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Le ultime 56 ore

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    “Doveva essere il mio nuovo romanzo, lunghi studi, indagini, e ricerche su di un tema che mi sta molto a cuore, ma poi una persona a me vicina, anche nel privato, mi ha convinta a convertirlo nel film che lui voleva assolutamente dirigere, ed io ancora una volta, gli ho detto si …”.

    “Le ultime 56 ore”, prova a coniugare, attraverso l’universalità dell’amore, una verità scomoda e spesso sottaciuta, all’interno di una storia di pura fantasia dai risvolti inaspettati, difficile da definirsi per genere, poiché coinvolgente nell’emotività, adrenalinica nello svolgersi dei fatti e commovente nei sentimenti, i veri protagonisti di questa storia.

    Un pezzo di vita comune, che tocca i personaggi nell’intimità della loro quotidianità. Le vicissitudini di una famiglia da una parte e quelle di un Colonnello, reduce dal Kosovo, con alcuni dei suoi “ragazzi”, dall’altra. Non si conoscono, né si sono mai visti prima ma il destino li porterà ad intrecciare le loro vite perché legati dallo stesso problema, anche se per motivi diversi.

    La famiglia è composta da tre persone, padre, madre e una figlia adolescente che non accetta l’improvvisa separazione dei genitori in quanto consapevole del loro amore ancora forte e vivo. Il vice questore aggiunto, Paolo Manfredi è il padre di Valentina una quindicenne decisa e volitiva, molto matura per la sua età. Manfredi è un “Negoziatore”, esperto psicologo, oltre che astuto poliziotto, abituato a risolvere casi estremi, dove più che la forza serve l’intelligenza e l’esperienza, per sondare e scavare nell’animo dei criminali convincendoli alla resa. Ma è proprio il suo lavoro ad aver incrinato il rapporto con la moglie Isabella.

    Una donna indipendente, forte e solare, che non ha mai smesso di amarlo, ma lei non “negozia” con i sentimenti. … Il colonnello Moresco è un Ufficiale con forte senso del dovere, integerrimo nel lavoro noto per la sua grande umanità.

    Un grande stratega nelle missioni di guerra, forte indagatore dell’animo altrui, difficile nascondergli qualcosa. Moresco a causa di gravi scoperte che lo riguardano, insieme ai suoi uomini, impronta una missione segreta, denominata “Operazione 12 Apostoli”: la zona dell’operazione è legata ad un ospedale, dove lavora una sua amica, la dottoressa Sara Ferri, moglie di un parigrado, nonché amico fraterno che lo ha affiancato in tutte le campagne, come in quella dove è rimasto ferito, la scena di apertura del film, datata 1994, in Kosovo e morto a causa di un tumore pochi giorni prima dell’inizio della storia narrata dal film. In parallelo alle vicissitudini della famiglia Manfredi, si snodano quelle del Colonnello Moresco e dei suoi uomini.

    Da qui si sviluppa un intreccio di coincidenze che andranno a trasformare la storia in un giallo psicologico, scavando nell’animo di ogni personaggio, mettendo a nudo le proprie paure, e verità nascoste. Come l’incontro scontro tra due uomini forti e motivati. Il vice questore Manfredi e Il colonnello Moresco.

    Nel sondare le rispettive menti e psicologie si scopriranno speculari, in un duello allo specchio dove sarà sempre più difficile per uno prevedere le mosse dell’altro. Una partita a due che coinvolge tutti i presenti senza risparmiare i sentimenti di nessuno. In un finale sorprendente ed inimmaginabile che non si può svelare.

    Rossella Drudi

  • Regia: Claudio Fragasso
  • Distribuzione: Medusa
  • Produzione: HELES FILM PRODUCTION, A&B PRODUCTION
  • Data di uscita al cinema: 7 maggio 2010
  • Durata: 1.47’
  • Sceneggiatura: Rossella Drudi
  • Direttore della Fotografia: Patrizio Patrizi
  • Montaggio: Ugo De Rossi
  • Scenografia: Anna Forletta
  • Costumi: Stefano Giovani
  • Attori: LUCA LIONELLO, GIANMARCO TOGNAZZI, BARBORA BOBULOVA, SIMONA BORIONI, PRIMO REGGIANI, NICOLE MURGIA, LUIGI MARIA BURRUANO, DAVID COCO, FRANCESCO VENDITTI, LIBERO DE RIENZO, MAURIZIO MERLI, NICOLA CANONICO, SIMONE SABANI
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    Note di Regia

    “Le ultime 56 ore” si colloca in una posizione diversa dalle tematiche del cinema Italiano. E’ un thriller connesso al sociale, con grandi implicazioni drammatiche.

    Nei rapporti interpersonali tra diversi protagonisti, che a causa di un evento inaspettato e costrittivo, devono confrontarsi fra loro, esternando un poco alla volta le loro personalità e i loro fini.

    E’ un film sulla famiglia, dapprima divisa poi forse recuperata ed infine straziata dagli eventi.

    E’ un film di fratellanza fra un gruppo di militari decisi a portare avanti una battaglia per rivendicare i loro diritti, sensibilizzando l’opinione pubblica che poco o nulla sa delle loro problematiche.

    E’ anche una sfida tra due uomini, il Colonnello Moresco da una parte e il Vice Questore Manfredi dall’altra.

    Ciascuno dei due motivato dai suoi principi. Granitici e umani.

    Poi tutto scivola verso l’assurdo, l’intollerabile, l’estremo. Per poi recuperare verso il logico, il semplice e l’ovvio. E come per i due protagonisti, anch’io ho colto la sfida nel voler dirigere questa storia di Rossella Drudi, che mi ha colpito e stimolato subito, leggendola.

    Un film complesso e ambizioso, per far riflettere attraverso una storia di denuncia sociale e all’interno di un intreccio giallo, adrenalinico come i sentimenti siano sempre in primo piano. Una grande sfida per me anche per il coinvolgimento emotivo con gli attori, confrontandomi in ruoli del tutto diversi da quanto avevo fatto prima, non credo di aver tradito il testo nelle intenzioni e nell’animo. Spero tanto di esserci riuscito. Claudio Fragasso.

    À BOUT DE SOUFFLE

    Appunti sparsi sul cinema di Claudio Fragasso e Rossella Drudi.

    “Il cinema è come una battaglia: amore, odio, azione, violenza… in una parola: emozione” (Sam Fuller, da “Il bandito delle undici”) La città è stata distrutta all’alba. Senza via di scampo. Un elicottero sorvola per l’ultima volta il luogo del massacro.

    A bordo, un uomo e una donna. Sopravvissuti e sopravviventi. Lei dice: <> E lui: <>. E intanto l’onda radio trasmette (forse) per l’ultima volta le parole del deejay di colore, trasformato in zombi. E’ la chiusa memorabile di “Zombi 3”, uno dei più scintillanti film maudit del nostro cinema.

    Lucio Fulci abbandona le riprese per motivi di salute e passa il testimone a Bruno Mattei e Claudio Fragasso, i quali fanno miracoli, complice lo script fulminante di Rossella Drudi (straordinaria sceneggiatrice, nonchè moglie dello stesso Fragasso).

    Per farsi un’idea del cosiddetto ‘cinemabis’ messo in moto da Fragasso e consorte, bisogna partire da qui. Dal finale meno conciliante del mondo, da un’idea di apocalisse incarnata nei corpi putridi degli zombi e dalla voglia di resistere.

    Di rimanere in piedi, come il ‘last man standing’ immortalato dal Bruce Willis di “Ancora vivo”. Cinema politico e viscerale alla potenza. Sfida gli americani sul suolo del loro immaginario e vince. Pochi mezzi, tante, tantissime idee.

    La palestra di Fragasso si chiama Bruno Mattei.

    Lo affianca sul set di alcune perle dimenticate del nostro cinema di genere, film girati a quattro mani, fiammeggianti contorsioni horror, work in progress meravigliosi come “Virus-L’inferno dei morti viventi” (1980), attraversato da una nebbia verde omaggiata da Robert Rodriguez per il suo “Planet Terror”. Ma anche “Blade Violent-I violenti” (1983), memorabile incursione nel ‘women in prison’ che dialoga a distanza col Jonathan Demme di “Femmine in gabbia”.

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    Altri tempi, altro cinema, altri sensi. Quello ‘animale’ ad esempio, innescato in “Monster Dog” (1984), abitato da un cane-mostro, da un impagabile Alice Cooper e da un cinema pieno zeppo di intuizioni. Una su tutte, quella del videoclip. Anticipando l’ultimo testamentario Sam Fuller di “Strada senza ritorno” (1989) e dando del tu al Walter Hill di “Strade di fuoco” (stesso anno, 1984), Fragasso gira un forsennato monster-movie che è anche un meraviglioso e ininterrotto video musicale capace di glorificare l’icona rock di Alice Cooper e di trasformarlo in icona horror. John Carpenter prende appunti. E dopo tre anni, 1987, contatta Cooper per “Il signore del male”.

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    Claudio Fragasso, sempre e comunque in anticipo sui tempi. Cineasta viscerale e istintivo, incredibile scopritore d’attori e anticipatore di tendenze. Quella instillata nel mondo degli zombi, ad esempio. Il fatto che corrano –a dispetto della loro tradizionale lentezza ‘romeriana’- non è un’invenzione dello Zack Snyder de “L’alba dei morti viventi”. Il brevetto è stato depositato da due cult assoluti del nostro cinema: “Incubo sulla città contaminata” (Umberto Lenzi, 1980) e “After Death-Oltre la morte” (1988), diretto dallo stesso Fragasso e scritto come al solito dall’impagabile Rossella Drudi.

    Non è finita. Arriviamo all’ultimo grande horror del nostro cinema. Archiviata la stagione gloriosa del cinema di genere, Fragasso e la Drudi ci regalano “Beyond Darkness (Oltre il buio)”, targato 1990 e diventato poi per motivi distributivi “La casa 5”.

    Un perturbante e intimo horror da camera (anzi, ‘da casa’), centrato sulla presenza ossessiva del diavolo e vissuto con straordinaria intensità emotiva dai due piccoli protagonisti, catapultati nel varco che separa l’aldiqua dall’aldilà. Ed è dell’influenza di Lucio Fulci che bisogna parlare per afferrare appieno la sottile e geniale incursione nella poetica della casa stregata e dello sguardo bambino sull’orrore. Roba che ci rimanda direttamente all’horror naif fuori da ogni tempo di “Quella villa accanto al cimitero” (Fulci, 1981), ma anche alla risatina geniale e diabolica della piccolissima Ilary Blasi sui titoli di coda de “La dolce casa degli orrori” (Fulci, 1989).

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    Ma i tempi cambiano e i miti crollano, esattamente come mostra Scorsese negli ultimi memorabili dieci minuti di “Casinò”. Nei primi anni Novanta finisce un’epoca. Bisogna farsene una ragione. E poi resettarsi, cambiare pelle, affrontare un cinema nuovo. Almeno apparentemente. E’ allora il momento dell’horror sociale fotografato splendidamente in “Teste rasate” (1993), di un film a suo modo epocale come “Palermo Milano solo andata” (1995) e poi di tanto cinema germogliato in operazioni televisive come “La banda”, “Operazione Odissea”, “Blindati”.

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    Il cinema di Fragasso esce dalla porta e rientra dalla finestra. Cinemabis, ovvero cinema al quadrato, energico, generoso, espanso. Capace di puntare l’occhio sull’attualità più scottante (i danni provocati dall’uranio impoverito ne “Le ultime 56 ore”) e di regalarci una full immersion carrolliana attraverso lo specchio. In quei territori lisergici dove il magma del nostro cinema di genere continua a pulsare. Libero e selvaggio, in attesa di una nuova deflagrazione…

    URANIO

    L'uranio (dal greco ουρανος, "cielo") è l'elemento chimico di numero atomico 92.

    Il suo simbolo è U. È un metallo bianco-argenteo, tossico e radioattivo; appartiene alla serie degli attinidi ed il suo isotopo U trova impiego come combustibile nei reattori nucleari e nella realizzazione di armi nucleari.

    Tracce di uranio sono presenti ovunque: nelle rocce, nel suolo, nelle acque, persino negli organismi viventi.

    Puro, l'uranio è malleabile, duttile e debolmente paramagnetico. È un metallo molto denso (65% più denso del piombo).

    Diviso finemente, reagisce con l'acqua a temperatura ambiente; esposto all'aria si copre superficialmente di uno strato del proprio ossido.

    L'isotopo U è importante sia per i reattori sia per le armi nucleari perché è l'unico isotopo fissile esistente in natura in quantità apprezzabili. L'uranio fu il primo elemento fissile scoperto in natura; questa proprietà lo rende la principale materia prima per la bomba atomica e la costruzione e l'alimentazione di reattori nucleari.

    L'uranio si estrae da due minerali: la Uraninite (detta anche Pechblenda) e la Carnotite. L'uranio è importante anche per la datazione radiometrica dei fossili: l'uranio 238 si trasforma in piombo 206 in 4.510.000.000 anni. Per ottenere un materiale fissile che sia adatto a scopi nucleari, cioè che emetta una quantità sufficiente di neutroni, è necessario aumentare la concentrazione dell'isotopo U rispetto al più comune e meno radioattivo U.

    Questo composto in fase gassosa è usato nei due più comuni processi di arricchimento, l'arricchimento per diffusione gassosa (utilizzata soprattutto negli Stati Uniti) e quello per centrifugazione del gas (principalmente utilizzato in Europa).

    Allo stato attuale è in corso di sviluppo, presso il Dipartimento dell'Energia americano ,una terza tecnologia di arricchimento chiamato a separazione laser, ancora in fase di studio. Un quarto metodo di arricchimento è quello della separazione termica che però è meno efficiente delle tecnologie attuali e non è più utilizzato.

    Il processo di arricchimento produce grandi quantità di uranio impoverito, ossia uranio cui manca la corrispondente quantità di U.

    L'uranio si considera impoverito quando contiene valori di U generalmente compresi tra lo 0,2% e lo 0,3%, a seconda delle esigenze economiche e di produzione. Per dare un'idea della tipica proporzione tra la uranio arricchito e uranio impoverito, da 100 kg di uranio metallico pronto per l'arricchimento si possono ottenere al massimo 12,5 kg di uranio arricchito al 3,6% e 87,5 kg di uranio impoverito allo 0,3%.

    L'uranio impoverito è generalmente stoccato come UF (che, come detto sopra, è un solido cristallino) amalgamato in cilindri di acciaio che ne contengono circa 12-13 tonnellate (secondo le procedure standard degli Stati Uniti).

    L'uranio trova applicazione in due sue possibili forme: uranio arricchito ed uranio impoverito. Non è semplice fare una distinzione netta tra applicazioni civili e militari, in quanto esiste una permeabilità tra questi due utilizzi.

    Ad esempio, l'uranio arricchito può essere usato come combustibile nei reattori nucleari civili, ma anche nei reattori nucleari dei sottomarini e delle portaerei militari a propulsione nucleare.

    Applicazioni militari.

    La principale applicazione militare dell'uranio è, nella sua forma molto arricchita nell'isotopo U, all'interno delle bombe atomiche o come innesco per le bombe termonucleari.

    La prima bomba atomica con U, Little Boy, venne realizzata nel contesto del Progetto Manhattan, durante gli anni della seconda guerra mondiale e venne sganciata nell'agosto del 1945 sulla città giapponese di Hiroshima.

    Va ricordato, inoltre, che parte dell'uranio a medio arricchimento, prodotto nelle nazioni nucleari più avanzate, è utilizzato come combustibile per i reattori ospitati in navi e sottomarini da guerra, rappresentando di fatto un utilizzo indiretto di questo elemento per fini bellici.

    L'altra importante applicazione militare dell'uranio si basa sul cosiddetto uranio impoverito, ovvero uranio in cui la percentuale di U è stata artificialmente ridotta (mediamente contiene lo 0,25-0,4% di U). L'uranio impoverito è un metallo molto denso e pesante, e proprio per questo è utilizzato per rendere le corazzature dei carri armati particolarmente resistenti e per costruire munizioni anticarro (al posto del più costoso e meno efficiente tungsteno).

    Essendo la produzione di uranio impoverito strettamente collegata al processo di arricchimento dell'uranio naturale del quale costituisce un sottoprodotto, solo gli Stati in grado di arricchire l'uranio possiedono notevoli quantità di uranio impoverito.

    L'Italia non possiede scorte di questo materiale.

    Un altro sottoprodotto importante con valore militare dell'uranio è il plutonio 239, che è prodotto dalle reazioni nucleari che hanno luogo nella fertilizzazione dell’U contestualmente alla fissione dell’U all'interno dei reattori nucleari.

    Il plutonio (a weapons grade) è utilizzato per costruire ordigni nucleari e/o come combustibile nei reattori nucleari. Non ci sono ancora prove definitive, ma negli anni ’90 sembra che tali bombe siano state usate anche in Bosnia Erzegovia, in Kossovo e recentemente da Israele contro Gaza.

    Nel 1991 le forze armate americane e britanniche hanno usato centinaia di tonnellate di bombe all'uranio impoverito in Iraq - bombe le cui testate penetranti erano state fabbricate con i prodotti di scarto dell' industria nucleare - e, cinque anni dopo, si è verificata nell' Iraq meridionale un' epidemia di tumori.

    Le stime iniziali dell' esercito statunitense mettevano in guardia dall' usare questo tipo di armi contro veicoli corazzati, prevedendo conseguenze gravissime per la salute pubblica. L' amministrazione USA ed il governo inglese, però, hanno fatto di tutto per sminuire la gravità di queste valutazioni.

    Eppure il numero di tumori era in continuo aumento, mentre arrivavano notizie di nuove forme di cancro in Bosnia, dove pure le forze dell' aviazione NATO avevano usato bombe all' uranio impoverito.

    Le bombe erano state usate anche in Iraq durante l'invasione anglo-americana del 2003, ma adesso è troppo presto per registrarne gli effetti sulla salute pubblica e sulla forza militare cointernazionale impiegata in zona. "Quando una testata penetrante all'uranio colpisce un bersaglio di una determinata durezza, le particelle dell' esplosione rimangono ancora molto attive nell' ambiente" , ha dichiarato lo scienziato Chris Busby.

    "Si spargono intorno per chilometri e possono essere inalate nei polmoni. Pare che l'esercito non si renda conto di quanto siano pericolose".

    E come mai Israele ha usato questo tipo di armi contro bersagli - come Khiam, per esempio - che erano a solo due miglia di distanza dal confine israeliano?

    La polvere, provocata dalle munizioni all' uranio impoverito può attraversare i confini internazionali, esattamente come il gas al cloro, usato da ambedue i contendenti durante la prima guerra mondiale, veniva spesso soffiato di nuovo indietro verso chi lo aveva sparato.

    Chris Bellamy, docente di Scienze Militari all' Università di Cranfield, dopo aver esaminato il rapporto Busby, ha dichiarato: "Nella peggiore delle ipotesi, si tratta di un' arma sperimentale con una componente di uranio arricchito la cui funzione ci è, però, ancora sconosciuta. Nella migliore - se è lecito usare questo termine - è la riprova di un comportamento estremamente disinvolto nell' uso dei prodotti di scarto del nucleare".

    Il campione di terreno raccolto a Khiam - sede di un tristemente famoso luogo di tortura ai tempi dell' occupazione israeliana del Libano meridionale, nel 1978 e nel 2000, e roccaforte Hezbollah, durante l’ultima guerra in cui venne coinvolto il Libano, era un pezzo di terra rossa compressa da un' esplosione: il livello di isotopi era 108, il che indicava la presenza di uranio arricchito.

    Secondo il rapporto Busby, "le conseguenze sulla salute delle popolazioni civili, e dei soldati impegnati in sona, dell’uso di testate penetranti all' uranio e della presenza di forti quantità di particelle respirabili di ossido di uranio nell'atmosfera, sono estremamente pericolose e determinano l’insorgere di tumori che al 90/100 provocano la morte.

    Cenni storici

    L'uso dell'uranio, sotto forma del suo ossido, risale ad almeno al 79 a.C.; sono di quel periodo alcuni manufatti in ceramica colorati di giallo per aggiunta dell'1% di ossido di uranio rinvenuti in scavi nella zona di Napoli. L'uranio è stato scoperto nel 1789 dallo scienziato tedesco bavarese Martin Heinrich Klaproth, che lo individuò in un campione di pechblenda. L'elemento prese il nome dal pianeta Urano, che fu scoperto otto anni prima dell'elemento. L'uranio fu isolato come metallo nel 1841 da Eugene-Melchior Peligot ed è del 1850 il primo impiego industriale dell'uranio nel vetro, sviluppato dalla Lloyd & Summerfield di Birmingham, nel Regno Unito. La radioattività dell'uranio fu osservata per la prima volta dal fisico francese Henri Becquerel nel 1896.

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1) “Non so come verrà combattuta la III Guerra mondiale, ma so come sarà combattuta la IV: con sassi e bastoni”. Questa frase è di Albert Einstein. Siete d’accordo su questa lapidaria affermazione del grande scienziato?

    2) Con il passare dei secoli, l’umanità non ha fatto altro che creare nuove armi, più di offesa che di difesa. Dai lontani tempi (ad esempio, nel secolo XV) quando un cannone o una bombarda (come erano chiamati allora i cannoni di piccola gittata), potevano sparare, al massimo, 4 colpi, in una giornata per permettere al mezzo di raffreddarsi, si è passati, oggi, ad armi che, in mano ad un solo uomo, possano seminare morte e terrore: fu l’Enola gay un unico aeroplano statunitense a sganciare il 6 agosto 1945, la prima bomba atomica su Hiroshima. Si può dire che da allora il mondo non fu più lo stesso?

    3) Gli uomini hanno la straordinaria capacità di trasformare sostanze, inizialmente studiate per scopi pacifici, in letali armi di morte come le bombe al napalm (usate, sembra, per la prima volta in Vietnam) o l’uso dei gas (lanciati dai tedeschi, e non solo, nella I guerra mondiale, in Francia vicino a una cittadina chiamata Ypres da cui il gas venefico usato prese il nome) o lo studio sempre più approfondito sull’uranio, considerato nelle sue possibilità civili di applicazione ma soprattutto in quelle militari. Tutte queste realizzazioni che, comunque, non possono non aver cominciato a distruggere la terra e viziato l’atmosfera che ci circonda, non porteranno alla fine alla decimazione dell’umanità e a una lotta, se nel “Medioevo prossimo venturo” ci sarà, molto simile a quello preannunziata da Einstein di cui scriviamo nella domanda n. 1?

    4) L’uranio è un elemento chimico che ha possibilità di applicazione in campo civile e in campo militare. Non trovate strano che, quando nel mondo si parla dell’uso dell’uranio, il primo discorso verte, comunque, sulle sue possibilità di offesa in campo bellico?

    5) Quali sono le possibilità di applicazione dell’uranio nel settore civile? E in campo militare? Effettuate ricerche in merito?

    6) L’uranio, come elemento chimico, ha la possibilità di essere impoverito o arricchito. Nel primo caso, quali fenomeni può provocare e, nel secondo, come può essere usato nella costruzione di armi sempre più micidiali?

    7) Da quanto tempo gli scienziati si erano già resi conto della pericolosità dell’uranio se posto a contatto con l’uomo?

    8) Perché, nonostante le ricerche che stabilirono l’estrema pericolosità dell’uranio per un essere umano (e non solo), questa sostanza, sia arricchita che impoverita, ha continuato ad essere usata per scopi bellici?

    9) Quali sono gli effetti devastanti, per l’uomo, dovuti all’esposizione dell’uranio?

    10) Le guerre combattute negli anni ’90, nella penisola balcanica (e non solo in quei luoghi) hanno visto l’uso dell’uranio negli armamenti ma nessun soldato è stato avvisato della pericolosità delle armi che aveva in dotazione. E’ questa mancanza di informazione, con successivi danni che determina nel colonnello Moresco la decisione di denunciare platealmente la situazione in cui molti ex soldati, tornati dal Kosovo, si trovano a vivere?

    11) Quando è di fronte alla morte di chi, Moresco si sente pronto a prendere la decisione di cui parliamo nella domanda precedente?

    12) Quando Moresco e il vice questore Manfredi entrano in contatto per la prima volta?

    13) Il teatro della denuncia di Moresco è un ospedale di cui egli blocca tutte le uscite, minacciando se non viene accolta la sua richiesta, di uccidere, ad uno ad uno i pazienti. Qual è la richiesta di Moresco?

    14) Perché Paolo Manfredi, pur non essendo coinvolto direttamente nell’operazione di polizia davanti all’ospedale, entra di forza nel nosocomio?

    15) Cosa accade al primo incontro tra Moresco e Manfredi?

    16) Perché il colonnello fa credere a Manfredi di aver fatto uccidere un membro della famiglia del vice questore?

    17) Quando e come Manfredi si rende conto che la situazione è molto diversa?

    18) Numerosi sono i soldati che hanno seguito Moresco nell’operazione. Perché il colonnello rifiuta la presenza di un giovane, Enzo Torrias che è stato un suo sottoposto e che si getterebbe nel fuoco per lui?

    19) Manfredi, dopo aver compreso le reali intenzioni di Moresco, tenta di bloccare, inutilmente, l’entrata delle “giubbe di cuoio” della polizia. Si spara e si uccide ma… Commentate.

    20) A chi tocca denunciare la dolorosa situazione che gli alti vertici militari hanno tentato di tenere nascosta ai nostri soldati che, fuori dall’Italia, difendevano civili o combattevano in nome di un ideale di patria che avrebbe dovuto essere comune?

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