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La nostra vita

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

    Claudio (Elio Germano) è un operaio edile di trent’anni che lavora in uno dei tanti cantieri della periferia romana.

    E’ sposato, ha due figli, ed è in attesa del terzo. Il rapporto con sua moglie Elena (Isabella Ragonese) è fatto di grande complicità, vitalità, sensualità. All’improvviso, però, questa esistenza felice viene sconvolta: Elena muore e Claudio non è preparato a vivere da solo.

    Rimuove il dolore e sposta il suo lutto nella direzione sbagliata: pensa solo a sfidare il destino, e a dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, i capricci, le vacanze, in una parola le “cose”.

    Per risarcire la sua famiglia, si caccia in un affare più grosso di lui e quando capisce che da solo non può farcela, si vede costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella troppo materna (Stefania Montorsi), il fratello timido e imbranato (Raoul Bova), il pusher vicino di casa (Luca Zingaretti).

    Dopo “Mio fratello è figlio unico”, Daniele Luchetti torna a parlare di famiglia in un film pieno di energia che spinge a vivere la vita fino in fondo.

  • Regia: DANIELE LUCHETTI
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Produzione: CATTLEYA e RAI CINEMA
  • Durata: 100’
  • Sceneggiatura: SANDRO PETRAGLIA, STEFANO RULLI, DANIELE LUCHETTI
  • Direttore della Fotografia: CLAUDIO COLLEPICCOLO
  • Montaggio: MIRCO GARRONE
  • Scenografia: GIANCARLO BASILI
  • Costumi: MARIA RITA BARBERA
  • Attori: ELIO GERMANO, RAOUL BOVA, ISABELLA RAGONESE, LUCA ZINGARETTI, STEFANIA MONTORSI, GIORGIO COLANGELI, ALINA MADALINA BERZUNTEANU, MARIUS IGNAT, AWA LY, EMILIANO CAMPAGNOLA
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:
  • Spunti di Riflessione:
    di L.D.F.

    1. Daniele Lucchetti, il regista del film, scrive che, dopo aver girato un documentario sull’assegnazione delle case popolari ad Ostia, rimase stupito dalla vitalità e dalla profondità degli affetti che colse nelle famiglie che avevano richiesto l’assegnazione. Gente che, con un solo stipendio, riusciva, un tempo, a vivere dignitosamente, fatto oggi che risulta impossibile. Gente a malapena informata sui fatti del mondo, senza nessuna spinta verso il mondo della cultura, ma saggia, autoironica e lucida nell’inquadrare i propri problemi. Qual è la vostra opinione in merito?

    2. Per Lucchetti i personaggi del suo film appartengono a una classe, il proletariato, che, ormai, non esiste più. Siete d’accordo? E qual è per voi la definizione del termine proletariato (senza scomodare Marx che, peraltro, non lo ha mai utilizzato)?

    3. E’ indubbio che, una volta, la classe del proletariato esistesse ed è vero che, oggi, se non è più una classe per gli italiani è perché sono arrivati i nuovi proletari: gli extracomunitari. Ma non è altrettanto vero che tra noi il proletariato è scomparso perché, di generazione in generazione, l’italiano ha tentato di elevarsi, ad esempio, facendo studiare i propri figli con l’aspirazione che entrassero nella borghesia?

    4. Potremmo definire il proletariato, nei tempi in cui esisteva una sua connotazione sociale, “una classe fluttuante”, secondo la definizione di James Mumford?

    5. Daniele Lucchetti sostiene che egli, insieme agli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli, nel delineare i “suoi” personaggi ha tentato di descriverli “con rispetto e affetto, cercando di evitare commiserazione e distacco” e, soprattutto, stando bene attento a non trasformarli in oggetto di scherno come, a volte, la nostra commedia, anche la più nobile, ha fatto. Siete d’accordo?

    6. Nelle “Note del regista”, allegate alla scheda, Lucchetti scrive di aver raccontato la storia della famiglia di Claudio, attribuendo ai suoi componenti “le dinamiche proprie del racconto borghese: il lutto, l’ambizione, il desiderio di rivalsa e l’annullamento del dolore”. Ma è certo che questi elementi siano esclusivi del racconto borghese e non entrino, invece, anche in storie tragiche di “poveri” come ad esempio in “Nanà” e “Gervaise” di Emile Zola, capolavori del verismo francese del XIX secolo? Oppure il discorso è legato più all’estrazione socio-culturale dello scrittore che alla storia narrata?

    7. Riccardo Tozzi, il produttore del film, sostiene che l’idea basilare di Daniele Lucchetti e da lui completamente approvata, era quella di “narrare la storia di un personaggio popolare (il termine proletario sembra ormai anacronistico) che incarnasse le caratteristiche di quegli strati sociali “periferici” ma, numericamente maggioritari in cui si incrociano, oggi, tendenze vecchie in combinazioni nuove”. Lucchetti è riuscito a rendere quanto era nelle sue intenzioni, oppure…?

    8. Nel film, secondo l’opinione di Riccardo Tozzi, si incrociano nei personaggi e nello spaccato della società in cui essi vivono, “qualunquismo ed energia creatrice, modernità e primitivismo, mix etnico e tribalismo, illegalità e codici forti, vitalismo e familismo”. Siete d’accordo su questa ampia definizione che Tozzi dà all’anima del film? Commentate.

    9. In “La nostra vita”, soprattutto nella famiglia di Claudio, vengono descritti, oltre a lui, personaggi che sembrano venire da “una tradizione italiana antica”, legati al senso della famiglia e al rapporto con la comunità. Siete d’accordo?

    10. Per Sandro Petraglia, uno degli sceneggiatori, l’idea iniziale era quella di girare un film su “una Roma poco raccontata”, la Roma di giovani operai che hanno il coraggio di passare da dipendenti a piccoli imprenditori e con una gran voglia di fare soldi. Ma ci chiediamo e vi chiediamo: se a Claudio non fosse accaduta la disgrazia che lo ha colpito egli avrebbe, comunque, deciso di rischiare? Esprimete la vostra opinione in merito.

    11. Claudio, all’inizio della storia, è un giovane uomo sereno, ha una moglie che ama e due figli piccoli. E’ felice ma il dolore è dietro l’angolo. Quanto la reazione di Claudio alla perdita improvvisa di Elena è congeniale al suo carattere o quanto è una forma di reazione al dolore che il destino aveva predisposto per lui?

    12. Di fronte alla perdita di una persona cara si possono avere varie reazioni: o cercare di “morire” con la persona amata, ritenendosi incapaci di sopravvivere alla perdita o decidere comunque di continuare a vivere una “vita non vita” o reagire, magari divenendo, per rabbia o sofferenza, diverso da quello che si è sempre stati. Quale strada, secondo voi, sceglie Claudio e perché?

    13. Sandro Petraglia, parafrasando Pasolini, afferma che Claudio, perduta la moglie, diventa un personaggio che vive in una sorta di “dopostoria” dove non ci sono più valori chiaramente identificabili. Qual è la vostra opinione in merito a questa definizione sul protagonista del film?

    14. Perché quando Claudio torna a casa dopo la scomparsa della moglie, chiude la loro stanza da letto, considerandola una sorta di sacrario ed impedendo ai figli di entrarvi? E che significato date alla scena finale del film quando, nella stessa “stanza-sacrario”, egli…?

    15. Quando Claudio decide di mettersi “in proprio”, lo fa per rabbia contro il destino ritenendo che, da quel momento in poi, l’unico scopo della sua vita sarà “fare soldi” oppure vuole impegnarsi sempre di più per dimenticare?

    16. Porcari, il costruttore di cui Claudio è dipendente, gli affida un subappalto in base al quale il giovane deve terminare la costruzione di un palazzo. L’uomo, secondo voi, lo fa perché tenta di aiutare Claudio a superare il dolore o perché vuole metterlo alla prova?

    17. Claudio, all’inizio del suo lavoro di subappaltatore, assume muratori extracomunitari, senza alcuna specializzazione, “in nero”. Qual è il significato in senso socio-politico-sindacale di questa definizione?

    18. Qual è il problema che incontra Claudio nel suo lavoro di imprenditore che gli impedisce di essere puntuale negli impegni economici e lavorativi? E qual è la reazione di Porcari quando Claudio gli pone il problema? La reazione di Porcari è tesa a voler far crescere il giovane ed a renderlo più responsabile, oppure…?

    19. Quale ruolo, nella storia di Claudio, gioca Ari, un amico semiparalizzato, coinvolto nello spaccio di droga e in altri affari poco puliti?

    20. Quando Claudio è ormai in grossi guai, si fanno avanti, per aiutarlo, Piero, suo fratello e Loredana, sua sorella. Si può dire che, fin dalla disgrazia, i due fratelli sono stati per Claudio due numi tutelari sempre in attesa e pronti ad intervenire?

    21. Alla fine Claudio, con l’aiuto di chi gli vuole bene, riesce a terminare la costruzione del palazzo, mettendosi d’accordo con una squadra di operai italiani che, rispetto agli extracomunitari, pretendono di essere pagati di più e “in nero”, così se verrà trovato l’accordo sono disposti a non mettere in mezzo il sindacato ma se l’impegno non verrà mantenuto da Claudio il ricorso al sindacato è sempre valido. Qual è la vostra opinione sull’ “uso” del sindacato che fanno questi operai? E considerando il fatto che, Claudio, per concludere il lavoro, deve ricorrere a muratori italiani non ritenete che, in questa scelta, rispetto agli extra-comunitari, ci sia una sorta di revanscismo da parte degli autori del film?

    22. Quando Claudio consegna a Porcari il palazzo terminato, vive, forse, il primo momento di serenità dopo la morte di Elena. Ma quanto hanno contato i suoi fratelli e l’amico Ari nel permettergli di cominciare ad uscire dalla crisi, sia esistenziale che lavorativa in cui egli si era gettato a capofitto?

    23. Secondo voi il finale di “La nostra vita” è, comunque, un finale positivo perché prevale la speranza o negativo perché Claudio non supererà mai il dolore della perdita di Elena o semipositivo perché l’uomo, riprendendo a vivere, forse si renderà conto che è troppo giovane per chiudersi in un ricordo e… qual è la vostra opinione in merito?

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