno e la sua attività su due assi distinti: la produzione e la formazione.

    Dal 2005 la società è attivamente impegnata nello sviluppo e produzione di documentari e film di qualità per il mercato televisivo e cinematografico internazionale.

    I temi che trattiamo affondano nell’attualità sociale e politica che ci piace affrontare attraverso emblematiche storie individuali. Con la stessa ottica guardiamo talvolta anche alla Storia passata. I programmi di formazione avanzata ideati e organizzati da Fabulafilm sono diretti ai nuovi produttori creativi dell’audiovisivo.

    MAIA Workshops, diretto ai produttori europei, è nato nel 2005; HERMES, rivolto a giovani professionisti di Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia e Ucraina, nel 2009.

    Fabulafilm ha stabilito solide collaborazioni in Italia con Rai Cinema, Rai 3 e Fox Channels Italia e può contare a livello internazionale su una solida rete di partners di coproduzione oltre che sul sostegno del Programma Media dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e di Eurimages.

    Filmografia:

    2005 L’isola di Calvino (doc. 1x60’) regia Roberto Giannarelli con Rai Tre, Istituto Luce

    2009 Sotto il Celio Azzurro (1X90’) regia Edoardo Winspeare in coproduzione con 13 Production e in collaborazione con Rai Cinema

    Attualmente in post-produzione: Tzigari, una storia Rom (doc. 1X60’) regia Paolo Santoni in associazione con History Channel Italia e Crescendo Film (Francia) La vera storia dell’Uomo Plasmon (doc. 1x60’) di S. Del Grosso in associazione con Rai Ed.

    In pre-produzione: Il Miracolo del Gusto (doc. 1X100’) regia Juan Pittaluga in coproduzione con Agat Films France

    In sviluppo White-eyed Woman (doc 1X60’) regia tbc in coproduzione con Current Affairs Films (Johannesburg) La Seconda Via (film lungometraggio) di Alessandro Garilli, in coproduzione con Noura

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